{"id":1083,"date":"2014-05-15T10:55:22","date_gmt":"2014-05-15T10:55:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.slow-words.com\/?p=1083"},"modified":"2014-05-29T19:15:18","modified_gmt":"2014-05-29T19:15:18","slug":"giorgio-poeta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/giorgio-poeta\/","title":{"rendered":"Giorgio, poeta"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Poesie e amore: un binomio indistruttibile, anche e soprattutto ai tempi di Facebook. Incontro Giorgio Anastasia, poeta e performer napoletano di origini potentine che rifiuta o trascura i sistemi tradizionali di pubblicazione (\u201c\u00e8 triste vedere quanti pochi libri di poesie ci siano nelle librerie italiane\u201d) e preferisce blog di poesia oltre che il suo (prima <em>Camera Buia<\/em>, ora <em>A Pugni Stretti<\/em>) per farsi leggere. <em>Offline<\/em> \u00e8 un assiduo organizzatore di letture poetiche in cui trascina altri poeti e attori, oltre che performer provenienti da varie discipline ed amici di lunga data, per declamare versi suoi o di altri autori: jam session spesso toste, urlate, sempre allegre. Quest\u2019intervista non ha una fine, neanche un inizio, come Camera Buia e come A Pugni Stretti. Vorrebbe fare poesia e basta. Una cosa sola \u00e8 certa: viene raccolta pi\u00f9 o meno al giro di boa dei venti anni di scritti consapevoli di Giorgio, che da poco ne ha compiuti quaranta. Ha iniziato a scrivere a 14 anni, ma stabiliamo di considerare i venti come esordio maturo, giusto perch\u00e9 venti \u00e8 un bel numero tondo. Abbiamo incrociato le nostre strade scrittorie alcune volte in pubblicazioni <em>indie<\/em> (si direbbe ora), che auto-costruivamo senza <em>Apple<\/em> ma in caotiche copisterie, oppure erano figlie d\u2019altri amici, meteore sostanziose per la citt\u00e0 improvvisamente orfana di <em>fanzine<\/em> di poesia che \u00e8 stata Napoli fine ottanta-inizio novanta. Dopo la sbornia dei gruppi di poesia visiva e impegnata che proprio a Napoli sono nati a partire dagli anni \u201860 e che rappresentano tuttora un caso letterario internazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Scrivi, mirabilmente, di amore senza identit\u00e0 di genere: \u00e8 un bel salto in avanti rispetto a Whitman, a Dickinson, a J.T. Leroy prima che si scoprisse che non esisteva (rimangono gli scritti, per\u00f2, e non \u00e8 poco) per non scomodare certi canti di Boccaccio e Pasolini di \u201cPoesia in forma di rosa\u201d. Scrivi d\u2019amore per tutti i sessi, eleggendo la tua biografia a collante materico e sostanziale? Come fai e perch\u00e9?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi hai ricordato quando ancora ventenne, insieme a pochi amici, scegliemmo una ex segheria nel centro di Napoli come improbabile incontro culturale <em>underground<\/em>, erano gli inizi degli anni Novanta e in un primo pomeriggio invernale con Sara Sole, Francesco Di Bella, Giovanni Zoppoli e Sandro Fucito decidemmo che il \u201cCerriglio\u201d doveva essere un\u2019altra scommessa per questa metropoli ed i suoi giovani artisti. Ci voleva coraggio e qualche idea per dare una svolta anche breve a questa citt\u00e0 (che ancora oggi vive il suo ennesimo <em>default<\/em>, non solo economico e sociale ma soprattutto culturale). In quegli anni per il Cerriglio e per i suoi particolari abitanti mettevo alle stampe, autogestite, una piccola collana dal nome \u201cGesuvio \u2013 scritti di uomini e donne minimali\u201d. Me ne ero del tutto dimenticato. Dopotutto siamo al prologo di un\u2019esperienza artistica che pi\u00f9 volte ha cercato di trovare un <em>continuum <\/em>trans-generazionale ma non sempre gli esiti sono stati positivi. Non sar\u00e0 stato un caso che questo fallimento per me sia avvenuto con una catarsi decennale nella quale non ho scritto nulla, ho deciso semplicemente di mettermi da un\u2019altra parte. Beh, grazie del complimento ma credimi non penso di scrivere mirabilmente. Quando ho ripreso, potevo soltanto \u201cparlare\u201d d\u2019amore e soltanto di quello, potevo evocare, attraverso la poesia, delle immagini che fossero pezzi di vita che a volte si raccontano\u2026 ho preso me e l\u2019ho messo in versi e se \u00e8 vero che sul sesso si pu\u00f2 essere anche oggettivi, sull\u2019amore no: si rimane nella soggettivit\u00e0. Su questa personale intuizione ho costruito \u201cCamera buia: poesie di un impossibile amore\u201d. Il vissuto e il racconto di ognuno, il ripetersi di azioni che si fanno storia, il vissuto quotidiano di una relazione, il gioco che si chiama vita e sul quale scommetti gran parte delle tue emozioni sono sempre un azzardo. Puoi rimanerci fottuto o costruirci una fortuna. Ho cercato soltanto di allontanare per un po\u2019 le paure del quotidiano ed esorcizzarle: in fondo tutti cercano la felicit\u00e0, io invece dico che si pu\u00f2 essere pi\u00f9 che altro contenti e per rimanere tali bisogna dimenticare e liberarci.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il movimento della vita \u00e8 di per s\u00e9 sempre uguale, a molte latitudini, a parte la differenza di tradizioni e culture. Si vive per accoppiarsi e godere, per migliorare o per indulgere in ripetizioni talvolta lesionanti &#8211; anche se alcuni, troppi o tanti ancora, preferiscono la guerra, il profitto, la prevaricazione. Scrivere soltanto d\u2019amore \u00e8 secondo te abbastanza efficace per metterci tutta la (tua) vita dentro oppure l\u2019unica via per cantare la vita \u00e8 l\u2019amore, perch\u00e9 il resto \u00e8 poco eccitante e quindi \u00e8 inutile scriverne? E qui avrei ancora da portare in soccorso Pasolini, e anche casi di poeti (o artisti) meno impegnati politicamente\u2026<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non ricordo chi mi disse di conservare un sentimento di odio per la vecchiaia perch\u00e9 in fin dei conti anche quando volgiamo al termine della nostra vita, quando tutti gli amori sono finiti, le nostre aspettative ormai sono ridotte al minimo e le attese sono quasi tutte esaurite, rimane l\u2019odio, sentimento contrapposto all\u2019amore, come un\u2019unica via di vitalit\u00e0, di ribalta, un ultimo colpo di coda che ci viene concesso\u2026 e se ci penso ho gi\u00e0 scelto almeno un paio di persone che odier\u00f2 con tutta l\u2019anima, mantenendo e conservando con cura questo sentimento, vero e affascinante come quello dell\u2019amore. No, credo che l\u2019amore sia una parte importante della vita ma che ci siano tanti altri aspetti importanti come soggetto-oggetto narrabile. Ho semplicemente scelto l\u2019amore perch\u00e9 \u00e8 un minimo comune denominatore che appartiene a tutti e, in maniera trasversale, ha sempre rappresentato, nell\u2019immaginario collettivo, l\u2019essenza profonda di un vissuto. Invidio quelle persone che si innamorano una, due e tutte quelle volte che lo decidono\u2026 a me \u00e8 capitato cos\u00ec poche volte e mi sento dopotutto molto fortunato perch\u00e9 innamorarsi \u00e8 un atto rivoluzionario, una scoperta che ti penetra cos\u00ec in fondo da cambiare la chimica degli elementi talvolta per giungere alla pazzia altre volte per approdare ad una guarigione. Prendo atto per\u00f2 che ancora oggi tanti poeti non vivono in paesi \u201cliberi\u201d e sono censurati per quello che hanno scritto, che scrivono o perch\u00e9 con la propria stessa esistenza svelano le storture e la violenza esplicita o implicita ai regimi, scegliendo la strada pi\u00f9 difficile, quella che d\u00e0 alla parola, ancora oggi, il privilegio di essere l\u2019arma pi\u00f9 potente e temuta ma anche la pi\u00f9 incruenta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Pausa di tecnicismi: scrivi pensando soprattutto ad un pubblico che legga i tuoi scritti e che li scambi viralmente e faccia (solo)<\/em> I Like<em>? O al contrario, scrivi pensando alla soluzione declamatoria e quindi ad urlare alcune parole meglio di altre, con il tuo seguito intorno? Insomma perch\u00e9 scrivi e non dipingi o scolpisci o reciti? Ti faccio questa domanda in particolare perch\u00e9 pare non ti interessi pubblicare un libro tradizionale, eppure vieni dalla preistoria di adolescente senza telefono, senza <\/em>messenger<em>, insomma non sei certo un nativo digitale. Eppure, ora che vivi in un\u2019altra epoca, ci potrebbero essere audiolibri, poesie-canzoni e una miriade di altre strade, piccoline e tortuose, da percorrere, persino dando in pasto brandelli di versi a certo teatro o videoarte\u2026Che posto vuoi per la poesia nella tua vita?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In realt\u00e0 non mi sono mai posto il problema; quel che \u00e8 certo \u00e8 che non scrivo per qualcun altro o per un immaginario, prossimo, <em>readings<\/em>. Essenzialmente scrivo per me stesso e per nessun altro! Ci sono giorni, settimane, che non compongo e allora incomincio a preoccuparmi, mi assale la paura e penso che forse la forza creativa si sia esaurita. Invece, volente o nolente, arriva il richiamo: non ci sono altre possibilit\u00e0, ho scelto la scrittura e in particolare la poesia per rappresentare il mio disagio, la mia inadeguatezza ad un reale che provoca aritmie. Nella poesia ho trovato lo strumento per allontanare le paure, per plasmare un equilibrio, in poche parole, per salvarmi il culo. Il fascino di una pubblicazione c\u2019era all\u2019inizio quando potevo pensare che le parole potessero essere meglio rappresentate su una copertina patinata. Ora non \u00e8 cos\u00ec! Tutti scrivono poesia anche perch\u00e9 \u00e8 la cosa pi\u00f9 facile da fare e tutti pubblicano materiale poetico che, letto e immediatamente ingoiato, diviene una merce di scambio come tutte le altre ed \u00e8, oltremodo, spesso scadente. Questo surplus materico di un oggetto che sollecita al di l\u00e0 di ogni parola la sfera emotiva, le zone d\u2019ombra, le risultanze impercettibili del non familiare diviene proprio per questo confidenziale e, quindi, rimane per me. Inoltre non \u00e8 soltanto un luogo ideale ma fisico, scrivo soltanto in una stanza precisa, di notte, e non riesco altrove. Questo piccolo spazio ritagliato ha un potere enorme, magico, curativo altrimenti non avrebbe senso, sarebbe vuoto che richiama altro vuoto. Ecco questo \u00e8 il come e il perch\u00e9 scrivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Altra pausa di tecnicismi: hai studiato la metrica e sembri applicarla o disapplicarla a seconda del trasporto che, penso, ti creino certi brani di vissuto che metti nella lirica oppure il suono di certe parole una vicina all\u2019altra\u2026E\u2019 cos\u00ec? Che rapporto hai o hai avuto con la metrica? E con un grande vecchio che ti ha guidato, sia esso poeta o musicista? Come diluisci suggestioni di versi altrui nei tuoi pezzi? Mi fai qualche esempio?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La poesia \u00e8 anche un insieme di regole e la poesia lirica non \u00e8 da meno. Gi\u00e0 in Grecia si sent\u00ec, ad un certo punto, la necessit\u00e0, mantenendo il rispetto per il genere, di liberarsi dal fardello di canoni asfissianti per lasciarsi andare all\u2019armonia, alla meraviglia fonica, ma sar\u00e0 nel Novecento che lo scarto tra il significato comune e quello poetico delle parole attraverso il suono e gli effetti che produce che ci sar\u00e0 l\u2019inizio di quella ricerca, ancora in atto, di una lingua poetica al tempo stesso \u201cmedia\u201d, quotidiana, eppure ormai lontana da quella \u201cstandard\u201d. La musicalit\u00e0 del verso \u00e8 un tratto evidente e innegabile della mia personale poetica e se non c\u2019\u00e8 questo allora \u00e8 come giocare a scacchi muovendo a casaccio le pedine. La partita \u00e8 persa prima ancora di incominciare. Posso scrivere di getto e in pochi minuti, lasciarmi andare al flusso delle parole che corrono veloci fino ad arrivare alla pressione dei polpastrelli sulla tastiera del portatile ma poi inizio un\u2019altra attivit\u00e0, pi\u00f9 delicata, il <em>labor limae<\/em>: la revisione di un verso l\u00e0, il rendersi conto che una parola non va\u2026 o non rende in quel punto, qualche volta bisogna ucciderle, le parole, tramortirle o mutarle. Una volta che una strofa vede la luce, la ripeto a cantilena, come se recitassi un mantra. Mi dico &#8211; non affezionarti a quello che scrivi, l\u2019ho imparato a mie spese quando ho avuto la fortuna di essere seguito fin da ragazzo da Antonio Spagnuolo\u2026 c\u2019erano incontri settimanali, andavo a casa sua e lui prendeva le mie poesie dattiloscritte, le leggeva e poi cancellava, appuntava ma non lo faceva certo solo con le mie poesie\u2026 prendeva a caso un libro di Montale e diceva vedi qua avrei scritto cos\u00ec, qua va bene\u2026 prima ancora di regalarmi un suo libro di poesie mi consigli\u00f2 di procurarmi un dizionario dei sinonimi e dei contrari. Antonio ha avuto un forte ascendente ed \u00e8 stato sempre disponibile con tutti i giovani poeti. Ha avuto il grande merito di incoraggiare chiunque avesse scelto la strada della poesia. Beh.. quando ho ripreso a scrivere avevo bisogno di recuperare\u2026 allora ho incominciato ad ascoltare Philip Glass stando seduto con la tastiera davanti, il foglio bianco ed \u00e8 divenuto altro\u2026 ho avuto una seconda possibilit\u00e0 e non l\u2019ho lasciata perdere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>I <\/em>readings<em>: mi racconti come, quali, quanto e soprattutto perch\u00e9? Dove ne vorresti organizzare uno?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I <em>readings<\/em> sono l\u2019ultimo elemento della mia esperienza poetica\u2026 ricordo ancora quelli di diciassette o diciotto anni fa, nei locali del centro storico di Napoli, con Silvio Talamo, Marco Nieli, Vozla ed Emilio Piccolo, con la chitarra blues di Franco Sansalone; per darti un\u2019idea ti cito solo alcuni titoli delle serate: \u201cRutti e lutti d\u2019amore\u201d, \u201cBeatrice il mio cuore \u00e8 pieno di turbamenti\u201d\u2026 Gi\u00e0 da allora ero consapevole che la poesia deve essere cantata, deve divenire corale, deve essere celebrata, interpretata da diverse voci, deve mescolare e <em>shakerare<\/em> diverse forme e sensibilit\u00e0 artistiche. Da un paio d\u2018anni ho ripreso a fare <em>readings<\/em>, ne metto su uno per anno e lo \u201cgiro\u201d nei luoghi che pi\u00f9 mi piacciono; sono sempre accompagnato dalla solidale amicizia e dalla bravura di Vozla e Arturo Castaldi. L\u2019ultimo in ordine di tempo \u00e8 stato <em>Hash Poetry<\/em>, incastonato nel fascino della stupenda piazza Bellini da Evaluna (storia libreria, <em>ndr<\/em>), in questo \u201cevento\u201d la chitarra d\u2019accompagnamento \u00e8 stata quella di Angelo Capone e la tromba di Emiddio Onorato. Ogni luogo \u00e8 buono per fare dei <em>readings<\/em> ma preferisco posti piccoli, raccolti e soprattutto \u201cmisti\u201d, con un pubblico eterogeneo per et\u00e0 ed estrazione sociale e culturale. La formula che propongo \u00e8 semplice. Spesso proviamo solo una volta e questo aspetto forse deve essere migliorato. I <em>readings<\/em> devono affascinare il pubblico, e, credimi, me ne stupisco ogni volta, \u00e8 sempre presente numeroso e attento. Sar\u00e0 il passa parola con i social network o la voglia di passare una serata diversa, la curiosit\u00e0\u2026comunque alla poesia non si rimane indifferenti e questo fa piacere. A Napoli c\u2019\u00e8 un certo risveglio per iniziative come i <em>readings<\/em> o per serate in cui il palco viene concesso a libere voci. Ogni tanto partecipo anch\u2019io ad alcune di queste, ci passo, incuriosito e per capire chi sono oggi i giovani poeti che sferzano parole e passione e cosa di nuovo bolle in pentola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Camera Buia, curioso. Mi ricorda un posto a Napoli sui gradini vicino a una piazza, scorcio inesauribile d\u2019ispirazione: per dove era, all\u2019alba degli anni \u201990 quando la citt\u00e0 era pi\u00f9 mitopoietica di oggi; per la gente che ci passava, per le notti spese in un locale l\u00ec nei pressi (Caff\u00e8 della Luna). Ma Camera Buia mi fa anche pensare a un escamotage sintattico per non dire camera oscura (la fotografia che tanto assomiglia alla poesia): il posto dell\u2019alchimia, dove tutto nasce. Come mai hai scelto questo titolo per la raccolta in continua evoluzione di poesie che hai sul tuo blog (http:\/\/giorgioanastasia.blogspot.com\/)? Non mi sembri un performer, ne\u2019 tantomeno un poeta maudit da penombra o notte o post sbronza..<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando ho ripreso a scrivere non mi sono reso conto subito che stavo realizzando un progetto con dei contorni ben definiti. Il titolo \u00e8 nato una sera, anzi una notte perch\u00e9, come ti ho gi\u00e0 detto, scrivo quasi sempre di notte con una luce soffusa, quasi impercettibile. Ma non sbagli accostandola a qualcosa di simile ad una camera oscura: un processo parallelo e corrisposto dove avviene appunto una trasformazione, uno sviluppo, un presa di posizione, la creazione di un\u2019immagine &#8211; che una volta fissata pu\u00f2 solo corrompersi. Inoltre credo che ognuno di noi ha la sua Camera buia e cerca di viversela come pu\u00f2, con i propri mezzi e strumenti: a volte pu\u00f2 essere pesante e a volte basta semplicemente aprire una finestra per renderla meno buia. Sono una persona molto riservata, non amo mostrarmi e nemmeno considerarmi un poeta maledetto o un ubriacone da quattro soldi, anche se la birra e il rhum sono spesso le mie compagne pi\u00f9 fedeli; per questo mi rinchiudo nella mia Camera che, per fortuna, \u00e8 meno buia del primo giorno che l\u2019ho aperta. Col tempo, ti dir\u00f2, sta acquistando una sua luce piena e calda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Quando \u00e8 nata Camera Buia, quante poesie ha? Hai una stima dei tuoi lettori? Hai pensato anche a una forma audio a parte i frequenti consigli per gli ascolti che regali soprattutto da fb? Che importanza ha la lingua madre del poeta? Scriveresti in un\u2019altra lingua, vorresti ti traducessero? Scriveresti su commissione come gli scrivani di una volta o come i ritrattisti di granduchi e cardinali e scomode principesse a cui regalare un giardino per gli incontri clandestini <\/em>(il riferimento \u00e8 ai Giardini della Floridiana, ndr<em>)?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Camera Buia \u00e8 nata circa tre anni fa ma la sua forma strutturata \u00e8 stata realizzata con il blog ad aprile dell\u2019anno scorso ed \u00e8 una summa del percorso poetico di questi tre anni, conta quasi 120 poesie ed \u00e8 stata da poco chiusa, soppiantata dal blog <em>A Pugni Stretti<\/em>\u2026 Ha avuto 7 mila visite da ogni parte del mondo (Spagna, Francia, Germania, Russia e altri paesi europei ma anche Stati Uniti, Canada e Sud America, Tunisia, Algeria, Iraq, India, Cina, Australia\u2026). A Pugni Stretti contiene ad oggi circa 150 poesie ed \u00e8 nata ad aprile 2012. Per ora sono affezionato alla mia lingua madre proprio per il lavoro di ricerca e studio sulla parola, i suoni, i sensi e i significati che producono all\u2019infinito, per\u00f2, chiss\u00e0, potrebbe succedere che ci siano delle traduzioni in pi\u00f9 lingue, comunque nella prima stesura in italiano resta sempre il segno inconfondibile dell\u2019autore. Allo stesso tempo, rimango dell\u2019idea che la poesia non \u00e8 di chi la scrive ma di chi la legge, quindi a ciascuno il piacere e il compito di fare quello che pi\u00f9 gli aggrada. Vorrei chiudere questa piacevole chiacchierata a due voci citando un autore a me molto caro, proprio perch\u00e9 Camera buia \u00e8 scritta per gli amori clandestini: \u201cGuarda l\u2019essere che ami nel cuore di un paese: vedrai, se l\u2019amore \u00e8 forte, quanto \u00e8 grande il paese del tuo cuore, e come esso \u00e8 un regno, e come la tua e quella dell\u2019essere amato volga ad essere la signoria senza schiavit\u00f9.\u201d (di Giorgio Cesarano da <em>L\u2019insurrezione erotica<\/em>).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Poesie e amore: un binomio indistruttibile, anche e soprattutto ai tempi di Facebook. 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