{"id":11179,"date":"2018-04-12T15:02:18","date_gmt":"2018-04-12T15:02:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.slow-words.com\/it\/?p=11179"},"modified":"2018-04-19T16:58:41","modified_gmt":"2018-04-19T16:58:41","slug":"gabriele-londra-e-salo","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.slow-words.com\/it\/gabriele-londra-e-salo\/","title":{"rendered":"Gabriele, Londra e Sal\u00f2"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Cara Diana,<\/p>\n<p>Ti scrivo dalla cucina di casa mia al Lago di Garda, a poco pi\u00f9 di due mesi dalla conclusione dell\u2019ormai passato pellegrinaggio sulla Via Francigena.<\/p>\n<p>Un fatiscente ricordo reduce da mille racconti tra svariati banchetti natalizi e annuali appuntamenti familiari, con morali sottratte alle proprie esperienze: svanisce come il lampo in torpida nebbia. E alla fine della forte pronuncia anche il suo eco si lascia dissolvere nella gentil brezza, non toccata e accogliente. Una brezza che per il suo percorso continua imparando e gioendo, connettendosi con l\u2019uggiosa nuvola, ascoltando l\u2019irrompente fulmine di primavera. Inciampando nello struggente tornado che non perdona, ma vuole solo capire. Il vento come compagno onnipresente, in tutta la sua calma ed irruenza. Come medicina. Come filosofia. Come metafora. Come esempio. Perch\u00e9 il vento mi sia rimasto cosi\u2019 impresso nel ricordo del viaggio, non saprei. So che i motivi che mi hanno spinto a intraprendere l\u2019esperienza, come fulmini, si sono riappacificati ed uniti alla brezza pellegrina. Adesso i motivi, I bisogni che escogiterei per giustificare qualsiasi mia decisione sarebbero diversi da quelli di due mesi fa.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Sono uno studente di Contemporary Media Studies alla University of Westminster a Londra. Terzo ed ultimo anno, con la tesi che e\u2019 ormai un\u2019impronta nel percorso universitario. E\u2019 il settimo anno che trascorro all\u2019estero: nel 2010, su offerta dei miei genitori, ho accettato di tagliare a meta\u2019 il rimanente anno \u2018scientificamente\u2019 scolastico nella tranquilla ed allora opprimente Salo\u2019, e finire il Liceo altrove. So&#8230; <i>England I\u2019m coming<\/i>.<\/p>\n<p>Un salto nel vuoto che, a ripensarci ogni volta, non pu\u00f2 far altro che rafforzarmi nei cosiddetti momenti di difficolt\u00e0. Senza che me ne accorsi era il 2012, la famigerata parola liceo si dissolve in quel che pensavo insormontabile.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>Scalai e riuscii\u2026 Pronto all\u2019infinito ed oltre, adesso.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Il desiderio, o meglio, una pozione magica fra desiderio e bisogno di rompere quei cosi\u2019 proclamati, vezzeggiati, venerati ed usurpati (dalla realt\u00e0 dei fatti) doveri, amoreggiava con la fantasia di fare esperienze del quarto \u2013 se non pure quinto &#8211; tipo; esperienze che a lungo andare verrebbero considerate <i>irrational <\/i>\u2013 e forse quest ultimo punto e\u2019 vero.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Passi ben definiti, linee guida pronte a sfuocare e circoscrivere un campo visivo che offre un infinita\u2019 d\u2019ostacoli e possibilit\u00e0, bellezze ed orrori, colori e partite a scacchi le quali perderemo, o vinceremo, ma sempre con quel qualcosa di guadagnato. Perci\u00f2\u2026 Click! E con quel <i>click<\/i> hai deciso che ostacoli e possibilit\u00e0 vuoi che ti si presentino nella tua fotografia, le bellezze da raccontare e gli orrori da abusare vigliaccamente e seppellire in mari di stupidaggini.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Puoi ancora scegliere come colorare quella scacchiera; attenzione pero\u2019, bianco e nero non sono ammessi. Ovvio ma ricordiamocelo ancora una volta: scegli chi vuoi essere. Non vorresti trovarti nella situazione del pedone mangiato da un cavallo:<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>mossa sbagliata, niente capo A.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Insomma\u2026 quella era la visione che mi ero fatto qualche anno fa. Sostanzialmente, \u2018fai esattamente il contrario \u2013 o per lo meno il diverso &#8211; di quello che ti viene <i>suggerito<\/i> di fare. E con piccoli aggiustamenti, quel pensiero \u00e8 rimasto\u2026 \u2018Fai quello che ti fa star bene con te e con gli altri\u2019. Ma chi sa che vuol dire, dopo tutto sono solo un cittadino del mondo appena schiusosi dal guscio scolastico. L\u2019idea di sapere cosa andrei a fare per i prossimi anni, dover gestire l\u2019irrequieta voglia di muoversi liberamente, cio\u00e8: il poter fare quel che sia senza un pregiudizio o un\u2019idea ben chiara di cosa significhi senza aver provato in prima persona, beh, e\u2019 un qualcosa di troppo invitante, e motivante, per abbandonarlo a qualcosa che incalza, per quanto lontanamente, un\u2019essenza di linearit\u00e0 ed etica sociale. Il mio campo visivo non si chiude e, soprattutto, non mi limita, anzi. Inizia un capitolo che giorno per giorno si arricchisce. E mi arricchisce. Il pensiero di intraprendere l\u2019universit\u00e0 e\u2019 solo in fondo alla lista, ed e\u2019 quella nera. Certo, varie application forms compilate; scrutinato un paio di corsi che potrebbero interessarmi per un chiss\u00e0 quando: coscienza in pace. Ora, quei momenti difficili si limitano a scegliere di che realt\u00e0 desidero nutrire quell\u2019interna voce onnipresente. La testa non pensa, il corpo reagisce, l\u2019animo guida. E tutto va bene.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Inizia cosi\u2019 un percorso nel mondo dell\u2019ospitalit\u00e0 dove, tra vari licenziamenti e dibattiti poco intellettuali con una serie di managers e voci grosse, vagheggio tra Londra e Australia, dove decido di spendere<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>il secondo Anno Sabbatico. Certo, rimangono le applicazioni per i corsi\u2026 Diciamo per il corso: ormai attendo la risposta dell\u2019ultimo, gli altri mi hanno<i> <\/i>rimbalzato. Felice cosi\u2019. Scoprirei qualche mese dopo che quest\u2019ultimo mi avrebbe accettato. Ma ero gi\u00e0 balzato <i>Down Under<\/i>, aka Australia,<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>quando la notizia arriv\u00f2 e per quell\u2019anno l\u2019universit\u00e0 non sfiora il pi\u00f9 remoto pensiero.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Vado e torno. Un anno vola, come tutto il resto, e un pacco d\u2019esperienze, incontri e quant\u2019altro mi riaccompagna in <i>Europe<\/i>. Ritorno con il mio <i>OZ dream<\/i> avverato. Avverato a furia di Sollevare, Trasportare, Congelare, Tirar Fuori e, infine, caricare carcasse di pecore ed agnelli, con carcasse di cervo per rompere la ciclica routine. Cinque mesi. Freezers di misura industria familiare (solo 2000-2400 capi al giorno rispetto ai 7000 dell\u2019altro macello locale); cinque mesi di sollevare, trasportare, congelare, tirar fuori e, in fine, caricare. No, niente trauma e niente di troppo macabro: mi son salvato dalla famigerata Killer Room.. cazzo la Killer Room\u2026 coprendomi gli occhi quando ci hanno dolcemente spiegato come funziona il mattatoio con un riconciliante tour dimostrativo\u2026 Bisogna fare amicizia con i propri colleghi in qualche modo.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Le varie battute vaganti di taglia teste e pesi fuori misura non le capisco; ho una personalit\u00e0 sensibile che devo farci. Il peggio arrivava quando i camion, che avremmo ricaricato quel pomeriggio, giungevano a destinazione colmi delle povere bestie. Gambe sifule, impossibilitate a sedersi o girarsi, pianti di sofferenza e richieste d\u2019aiuto, appoggiarsi una su l\u2019altra per sostegno, morale e fisico, non era un\u2019opzione. E tanto meno lo era incazzarsi per lo scomodo viaggio. Sguardi con un <i>perch\u00e9?<\/i> belante. <i>Scusate<\/i>, si sono dimenticati di assegnare i posti. E di che mi lamento, il mio sguardo di simpatizzante omert\u00e0 (ovina) morale non le ha di certo alleviate dagli 800kms scomodamente appena percorsi. Comunque sia, soldini guadagnati e pronti a rientrare in circolazione nella fiorente economia Australiana, riciclati principalmente in petrolio, alte wages di meccanici e birra. <i>Devo giocare la mia parte nella sana segregazione Aborigena<\/i>. 1-0 per il governo Australiano, non hanno dovuto neanche sterminarli tutti. Nei seguenti due mesi guider\u00f2 la bellezza di oltre ventimila chilometri, dal paesino di Esperance nel Southwestern Australia, <i>all the way around the coastline to Darwin, popping into the centre in the world-renowned Alice Springs, a few hundreds kilometers away from Ayers Rock, aka Uluru, to then drive back out onto the East coast and down to where it all started a year ago, Melbourne <\/i>(il piccolo discorso descrittivo che, pi\u00f9 o meno, mi ero preparato). Cosi\u2019 in un viaggio di poco pi\u00f9 due mesi, con incontri di ormai chi sa che tipo, mi svergino nella prima delle avventure solitarie. E se si pensa <i>l\u2019inizio di un viaggio interior<\/i>e\u2026 Pi\u00f9 che giusta assunzione. Ma, di nuovo, che ne sapevo io.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Non ho avuto visioni di nessun tipo, ne\u2019 strane o esistenziali, o tanto meno rivelatrici. Percorri un po\u2019 di tempo da solo, giornate dove non fai altro che guidare e star seduto li, in macchina, lo sguardo che come con un libro scorre attraverso paesaggi, reificando tutto ci\u00f2 per cui si e\u2019 iniziato il road trip. Da solo come volevi. E come se le porte del cielo si aprissero, quei semi che, magari inconsciamente, piantati nel corso del tempo esplodono. Altro che albero di fagiolo. Qua parliamo di prendere tutte le carte in gioco e rimescolarle. E ricominci a giocare, con tanto di scommesse, bluff, azzardi, pericoli e momenti d\u2019attesa e suspense. Alcuni semi sbocciano; alcuni aspettano uno sgelante equinozio. Altri ancora semplicemente la luna giusta o un altro giro della Terra. Da dove viene tutto ci\u00f2? Perch\u00e9 adesso? E perch\u00e9 vengono? Cosa cazzo devo decifrare o capire? Chi sono io? Beh, io sono\u2026 Ma che domanda \u00e8. Ho sempre sostenuto fino a questo momento che\u2026 Sei chi sei, punto e a capo.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Avrei cosi\u2019 abbandonato un senso di leggerezza e gioia, una spontaneit\u00e0 che mi ha tenuto <i>on the edge <\/i>fino a quel momento. Che mi ha portato a viaggiare l\u2019Australia da solo. Ma, di certo, non a fare il pellegrinaggio. Come ho scritto prima, certi semi aspettano solo il momento giusto. Alcuni riposano, altri hanno bisogno di quella luce. Una riconciliazione con I grossi tabu\u2019.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Il pellegrinaggio. Il pellegrinaggio e\u2019 stato un vero e proprio cammino. La vera ragione per averlo iniziato sorgeva da una semplice voglia di cambiamento. E come giustamente penserai, tutto deriva da una voglia di cambiare. O per le meno tutte le grandi decisioni. Ero stanco di Londra, oppresso dallo stile di vita, con troppe domande e troppe risposte ormai diventate ovvie. E l\u2019ovvio stanca. Serve a gran poco, almeno penso io. Non mi trovavo pi\u00f9, non sapevo come relazionarmi alle persone; non sapevo come ascoltarle; non sapevo che dire. Sempre in cerca di qualcosa, o meglio, sono a rincorrere qualcosa. Un senso d\u2019accettazione?<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Una frase mi e\u2019 sempre rimasta in testa, viene dal libro <i>On Photography <\/i>di Susan Sontag: \u2018<i>Humankind lingers unregenerately in Plato\u2019s cave, still revealing, its age-old habit, in mere images of the truth\u2019<\/i>. Il significato lo sto sfogliando lentamente. Certo, l\u2019idea di fondo era \u2018Inizio cosi\u2019 e finisco con qualche carico in meno\u2019. Smettere di tentare di capire o dare un significato a tutto quello che \u00e8 esterno o fuori dalla mia portata. Tentare di capire i perch\u00e9 della gente. Perch\u00e9 una tale divisione interiore ed esteriore. Siamo costantemente presi da noi stessi ma senza reali domande; il colpevole \u00e8 sempre dietro l\u2019angolo, mai potremmo essere inferiori dei nostri sbagli; la superficialit\u00e0 ci fa da ombra. Leggiamo, guardiamo, parliamo, pensiamo, osserviamo, deduciamo, proviamo e, per fortuna, sbagliamo. Ma dimentichiamo. Chi si fa gli affari propri campa 100 anni, giusto? Ma come li campi? Siamo li a scrutinarci, criticarci, giudicarci, insegnarci a vivere un all\u2019altro\/a, incapaci di vedere ed accettare differenze e tanto meno opinioni altrui. Ci auto-blocchiamo, li a crogiolarci nel proprio sugo di prediche. Balle.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Cosi\u2019 finisce il viaggio ed inizia il cammino. Sentivo un programma alla radio poche settimane fa, caso strano basato a Londra, di questi centri per riabilitazione sociale, per persone che cadono in questa sorta di depressione dove non si riconoscono pi\u00f9 in niente, e pur di farsi accettare, si fan tirar sotto; persone come il liquido riflesso di un mosaico. L\u2019uomo che diventa parte di un nulla sociale, di una cerchia di outcast inglobati come comodit\u00e0. Chi pi\u00f9, chi meno, no?! No.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>L\u2019obbiettivo e motivo scatenante era comunque di liberarmi della sensazione di essere sempre sottoposto a tempi e deadlines. Con il costante retro-pensiero di dover riempire i tempi liberi con qualcosa. Il cambiamento di cui abbisognavo dettava la perdita della concezione temporale per come la viviamo noi.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Spero non sia troppo, o troppo esagerato.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 \u00a0 \u00a0<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Tuo,<\/p>\n<p>Gabriele Simonini<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><i>Tutte le\u00a0foto sono di Gabriele Simonini<\/i><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Cara Diana, Ti scrivo dalla cucina di casa mia al Lago di Garda, a poco pi\u00f9 di due mesi &hellip; <a href=\"http:\/\/www.slow-words.com\/it\/gabriele-londra-e-salo\/\">Continua<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":11180,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[12],"tags":[1328,240,7509,7507,783,7506,7505],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11179"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=11179"}],"version-history":[{"count":3,"href":"http:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11179\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":11299,"href":"http:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11179\/revisions\/11299"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/11180"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=11179"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=11179"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=11179"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}