{"id":12490,"date":"2019-01-04T18:07:14","date_gmt":"2019-01-04T18:07:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.slow-words.com\/it\/?p=12490"},"modified":"2020-02-13T19:54:53","modified_gmt":"2020-02-13T19:54:53","slug":"un-anno-di-sogni-con-noi","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.slow-words.com\/it\/un-anno-di-sogni-con-noi\/","title":{"rendered":"Un anno di sogni. Con noi"},"content":{"rendered":"\n<p style=\"text-align:center\">Napoli (pi\u00f9 volte), Venezia (pi\u00f9 volte), Bologna, Brescia, Cosenza, Padova, New York (pi\u00f9 volte), Londra (pi\u00f9 volte), Sal\u00f2, Roma (pi\u00f9 volte), Palermo, Celle, Brunico, Parigi (pi\u00f9 volte), Siria, Brasile, Colombia, Beirut, Milano, le Alpi e gli Appennini\u2026: avete viaggiato con noi in questi luoghi &#8211; ed oltre.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:center\">Dopo una deliziosa&nbsp;raccolta di citazioni dalle nostre interviste del 2018,&nbsp;scoprirete il nostro consueto regalo di inizio anno (un video), carico dei sogni del precedente (e con una speciale colonna sonora)<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:center\">&#8211; &#8211; &#8211;<\/p>\n\n\n\n<p>La parola \u00e8 il fondamento di tutto ci\u00f2 che costituisce la nostra umanit\u00e0. Le nostre parole sono importanti anche quando parliamo di cose che sembrano non esserlo. L\u2019espressione, il modo, i toni che scegliamo, sono essenziali per la qualit\u00e0 delle nostre relazioni e della nostra vita in generale. Le parole, quando sono basse e vili, ci mettono di fronte alla degradazione della nostra umanit\u00e0 e del nostro pensiero. La musica, in fondo, come la poesia e la letteratura, sono le sentinelle di questa condizione cos\u00ec fragile, sempre in bilico tra elevazione e sprofondamento.<\/p>\n\n\n\n<p>Io provo a fare tutto il possibile e sono anche attratta da ci\u00f2 che mi sembra impossibile e che mi sfugge. Ci provo ogni giorno e non \u00e8 detto ovviamente che riesca in tutto. Per me \u00e8 sempre una questione d\u2019energia, di espressione, di amore e non di performance o, peggio, di prestazione. Sono convinta che il \u201csapere\u201d riguardi non solo la testa (mente) ma tutto il corpo. Le mani che scrivono e che suonano, ad esempio, mi fanno capire che ne sanno molto pi\u00f9 di me. Io devo solo seguirle e fare un po\u2019 di spazio\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 questo quello che cerco di passare direttamente e indirettamente anche alle mie due figlie, Antonia (12 anni) e Francesca (3 anni). Poi, per quello che riguarda Napoli, posso dire solo che l\u2019ho scelta come mia citt\u00e0 per una molteplicit\u00e0 di ragioni. Quella pi\u00f9 importante \u00e8 che offre una visione delle cose a tutto tondo, nella loro nudit\u00e0 e verit\u00e0 nel bene e nel male.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Stefania Tarantino (Napoli) filosofa femminista e cantautrice<\/em><\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:center\">&#8211; &#8211; &#8211;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>Dopo due anni di scuola alberghiera e dopo il lavoro al ristorante di cucina giapponese l\u00ec per quattro anni\u2026<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Mi sono accorto che mi piaceva la pasta!<\/p>\n\n\n\n<p>Ogni giorno libero dal lavoro, di solito la domenica, andavo sempre a mangiare italiano\u2026E alla fine sono entrato in un ristorante italiano. Ho lavorato a Kobe, nella mia citt\u00e0 e poi a Hiroshima.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo mi \u00e8 venuta voglia di imparare davvero la cucina italiana dove nasce. Qui.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono arrivato a Firenze, non conoscevo la lingua e quindi mi sono iscritto alla scuola di lingua (<em>il suo italiano \u00e8 ottimo, a tratti con inflessioni tosco-venete<\/em>). Per due mesi ho imparato tutto quello che potevo, visto che parlavo pochissimo inglese e di italiano sapevo solo buongiorno\/buonasera, grazie, ciao. Ho affittato una stanza da una signora italiana, pensa quando mi ha spiegato come si usava la lavatrice non ho capito nulla e siccome non volevo romperla ho lavato per due mesi a mano.<\/p>\n\n\n\n<p>Non capivo bene come fare a prendere i bus e allora camminavo ogni giorno per 5 km per arrivare a scuola, sia per andare che per tornare.<\/p>\n\n\n\n<p>Avevo, allora, 26 anni: l\u2019Italia \u00e8 stato il mio primo viaggio. Avevo anche tanta paura degli stranieri. E fumavo, all\u2019epoca. In Giappone nessuno mai chiede una sigaretta per strada mentre qui tutti le chiedono ma allora non potevo immaginarlo.<\/p>\n\n\n\n<p>Appena sceso in stazione un signore, forse un homeless, mi ha chiesto tendendo una mano una sigaretta ma allora non avevo capito. Pensavo stesse male e allora gli ho dato due pacchetti di sigarette. Poi ne arriva un altro e ancora un altro e ancora un altro\u2026.Dopo vari pacchetti di sigarette andati, ho imparato a dire \u2018sigaretta finita\u2019.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Masahiro Homma, chef, Venezia<\/em><\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:center\">&#8211; &#8211; &#8211;<\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine sono due linguaggi differenti: in quello musicale il ritmo ti da\u2019 una mano enorme e un\u2019atmosfera, oltre che dei punti fermi nella composizione del testo. La forma canzone ha dei tempi pi\u00f9 ristretti, dai 3 ai 3 minuti e mezzo: devi riuscire ad essere evocativo e comunicativo. Qui la scrittura \u00e8 diversa da quella della pagina bianca, dove un ritmo devi crearlo tu solo e dove forse hai anche pi\u00f9 responsabilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Per me i due linguaggi rimangono piuttosto difficili. Non ho mai avuto facilit\u00e0 a scrivere per la musica o per la narrativa. E\u2019 anche, certo, gratificante quando esce qualcosa di bello (o che reputo bello): non credo ci sia una sensazione paragonabile a questa.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci sono stati dei periodi in cui sono stato costretto a scrivere in contemporanea testi di canzoni e pagine di racconti o di un romanzo nell\u2019arco della stessa giornata: \u00e8 difficile passare da una voce all\u2019altra. E\u2019 vero: \u00e8 pur sempre scrittura e quindi in qualche maniera si fa.<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 la stessa voce: lo ha notato anche chi conosceva solo i miei libri e poi si \u00e8 avvicinato alla musica o viceversa. Le due voci non sono sovrapponibili.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Emidio Clementi (Bologna), scrittore e rocker<\/em><\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:center\">&#8211; &#8211; &#8211;<\/p>\n\n\n\n<p><em>Napoli, amata e complicata: cosa dai alla citt\u00e0&nbsp;che attualmente vivi nei ritagli di tempo dal lavoro e cosa senti essa ti restituisce? Cosa invece Cosenza?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Sicuramente vivo Napoli da privilegiato, non lavorando a Napoli e godendo quindi dei suoi aspetti migliori. In particolare, l\u2019acume dei suoi abitanti e la vicinanza col mare.<\/p>\n\n\n\n<p>Napoli \u00e8 la citt\u00e0 dove esprimo un po\u2019 della mia creativit\u00e0, ma senza mai prendermi troppo sul serio!<\/p>\n\n\n\n<p>Pur con&nbsp;i suoi difetti e problemi, che noi napoletani conosciamo, trovo che sia una citt\u00e0 piena di spunti e di potenzialit\u00e0, con un grande fermento culturale e una intrinseca generosit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Chi sa mettersi in ascolto, nelle pieghe delle sue imperfezioni, &nbsp;pu\u00f2 trovare il sogno della vita. E non \u00e8 poco.<\/p>\n\n\n\n<p>Cosenza invece per me significa sopratutto lavoro, e quindi disciplina.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Sergio Cappelli (Napoli-Cosenza), notaio e collezionista<\/em><\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:center\">&#8211; &#8211; &#8211;<\/p>\n\n\n\n<p>Senti spesso parlare di come le biblioteche sono costrette a cambiare, quindi anche noi! Ad essere onesta tutto questo mi fa strano e al contempo mi diverte \u2013 dato che le biblioteche ed i loro addetti sono sempre stati soggetti ai cambiamenti. Anzi sono abituati perch\u00e9 hanno le capacit\u00e0 per valutare le informazioni e trasformarle in conoscenza utile \u2013 e spesso in saggezza. E\u2019 molto riduttivo pensare alle biblioteche come luoghi dove trovare soltanto libri \u2013 non lo sono ed in verit\u00e0 non lo sono mai state. Le prime bibilioteche erano piccole stanze riempite con tavolette di argilla, le successive erano attrezzate per le pergamene, poi per i codici ed infine per i libri. Ed ora anche per i computer, i tablet (\u00e8 come un ciclo che si compie). Il nostro lavoro si concentra sull\u2019immagazzinare le informazioni (su ogni formato) e renderle utili \u2013 quindi la pluralit\u00e0 \u00e8 la nostra norma. La biblioteca del MONA \u00e8 speciale perch\u00e9 \u00e8 molto tradizionale nel suo nucleo: una collezione meravigliosa di libri. Tuttavia, utilizziamo ampiamente le ultime tecnologie per fare ricerche e per gestire la nostra collezione. Siamo fortunati a poter lavorare sui migliori aspetti del processo bibliotecario. Ogni giorno ci porta nuove sfide e nuova frenesia.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Mary (Hobart, Tasmania), bibliotecaria<\/em><\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:center\"><em>&#8211; &#8211; &#8211;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Lamantica \u00e8 nata da poco, eppure si fa davvero ascoltare con piacere.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Micro casa editrice rigorosamente in carta azzurra, che inizia col genere pi\u00f9 desueto nel paese (la poesia) e si espande nel&nbsp;teatro ed oltre, con un particolarissimo taglio editoriale.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Come vi \u00e8 venuto in mente Giovanni Peli, Federica Cremaschi. E come va a Brescia?&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>F: &nbsp; Potrei risponderti che le nostre prime conversazioni letterarie sono avvenute nelle mezze luci delle gallerie del teatro stabile cittadino in cui Giovanni ed io ci siamo conosciuti facendo le maschere, da poco laureati, lui poeta, cantautore e bibliotecario, io traduttrice e attrezzista (molto) free-lance. Dunque&nbsp;la poesia e&nbsp;il teatro sono stati i nostri primi bocconi condivisi,&nbsp; ben prima di diventare compagni nella vita e nel progetto editoriale. Brescia, da non bresciana, conserva per me ancora un certo fascino dell\u2019inesplorato, ma al di l\u00e0 dell\u2019apparenza di rinnovata citt\u00e0 d\u2019arte e cultura, c\u2019\u00e8 anche parecchio di provinciale, bottegaio e clientelare. Non \u00e8 propriamente stimolante, difficile creare reti di affinit\u00e0 e collaborazione, ma a volte gli impedimenti e le iniziali chiusure sono altrettanti stimoli a immaginare e tentare &nbsp;altro. Di Giovanni l\u2019idea di fondere le nostre passioni e competenze e creare una micro casa editrice che percorresse proprio quei \u201cconfini di genere\u201d che spesso pongono \u2013 o cos\u00ec si vuol far credere \u2013 problemi di commercializzazione e ricezione di un \u201cprodotto librario\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>G: Vorrei aggiungere soltanto che la poesia non \u00e8 affatto un genere desueto: c\u2019\u00e8 oggi (ma credo che sia sempre stato cos\u00ec) in Italia una produzione veramente massiccia di poesia ed esiste anche una pubblicazione strabordante di opere di poesia. Difficilissimo orientarsi, tra case editrici e webzine, spero che accanto a questa produzione si affini ancora di pi\u00f9 la critica, purch\u00e9 sia davvero libera da pregiudizi e non si affidi sempre all\u2019approvazione di certi editori o alla continua celebrazione e auto-celebrazione di soliti poeti noti. Sono sicuro che ci sia molta fuffa in questo immenso calderone poetico ma sono altres\u00ec sicuro che la fuffa stia anche nei cosiddetti \u201calti livelli\u201d. Non sono pochi i \u201cdifensori\u201d della poesia, pronti a dire cosa \u00e8 poesia e cosa non \u00e8 poesia. La questione \u00e8 davvero spesso mal posta e crea solo dibattiti sterili e vari \u201cpartiti\u201d, pi\u00f9 che riflessioni estetiche valide. Credo che spesso un poeta vengo considerato per ragioni extra-poetiche, per la sua notoriet\u00e0, per la sua capacit\u00e0 critica, per il suo potere editoriale o altro. Poi al netto dei discorsi bisogna leggere e molto spesso tanto blasonati autori non (mi) smuovono per nulla. Insomma \u00e8 complicato sia scrivere sia pubblicare sia diffondere la poesia oggi, ma di certo \u00e8 un ambiente molto vivo. Si fanno perfino parecchi Festival di Poesia\u2026<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:center\">&#8211; &#8211; &#8211;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>Non \u00e8 la prima volta che intervistiamo <\/em><a href=\"http:\/\/www.slow-words.com\/tag\/musician\/\"><em>musicisti<\/em><\/a><em>&nbsp;o cantautori, ma \u00e8 la prima volta che&nbsp;intervistiamo un duo cos\u00ec esplosivo, ironico, tremendamente intelligente e sovversivo (verso certi&nbsp;stili&nbsp;della musica dance).<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Come vi&nbsp;siete trovati, Hard Ton, e come \u00e8 nato il&nbsp;vostro progetto?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Wawashi: Ci siamo conosciuti su una chat per bear e loro ammiratori. Abbiamo per\u00f2 capito che entrambi coltivavamo una grande passione per la musica anche sa da prospettive molto diverse.<\/p>\n\n\n\n<p>Max: S\u00ec, lui il dj underground di house music e io il cantante heavy metal, e per quanto entrambi abbiamo provato a contaminare il bagaglio musicale dell\u2019altro, alla fine l\u2019ha vinta lui!<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:center\">&#8211; &#8211; &#8211;<\/p>\n\n\n\n<p><em>Ti occupi di scienza e di ricerca, in particolare di una rara forma di leucemia (la leucemia a grandi linfociti granulati)?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 una forma particolare di patologia, recidiva, che colpisce particolarmente in et\u00e0 adulta.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Ci racconti la tua giornata ed in particolare gioie e dolori di questa specifica professione?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Inizia col treno, mezzo a cui sono affezionata e che mi permette di riprendermi dalla sveglia mattutina e approdare a Padova preparata. Il tempo del viaggio \u00e8 un tempo mio, di lettura, chiamate, pausa riflessiva dal corri corri della vita. A Padova ho la mia bici, 10 minuti e sono in laboratorio al VIMM (Istituto Veneto Medicina Molecolare). E una volta in laboratorio il lavoro \u00e8 sempre un po\u2019 diverso, non esiste routine. C\u2019\u00e8 sempre un progetto o pi\u00f9 progetti in corso, il tipo di esperimenti e analisi sono diversi in base al dato da scoprire. Nel tempo anche il gruppo di ricerca \u00e8 variabile nei componenti (\u2026)<\/p>\n\n\n\n<p>Le gioie: capire qualcosa che prima non sapevi, la cellula \u00e8 un piccolo mondo; scoprire qualcosa di nuovo, mai descritto prima, contribuire ai passi avanti nello studio delle leucemia; trasmettere la conoscenza, riuscire a coinvolgere chi approda in laboratorio all\u2019entusiasmo della ricerca; intraprendere sempre nuovi percorsi, nuovi obiettivi; lo scambio, le collaborazioni tra diversi centri, questo lavoro ti porta in giro, per collaborazioni e congressi, si viaggia, si incontrano altri punti di vista per affrontare la ricerca. E\u2019 un lavoro dinamico.<\/p>\n\n\n\n<p>I dolori: la precariet\u00e0 dei contratti, dei finanziamenti, l\u2019ansia delle scadenze, a volte ci sono ritmi serratissimi per chiudere un progetto, lo stress di preparare tante cose. Ma i ritmi serrati contribuiscono all\u2019adrenalina della scoperta e della pubblicazione. Altri dolori: a volte \u00e8 difficile restare sempre al passo con tutto ci\u00f2 che gravita attorno al mondo della ricerca, lavorare bene, ossia in modo efficace, proficuo e di qualit\u00e0, non \u00e8 facile. Non solo costa, ma prevede anche fortuna, occasioni, mezzi, e a volte c\u2019\u00e8 la frustrazione di non essere in grado di supportare tutto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>Antonella Teramo (Padova), ricercatrice<\/em><\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:center\"><em>&#8211; &#8211; &#8211;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Benvenuto, Spencer, su Slow Words\u2026che \u00e8 una fanzine letteraria fatta di interviste!<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Mi piace iniziare questa conversazione dicendo che sei l\u2019unico giornalista di design che leggo per le interviste. Non \u00e8 solo perch\u00e9 dirigi una delle migliori riviste di design in circolazione (Surface); \u00e8 perch\u00e9 racconti sensazioni e sentimenti che provi con i tuoi intervistati e per il modo in cui condividi le tue percezioni con i lettori. Rendi, inoltre, il design, accessibile e comprensibile anche a chi non \u00e8 del campo, ma il tuo lavoro resta comunque molto utile ai professionisti.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>La tua vita \u00e8 stata molto avventurosa \u2013 e non sempre semplice per te. E hai solo 33 anni, se non vado errata! (per i nostri lettori che leggono l\u2019inglese, la pagina <\/em><a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Spencer_Bailey\"><em>Wikipedia<\/em><\/a><em> \u00e8 perfetta per i dettagli)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Sono curiosa di un dettaglio molto celato nella tua biografia. Hai studiato poesia al college. C\u2019\u00e8 ancora un posto per la poesia \u2013 letta o scritta \u2013 nella tua vita attuale?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 vero! La mia tesi al Dickinson, un piccolo college d\u2019arte liberale nella Pennsylvania centrale, era sulla poesia jazz, attraverso il lavoro del poeta inglese Philip Larkin. Una roba inebriante! Se la leggessi ora probabilmente farei una smorfia!<\/p>\n\n\n\n<p>Sono rimasto interessato, ma non attivo, alla poesia sin da allora. E in un modo direi sottile, la poesia continua ad dare forma al mio lavoro da giornalista. Leggo ancora poesia di tanto in tanto ma non ne scrivo pi\u00f9. Mentre frequentavo la scuola di giornalismo alla Columbia, scrissi un pezzo sul perch\u00e9 magazine come <em>The New Yorker <\/em>ed <em>Harper\u2019s <\/em>continuavano a pubblicare versi, per scriverlo incontrai il poeta Timothy Donnelly, che in seguito raccontai per <em>Poetry <\/em>magazine: fu la mia primissima <em>feature<\/em> in una rivista!<\/p>\n\n\n\n<p>Su <em>Surface<\/em>, abbiamo pubblicato poesia solo una volta. Per un articolo, una sorta di celebrazione di Detroit come Citt\u00e0 Unesco del Design: abbiamo inviato i fotoreporter Michelle e Chris Gerard a ritrarre alcuni dei landmark di design della citt\u00e0 \u2013 il conservatorio di Belle Isle, il Detroit Naval Armory, la fontana di Noguchi\u2019s Hart Plaza. Abbiamo poi inviato un\u2019immagine ciascuna a diversi poeti americani, per interpretare il progetto o l\u2019immagine a loro modo. E\u2019 stato un pezzo bellissimo, e resta uno dei miei favoriti negli ultimi cinque anni. Probabilmente dovremo ospitare pi\u00f9 poesia nel nostro mensile!<\/p>\n\n\n\n<p><em>Spencer Bailey (New York) &#8211; direttore di Surface Magazine<\/em><\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:center\">&#8211; &#8211; &#8211;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Cara Diana,<\/p>\n\n\n\n<p>Ti scrivo dalla cucina di casa mia al Lago di Garda, a poco pi\u00f9 di due mesi dalla conclusione dell\u2019ormai passato pellegrinaggio sulla Via Francigena.<\/p>\n\n\n\n<p>Un fatiscente ricordo reduce da mille racconti tra svariati banchetti natalizi e annuali appuntamenti familiari, con morali sottratte alle proprie esperienze: svanisce come il lampo in torpida nebbia. E alla fine della forte pronuncia anche il suo eco si lascia dissolvere nella gentil brezza, non toccata e accogliente. Una brezza che per il suo percorso continua imparando e gioendo, connettendosi con l\u2019uggiosa nuvola, ascoltando l\u2019irrompente fulmine di primavera. Inciampando nello struggente tornado che non perdona, ma vuole solo capire. Il vento come compagno onnipresente, in tutta la sua calma ed irruenza. Come medicina. Come filosofia. Come metafora. Come esempio. Perch\u00e9 il vento mi sia rimasto cosi\u2019 impresso nel ricordo del viaggio, non saprei. So che i motivi che mi hanno spinto a intraprendere l\u2019esperienza, come fulmini, si sono riappacificati ed uniti alla brezza pellegrina. Adesso i motivi, I bisogni che escogiterei per giustificare qualsiasi mia decisione sarebbero diversi da quelli di due mesi fa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Sono uno studente di Contemporary Media Studies alla University of Westminster a Londra. Terzo ed ultimo anno, con la tesi che e\u2019 ormai un\u2019impronta nel percorso universitario. E\u2019 il settimo anno che trascorro all\u2019estero: nel 2010, su offerta dei miei genitori, ho accettato di tagliare a meta\u2019 il rimanente anno \u2018scientificamente\u2019 scolastico nella tranquilla ed allora opprimente Salo\u2019, e finire il Liceo altrove. So\u2026 <em>England I\u2019m coming<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Un salto nel vuoto che, a ripensarci ogni volta, non pu\u00f2 far altro che rafforzarmi nei cosiddetti momenti di difficolt\u00e0. Senza che me ne accorsi era il 2012, la famigerata parola liceo si dissolve in quel che pensavo insormontabile.&nbsp; Scalai e riuscii\u2026 Pronto all\u2019infinito ed oltre, adesso.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il desiderio, o meglio, una pozione magica fra desiderio e bisogno di rompere quei cosi\u2019 proclamati, vezzeggiati, venerati ed usurpati (dalla realt\u00e0 dei fatti) doveri, amoreggiava con la fantasia di fare esperienze del quarto \u2013 se non pure quinto \u2013 tipo; esperienze che a lungo andare verrebbero considerate <em>irrational <\/em>\u2013 e forse quest ultimo punto e\u2019 vero.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Passi ben definiti, linee guida pronte a sfuocare e circoscrivere un campo visivo che offre un infinita\u2019 d\u2019ostacoli e possibilit\u00e0, bellezze ed orrori, colori e partite a scacchi le quali perderemo, o vinceremo, ma sempre con quel qualcosa di guadagnato. Perci\u00f2\u2026 Click! E con quel <em>click<\/em> hai deciso che ostacoli e possibilit\u00e0 vuoi che ti si presentino nella tua fotografia, le bellezze da raccontare e gli orrori da abusare vigliaccamente e seppellire in mari di stupidaggini.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Puoi ancora scegliere come colorare quella scacchiera; attenzione pero\u2019, bianco e nero non sono ammessi. Ovvio ma ricordiamocelo ancora una volta: scegli chi vuoi essere. Non vorresti trovarti nella situazione del pedone mangiato da un cavallo:&nbsp; mossa sbagliata, niente capo A.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>Gabriele Simonini, studente tra Londra e Sal\u00f2<\/em><\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:center\">&#8211; &#8211; &#8211;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>Un&nbsp;particolare periodo della sua vita \u00e8 diventato una autobiografia sognante e delicata, che al contempo traccia \u2013 consapevolmente ed acutamente \u2013 anche un ritratto di un\u2019epoca&nbsp;speciale fatta di&nbsp;importanti&nbsp;cambiamenti nel nostro paese. Ci racconta la&nbsp;gestazione del libro e cosa&nbsp; l\u2019ha&nbsp;gratificata di pi\u00f9 nel crearlo?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il libro \u00e8 nato per caso, come spesso le cose pi\u00f9 belle della vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho preso consapevolezza di un\u2019infanzia ed una giovinezza vissute in decenni che con gli occhi di oggi appaiono irreali. Gli anni \u201860 prima da bambino e gli anni \u201880 poi da ventenne, hanno lasciato in me segni indelebili soprattutto in termini di emozioni, sogni, passioni, colori di vita, perch\u00e9 sono stati anni di fermenti, creativit\u00e0, novit\u00e0 sotto ogni punto di vista. Era l\u2019esplosione di tutto e specialmente di una grandissima gioia di vivere. E cos\u00ec un giorno ho deciso di raccontare e di raccontarmi, di riavvolgere il nastro della memoria e tornare indietro a quel momento in cui come una \u201c piuma\u201d cadevo in una morbida culla a Posillipo. Ma poi c\u2019erano anche la malinconia e i momenti bui che tutti i bambini e gli adolescenti inevitabilmente &nbsp;hanno nel loro percorso di vita alla ricerca di una giusta collocazione nel mondo. E cos\u00ec ho raccontato anche quelli, e mentre Anton il protagonista del libro cresceva tra gli alti e bassi della vita, sempre accompagnato dai suoi sogni, anche il paese e il mondo tutto cambiavano.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Anton Emilio Krogh (Napoli-Roma-Palermo), avvocato e scrittore<\/em><\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:center\">&#8211; &#8211; &#8211;<\/p>\n\n\n\n<p><em>Oltre 64 artisti per oltre 80 opere che si integrano nel paesaggio, anzi diventano tutt\u2019uno con esso. Cosa l\u2019ha ispirata ad iniziare e proseguire con sempre maggiore dedizione la sua collezione di arte ambientale ospitata dalla sua tenuta, la Fattoria di Celle, poco fuori Pistoia nella meravigliosa trama del paesaggio toscano che ancora produce olio e vino?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La mia collezione ha due intervalli precisi, uno che definirei storico (i cui lavori risalgono alla guerra e successivi, soprattutto di artisti che allora rappresentavano l\u2019avanguardia ed utilizzavano linguaggi nuovi). Per questo contingente di opere avevo ristrutturato un piccolo edificio a Prato che divenne presto un cenacolo, un luogo id incontro molto effervescente dove artisti e critici venivano volentieri da ogni parte d\u2019Italia (Prato, come lo chiamo io, \u00e8 l\u2019ombelico della penisola, tappa obbligata per chi viene da Nord e chi viene da Sud del paese). Questo cenacolo vivace dur\u00f2 fino alla primavera degli anni 70.<\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo trasferito la collezione storica a Celle, nella villa dove trovi anche 10 lavori di Burri, ad esempio e molti altri. Questa collezione non ha niente in comune con quella di arte ambientale di Celle, che inizia dopo di questa.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella mia vita ho capito presto di essermi innamorato del modo di fare arte ma nel 1961 ho fatto un\u2019esperienza che mi ha cambiato il modo di intendere l\u2019arte. In quell\u2019anno visitai il Museo di arte catalana di Barcellona \u2013 ero in citt\u00e0 perch\u00e9 mi avevano invitato alla locale universit\u00e0 per un\u2019introduzione ed un omaggio ad un artista, Osvaldo Licini.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il museo ospitava opere d\u2019arte antica anche dall\u2019anno 1000 in avanti, allestite nei contesti re\/costruiti appositamente, per dare un-idea delle condizioni esistenti quando l\u2019artista ha concepito il suo lavoro. Per darle un\u2019idea, se il pezzo esibito era una pala d\u2019altare, allora veniva mostrata con un altare ricostruito attorno. Ricordo ancora che chiamai immediatamente mia moglie Pina che era rimasta a Prato per dirle che ero davvero meravigliato e che avrei voluto tornassimo insieme a visitare ancora questo museo. Mia moglie mi rispose che forse anche io sarei stato impressionato da qualcosa d\u2019altro che stava per dirmi (mi rivel\u00f2 che aspettava il terzo figlio!)<\/p>\n\n\n\n<p>In quel periodo vedevo anche le prime opere di arte ambientale che erano concepite con materiali precari per manifestazioni temporanee. Cos\u00ec ho voluto sfidare gli artisti a lavorare insieme allo spazio per creare un\u2019opera durevole nel tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono arrivato a Celle nella primavera del 1970. Prima di questa fattoria, possedevamo un\u2019altra propriet\u00e0 agricola che era fantastica da questo punto di vista (anche molto pi\u00f9 importante di Celle nella sua funzione originaria) ma non era adatta a diventare quello che per lei aveva in mente, cos\u00ec la vendetti.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Giuliano Gori (Celle) &#8211; mecenate e collezionista, agricoltore<\/em><\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:center\">&#8211; &#8211; &#8211;<\/p>\n\n\n\n<p>Interno, inverno, terraferma (solo chi vive a Venezia ha la frequentazione quotidiana con questa parola, un mondo pi\u00f9 che una locuzione).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Un amico dj che presto finir\u00e0 su queste pagine mi porta ad un party a cui si arriva solo per passaparola, il teatro \u00e8 una grande casa che appena si intuisce. Lo scopo del suo tour era farmi innamorare della terraferma, io radicata nei paludi e nei canali.<\/p>\n\n\n\n<p>Notte fonda, musica meravigliosa, temperature tropicali dentro e fuori il perimetro delle pelli.<\/p>\n\n\n\n<p>La grande casa \u00e8, mirabilmente, tutta infagottata di bianco \u2013 le scenografie opaline a rincorrersi creando volumi irreali dove persone ovunque sorridenti ed amichevoli si alternano ad opere e creazioni in ogni dove fatte con nulla o quasi ma hanno trovato la chiave, s\u00ec: puntano dritte al cuore.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Dovevo assolutamente conoscere chi questo l\u2019aveva prima immaginato e poi creato e messo insieme circondandosi di persone fuori dal comune come lui. Mi faccio largo tra centinaia di volti e faccio due chiacchiere in giro, poi arrivo a lui, Maximilian Holzer: sin dal primo momento in cui ho incrociato lo sguardo ho capito che della sua aura \u00e8 difficile dimenticarsi. Perch\u00e9 anche il <em>qui ed ora <\/em>come lo scolpisce lui \u00e8 pura poesia, di quella magistrale.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando mi sono trovata davanti uno studente di design appena ventenne, sono rimasta ancora pi\u00f9 sorpresa e ancora pi\u00f9 felice.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ci siamo rivisti a prendere un caff\u00e8 un pomeriggio primaverile, sonnolento e domenicale accanto a un paludo e sopra un canale e ora vi racconto di lui, lasciando quasi intatte le sue stesse parole. L\u2019italiano non \u00e8 la sua lingua madre ma lo parla benissimo.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Inizio sempre chiedendo della biografia perch\u00e9 mi interessa capire le radici di una persona in relazione alle scelte che sta facendo. Anche con te faccio la stessa cosa anche se sei giovanissimo, appena 20 anni!<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec hai ragione, sar\u00e0 brevissimo allora! Ho un nome tedesco perch\u00e9 vengo da Brunico (Alto Adige). E\u2019 un piccolo paese in mezzo alle montagne con una mentalit\u00e0 molto chiusa. Non si trovano tante culture diverse. Siamo circa 15.000 abitanti. Io sono cresciuto in un paese che \u00e8 ancora pi\u00f9 piccolo, ha 5000 abitanti, e poi mi sono trasferito nella citt\u00e0 pi\u00f9 grande perch\u00e9 ho cambiato scuola.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 un posto meraviglioso, pieno di natura e cose belle. Sono riuscito ad apprezzarlo la prima volta quando mi sono staccato, quando mi sono trasferito qui a Venezia.<\/p>\n\n\n\n<p>A Venezia per studiare design e grafica allo IUAV ma purtroppo sono molto deluso.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Maximilian Holzer (Brunico-Venezia), studente e designer di party<\/em><\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:center\">&#8211; &#8211; &#8211;<\/p>\n\n\n\n<p><em>Gioie e dolori del lavoro come sacerdote e come docente?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Raccontare l\u2019Iliade e l\u2019Odissea \u00e8 un piacere.<\/p>\n\n\n\n<p>La gioia dell\u2019insegnamento \u00e8 l\u2019insegnamento stesso, quando vedi gli studenti coinvolti. Ma il loro coinvolgimento dipende dal nostro impegno, e dalla nostra abilit\u00e0 nell\u2019insegnare.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mio dolore \u00e8 assistere alla trasformazione dell\u2019universit\u00e0 americana da un luogo di cultura ad una fabbrica di voti. Questo stressa gli studenti dato che la valutazione non \u00e8 sul rendimento reale: perdono il piacere di imparare e di studiare. Quindi, per&nbsp;converso, si perde il piacere di insegnare.<\/p>\n\n\n\n<p>Da sacerdote, le cose stanno diversamente. \u00c8 una religione straordinaria, profondissima, le cui fondamenta sono simili a quelle della religione greca antica. Emotivamente il legame con la filosofia della Yoruba \u00e8 forte e questo fa s\u00ec che continuamente io mi abbeveri per cos\u00ec dire alla sua fonte e che rinnovi nel quotidiano il giuramento&nbsp;con quelli che sono i suoi principi. L\u00ec, la gioia, cos\u00ec come anche la semplice pratica sacerdotale, il lavoro con i fedeli. Molti dei credenti della mia religione sono di un ceto sociale non privilegiato, con una situazione demografica difficile<em>.<\/em>&nbsp;E all\u2019interno del discorso religioso c\u2019\u00e8 molto spazio per il riscatto personale. Soprattutto per le donne, che attraverso il sacerdozio, spesso guadagnano posizioni di privilegio che restituiscono loro dignit\u00e0 all\u2019interno di gruppi sociali in cui normalmente sono relegate in posizioni marginali, e questo in un paese gi\u00e0 razzista, all\u2019osso, terrificante. Poi come ogni sacerdozio \u00e8 esigente, ma questo lo si accetta.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Tiziana Rinaldi Castro (New York) &#8211; docente, scrittrice e sacerdotessa<\/em><\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:center\">&#8211; &#8211; &#8211;<\/p>\n\n\n\n<p><em>Cito da una tua recente performance <\/em><a href=\"https:\/\/vimeo.com\/7602418\"><em>Stealing Brecht<\/em><\/a><em>: \u2018Le parole hanno fatto una differenza\u2019. In che senso una differenza nella tua vita? Puoi dirci in poche parole chi sei e da dove vieni? Cerchiamo sempre di iniziare le nostre interviste con pizzichi di realt\u00e0 della persona di questo mondo che ci troviamo di fronte<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>In quanto esseri umani, troviamo un senso grazie a narrative, storie e linguaggi \u2013 in questo mondo. Le parole possono essere parlate, scritte, disegnate o interpretate (penso alla lingua dei segni o alla danza)\u2026Ad esempio, il cambiamento climatico o altri grandi temi: non li capiamo attraverso i dati scientifici ma attraverso la storia \u2013 la narrativa.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho vissuto molto, molte cose. Ho trovato rime e composto poesie e non \u00e8 stata la pi\u00f9 eccitante ad essere la pi\u00f9 importante. Mi hanno letto storie, poesie in pagina, letto un libro, composto rime, giocato con le parole! Ecco questo, tutto questo. (<em>canta un verso che decompone la parola \u2018pelle\u2019 ma non ha molto senso metterlo in pagina perch\u00e9 \u00e8 nato per essere soltanto udito<\/em>)<\/p>\n\n\n\n<p>Le poesie sono mezzi grazie ai quali gli umani riemergono a se\u2019 stessi e per se\u2019 stessi. Cibo, relazioni, sensazioni (sono affamato, ti amo, ti odio, fa male), le storie diventano via via pi\u00f9 complicate; ecco come sentiamo il mondo e come viaggiamo attraverso storie e linguaggio.<\/p>\n\n\n\n<p>Certo, abbiamo la musica ed il suono e molto altro ancora ma \u00e8 il fare parola \u2013 non importa se scritto, visivo, parlato o recitato \u2013 che crea senso per noi delle norme che ci circondano.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Gobscure, Newcastle<\/em><\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:center\">&#8211; &#8211; &#8211;<\/p>\n\n\n\n<p><em>Ci racconti come \u00e8 nata<\/em> We Are Here Venice<em>?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Lavoro per l\u2019organizzazione da poco pi\u00f9 di un anno. Ero in citt\u00e0 dal 2016 per alcuni mesi grazie ad uno stage per una fondazione culturale locale quando incontrai Jane, la direttrice di <em>We Are Here Venice<\/em>. Fui immediatamente presa da lei e da quello che faceva e fui cos\u00ec interessata perch\u00e9, avendo gi\u00e0 vissuto qui per tre mesi, gi\u00e0 pensavo che nessuno di occupava dei tanti problemi e sfide che questo territorio rappresenta.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho studiato scienze politiche ed italiano all\u2019Universit\u00e0 di Bath, in Inghilterra. Mentre i miei amici a Londra si occupano di professioni pi\u00f9 o meno simili, ho preferito trasferirmi qui.<\/p>\n\n\n\n<p><em>We Are Here Venice<\/em> \u00e8 stata fondata da tre persone nel 2015 ma la sua idea cresceva gi\u00e0 da un po\u2019 prima della sua \u2018apertura\u2019 ufficiale. Per essere precisi, la prima azione che ha ideato \u00e8 quella in occasione della Biennale di Architettura 2010, quando Jane ha collaborato con lo studio che citavi, in carico del Padiglione Inglese. Jane \u00e8 una scienziata ambientale.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Di quel padiglione ne ho scritto pi\u00f9 volte e me lo ricordo precisamente tutt\u2019ora. Hanno fatto un\u2019operazione simile, la vasca con la barena\u2026<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, e dopo sia l\u2019idea che l\u2019organizzazione sono cresciute. I mesi passati sono stati molto intensi e abbiamo intrapreso altri progetti oltre ad essere stati coinvolti in altri portati avanti da altre istituzioni, quindi l\u2019attenzione della stampa continua a crescere.<\/p>\n\n\n\n<p>Siamo pi\u00f9 bravi in quello che facciamo dopo gli scorsi due anni, sia nell\u2019individuare le migliori aree d\u2019azione che nell\u2019essere pi\u00f9 efficaci nel dialogare con chi vuole essere coinvolto nelle nostre attivit\u00e0 e su come intraprendere azioni per le sfide che ci circondano.<\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo cinque aree di progetto. La prima \u00e8 \u2018Contro le grandi navi\u2019 ed \u00e8 forse la pi\u00f9 emblematica, di sicuro quello contro cui ci battiamo \u00e8 il problema pi\u00f9 grande di Venezia. Simbolizza qualcosa di pi\u00f9: tutto quello che non \u00e8 giusto qui. Se possiamo risolverlo e raggiungere una soluzione equa che \u00e8 attualmente allo studio, aprirebbe le porte a risolvere qualsiasi altro problema.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>Gabrielle, We Are Here Venice (Venice)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:center\">&#8211; &#8211; &#8211;<\/p>\n\n\n\n<p><em>La tua vita in poche righe, fino a quando diventi \u2018Dop Amina\u2019 Saracino<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Sono nata a Napoli da genitori non napoletani; cresciuta a Secondigliano a colpi di telefilm americani, cipster, big babol, e imitazioni di Barbie (quelle originali costavano troppo). Ho cominciato a lavorare presto, prima a Napoli poi a Rovereto, per un pezzo. Sono tornata al sud e ho frequentato, per alcuni anni, il teatro, tra formazione e spettacoli e ho speso buona parte dei miei stipendi in libri, vhs e dvd. Dopamina \u00e8 nata come profilo facebook; una identit\u00e0 virtuale che oggi uso per portare in giro i miei testi.<\/p>\n\n\n\n<p><em>La poesia in Italia sembra una collina in salita ma le sale di reading sono spesso gremite e i social pieni di versi. Dove sta la verit\u00e0? E\u2019 il publishing tradizionale che stenta?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Non so rispondere a questa domanda. Personalmente non sono molto interessata al settore editoriale, diciamo che \u00e8 una scelta di campo. Non mi va di trattare il mio lavoro come un prodotto \u201coggetto\u201d da vendere, preferisco il territorio dell\u2019espressione estemporanea, del qui ed ora. Chi vuole pu\u00f2 trovarmi in giro a leggere qualcosa. La trovo una dimensione a me pi\u00f9 congeniale e anche pi\u00f9 contemporanea. Come campo? Con un altro lavoro, come molti autori, anche di epoche passate, non \u00e8 una novit\u00e0. O sei ricco o fai un lavoro, quale che sia. Del resto il contatto con la vita, con la gente, con le cose del mondo non pu\u00f2 che fare bene a chi si muove in campo artistico. Io non mi lamento.<\/p>\n\n\n\n<p><em>La tua poesia \u00e8 straordinaria: mischia ironia e violenza, dolcezza e crudelt\u00e0 e mi \u00e8 sembrato prenda di mira spesso le comfort zone che tutti ci creiamo prima o poi. Se dovessi recensirti cosa aggiungeresti o cosa toglieresti?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Puntualizzerei un concetto. In alcuni dei miei testi uso parole tipo <em>piccola, dolcezza, bambina<\/em> o <em>tesoro<\/em>, rivolgendomi al pubblico, ad ogni singolo uomo o donna tra il pubblico, con tono dolce, accattivante ma dicendo cose sostanzialmente terribili perch\u00e9 ritengo che una certa cifra della nostra contemporaneit\u00e0 sia una sorta di infantilizzazione della societ\u00e0, la tendenza a mantenere le persone in uno stato di bisogno e dipendenza attraverso l\u2019uso costante di <em>seduzione <\/em>e false promesse, con una modalit\u00e0 che definirei \u201cmaterna\u201d dell\u2019esercizio del potere.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Dop Amina (Napoli) &#8211; poetessa<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; &#8211; &#8211;<\/p>\n\n\n\n<p><em>E\u2019 proprio il caso di dirlo: quando si \u00e8 talmente entusiasti del proprio lavoro e lo si scrive nel nome del proprio studio, \u00e8 molto pi\u00f9 di un manifesto (quando i manifesti ormai sono pericolosamente di moda\u2026). Che c\u2019\u00e8 dietro alla scelta del nome del vostro studio (in italiano suona come \u2018Ancora Felici\u2019)?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Julien Choppin: Il name Encore Heureux nasce da un\u2019intuizione. Non ci piaceva tanto chiamare lo studio con i nostri cognomi uno accanto all\u2019altro, come spesso accade tra architetti o professionisti. Stavamo quindi cercando qualcosa che potesse tradurre il carattere collettivo dei progetti che portavamo avanti. L\u2019espressione Encore Heureux ci ha interessato su due livelli: il requisito minimo per prendere in carico situazioni esistenti, un ottimismo combattente. Questo nome inoltre ci ricorda l\u2019ambizione di benessere che tutti cerchiamo ma anche il desiderio di coltivare una lucidit\u00e0 costante. Riflette un\u2019attitudine a lavorare serenamente nella complessit\u00e0 che ci circonda.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Encore Heureux &#8211; Parigi<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; &#8211; &#8211;<\/p>\n\n\n\n<p><em>La tua vita in poche righe prima che incontrasse i Pinc Louds (la tua band, che \u00e8 composta da te, Ofer Bear, Ray Mundo, Marc Mosterrein)\u2026<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La mia vita era fatta di ombre verdi e di aiuti alle vecchie signore a trascinare le loro borse del supermercato. Era anche danzare sulle punte e masticare matite. Era raccontare storie e marimba su una montagna, nella mia testa, sull\u2019isola di Puerto Rico. Ero un bambino felice.<\/p>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 tardi le foglie si seccarono ed il sole divenne bianco, rimbalzando su tutto. Il dolore intorno a me si fece troppo evidente ed il mi cervello si adombr\u00f2. Ho vissuto molti anni in questa oscurit\u00e0. Strisciando ciecamente in giro per il mondo alla ricerca di quelle ombre verdi. Poi, un giorno, nuvole rosa si spalmarono sopra il sole e invece delle ombre verdi, ottenni ombre rosa e questo \u00e8 stato un nuovo tipo di pienezza.<\/p>\n\n\n\n<p><em>E la tua vita dopo?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Tutto si \u00e8 ricomposto direi magicamente con i Pinc Louds. Incontrai Rai e Ofer Bear ad una festa del <em>Day of the Dead<\/em> proprio quando queste nuvole rosa iniziavano a formarsi. La ragazza che dava quel party mi regalo un bellissimo vestito rosa e tutto si mise a posto.<\/p>\n\n\n\n<p>La mia fortuna \u00e8 oltre, \u00e8 incredibile. Ho iniziato a suonare nelle stazioni della metropolitana e sono stato in grado di guadagnarmi da vivere cos\u00ec mentre promuovevo la band e i nostri live. E le persone iniziavano a venire ai nostri concerti. Da l\u00ec, molti altri \u2018umani\u2019 cominciarono ad unirsi al gruppo, come i pupari (Jamie McGann, Madison Berg, Kevin P\u00e9rez e Jamie Emerson), MTA Pedro (il nostro preferito come danzatore, percussionista e cantante tra i lavoratori della MTA <em>la compagnia della metropolitana di NYC<\/em>), Marc Mosteirin (il pi\u00f9 grande chirurgo tastierista di sempre) e dozzine di altre persone che ci hanno aiutato, solo per amore dell\u2019amore\u2026<\/p>\n\n\n\n<p><em>Claudi (New York), musicista e frontman (Pinc Louds)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:center\">&#8211; &#8211; &#8211;<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/refugees-welcome.it\/\">\u2018Benvenuti Rifugiati\u2019<\/a> (<a href=\"http:\/\/net.fluechtlinge-willkommen.de\/\">Refugees Welcome<\/a>) \u00e8 un network internazionale. Nato in Germania nel 2014 \u00e8 arrivato nel luglio 2015 in Italia. Per mitigare la tragedia dei migranti che sta scuotendo e dividendo l\u2019Europa: volontari, dal basso, riuniti in un\u2019associazione, operano concretamente per dare un tetto ai rifugiati mettendo in relazione loro e le famiglie che si candidano ad ospitarli.<\/p>\n\n\n\n<p>Per ora sono in quattro grandi citt\u00e0 italiane ed altri territori (Roma, Milano, Torino, Bologna, Abruzzo, Padova, Marche e Romagna). Come scoprirete tra breve, si stanno rapidamente espandendo e sono aperti a contributi per incrementare questa originale offerta di coesione e inclusione sociale. Spesso una famiglia o un gruppo di amici sono la soluzione migliore per i traumi di chi cerca di integrarsi per capire come funziona un altro paese quando \u00e8 stato costretto a lasciare il proprio\u2026.<em>Slow Words<\/em> li ha incontrati, per raccontare a voi quanta energia, scoperta e meraviglia maneggiano (e restituiscono al mondo) ogni giorno.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Come funzionate in pratica?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo un database e circa 200 volontari e facciamo in modo che le disponibilit\u00e0 offerte possano essere sfruttate. Gli attivisti principali e i fondatori non sono distribuiti uniformemente in tutto il territorio. La piattaforma italiana di <em>Benvenuti Rifugiati<\/em> \u00e8 online da dicembre, ad oggi censisce 412 famiglie registrate, quindi disposte variamente ad ospitare. Magari ancora non siamo in grado di soddisfare tutte le richieste di famiglie disposte ad ospitare in una determinata area perch\u00e9 mancano ancora i volontari necessari in quella zona che ci aiutano ad organizzare l\u2019accoglienza.<\/p>\n\n\n\n<p>Ti faccio un esempio, magari in Calabria abbiamo quattro o cinque volontari che non sono nella stessa citt\u00e0. Ci vuole un po\u2019 di tempo per crescere uniformemente\u2026<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:center\">&#8211; &#8211; &#8211;<\/p>\n\n\n\n<p>\u2018Pronto, In Galera\u2019<\/p>\n\n\n\n<p>\u2018Salve un tavolo per 5, festeggiamo il compleanno di mia moglie stasera\u2026\u2019<\/p>\n\n\n\n<p>No, non state leggendo un romanzo. E neppure siete davanti alla TV dove danno una futuristica serie TV girata in un altro paese.<\/p>\n\n\n\n<p>Qui Bollate, Lombardia, Italia.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 un ristorante dove, a parte il <em>maitre<\/em>, tutti i professionisti impiegati stanno scontando una pena, ma in carcere hanno ottenuto un diploma alberghiero e lavorano nella ristorazione esattamente dove scontano questa pena.<\/p>\n\n\n\n<p>Aperto a pranzo e a cena (ma anche in grado di organizzare banchetti esterni), <em>In Galera <\/em>viene da un maturo progetto di responsabilit\u00e0 sociale che affonda nel 2004 e viene integrata nel 2012 quando un istituto alberghiero della zona, il Paolo Frisi, si impegna con un intero ciclo di studi per diplomare i detenuti con cui gi\u00e0 effettuava attivit\u00e0 di formazione interna.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla vigilia dei primi diplomi, l\u2019anno scorso, inizia un percorso ancora pi\u00f9 ambizioso. Grazie al comodato d\u2019uso di alcune strutture nel carcere modello d\u2019Italia, ABC (con l\u2019aiuto di una societ\u00e0 di social responsability, Good Point, PwC e fondi che vengono da Fondazione Cariplo ed altre iniziative comunali) apre il primo ristorante in un carcere (non uno qualsiasi ma nel carcere pi\u00f9 stellato d\u2019Italia!), che si chiama appunto <em>In Galera<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi a <em>In Galera<\/em> potete mangiare, sedendovi a tavoli allegri, <em>mise en place<\/em> una tovaglietta A3 di carta spessa con impresse foto della struttura. Trovate una buona scelta di antipasti, dai 10 ai 15 euro: si va dalla semplice michetta con trippa al \u2018Galante\u2019 (galantina di pollo funghi, prosciutto crudo con pasta di tartufo) fino a salmone e branzino al fumo curati in cucina. Per continuare con primi piatti e zuppe (anche il risotto al cioccolato), secondi di pesce o di carne ed una invitante scelta di dolci \u2013 stagionali come tutto il men\u00f9 ed \u2018espressi\u2019, cio\u00e8 sovente preparati al tavolo dei commensali che li ordinano.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:center\">&#8211; &#8211; &#8211;<\/p>\n\n\n\n<p><em>Il tuo (giovanissimo eppur assai maturo) teatro \u00e8 magma, che mischia ironia e dramma, grande recitazione e strenuo lavoro sul corpo dell\u2019attore.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>L\u2019adattamento dei testi si affianca perfettamente ad un\u2019incredibile traduzione visiva come se fossero due anime della stessa storia.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Ti ispiri alla letteratura, esplorando fedelmente autori e amandone la creativit\u00e0, facendo risaltare il loro linguaggio cos\u00ec come avrebbero voluto.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Perch\u00e9 hai scelto sin qui la strada della trasposizione di testi letterari in questo particolare modo?&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>C\u2019entra qualcosa il tuo smodato amore per la lettura?&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Oppure sei uno strenuo sostenitore del potere della letteratura?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Intanto ti ringrazio per queste belle parole. Non sono molto d\u2019accordo, per\u00f2, quando tu dici che il \u2018\u2019mio\u2019 teatro \u00e8 un magma che mischia ironia e dramma (ecc..). Non sono d\u2019accordo perch\u00e9 questo vorrebbe dire che io ho uno \u2018stile\u2019 nel trattare i materiali con cui lavoro. Per me, invece, \u00e8 quasi il contrario: il testo al quale scelgo di lavorare (sia esso letterario o teatrale) guida la messa in scena. Questo non vuol dire essere didascalici ma dialogare con il testo e la scrittura e cercare di volta in volta il modo di organizzare e restituire in scena la particolare struttura del romanzo o dell\u2019opera teatrale che sto affrontando. Nel caso di Walser e del suo <em>Jakob Von Gunten<\/em> \u00e8 proprio la scrittura a passare in modo continuo dalla chiacchiera al monologo all\u2019allucinazione fino a pagine nelle quali si spalancano improvvisamente davanti ai nostri occhi paesaggi sconfinati e inquietanti (le guerre napoleoniche o il deserto come ultimo luogo di fuga per l\u2019uomo) per poi tornare immediatamente e con leggerezza alla chiacchiera. Questo stile crea quella che Roberto Calasso nel suo saggio <em>Il sonno del calligrafo<\/em> chiama \u2018l\u2019ironia ininterrotta di Walser\u2019. Proprio con questo tipo di scrittura, per alcuni aspetti \u2018irrappresentabile\u2019, mi sono confrontato nello studio della messa in scena e nelle prove con gli attori per arrivare a trovare qualcosa che avesse a che fare con Robert Walser e col suo romanzo. Quando ho lavorato su <em>Bestia da stile<\/em> di Pasolini avevo davanti un testo molto diverso e il lavoro che ne \u00e8 venuto fuori aveva poco in comune con questo <em>Jakob Von Gunten<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Scelgo i testi letterari perch\u00e9 pongono in continuazione al regista una domanda fondamentale: cosa significa \u2018rappresentare\u2019 qualcosa?<\/p>\n\n\n\n<p><em>Fabio Condemi (Roma) &#8211; regista teatrale under 30<\/em><\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:center\">&#8211; &#8211; &#8211;<\/p>\n\n\n\n<p><em>La tua vita sin qui<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Sono siriana nata in Francia, ho vissuto tutta la mia vita in Siria. Mi sono trasferita in Libano un anno dopo l\u2019inizio della guerra, alla fine del 2012 e sono rimasta l\u00ec fino a quando ho finito il mio film. Ho deciso di non lasciare Damasco prima di terminare di scrivere la sceneggiatura, che ho scritto all\u2019inizio della guerra. E ho deciso di non lasciare il Libano prima di finire il film, nonostante le condizioni di residenza davvero difficili per i Siriani nel paese. Ora, mentre rispondo alle tue domande, sono in viaggio per Toronto dopo Venezia per presentare anche l\u00ec il mio film. Spero che il mio prossimo lavoro, che il prossimo passo della mia vita, sia in un paese differente, dove possa avere qualche minimo diritto come residente.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Soudade Kaadan (Siria) &#8211; sceneggiatrice e regista<\/em><\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:center\">&#8211; &#8211; &#8211;<\/p>\n\n\n\n<p><em>La tua vita in poche righe. Fino a qui.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Sono nata a Parigi nel 1975. I miei genitori divorziano quando ho cinque anni, sono stata una bambina e poi una teenager che ha sempre sognato di vivere dentro un libro od un film. Dopo gli studi in letteratura e filosofia, sono entrata a La f\u00e9mis, scuola di cinema, nella sezione sceneggiatura. Lasciando la scuola, gli inizi a lavorare con la scrittura sono stati difficili. Il primo film che ho co-sceneggiato e che \u00e8 andato nei cinema nel 2012 \u00e8 <em>Camille Redouble<\/em> di No\u00e9mie Lvovsky. Oggi sono una sceneggiatrice full-time e mi dico ogni giorno quanto sia fortunata ad essere stata in grado di aver messo l\u2019immaginazione al centro della mia vita.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Che significa un film \u2018necessario\u2019 per te? Mi da un esempio? Qual \u00e8 lo stato dell\u2019arte della industria cinematografica francese (ci sembra molto buono, in generale, ma mi piacerebbe ti concentrassi a rispondermi sullo stato di salute dell\u2019industria nel genere di film come il tuo ultimo)?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Un film \u2018necessario\u2019 per me \u00e8 un film che riesce a parlare allo spettatore dal fondo della sua solitudine, che gli da la sensazione di non esser pi\u00f9 solo, che quel film \u00e8 davvero entrato nella sua vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Un film \u2018necessario\u2019 \u00e8 quello che ci connette di pi\u00f9 al mondo. Ci sono cos\u00ec tante pellicole che mi hanno accompagnata che \u00e8 davvero difficile citarne una sola. Quando ero giovane, molti film sono venuti a cercarmi \u2013 non li dimenticher\u00f2 mai: <em>The shop Around The Corner<\/em> di Ernst Lubistch, <em>Barry Lindon <\/em>di Stanley Kubrick, <em>The Four Hundred Shots<\/em> di Fran\u00e7ois Truffaut, <em>Fanny and Alexandre<\/em> di Ingmar Bergman.<\/p>\n\n\n\n<p>In Francia siamo fortunati a poterci permettere ancora il cinema d\u2019autore.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>Maud Ameline (Parigi) &#8211; sceneggiatrice<\/em><\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:center\">&#8211; &#8211; &#8211;<\/p>\n\n\n\n<p><em>La tua vita in poche righe fino ad oggi<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ho sempre cercato di prestare la voce, di creare consapevolezza e di difendere chi non fosse messo in grado di farlo con un podio adeguato alle sue istanze.<\/p>\n\n\n\n<p>Avevo 15 anni quando ho imbracciato per la prima volta una telecamera filmando la mia famiglia, mentre ero alla ricerca di storie su mia nonna che era appena morta.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo aver studiato storia, geopolitica e dopo aver fatto tanti stage in agenzie stampa diverse, ho iniziato con la regia di video sulla cultura pop. Mentre dirigevo dei video di musica hip hop, facevo anche scuola su altri set per comprendere tutti i passi necessari a fare un lungometraggio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ho girato un corto intitolato <em>Fatum<\/em> in cui il personaggio principale anche l\u00ec esce di prigione e cerca di reintegrarsi nella societ\u00e0. La disparit\u00e0 nelle opportunit\u00e0, la detenzione e il fallimento nel reinserimento mi hanno spinta a dirigere un documentario all\u2019interno della prigione di Nanterre. Ho seguito giorno dopo giorno otto detenuti in un seminario di teatro durato un anno.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Che valore ha per te l\u2019aggettivo \u2018necessario\u2019 vicino a un film? Puoi darmi qualche esempio? Qual \u00e8 secondo te lo stato dell\u2019arte dell\u2019industria cinematografica francese dal punto di vista di film \u2018impegnati\u2019 come il tuo, l\u2019Enkas?&nbsp; A noi sempre in ottima salute ma preferisco concentrarmi sulla domanda relativa a film come i tuoi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Un film necessario \u00e8 autentico, cos\u00ec come reali e veri sono i vissuti dei tuoi personaggi, senza campanelli e fischietti. Un cinema che pone domande \u00e8 quello che io difendo e credo di fare.<\/p>\n\n\n\n<p><em>L\u2019Enkas<\/em> pone domande fondamentali e crea empatia con i suoi personaggi. Con <em>L\u2019Enkas<\/em> voglio che il pubblico sia nelle scarpe d\u2019Ulisse quando la pellicola finisce. E\u2019 una fetta di vita filmata attraverso una lente umana che promuove eroi danneggiati. Questo \u00e8 il necessario per me nel cinema: dire la storia di quelli che di solito non consideriamo.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Sarah Marx (Parigi) &#8211; regista<\/em><\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:center\">&#8211; &#8211; &#8211;<\/p>\n\n\n\n<p><em>Il tuo strumento d\u2019elezione \u00e8 la chitarra \u2013 sia classica che elettrica. Non ci crederai, ma quando chiediamo alle <\/em>persone di questo mondo <em>che intervistiamo quale fosse il talento che desideravano avere, il 99% risponde che avrebbe voluto saper suonare uno strumento e quasi tutti la chitarra.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Qual \u00e8 la vera ed ultima ragione per cui tu l\u2019hai scelta e quale sarebbe la scelta se fossi chiamato a farla oggi? Sempre la chitarra?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Sono cresciuto circondato da musica: classica ma specialmente il rock degli anni 60 e 70. C\u2019era sempre una chitarra a casa e mio padre mi ha insegnato i primi accordi. All\u2019inizio tutto quello che volevo era suonare la chitarra come Jimi Hendrix o Eric Clapton\u2026Divenne una vera ossessione e solo pi\u00f9 tardi scoprii, con la pratica, altri generi musicali. Che hanno aperto la via a esplorare finalmente la composizione contemporanea. La chitarra \u00e8 uno strumento cos\u00ec tanto versatile che lo sceglierei nuovamente, anche oggi.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Daniel Alvarado Bonilla (Colombia-Parigi), compositore<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; &#8211; &#8211;<\/p>\n\n\n\n<p>Liberamente ispirata alle <a href=\"http:\/\/www.retididedalus.it\/Archivi\/2007\/dicembre\/Checkpoint_poetry\/poesie_a.m.mazzoni.pdf\">poesie<\/a> della raccolta <em>Mediterraneo<\/em> di <a href=\"http:\/\/www.adolgiso.it\/nadir\/anna_maria_mazzoni.asp\">Anna Maria Mazzoni<\/a>, <em>Luna Doppia<\/em> \u00e8 un brano breve ma intenso e assolutamente celestiale che raccoglie suoni antichi (e suoni mai uditi) in grado di \u2018riprodurre acusticamente\u2019 il brillare della Luna sull\u2019acqua, sulle superfici. E molto altro ancora: ogni anima in ascolto risuoner\u00e0 con quei nove minuti composti a computer. Ognuno secondo il proprio vissuto seguendo le sensazioni che suscita.<\/p>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 che riprodurre quel brillare di luna, <em>Luna Doppia<\/em> lo immagina e lo crea perch\u00e9 ovviamente \u2018di suo\u2019 questo fenomeno non ha suono: semmai ad avere una \u2018marca\u2019 sonora sono i paesaggi in cui ci capita di osservarlo.&nbsp; Insomma \u00e8 una composizione con spiccate doti \u2018spaziali\u2019 che permette alla mente di immaginare un viaggio in quella scia di luce. Che penso molti di noi abbiamo almeno una volta desiderato possedere.<\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 un\u2019esperienza con doti taumaturgiche, che sfiora addirittura certi territori della cura che io considero affini allo sciamanesimo o comunque a una inconsueta \u2013 per le nostre tradizioni \u2013 esperienza di presa in carico profonda. Della mente, dei propri vissuti e di certe ossessioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Non potevo che incontrare chi quel pezzo l\u2019ha composto, Laura Bianchini (compositrice nata a Trevi nel Lazio nel 1954), scoprire chi era e da dove veniva tutto questo.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Viene da una famiglia di musicisti\u2026<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>No, per niente. Contadini di montagna, fino a quando ci siamo trasferiti a Roma all\u2019inizio degli anni Sessanta.Molto determinati e provati dalla fatica&nbsp; del lavoro.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Nessun fronzolo, nessuna indulgenza verso cose altre, nessun\u2026.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Niente, assolutamente niente.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Neanche la cultura?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La cultura s\u00ec. Devo moltissimo ai miei e soprattutto alla mia nonna paterna che \u00e8 una persona che purtroppo non ha avuto modo di studiare visti gli anni in cui \u00e8 vissuta. Le donne, specialmente, non avevano grandi possibilit\u00e0 ma lei ha imparato a leggere (e a scrivere) da sola. Nel tempo ha coltivato questa sua passione \u2013 certo, leggendo i Messali e quel poco che trovava.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi ha trasmesso una capacit\u00e0 di comunicazione attraverso il racconto perch\u00e9 lei era bravissima a raccontare storie ed io stavo ad ascoltarla per ore. Ho coltivato questa dimensione dell\u2019ascolto a lungo. E devo tutto a lei.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:center\">&#8211; &#8211; &#8211;<\/p>\n\n\n\n<p><em>La tua vita in poche righe ma esattamente da dove \u00e8 iniziata e da dove hai cominciato a delineare le tue passioni e la tua vocazione attuale<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Sono nato in una piccola citt\u00e0 del sud del Brasile e, da quando ho memoria, la musica \u00e8 sempre stata al centro del mio minuscolo universo \u2013 musica significa radio, musicassette e vinili di molti generi diversi. Quando avevo 11 anni, i miei genitori si trasferirono a Porto Alegre e ben presto iniziai a suonare la chitarra, spostandomi piano dal pop-rock al rock progressivo e strumentale, al jazz fusion, alla world music fino a scoprire la classica contemporanea che \u00e8 stata una vera rivelazione! Ho poi studiato chitarra classica in Brasile e mi sono trasferito in Europa nel 2002, dove ho studiato composizione nei Paesi Baschi, teatro musicale in Svizzera e musica elettronica e per computer in Francia.&nbsp; E\u2019 stato anche molto importante \u2013 sia sul piano personale che professionale \u2013 vivere insieme ad artisti di diverse discipline nelle residenze che ho fatto a Roma, Madrid e Vienna. Importanti anche le collaborazioni con musicisti che hanno curato ed eseguito il mio lavoro, come per esempio Charlotte Testu di recente (<em>una contrabbassista francese, di cui leggerete la storia la prossima settimana in chiusura del nostro ciclo dedicato alla musica contemporanea scoperta alla Biennale di Venezia <\/em>#BiennaleMusica2018 #CrossingTheAtlantic).<\/p>\n\n\n\n<p><em>Dimmi di pi\u00f9 della vita del compositore nel tuo paese e se il sistema \u2013 dalle commissioni pubbliche a quelle private, incluso premi e competizioni \u2013 \u00e8 abbastanza onesto e giusto<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Guardando da fuori, penso che la musica contemporanea in Brasile \u2018succeda\u2019 soprattutto nei dipartimenti di musica delle universit\u00e0 statali disseminate nel paese. Fuori da l\u00ec, non c\u2019\u00e8 un circuito solido con orchestre specializzate, festival, residenze, premi e sponsor (pubblici o privati che siano), etc, come si trovano in alcuni paesi qui in Europa. E\u2019 forse per questa ragione che molti compositori contemporanei brasiliani vivano fuori dal paese.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Aurelio Edler-Copes (Brasile-Parigi), compositore<\/em><\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:center\">&#8211; &#8211; &#8211;<\/p>\n\n\n\n<p><em>Parlo da amatrice e non certo sono una \u2018ascoltatrice professionista\u2019, ma penso che il contrabbasso sia un po\u2019 l\u2019ossimoro della classica e della contemporanea. E\u2019 il pi\u00f9 grande dell\u2019orchestra ed \u00e8 cos\u00ec difficile da essere suonato da solista ma al contempo \u00e8 il pi\u00f9 versatile. Non solo per l\u2019improvvisazione\u2026<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Hai recentemente scelto di cimentarti in un concerto da solista per contrabbasso \u2018elettronico\u2019 eseguendo un programma scritto solo da giovani autori (di cui ne abbiamo gi\u00e0 intervistato uno, <\/em><a href=\"http:\/\/www.slow-words.com\/it\/aurelio-edler-copes-compositore-parigi\/\"><em>Aur\u00e9lio Edler-Copes<\/em><\/a><em>) alla #BiennaleMusica2018, #CrossingTheAtlantic.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>L\u2019elettronica \u00e8 la tua direzione principale o preferita?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Uso il contrabbasso in ogni direzione: sono sempre curiosa di vivere le pi\u00f9 diverse esperienze. Quando sono sulla dimensione elettronica, che di certo \u00e8 assai differente da quella acustica, sono interessata maggiormente ad esplorare l\u2019estensione di questo strumento. E\u2019 anche, forse, parte di un percorso generazionale ed \u00e8 qualcosa che possiamo fare con la ricerca attuale ma \u00e8 anche parte di un repertorio gi\u00e0 solido nella storia della musica contemporanea. Va per\u00f2 detto che l\u2019uso dell\u2019elettronica richiede un sacco di strumenti e molti tecnici estremamente competenti \u2013 e che i pezzi non hanno mai vita lunga.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Siamo fortunati, in Francia, ad avere centri di creazione per questo tipo di musica.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Charlotte Testu (Parigi), contrabbassista&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:center\">&#8211; &#8211; &#8211;<\/p>\n\n\n\n<p><em>Scrivere per il cinema \u00e8 un mestiere molto particolare, qual \u00e8 la tua \u2018versione\u2019 della professione soprattutto dopo aver lavorato tanto con registi italiani che hanno \u2018scosso\u2019 positivamente la professione con nuovi linguaggi e nuove idee che oscillano da un clamoroso e crudo realismo ad un incredibile registro fantasy, come Matteo Garrone di cui hai firmato soggetti e sceneggiature di tutti i suoi film, o quasi?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Per me \u00e8 il raggiungimento di un sogno che a un certo punto mi sembrava ormai impossibile. Non scrivere per il cinema, intendo, quello non mi piace, ma \u00e8 un mezzo per fare cinema, per pensarlo. Scrivere pu\u00f2 essere molto noioso, angosciante, a volte frustrante, dato che si tratta di un lavoro interlocutorio, non finito, che leggeranno soltanto le persone interessate. Immaginare, invece, costruire dei personaggi e il mondo in cui si muovono, \u00e8 il gioco pi\u00f9 divertente che esista, specie&nbsp; se lo condividi con le persone giuste, quelle che per tanti versi sono affini alla tua idea di cinema. Un gioco che io comunque prendo molto sul serio. \u00c8 come viaggiare, sei spinto dalla curiosit\u00e0 di scoprire cose nuove, conosci luoghi, storie e persone che altrimenti non avresti mai conosciuto. Personalmente mi piace molto sperimentare, quello che faccio dev\u2019essere vivo, stimolante, ogni volta ne devo uscire accresciuto, con la sensazione di avere imparato qualcosa. Viceversa, se diventa routine, e purtroppo capita, \u00e8 la fine.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Massimo Gaudioso (Roma) &#8211; sceneggiatore e regista<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; &#8211; &#8211;<\/p>\n\n\n\n<p><em>La tua vita in poche righe, con un accenno specifico alla tua prima \u2018stazione\u2019 e a quella che occupi oggi. Vorrei dare molta importanza alle tue origini perch\u00e9 per me ha molto senso proprio riguardo il modo che hai scelto per raccontare (e per essere in) questo mondo<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Sono cresciuta in una citt\u00e0 postindustriale di medie dimensioni, alla periferia della contea Amish della Pennsylvania, dove \u00e8 comune vedere contadini in borghese a cavallo che con i carretti portano i loro prodotti sul mercato. Mi ha sempre affascinato e ispirato \u2013 soprattutto ora, nel XXI secolo \u2013 il loro modo di sostenere (e prosperare in) queste comunit\u00e0 preindustriali e artigianali.<\/p>\n\n\n\n<p>La mia citt\u00e0 natale \u00e8 stata anche la culla del <a href=\"https:\/\/rodaleinstitute.org\/\">Rodale Institute<\/a>, uno dei primi \u2018campioni\u2019 nel giardinaggio biologico, nelle attivit\u00e0 all\u2019aria aperta e nella salute preventiva. (Rodale Press \u00e8 di propriet\u00e0 aziendale ora, ma era pi\u00f9 casalinga prima con riviste come Prevention, Organic Gardening, Bicycling, Runner\u2019s World, New Farm).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il Rodale era in anticipo sulla curva, culturalmente parlando.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Negli anni \u201970 eravamo soliti fare viaggi di classe nei loro campi di prova, un periodo in cui la maggior parte degli americani riteneva ancora che l\u2019idea di organico fosse troppo <em>hippy-dippy<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho iniziato a passare il tempo all\u2019estero in giovane et\u00e0 \u2013 frequentando la scuola superiore nel sud della Francia all\u2019et\u00e0 di 15 anni, studiando all\u2019estero nel nord dell\u2019Inghilterra a 20, copiando un giornale in lingua inglese a Pechino a 29. Il mio primo lavoro pubblicato era un saggio in rivista letteraria del liceo che paragona le culture francesi ed americane. Pi\u00f9 tardi ho scritto di tempo libero e viaggi per pubblicazioni britanniche e cinesi. Mi \u00e8 sempre sembrato naturale vedere la cultura dall\u2019esterno e riconoscere che ci sono molti modi di vivere ed essere in questo mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Un altro filone intrecciato nella mia vita sta partecipando a media alternativi e comunitari. Ho iniziato a fare il DJ nelle stazioni universitarie da adolescente (urla forte a WMUH, \u201cl\u2019unica stazione che conta\u201d!) e a fare il reporter per un settimanale di news alternativo a Philadelphia, dove ho avuto modo di scrivere su questioni locali e intervistare attivisti locali. \u00c8 facile vedere come queste origini aprissero il mio percorso al giornalismo, all\u2019educazione e alla cultura critica-culturale.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Jennifer Rauch (mondo), teorica degli Slow Media, giornalista e docente<\/em><\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:center\">&#8211; &#8211; &#8211;<\/p>\n\n\n\n<p><em>La tua vita in poche righe, sin dall\u2019inizio<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>In realt\u00e0 sono diventato giornalista per caso perch\u00e9 non sapevo cosa fare e cosa volevo studiare. All\u2019inizio volevo fare film ma i miei genitori erano contrari a questo e non finivano di dire che sarei diventato un barbone, senza casa e per strada! Cos\u00ec sono finito in una business school per laurearmi e uscire a fare altro.<\/p>\n\n\n\n<p>Uno dei corsi di marketing all\u2019universit\u00e0 che frequentavo \u00e8 stato tenuto da un\u2019insegnante molto stimolante e una volta mi ha detto (giudicando un articolo che era parte di un progetto): \u201cIbrahim sei un ottimo scrittore!\u201d. Non mi era mai venuto in mente di poter scrivere, ma quell\u2019esperienza in qualche modo mi ha messo completamente su un\u2019altra strada: uno, mi sono reso conto che potevo effettivamente scrivere; due, ho finito per essere messo in contatto con una pubblicazione. E ho iniziato a scrivere per loro quando stavo studiando; ho anche iniziato presto a scrivere per altre pubblicazioni, quindi sono diventato un giornalista.<\/p>\n\n\n\n<p>Da bambino, sono cresciuto in un piccolo villaggio vicino al mare nel nord del Libano, vicino a Tripoli. Quando compii diciotto anni andai a studiare a Beirut. I miei genitori erano in Arabia Saudita e quando tornarono in Libano la guerra divenne cos\u00ec folle che si trasferirono in campagna.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi \u00e8 piaciuto il lavoro giornalistico per un po\u2019, poi ho lavorato nella pubblicit\u00e0 e poi, quando l\u2019energia della Primavera Araba ha iniziato a bollire ovunque, ho sentito che lavorare con queste pubblicazioni \u00e8 assai irrispettoso per l\u2019intelligenza dei lettori \u2013 alcune riviste ad esempio ricevono comunicati stampa dalle aziende e li pubblicano intatti senza alcuna critica.<\/p>\n\n\n\n<p>Sentivo anche che c\u2019era la mancanza di una piattaforma in grado di catturare l\u2019energia di questo mondo e dei giovani arabi, per far capire loro dove stavano andando.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando parli di mondo arabo, c\u2019\u00e8 sempre una narrazione a un canale che racconta di una regione devastata, dilaniata dalla guerra in cui mancano le opportunit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Volevo rappresentare una narrativa pi\u00f9 piena di speranza, \u00e8 cos\u00ec che \u00e8 nata l\u2019idea di <em>The Outpost<\/em> ed \u00e8 per questo che \u00e8 stata definita \u2018la rivista delle possibilit\u00e0\u2019.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Ibrahim Nehme, giornalista ed editore (Beirut)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:center\">&#8211; &#8211; &#8211;<\/p>\n\n\n\n<p><em>Di solito editori e giornalisti \u2013 quando sono giusti e saggi \u2013 dichiarano i loro orientamenti&nbsp; se si tratta di politica e partiti.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Dichiaro la mia piena ammirazione per voi, Assemble Studio, e sento che c\u2019\u00e8 bisogno di dichiarare questo sostegno anche su una fanzine letteraria e non profit perch\u00e9 quello che fate non \u00e8 solo architettura, arredamento e specifici paesaggi. \u00c8 molto politico quando modella (e scolpisce) una certa idea di cittadinanza.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Vi siete formati nel 2010 e fatti notare incredibilmente nel 2015 quando avete vinto, inaspettatamente, il Turner Prize prima di tutto essendo architetti di mestiere e in secondo luogo essendo un gruppo e non un individuo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Cosa vi ha portato a formare Assemble e cosa \u00e8 successo nella vostra agenda tra il 2010 e il 2015, lasciandovi sentire che stavate seguendo il vostro percorso esattamente come desideravate verso chiari obiettivi (e sogni) per un mondo migliore?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo formato Assemble per intraprendere un progetto costruito, il Cineroleum nel centro di Londra, nel 2010. Siamo stati provocati dal desiderio collettivo di costruire insieme, in contrasto con le nostre esperienze quotidiane di lavoro negli studi di architettura londinesi che ci vedevano impegnati a disegnare dettagli e layout di servizi igienici. Questo desiderio collettivo, 8 anni dopo, \u00e8 ancora un nucleo fondamentale per la nostra pratica e ha continuato a plasmare le relazioni che abbiamo tra di noi e il lavoro che facciamo insieme. Dal building del nostro studio \u2013 Sugarhouse Studios, una comunit\u00e0 di uffici disposti attorno a risorse condivise \u2013 a workshop ad accesso aperto come il Blackhorse Workshop a Walthamstow.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:center\">&#8211; &#8211; &#8211;<\/p>\n\n\n\n<p>Chi vive al quartiere Isola di Milano ne riconquista le strade al mattino. &nbsp; Di sera c\u2019\u00e8 la calca dei bar chiassosi, dei \u201cristoranti\u201d di burger, delle birrerie, ma verso le nove del mattino regna una discreta pace, cos\u00ec si esce silenziosi dai portoni e ci si dirige con calma verso uno dei tanti bar per un caff\u00e8. I criteri di scelta sono molti, la qualit\u00e0 del caff\u00e8 \u00e8 solo uno dei tanti, non sempre il pi\u00f9 importante, conta la musica che si sente, l\u2019arredo, la qualit\u00e0 delle brioche, la gentilezza degli esercenti, la presenza o meno dei giornali e di una rete wifi efficiente. Cos\u00ec nel tempo si assiste a delle vere e proprie migrazioni: gli habitu\u00e8 del quartiere abbandonano un certo bar per trasferirsi in uno nuovo dove hanno scoperto brioche pi\u00f9 buone o pi\u00f9 giornali o meno fastidi se si vuole rimanere con il computer a lavorare. Sono migrazioni non programmate, ognuno decide per conto proprio, ma voil\u00e0 nella nuova scelta rivede le persone che incontrava nella precedente. In queste migrazioni mi sono trovata spesso a procedere nella stessa direzione di Filippo Parodi, che ritrovavo nel nuovo bar intento, come sempre, a scrivere con le cuffie in testa e il computer sul tavolo. Era giocoforza conoscersi e ho scoperto con meraviglia che alle nove del mattino lui iniziava a scrivere dopo essere gi\u00e0 stato in palestra. Non rimaneva che intervistarlo sul suo lavoro di poeta e scrittore.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>(Emina Cevro Vukovic intervista Filippo Parodi)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:center\">&#8211; &#8211; &#8211;<\/p>\n\n\n\n<p>Va\u2019 Sentiero \u00e8 una non profit appena fondata che ha un progetto davvero incredibile: far rivivere il percorso di trekking pi\u00f9 lungo del mondo, chiamato Sentiero Italia, \u2018delineato\u2019 trent\u2019anni fa da alcuni alpinisti. Si tratta di una vera e propria \u2018chiave d\u2019accesso\u2019 dell\u2019intero paese via trekking e sappiamo quanto l\u2019Italia sia la pi\u00f9 incredibile destinazione turistica del mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, l\u2019Italia attuale \u00e8 sfortunatamente non proprio il paese migliore dove vivere perch\u00e9 non ci sono molte opportunit\u00e0 di lavoro specialmente per i giovani (abbiamo il pi\u00f9 alto tasso di disoccupazione giovanile) e quel che \u00e8 peggio \u00e8 che il turismo \u2013 il vero \u2018oro nero\u2019 del paese, in grado di risolvere il problema occupazionale per tre generazioni \u2013 non \u00e8 gestito affatto dalla politica e dalle istituzioni deputate.<\/p>\n\n\n\n<p>Non da ultimo, ahinoi, i venti di tempesta della destra pi\u00f9 razzista, low-profile e autarchica che questo paese abbia mai conosciuto soffiano forte e non contribuiscono di certo a rappresentare l\u2019Italia come \u00e8 naturalmente da sempre: la pi\u00f9 aperta tra le destinazioni del continente \u2018per natura\u2019: un lembo di terra antichissimo tutto circondato dal mare che dal nord Europa si allunga fino a lambire l\u2019Africa.<\/p>\n\n\n\n<p>Sapete che qui a Slow Words amiamo le menti in cammino che vogliono migliorare il loro intorno ed in particolare amiamo il turismo lento \u2013 infatti abbiamo gi\u00e0 cercato e trovato spesso storie in questa direzione e abbiamo gi\u00e0 intervistato <a href=\"http:\/\/www.slow-words.com\/it\/remi-durand-gasselin-walker\/\">un manager francese<\/a> che ha camminato per tutta l\u2019Italia usando solo i suoi piedi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nessuna sorpresa quindi che siamo andati a conoscere meglio i giovani protagonisti di Va\u2019 Sentiero, anche se stanno appena \u2018debuttando\u2019 nella loro missione!<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:center\">&#8211; &#8211; &#8211;<\/p>\n\n\n\n<p><em>(<\/em><a href=\"http:\/\/www.slow-words.com\/it\/category\/interviste\/\"><em>scopri di pi\u00f9<\/em><\/a><em> su tutte le interviste di Slow Words)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Le nostre e le loro parole lente vanno nella stessa direzione e verso lo stesso scopo: sentire e comprendere le qualit\u00e0 della vita e di che sapore sono fatti i sogni ad ogni latitudine, senza discriminazioni o confini.<\/p>\n\n\n\n<p>Rileggiamo e traduciamo per voi poeti, scrittori e cantautori da molte altre citt\u00e0 ancora. Spesso inedita, la letteratura che selezioniamo per voi viene da ogni tradizione culturale e da ogni secolo con una speciale predilezione per autori di opere prime.<\/p>\n\n\n\n<p>In tutto il 2018 abbiamo anche portato i nostri lettori affezionati in posti molto insoliti per far loro conoscere di persona gli scrittori che abbiamo intervistato e selezionato mentre gustavano del buon cibo e ascoltavano buona musica. I nostri readers\u2019 club sono una gioia e sono sempre a libero accesso.<\/p>\n\n\n\n<p>Le nostre storie, tutte vere, servono a dare nuove prospettive. E nessuno collezioner\u00e0 mai le storie come lo facciamo noi.<\/p>\n\n\n\n<p>Noi, persone di questo mondo, possiamo fare la differenza.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Slow Words People and Stories from this World<\/em> ha bisogno del tuo sostegno per l\u2019anno che stiamo vivendo, il 2019, e ogni tua donazione alla nostra non profit sar\u00e0 una piccola opera d\u2019arte e metter\u00e0 al sicuro questo podio libero che genera letteratura dal reale per un altro anno ancora. <a href=\"mailto:subscribe@slow-words.com\">Scrivici<\/a> per saperne di pi\u00f9 e per sapere come contribuire!<br><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-rich is-provider-slow-words\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<div class=\"entry-content-asset\"><blockquote class=\"wp-embedded-content\" data-secret=\"EEvzkbsXDl\"><a href=\"http:\/\/www.slow-words.com\/one-year-of-dreams-with-us\/\">One year of dreams. With us<\/a><\/blockquote><iframe class=\"wp-embedded-content\" sandbox=\"allow-scripts\" security=\"restricted\" style=\"position: absolute; clip: rect(1px, 1px, 1px, 1px);\" src=\"http:\/\/www.slow-words.com\/one-year-of-dreams-with-us\/embed\/#?secret=EEvzkbsXDl\" data-secret=\"EEvzkbsXDl\" width=\"600\" height=\"338\" title=\"&#8220;One year of dreams. With us&#8221; &#8212; Slow Words\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\"><\/iframe><\/div>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<p>IT:<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-rich is-provider-slow-words\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<div class=\"entry-content-asset\"><blockquote class=\"wp-embedded-content\" data-secret=\"yKqGKIH142\"><a href=\"http:\/\/www.slow-words.com\/one-year-of-dreams-with-us\/\">Un anno di sogni. Con noi<\/a><\/blockquote><iframe class=\"wp-embedded-content\" sandbox=\"allow-scripts\" security=\"restricted\" style=\"position: absolute; clip: rect(1px, 1px, 1px, 1px);\" src=\"http:\/\/www.slow-words.com\/one-year-of-dreams-with-us\/embed\/#?secret=yKqGKIH142\" data-secret=\"yKqGKIH142\" width=\"600\" height=\"338\" title=\"&#8220;Un anno di sogni. 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