{"id":6252,"date":"2015-11-15T18:29:51","date_gmt":"2015-11-15T18:29:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.slow-words.com\/?p=6252"},"modified":"2016-06-09T08:41:50","modified_gmt":"2016-06-09T08:41:50","slug":"alejandro-santiago-de-cile","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.slow-words.com\/it\/alejandro-santiago-de-cile\/","title":{"rendered":"Alejandro, Santiago de Cile"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/alejandroaravena.com\/\">Alejandro Aravena<\/a>\u00a0sar\u00e0 il curatore della prossima Biennale di Architettura di Venezia, (la 15ma, dal titolo\u00a0Reporting from the Front, si svolge dal 28 maggio al 27 novembre 2016). Ed \u00e8 Pritzker Prize 2016.<\/p>\n<p>Cari lettori delle nostre storie: vi invitiamo a mettervi comodi, davanti ad un qualsiasi brano di paesaggio che vi fa sognare ed a seguirci in questa lunga conversazione skype, che abbiamo trascritto quasi letteralmente. Si \u00e8 svolta mentre lui sedeva di fronte alle sue montagne cilene in un giorno di sole ed io restavo avvolta in una notte scura, dolce e calda di un settembre veneziano di fronte a un canale &#8211; proprio accanto a una delle sedi principali dove la biennale si svolger\u00e0, ai Giardini.<\/p>\n<p><em>La tua storia in poche righe, cominciando a riavvolgere dalla tua infanzia per vedere se anche a quell\u2019et\u00e0 ti trovavi indaffarato con gli ostacoli, le carenze e il riciclo fino a che poi decidesti di studiare architettura (e non solo\u2026)<\/em><\/p>\n<p>Non so cosa della mia infanzia possa essere rilevante per il tipo di approccio che uso in architettura, forse il contesto.<\/p>\n<p>Sono nato in Cile (nel 1967) e sono cresciuto in campagna. In quegli anni il Cile era piuttosto povero, remoto, semplice, isolato, non era molto influenzato dall\u2019esterno. Sono stato allevato in una famiglia della classe media e mi godevo i piaceri semplici in un contesto austero. Lo definirei un ambiente primitivo \u2013 una natura selvaggia.<\/p>\n<p>Mio padre era del sud e quando andavamo in vacanza eravamo soliti pescare a mani nude, uccidere un agnello con le nostre mani e poi mangiarlo. La cosa rilevante di questi tempi \u00e8 che non avevi bisogno di cos\u00ec tanto per essere felice.<\/p>\n<p>Da adolescente, ed in particolare quando ero all\u2019universit\u00e0, eravamo sotto la dittatura di Pinochet, quindi l\u2019informazione che circolava era capillarmente controllata. Grazie a questo, successero due cose: da un lato eravamo estremamente affamati ed entusiasti e avidi di tutto quello che accadeva nel mondo e dall\u2019altro vivevamo (e operavamo) in un contesto assai locale; questo dualismo, direi, fu molto salutare per la nostra crescita. Non stavamo cercando di fare qui quello che non si poteva ma anche non avevamo quell\u2019attitudine provinciale tipica dell\u2019isolamento: volevamo conoscere quello che accadeva, dalla musica alla cultura fino agli sviluppi tecnologici. Sapevamo quello che succedeva nel mondo ma (almeno alcuni di noi) cercavamo di non essere tristi. Tutto questo ci rendeva pi\u00f9 consci di quello che avevamo qui in Cile. Quindi, per contrasto, apprezzavamo molto di pi\u00f9 quel che il contesto locale produceva.<\/p>\n<p>L\u2019altra cosa che vorrei raccontare ,di questa scala di relazioni tra il locale e il globale, \u00e8 che in una dittatura ti viene chiesto di prendere una posizione forte, a favore o no: nessuna aria grigia era possibile!<\/p>\n<p>Questo mi ha aiutato a sviluppare una certa chiarezza senza pieghe o angoli opachi. Ed \u00e8 quanto sarei capace, in fondo, di dire in termini generali dei tempi in cui crescevo e di dove sono stato allevato. E quindi, delle conseguenze che ha avuto nella mia pratica attuale, di architetto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Le vittorie, i miglioramenti sono spesso fatti di piccoli, accurati passi ed, inoltre, sono spesso relative \u2013 hai citato qualcosa del genere una volta a proposito di quanto accade nella progettazione di architetture.\u00a0Puoi dire come influenzi i decisori (per esempio comuni, o grandi clienti) su come riformulare, o riconsiderare, il loro \u2018consumismo\u2019 architettonico e magari mitigare nuovi, falsi, bisogni \u2013 talvolta imperialisti?<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Fammi iniziare provando a scavare pi\u00f9 a fondo sull\u2019inizio della domanda.<\/p>\n<p>Quello che volevo dire alla conferenza di presentazione della 15ma Biennale di Architettura a Venezia \u00e8 che nell\u2019ambiente architettonico siamo spesso giudicati secondo un livello di\u00a0optimum, una sorta di livello idealistico e utopico.<\/p>\n<p>A causa della paura di essere criticate, molte persone preferiscono non avventurarsi nella zona grigia della realt\u00e0 perch\u00e9 l\u00ec le chance di non ottenere un risultato perfetto sono cos\u00ec alte che preferiscono restare nel confort delle pubblicazioni, delle ricerche, dell\u2019accademia, delle installazioni temporanee e delle mostre (\u00e8 veramente ingiusto!)<\/p>\n<p>Quello che ho voluto affermare \u00e8 che io preferisco qualcosa che diventa realt\u00e0 anche con un 51% di buono, o di pro, e un 49% di cattivo, o di contro, nel risultato piuttosto che un 100% perfetto che per\u00f2 \u00e8 un progetto che rimane sulla carta! Era questo che volevo dire circa il successo\u00a0relativo\u00a0in architettura: quel che riesci a fare meglio anche in una realt\u00e0 disastrosa.<\/p>\n<p>Preferisco fare qualcosa di leggermente migliore al posto di non fare nulla. Penso che la Biennale di Architettura debba incoraggiare ad assumersi dei rischi, andando in quelle aree grigie, anche se il risultato non \u00e8 ottimale. Questo di sicuro \u00e8 il paradiso dei critici, tutte le volte che decidi di esporti e fare\u2026La nostra societ\u00e0 si chiama\u00a0<a href=\"http:\/\/www.elementalchile.cl\/en\/\">Elemental<\/a>\u00a0\u00e8 non \u00e8 un\u00a0think tank, \u00e8 un\u00a0do tank. Alla fine facciamo qualcosa. Quel che m\u2019interessa \u00e8 incoraggiare a prendersi dei rischi. E mi interessa anche che quando passiamo alla fase del giudizio, prima di tutto ci soffermiamo a capire tutti i limiti della situazione.<\/p>\n<p>Il modo in cui entriamo in dialogo con il cliente \u2013 qualsiasi tipo di cliente: dai pi\u00f9 grossi alle comunit\u00e0 \u2013 non \u00e8 cercando di dare risposte e soluzioni a quel che pensano (o a quel che possiamo pensare noi) sia la domanda. Molte volte, loro hanno un\u2019idea iniziale ma non \u00e8 necessariamente quella la loro domanda. Facciamo un esempio: se chiedo una casa con un numero x di camere da letto, \u00e8 parte della richiesta ma non \u00e8 la domanda. La domanda va arricchita con altre riflessioni da condividere: dove si trova la casa, le condizioni tecnologiche, il budget, le regole, chi la costruisce e quali sono gli skill dell\u2019impresa, le forze lavoro disponibili\u2026sono questi gli aspetti che definiscono una domanda\u2026<\/p>\n<p>La prima cosa che facciamo con i clienti \u00e8 cercare di definire cosa informa la forma del progetto che stanno curando.<\/p>\n<p>Come architetti, diamo forma agli edifici dove le persone vivono, dormono studiano mangiano, si divertono\u2026Questi spazi possono aver forme differenti e quel che ci assicuriamo di cercare su ogni progetto \u00e8 la mutua comprensione. Non cerchiamo di giudicare, anche se talvolta alcune richieste sono davvero sconce.<\/p>\n<p>Il desiderio \u00e8 un\u00a0drive\u00a0potentissimo sui progetti. Se il cliente chiede qualcosa di veramente strano, invece di giudicare lo accettiamo come punto di partenza e non ci fermiamo l\u00ec, chiediamo: cosa cerchi quando vuoi questo stile? Vogliamo sapere cosa veramente vogliono.<\/p>\n<p>Non siamo aperti all\u2019avidit\u00e0 di progetti sproporzionati. Se il fine di alcune operazioni immobiliari \u00e8 solo quello di far soldi, allora noi ci tagliamo fuori. Il profitto non pu\u00f2 essere, per noi, lo scopo (principale) del costruire.<\/p>\n<p>Anche con i comuni, si tratta per noi sempre di trovare il dialogo. E talvolta cerchiamo di spingere qualche cambiamento nei regolamenti. Ma di certo non stiamo ad aspettare fino a che cambino le regole per progettare e costruire. Mentre aspettiamo, migliaia di metri quadri saranno comunque tirati su con le regole esistenti, quelle che io definisco le circostanze correnti. Cerchiamo di influenzare le regole del gioco, le politiche, le percezioni e l\u2019importanza di ascoltare l\u2019opinione pubblica ma, allo stesso tempo, vogliamo capire cosa dei limiti legali, temporali ed economici possiamo ingoiare per consegnare il progetto, dimostrando che le cose possono accadere comunque e per il meglio. Quindi, pensare due volte e meglio \u2013 dato un insieme di regole \u2013 a portarlo a conclusione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Come membro fondatore di\u00a0Elemental\u00a0hai ricevuto premi importanti per il tuo interesse, e per l\u2019applicazione innovativa dell\u2019architettura sostenibile.<\/em><\/p>\n<p><em>Cosa ti aspetti di ricevere dalle nazioni che partecipano alla Biennale di Architettura che curi nel 2016? Mostreranno quello che non sono ancora capaci di fare o imbelletteranno i pochi passi fatti verso un futuro migliore? Saranno capaci di condividere appieno le loro pratiche? Che strumenti assegnerai loro?<\/em><\/p>\n<p>La relazione tra il curatore e i padiglioni \u00e8 quella di fare un invito abbastanza attraente e avvincente: non controllo, e non curer\u00f2, quello che esporranno, c\u2019\u00e8 una certa autonomia, indipendenza da parte di ogni paese circa quello che vorranno esporre. Se il tema \u00e8 abbastanza attraente, in altri termini se \u00e8 sufficientemente ampio, e contemporaneamente concreto, allora penso che le possibilit\u00e0 che un paese accetti l\u2019invito sono pi\u00f9 alte.\u00a0Reporting from the Front\u00a0\u00e8 per sua natura ci\u00f2 che i paesi sanno fare meglio: sanno quali sono le battaglie che contano davvero, quali problemi siano i pi\u00f9 rilevanti, pressanti e cruciali. E, in questa condivisione \u2013 prima dei problemi e poi del modo in cui li affrontano \u2013 l\u2019essenza \u00e8 quella di essere piuttosto universali.<br \/>\nTutti quelli coinvolti nel festival hanno studiato architettura \u2013 penso che l\u2019unico requisito sia quello della chiarezza, della trasparenza nel presentare quali siano state le condizioni di partenza, i limiti e cosa abbia informato la forma che stanno per esporre in Biennale, cos\u00ec ognuno sar\u00e0 in grado di misurare la distanza tra i mondi che stiamo guardando ed il contesto da cui veniamo.<\/p>\n<p>Il processo di collegare la natura umana non viene mai da quel che \u00e8 simile ma da quel che \u00e8 diverso. La diversit\u00e0 gioca un ruolo primario e la ricchezza di eventi come la Biennale di Architettura \u00e8 proprio da cercare nel grande numero di nazioni che vi partecipano. Ognuna con la propria voce, sebbene io speri che tutti si guardi nella stessa direzione. L\u2019invito a raccontare dal proprio fronte \u00e8 un modo per arricchire il dialogo tra culture.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Ci racconti il tuo esercizio preferito nel ricercare, e praticare, la \u2018seconda vita\u2019 degli edifici?<\/em><\/p>\n<p>Ohh, fammici pensare\u2026<\/p>\n<p>Immagino che l\u2019architettura sia sempre un dialogo, per rispondere alla vita quotidiana, ordinaria che per sua natura \u00e8 mutevole ed in evoluzione: in qualche modo, il ciclo di vita dell\u2019ambiente costruito deve essere abbastanza flessibile per riuscire a rispondere a questa mutevolezza, anche se si bilancia con tutto ci\u00f2 che tende ad essere stabile.<\/p>\n<p>L\u2019architettura fornisce una cornice senza tempo, senn\u00f2 il genere umano sarebbe ancora nomade.<\/p>\n<p>L\u2019architettura cementa anche un accordo sociale, dando forma alle missioni della societ\u00e0 civile: ecco perch\u00e9 gli spazi aperti e le aree pubbliche tendono ad essere pi\u00f9 stabili degli edifici stessi. E\u2019 una riflessione sull\u2019accordo sociale, pi\u00f9 forte della realt\u00e0 fisica dei materiali.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 detto, penso che sia buono che gli edifici durino per pi\u00f9 generazioni nel posto in cui sono. Tuttavia, noi siamo passati da una sensibilit\u00e0 e una tecnica che volevano ogni attivit\u00e0 umana confinata in una stanza separata a uno stile di vita che richiede spazi pi\u00f9 fluidi e continui, che ora quindi si preferiscono pi\u00f9 aperti.<\/p>\n<p>E\u2019 qui che ora includiamo pi\u00f9 attivit\u00e0 differenti alla volta \u2013 quindi il restauro degli edifici tende oggi a demolire i muri divisori. Se questi divisori fossero abbastanza leggeri e se non sono richieste operazioni strutturali pi\u00f9 onerose, allora \u00e8 meglio anticipare questa necessit\u00e0, capire prima quali parti degli edifici non cambieranno mai e quali invece s\u00ec e lasciare quindi queste ultime aperte in modo tale che le mutate condizioni di vita possono essere soddisfatte grazie a una progettualit\u00e0 e non nonostante essa!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Quindi preferisci pensare alla seconda vita dell\u2019edificio prima? Prima che diventi obsoleto?<\/em><\/p>\n<p>Non propriamente, penso soltanto che la struttura rimanga la stessa ma penso a costruire le altre parti, come le divisioni, con qualcosa che \u00e8 fatto di materiali facili da cambiare. Abbastanza, intendo, per permetterci di cambiare idea.<\/p>\n<p>Per definizione, se usi un materiale facile da smantellare, non produci rifiuti. Ad esempio il legno come divisorio pu\u00f2 essere tolto via con dei martelli e non con dei trapani\u2026E quel che cavi via rimane pur sempre \u2018materiale\u2019 e non \u2018rifiuto\u2019\u2026<\/p>\n<p>Nei paesi come il mio, di nuovo,\u00a0il perfetto \u00e8 il nemico del buono\u00a0\u2013 una traduzione letteraria di un celebre detto. Se cerchi di anticipare cos\u00ec tanto qualcosa di imprevedibile e vuoi dire in che modo andr\u00e0 a finire, le possibilit\u00e0 che tu fallisca saranno troppo alte: devi solo essere ragionevole e usare il senso comune. Rendi possibili e facili quei cambiamenti che sono lontani dall\u2019oggi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Hai progettato molti spazi per l\u2019apprendimento \u2013 dai campus alle universit\u00e0, per la maggiore in quelle dove hai studiato \u2013 e anche una \u2018stanza per scrittori\u2019. Ci racconti di pi\u00f9 sulle scintille creative e le idee dietro quest\u2019ultimo progetto?<\/em><\/p>\n<p>Non \u00e8 che siamo particolarmente interessati agli edifici per l\u2019istruzione, succede che i clienti ci chiamino per questo.<\/p>\n<p>Non siamo un grande studio e ogni volta che qualcuno vuole costruire qualcosa noi prendiamo al volo l\u2019opportunit\u00e0. Non \u00e8 che non pianifichiamo strategicamente il dove vogliamo essere poi, ma eccetto che in alcuni specifici settori normalmente accade che i clienti ci chiamino e non il contrario, che noi li avviciniamo.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 stato il caso della stanza per scrittori.<\/p>\n<p>Qualcuno ci ha chiamato in ufficio parlandoci del progetto di una sorta di ritiro sospeso. Il brief diceva che gli scrittori dovevano essere un po\u2019 sospesi (e isolati) dal mondo per poter avere il loro tempo introspettivo e creativo \u2013 avendo per\u00f2 anche la possibilit\u00e0 di uscire e incontrare gli altri a seconda del bisogno, ma poi fare ritorno alla loro intimit\u00e0 creativa. Ecco perch\u00e9 abbiamo creato delle stanze sospese, che non toccano terra.<\/p>\n<p>L\u2019approccio alla base di questo progetto \u00e8 che se vuoi restare isolato per creare e non essere disturbato, non necessiti di altre informazioni, hai solo bisogno di trasformare quello che hai acquisito prima in conoscenza o creazione.<\/p>\n<p>Ci potrebbero anche essere segni e caratteri dei creatori che il pubblico, chi assiste ai momenti creativi, vuole avere o guardare per sapere di pi\u00f9 dell\u2019autore, in questo caso uno scrittore. Allora ci siamo chiesti come comunicare il loro processo creativo al pubblico senza farli disturbare da chiunque venisse e chiedesse cosa stessero facendo.<\/p>\n<p>Abbiamo quindi pensato che la facciata delle stanze sospese potesse essere fatta di scaffali dove ciascun scrittore poteva mettere tutte le cose usate durante la creazione (immaginate gli autori l\u00ec per sei mesi, di sicuro portano cose parecchio differenti con loro!).<\/p>\n<p>Per esempio, se lo scrittore beve, lo render\u00e0 visibile sullo scaffale mentre noi, questo, tendiamo a nasconderlo nelle nostre case. E non vediamo mai cosa c\u2019\u00e8 dietro gli scaffali. In queste stanze, senza guardare lo scrittore, si poteva scorgere una fetta della sua personalit\u00e0\u2026Per esempio, chi ha un sacco di vestiti, o di caff\u00e8 o di vino, o di carta igienica, o di fotografie\u2026ogni cosa li rappresenta (cos\u00ec come ci rappresenta, e dice moltissimo di noi, anche la spazzatura che produciamo!)<\/p>\n<p>Dopo i mesi di residenza di scrittura, il consumo di questi beni o l\u2019uso degli oggetti relazionali ha detto molto al pubblico!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>E\u2019 dura e quanto iniziare un\u2019attivit\u00e0 imprenditoriale come la tua nella tua citt\u00e0, o in generale?\u00a0<\/em><\/p>\n<p>E\u2019 difficile da dire perch\u00e9 non posso fare paragoni con altri posti ma penso che \u00e8 difficile tanto quanto in altri settori professionali. Incredibilmente difficile! L\u2019architettura ha una difficolt\u00e0 in pi\u00f9. Non \u00e8 che ti svegli e decidi cosa vuoi fare &#8211; come, ad esempio, se fossi uno scrittore avrei bisogno di trovare i soldi per l\u2019affitto, per comprarmi da mangiare ma il prodotto (in questo caso il libro) dipende solo da me. Con l\u2019architettura, anche se mi sveglio una mattina con un\u2019incredibile voglia di costruire, non costruisco! Ho bisogno di qualcuno che abbia bisogno di un edificio prima, e quel qualcuno pu\u00f2 essere una societ\u00e0, un\u2019istituzione, un governo o un gruppo di persone \u2026quindi di nuovo: \u00e8 gi\u00e0 difficile avere buone idee ma in questo campo, hai bisogno anche di qualcun altro per dare forma a tutto. Oltre a ci\u00f2, servono un sacco di soldi, e tanto tempo: dal momento che sei contattato dal cliente al momento che finisci l\u2019edificio nella migliore delle ipotesi passano tre o quattro anni\u2026Occorre una grande passione, quindi no, non \u00e8 stato facile iniziare. Ma, tornando alla prima domanda, quella sull\u2019infanzia, dato che non ho mai avuto bisogno di molto, posso essere molto paziente mentre aspetto che il processo inizi a dare i suoi frutti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Un incontro importante avvenuto al lavoro?<\/em><\/p>\n<p>Di sicuro quando ho incontrato il ragazzo con cui ho fondato Elemental, \u00e8 un ingegnere dei trasporti (Andres Iacobelli). Ero stato invitato ad Harvard e lui a quel tempo stava studiando l\u00ec ad un master in politiche pubbliche alla Kennedy School of Government, quell\u2019incontro mi ha cambiato la vita. Fino ad allora, non avrei mai pensato di lavorare nell\u2019edilizia sociale: lo devo principalmente a lui.<\/p>\n<p>E il traguardo pi\u00f9 importante dopo cos\u00ec tanti anni da architetto e non solo (hai anche insegnato per un po\u2019 alle giovani generazioni di ricercatori)?<\/p>\n<p>Non insegno pi\u00f9 tanto. Ho smesso nel 2004, oltre dieci anni fa. Sono sempre legato all\u2019universit\u00e0 ma non insegno nel senso convenzionale del termine.<\/p>\n<p>E\u2019 molto difficile, ne\u2019 io ne\u2019 i miei colleghi sappiamo realmente quel che facciamo. Come faccio a dire agli altri cosa fare? L\u2019architettura \u00e8 guidata da certezze inesprimibili. Dobbiamo imparare il linguaggio di altri professionisti, quello dei limiti legali ma alla fine quel che guida le nostre decisioni sono queste certezze inspiegabili: sai qualcosa ma non sai spiegarlo a parole. Appena inizi a lavorare, sai che si tratta di una teoria, di una metodologia, di una ricetta e che non \u00e8 forte, non \u00e8 vera abbastanza.<\/p>\n<p>L\u2019accademia non lancia abbastanza sfide: il mondo professionale anche con tutte quelle zone grigie e problemi e frizioni di cui ti parlavo prima (e dove appunto il risultato potrebbe non essere quello dei pi\u00f9 puri) \u00e8 molto pi\u00f9 potente.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 pi\u00f9 vita, c\u2019\u00e8 pi\u00f9 fiaba l\u00ec fuori, nella realt\u00e0, che nell\u2019accademia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Come combini la pregnanza riflessiva e la schizofrenia della tua attivit\u00e0 esecutiva?<\/em><\/p>\n<p>Non so se sia schizofrenica, questa \u00e8 una malattia. Nella vita normale, e sana, devi sempre combinare riflessione e azione senza necessariamente essere ammalato. Quindi, la considero naturale!<\/p>\n<p>Non mi piace citare persone famose \u2013 anche se pare che pi\u00f9 citi qualche vero intellettuale pi\u00f9 sembri intelligente \u2013 ma stavolta voglio citare semplicemente un filosofo famoso, Ludwig Wittgenstein: ci sono due tipi di cose in questo mondo, quelle di cui puoi parlare e quelle di cui non puoi.<\/p>\n<p>Di quelle di cui puoi parlare, devi essere il pi\u00f9 semplice e diretto possibile perch\u00e9 dovrai farlo per persone molto differenti, dal lavoratore agricolo che magari non sa leggere al presidente della repubblica. Quanto pi\u00f9 semplici saranno i tuoi discorsi, tanto pi\u00f9 potrai convincere le persone, e le loro conoscenze, a stare dalla tua parte. Dall\u2019altro lato, per le cose di cui non si \u00e8 capaci di parlare (le certezze inesprimibili), devi restare zitto e passare all\u2019azione \u2013 semplicemente fare.<br \/>\n<em>Una cosa bella capitata di recente, da persona di questo mondo?<\/em><\/p>\n<p>Un sacco dal lato professionale. Il fatto di curare la Biennale di Architettura del 2016 \u00e8 incredibile. E\u2019 un grande privilegio, un veicolo potente per dire cose e ascoltare, e professionalmente parlando, sono felice di essere al lavoro in progetti molto impegnativi \u2013 dalla ricostruzione di una citt\u00e0 dopo un disastro alla relazione con le comunit\u00e0 per progetti associati all\u2019industria estrattiva e a questioni politiche.<\/p>\n<p>Come essere umano, tutto quello che accade nella mia famiglia \u00e8 particolarmente prezioso \u2013 pranzare con i figli, guardarli scoprire la vita giorno dopo giorno. Sai, anche le cose pi\u00f9 semplici al livello personale sono molto potenti. E\u2019 gi\u00e0 cos\u00ec straordinario essere capace di vivere in questi due mondi differenti: un contesto lavorativo molto arduo e allo stesso tempo una vita privata cos\u00ec forte, normale, sorprendente, ed emozionalmente ricca.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Una passione culinaria?<\/em><\/p>\n<p>Meno cotto \u00e8 meglio \u00e8. Come i ricci di mare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Drink, o vino, preferiti?<\/em><\/p>\n<p>Non so, dipende dalle occasioni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>La musica e il libro con te in questo momento (e dove si trova)?<\/em><\/p>\n<p>(silenzio).<\/p>\n<p>Un vastissimo repertorio che spazia da Violeta Parra (Violeta del Carmel Parra Sandoval, 1917-1967, cantante, compositrice, cantautrice folk cilena)\u00a0ai Radiohead\u2026oh dovrei guardare sul mio cellulare\u2026<\/p>\n<p>Il libro pi\u00f9 vicino adesso? Leggo quasi solo biografie, poi sono solito leggere pi\u00f9 libri quando vado a letto con le mie figlie, quindi direi libri per bambini prima di dormire.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Oh! Fantastico, puoi trovare un sacco di biografie su Slow Words\u2026di persone normali. E anche di architetti\u2026\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Oh, gli architetti, chi legge le loro storie?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Mah, li leggono perch\u00e9 sono ancora vivi, perch\u00e9 vengono da diverse parti del mondo\u2026\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Perch\u00e9 leggere di loro? Non \u00e8 meglio incontrarli? E parlare, avere un contatto faccia a faccia. Quello che non mi piace dei libri intellettuali \u00e8 che tendono ad essere troppo intelligenti e quindi noiosi. Preferisco il potere della vita alla perfezione del criticismo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>In che modo provi a vivere lentamente, se lo fai, in una citt\u00e0 come la tua?<\/em><\/p>\n<p>Penso sia il modo in cui vivo ora.<\/p>\n<p>Cammino da casa al lavoro, pranzo a casa, ogni giorno siamo insieme in famiglia. Il Cile \u00e8 un posto lontano e sono protetto dalla distanza. Non devo essere ovunque, non sono ossessionato dal networking, dai cocktail\u2026Vivendo qui, ho gi\u00e0 deciso che li perder\u00f2 tutti. E\u2019 fantastico tutto ci\u00f2 perch\u00e9 posso lavorare e avere una vita.<\/p>\n<p>Di nuovo, vorrei dirti che questo non \u00e8 un fatto ideologico. Quando lavoro il passo \u00e8 assai spedito, c\u2019\u00e8 un sacco di adrenalina, devi risolvere un mucchio di cose\u2026La creazione in fondo richiede tensione (non crei in un ambiente assai rilassato, pi\u00f9 pressione e frizioni hai \u00e8 meglio, cos\u00ec come pi\u00f9 limiti!). Quel ritmo e quella velocit\u00e0, insomma questa dimensione energetica, va controbilanciata con il fare il meno possibile.<\/p>\n<p>Ora guardo fuori la finestra dell\u2019ufficio: quel che vedo sono le montagne \u2013 vedi, non posso andare da nessuna parte, quindi sono piuttosto lento!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Un talento che hai, uno che ti manca?<\/em><\/p>\n<p>Cos\u00ec tanti mi mancano: saper cantare, ballare, la musica, gli sport\u2026Forse quello (o quelli) che ho non \u00e8 un particolare talento, forse dovrei essere pi\u00f9 carino\u2026<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Cosa hai imparato sin qui dalla vita?<\/em><\/p>\n<p>Mhh (silenzio)\u2026Forse ad essere equilibrato.<\/p>\n<p>Durante quest\u2019intervista continuavo a dire \u2018un po\u2019 di questo\u2019 e \u2018un po\u2019 di quello\u2019\u2026<\/p>\n<p>Alla fine, direi che \u00e8 fondamentale vivere nel presente, esattamente qui ed esattamente adesso, non andare altrove. Altrimenti perdi la vita e tutto quello che stai facendo al momento. Ma se hai solo quella dimensione, allora la tua vita sembrer\u00e0 non avere scopo. Non vai da nessuna parte, sei perso.<\/p>\n<p>La vita \u00e8 un\u2019azione solo a una certa distanza e dopo tempo: con un occhio, stai buttando lo sguardo e la tua esistenza il pi\u00f9 lontano possibile \u2013 avanti e indietro. C\u2019\u00e8 un sacco da imparare dal passato, dalla storia, dal pi\u00f9 primitivo degli esseri al pi\u00f9 sofisticato obiettivo culturale. E tutto il background deve essere proiettato nel futuro, il pi\u00f9 lontano possibile, per avere uno scopo di un certo significato.<\/p>\n<p>Con l\u2019altro occhio, ripeto, non voglio essere da nessuna altra parte che qui. Essere solo nel presente.<\/p>\n<p>Se non fossi capace di bilanciare, non l\u2019avrei mai capito.<\/p>\n<p>Finisco col dire che questo alla fine significa che guardare indietro \u00e8 qualcosa di cui non mi pento.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alejandro Aravena\u00a0sar\u00e0 il curatore della prossima Biennale di Architettura di Venezia, (la 15ma, dal titolo\u00a0Reporting from the Front, si svolge &hellip; <a href=\"http:\/\/www.slow-words.com\/it\/alejandro-santiago-de-cile\/\">Continua<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":7487,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[12],"tags":[3466,149,846,3473,3499,1902,3468,3496,3495,3471,3498,3472,3470,1901,17,3497],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6252"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6252"}],"version-history":[{"count":13,"href":"http:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6252\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7575,"href":"http:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6252\/revisions\/7575"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/7487"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6252"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=6252"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=6252"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}