{"id":11320,"date":"2018-05-10T10:30:07","date_gmt":"2018-05-10T10:30:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.slow-words.com\/it\/?p=11320"},"modified":"2018-05-17T00:11:34","modified_gmt":"2018-05-17T00:11:34","slug":"giuliano-gori-fattoria-di-celle","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/giuliano-gori-fattoria-di-celle\/","title":{"rendered":"Giuliano Gori, Fattoria di Celle"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ho visitato la Fattoria di Celle qualche anno fa insieme ad un <a href=\"http:\/\/www.slow-words.com\/it\/giacomo-ravagli-scultore\/\">giovane scultore toscano<\/a> ed \u00e8 stata un\u2019esperienza straordinaria che ancora oggi ricordo tra le cinque meraviglie della mia vita. Non smetto di consigliarla e di desiderare di tornarci.<\/p>\n<p>La straordinaria tenuta si trova in Toscana, a Santomato, 5 km da Pistoia. Ospita la collezione del pratese Giuliano Gori: 3000 metri quadrati per la collezione permanente divisa tra gli edifici storici della villa e 45 ettari di parco ed oliveto per l\u2019arte ambientale. Con un ritmo davvero sostenuto &#8211; a volte pi\u00f9 opere in un anno &#8211; una nuova opera viene ideata e posizionata nella tenuta.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Il 5 marzo 2015 la vegetazione del parco di Celle \u00e8 stata duramente colpita da una terribile tempesta di vento, che l\u2019ha privata di ben 550 piante storiche. Nei mesi successivi, un costruttivo dialogo tra Giuliano Gori, Andrea Mati e Mirko Bianconi \u00e8 sfociato in un\u2019iniziativa riparatoria con la piantagione di cipressi, nell\u2019intenzione di sottolineare l\u2019importante ruolo che la natura svolge all\u2019interno della collezione di Celle.<\/p>\n<p>Trenta cipressi disposti su quattro filari convergenti dal paesaggista-musicista Andrea Mati suggeriscono al visitatore il percorso da compiere verso il punto \u201cfocale\u201d dell\u2019opera: una particolarissima Serra, progettata dallo scrittore (e architetto) Sandro Veronesi. Ispirandosi al paraboloide iperbolico, mito ingegneristico del secolo scorso ed espressione plastica del concetto fisico di \u201cresistenza per forma\u201d, Veronesi realizza un monumento in acciaio inox e vetro dedicato alla Poesia, intesa essa stessa come simbolo universale della \u201cresistenza per forma\u201d.<\/p>\n<p>Fin dall\u2019inizio l\u2019intervento \u00e8 stato concepito per individuare il punto in cui realizzare una serra nella sua funzione pi\u00f9 autentica, cio\u00e8 di spazio dove favorire la crescita di piante. La tradizione letteraria italiana \u00e8 ricca di riferimenti alle piante, dal busso e dai ciliegi della &#8220;Signorina Felicita&#8221; di Gozzano ai limoni di Eugenio Montale, dalla ginestra di Leopardi ad altri celeberrimi cipressi toscani, quelli cantati da Giosu\u00e8 Carducci. Cos\u00ec, il piccolo padiglione progettato da Veronesi \u00e8 dotato all\u2019interno di un semenzaio dove, di volta in volta, queste essenze saranno incubate e prodotte, per rendere omaggio ai poeti di oggi.<\/p>\n<p>Il numero 30 \u00e8 solo un punto di partenza, da incrementare negli anni piantando altri cipressi nell\u2019area del parco. Si tratta quindi di un progetto \u201cin progress\u201d che sintetizza la vocazione della Fattoria di Celle a stimolare, attraverso una struttura-opera funzionante, una riflessione e un rinnovato apprezzamento della poesia.<\/p>\n<p>La \u2018Serra\u2019 \u00e8 la \u2018prima\u2019 creazione in senso artistico e plastico di Veronesi. Visitando Celle \u00e8 possibile ammirare anche le opere di Magdalena Abakanowicz, Stefano Arienti, Alice Aycock, Roberto Barni, Massimo Biagi, Frank Breidenbruch &amp; A.R.Penck (Ralf Winkler), Daniel Buren, Alberto Burri, Hera B\u00fcy\u00fckta\u015f\u00e7\u0131yan, Enrico Castellani, Loris Cecchini, Giuseppe Chiari, Pietro Coletta, Fabrizio Corneli, Stephen Cox, Nicola De Maria, Luciano Fabro, Ian Hamilton Finlay, Piero Fogliati, Jean Michel Folon, Michel Gerard, Hossein Golba, Bukichi Inoue, Menashe Kadishman, Dani Karavan, Anselm Kiefer, Joseph Kosuth, Olavi Lanu, Sol LeWitt, Daniele Lombardi, Richard Long, Luigi Mainolfi, Luciano Massari, Eliseo Mattiacci, Fausto Melotti, Alessandro Mendini, Aiko Miyawaki, Robert Morris, Hidetoshi Nagasawa, Nunzio, Dennis Oppenheim, Mimmo Paladino, Marta Pan, Giulio Paolini, Claudio Parmiggiani, Giuseppe Penone, Beverly Pepper, Michelangelo Pistoletto, Jaume Plensa, Anne e Patrick Poirier, Dimitri Prigov, Ulrich Ruckriem, Gianni Ruffi, Richard Serra, Susana Solano, Alan Sonfist, Giuseppe Spagnulo, Aldo Spoldi, Mauro Staccioli, Marco Tirelli, George Trakas, Costas Tsoclis, Emilio Vedova, Gilberto Zorio.<\/p>\n<p>Abbiamo intervistato Giuliano poco dopo l\u2019inaugurazione della Serra.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><i>Giuliano, la sua vita in poche righe proprio da dove inizia<\/i><\/p>\n<p>Sono nato a Prato il 16 agosto 1930, sono sposato con Giuseppina Taddei con la quale sono nati quattro figli. E sono dimorante a Santomato di Pistoia dal 1970.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Nel 1982 inauguro gli Spazi d\u2019arte alla Fattoria di Celle, la prima collezione privata d\u2019arte ambientale, oggi conta una ottantina di installazioni ed \u00e8 servito da modello a numerose altre iniziative nel mondo.<\/p>\n<p>Ho ricoperto molti incarichi e sono membro di diversi comitati per l\u2019arte ed il paesaggio (e ho promosso centri e parchi di sculture non miei), mi hanno premiato nel 2017 con il \u201cLifetime Achievement Award\u201d istituito dall\u2019Istituto Italiano della Cultura ed il Museum of Contemporary Art di Los Angeles ed il Suor Orsola Benincasa mi ha conferito una laurea honoris causa in Conservazione dei Beni Culturali. A Napoli ci sono stato anche come curatore responsabile della sezione Arti Visive della Citt\u00e0 delle Scienze, Bagnoli (Napoli) dal 1995 al 1996.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Sono fiero di dire che nel 1996 l\u2019Associazione Internazionale degli Architetti Paesaggisti ha conferito il 1^ premio a Celle per il miglio parco privato italiano.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><i>Oltre 64 artisti per oltre 80 opere che si integrano nel paesaggio, anzi diventano tutt\u2019uno con esso. Cosa l\u2019ha ispirata ad iniziare e proseguire con sempre maggiore dedizione la sua collezione di arte ambientale ospitata dalla sua tenuta, la Fattoria di Celle, poco fuori Pistoia nella meravigliosa trama del paesaggio toscano che ancora produce olio e vino?<\/i><\/p>\n<p>La mia collezione ha due intervalli precisi, uno che definirei storico (i cui lavori risalgono alla guerra e successivi, soprattutto di artisti che allora rappresentavano l\u2019avanguardia ed utilizzavano linguaggi nuovi). Per questo contingente di opere avevo ristrutturato un piccolo edificio a Prato che divenne presto un cenacolo, un luogo id incontro molto effervescente dove artisti e critici venivano volentieri da ogni parte d\u2019Italia (Prato, come lo chiamo io, \u00e8 l\u2019ombelico della penisola, tappa obbligata per chi viene da Nord e chi viene da Sud del paese). Questo cenacolo vivace dur\u00f2 fino alla primavera degli anni 70.<\/p>\n<p>Abbiamo trasferito la collezione storica a Celle, nella villa dove trovi anche 10 lavori di Burri, ad esempio e molti altri. Questa collezione non ha niente in comune con quella di arte ambientale di Celle, che inizia dopo di questa.<\/p>\n<p>Nella mia vita ho capito presto di essermi innamorato del modo di fare arte ma nel 1961 ho fatto un\u2019esperienza che mi ha cambiato il modo di intendere l\u2019arte. In quell\u2019anno visitai il Museo di arte catalana di Barcellona &#8211; ero in citt\u00e0 perch\u00e9 mi avevano invitato alla locale universit\u00e0 per un\u2019introduzione ed un omaggio ad un artista, Osvaldo Licini.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Il museo ospitava opere d\u2019arte antica anche dall\u2019anno 1000 in avanti, allestite nei contesti re\/costruiti appositamente, per dare un-idea delle condizioni esistenti quando l\u2019artista ha concepito il suo lavoro. Per darle un\u2019idea, se il pezzo esibito era una pala d\u2019altare, allora veniva mostrata con un altare ricostruito attorno. Ricordo ancora che chiamai immediatamente mia moglie Pina che era rimasta a Prato per dirle che ero davvero meravigliato e che avrei voluto tornassimo insieme a visitare ancora questo museo. Mia moglie mi rispose che forse anche io sarei stato impressionato da qualcosa d\u2019altro che stava per dirmi (mi rivel\u00f2 che aspettava il terzo figlio!)<\/p>\n<p>In quel periodo vedevo anche le prime opere di arte ambientale che erano concepite con materiali precari per manifestazioni temporanee. Cos\u00ec ho voluto sfidare gli artisti a lavorare insieme allo spazio per creare un\u2019opera durevole nel tempo.<\/p>\n<p>Sono arrivato a Celle nella primavera del 1970. Prima di questa fattoria, possedevamo un\u2019altra propriet\u00e0 agricola che era fantastica da questo punto di vista (anche molto pi\u00f9 importante di Celle nella sua funzione originaria) ma non era adatta a diventare quello che per lei aveva in mente, cos\u00ec la vendetti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><i>Che tipo di pubblico negli anni ha visitato la Fattoria di Celle e cosa l\u2019ha stupita di pi\u00f9 nella relazione con esso?<\/i><\/p>\n<p>Aperto al pubblico su appuntamento fin dal primo anno, 1982, per primi sono accorsi gli stranieri, soprattutto dal Nord Europa dove l\u2019informazione sull\u2019arte contemporanea internazionale faceva parte dell\u2019informazione quotidiana sui giornali\/radio\/tv. Poi nel tempo abbiamo visto l\u2019entusiasmo con cui l\u2019Italia ha accolto le espressioni a noi pi\u00f9 vicine, a partire dagli studenti delle Accademie di BBAA e delle Universit\u00e0. Oggi posso dire che a visitarci sono soprattutto i grandi musei, le universit\u00e0 e gli enti culturali di tutto il mondo e mi stupisce che, sebbene siamo partiti nel 1981 senza modelli di riferimento, lo siamo diventati per tante realt\u00e0 internazionali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><i>Ogni opera \u00e8 nata da una visita dell\u2019artista invitato al Parco di Celle e da una libera relazione tra lei, figura di mecenate atipico e che ricorda molto da vicino il rapporto tra arte e territorio che fu proprio di illustri predecessori toscani, e la personalit\u00e0 di volta in volta prescelta. Le opere creano un sogno ad occhi aperti da attraversare, abile a catturare anche chi non \u00e8 esperto di \u2018arte\u2019 in senso professionale.<\/i><\/p>\n<p>Le opere un tempo si realizzavano per commissione ma oggi sia questa che altre caratteristiche della creazione artistica sono andate perse.<\/p>\n<p>Non mi definisco mecenate perch\u00e9 non compio nessun atto da mecenate per come \u00e8 inteso ora. Oggi i moderni mecenati che sostengono l\u2019arte lo fanno soprattutto per il proprio ritorno pubblicitario.<\/p>\n<p>Amo piuttosto definirmi un imprenditore senza profitto.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Da collezionista sono diventato un imprenditore senza profitto.<\/p>\n<p>Soprattutto ho voluto sperimentare quel legame che, nel corso dei secoli recenti col sorgere della figura del mediatore, era venuto meno. Cio\u00e8 instaurare il rapporto diretto tra il committente e l\u2019artista, invitando quest-ultimo a lavorare sul posto, tenendo presente le specificit\u00e0 del luogo. E\u2019 un modello antico che a Celle ritorna.<\/p>\n<p>Voglio anche sottolineare che lavorare in un contesto come quello ambientale richiede moltissimo tempo, dai 3 mesi ai due anni per opera. E l\u2019impegno \u00e8 grandissimo.<\/p>\n<p>Per esempio, per l\u2019ultimo lavoro di Veronesi ci sono voluti sedici mesi di lavoro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><i>Per la prima volta quest\u2019anno si \u00e8 cimentato con la poesia e con la scrittura anche se la sua fondazione edita libri e cataloghi di pregio. Ci racconta pi\u00f9 da vicino come \u00e8 arrivato a invitare proprio Sandro Veronesi ed Andrea Mati?<\/i><\/p>\n<p>Le copio qui l\u2019introduzione del mio testo scritto per il volume dedicato alla Serra dei Poeti, che \u00e8 una collaborazione a 4 mani tra due eccellenti creativi:<\/p>\n<p>\u2018L\u2019ottantesima opera ambientale di Celle \u00e8 apparsa come un fiore spontaneo nell\u2019uliveto a ovest del parco. Con le sembianze di un aquilone sembra esser planata per adagiarsi sull\u2019erba circostante ad aspirare il nettare delle altre opere, impregnate anch\u2019esse di poesia.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Con il variare della luce e del clima la <i>Serra<\/i> offre sensazioni sempre nuove, avvalendosi della sua vitrea trasparenza e di notte evoca immagini surreali, come se una porzione del cosmo stellare si fosse appropriata dello spazio interno per radicarne il principio di un laboratorio astronomico.<\/p>\n<p><i>La SERRA DEI POETI<\/i>, magistralmente realizzata dallo scrittore e architetto Sandro Veronesi,<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>\u00e8 il segmento che ricongiunge in modo circolare il nostro primo incontro con Bartolomeo Sestini, poeta e patriota da sempre, architetto una sola volta per la Voliera del parco di Celle \u2013 manufatto che<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>racchiude in s\u00e9 le caratteristiche dell\u2019arte ambientale, e per questo da noi subito elevato a simbolo dei nostri successivi interventi.<\/p>\n<p>L\u2019emozionante coincidenza, idealmente celebrata dall\u2019incontro della Voliera con la <i>Serra dei Poeti<\/i>, conferma la vocazione di Celle come luogo predestinato all\u2019<i>eccellenze, <\/i>dove diversi artisti hanno radicalmente cambiato la loro creativit\u00e0 espressiva. Sandro Veronesi e Bartolomeo Sestini hanno molto in comune tra loro, celebri nella letteratura, laureati<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>in architettura, entrambi realizzano a Celle il loro unico progetto architettonico.\u2019<\/p>\n<p><span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><i>Quali sono i poeti \u2018rappresentati\u2019 dai semi della Serra?<\/i><\/p>\n<p>Premetto che \u00e8 un progetto destinato ad allargarsi a includere le espressioni poetiche di diverse provenienze e differenti epoche. Per iniziare abbiamo compiuto, insieme agli autori della Serra,<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>una scelta non esaustiva ma molto personale tra poeti italiani: Guido Cavalcanti (1255-1300), Dante Alighieri (1265-1321), Francesco Petrarca (1304-1374), Giovanni Boccaccio (1313-1375), Ludovico Ariosto (1474-1533), Torquato Tasso (1544-1595), Ugo Foscolo (1778-1827), Alessandro Manzoni (1785-1873), Giacomo Leopardi (1798-1837), Giosu\u00e8 Carducci (1835-1907), Giovanni Pascoli (1855-1912), Gabriele D\u2019Annunzio (1863-1938), Eugenio Montale (1896-1981), Giuseppe Ungaretti (1888-1970), Pier Paolo Pasolini (1922-1975), Michelangelo Buonarroti (1475-1564), Bartolomeo Sestini (1792-1822), Umberto Saba (1883-1957), Dino Campana (1885-1932), Vincenzo Cardarelli (1887-1959), Camillo Sbarbaro (1888-1967), Salvatore Quasimodo (1901-1968), Sandro Penna (1906-1977), Leonardo Sinisgalli (1908-1981), Mario Luzi (1914-2005), Andrea Zanzotto (1921-2011), Giovanni Giudici (1924-2011), Amelia Rosselli (1930-1996), Alda Merini (1931-2009), Valentino Zeichen (1938-2016).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><i>Lei come lettore: che luoghi, che tempi, che metodi? Quale libro \u00e8 tra le sue mani adesso?<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/i><\/p>\n<p>Naturalmente nella prima parte della vita mi sono dato molto alla letteratura e poi nel tempo sono passato alla saggistica. Attualmente mi interessa molto Andrea Emo, un filosofo scoperto recentemente da Massimo Cacciari che ha scritto alcuni passaggi indimenticabili sull\u2019arte &#8211; le opere d&#8217;arte, i poemi, le forme, sono testimoni del tempo, di un attimo irripetibile del tempo. Sono gli orologi del tempo, e, forse come tutte le opere umane, le creatrici del tempo che perpetuano. Appunto perch\u00e9 affermano un istante che non fu mai prima e non si ripeter\u00e0 mai pi\u00f9; appunto perch\u00e9 sono consustanziali a questo istante, le opere d&#8217;arte, le opere della coscienza, sono eterne. <i>Ecce mysterium<\/i>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><i>Che musica ascolta in questi periodo?<\/i><\/p>\n<p>La musica \u00e8 parte integrale della mia vita, a parte Celle.<\/p>\n<p>Se vogliamo parlare di Celle, dovrei dirle proprio a questo punto (dato che mi chiede della mia musica preferita) che non ho mai considerato Celle come un parco di sculture o un parco d\u2019arte. Anzi, il suo opposto.<\/p>\n<p>Celle andrebbe considerata come un laboratorio interdisciplinare dove trovano posto, accanto all\u2019arte e in maniera paritetica, musica letteratura e poesia ed ogni altra manifestazione della cultura. Il nostro penultimo lavoro installato prima della Serra di Veronesi \u00e8 stato un lavoro di Daniele Lombardi (la Porta Musicale per la Cappella di Celle 2016. Ci ha lasciati da poco, e poco prima di aprire il Maggio Fiorentino. Era un eccellente compositore e del pari un eccellente esecutore ma era molto legato anche alla poesia visiva e alla pittura, sperimentando in entrambe. Ha un grande posto qui. E nei 35 anni di relazione, abbiamo fatto cose meravigliose insieme. Adesso sto ascoltando le sue composizioni.<\/p>\n<p>Qui da noi sono passati molti musicisti amici, come per esempio Luciano Berio (che ha donato uno dei suoi lavori, il primo!) e Max Neuhaus. Di quest\u2019ultimo mi ha sempre colpito il concetto del suono&amp;silenzio, infatti aveva ideato per Celle una musica\/frequenza di cui ci si accorgeva soltanto nel momento in cui, ad intervalli, si interrompeva. Cio\u00e8 dal silenzio si risaliva alla presenza della musica precedente mentre quando suonava non moltissimi visitatori si accorgevano di quest\u2019opera. Ci siamo divertiti per un periodo a fare statistiche e a volte in un gruppo di 20 visitatori, solo 1 \u2018capiva\u2019<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>e sentiva questa opera.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><i>Cosa ha imparato sin qui dalla vita?<\/i><\/p>\n<p>Mi servirebbe lo spazio di qualche tomo per dirle cosa ho imparato e, anche cos\u00ec, potrei aggiungere che ogni giorno, ogni giorno continuo ad apprendere e ogni giorno, ogni giorno so di non sapere abbastanza,<\/p>\n<p>Vorrei anche dirle che sono un profondo amante della natura e che non smetter\u00f2 mai di studiarla.<\/p>\n<p>Di recente ho visto un esperimento, mettevano dei sensori in un vaso di fiori e trasformavano in musica i linguaggio delle piante, altrimenti non udibile. Io sono stato sempre convinto dell\u2019esistenza del linguaggio delle piante e del fatto che usassero un codice di comunicazione, ho scritto tanto in questi anni su eccezionali esempi di cui sono stato testimone. Mi piacerebbe, un giorno, pubblicare le mie esperienze per raccontare il linguaggio della natura.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Fonte della foto di copertina: <a href=\"http:\/\/followartwithus.com\">Follow Art With Us<\/a><\/p>\n<p>Pianifica la tua visita alla Fattoria di Celle:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.goricoll.it\">http:\/\/www.goricoll.it<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Ho visitato la Fattoria di Celle qualche anno fa insieme ad un giovane scultore toscano ed \u00e8 stata un\u2019esperienza &hellip; <a href=\"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/giuliano-gori-fattoria-di-celle\/\">Continua<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":11323,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[12],"tags":[273,7561,7572,7575,149,7548,3430,2417,7556,7555,2578,2100,166,7550,7564,7569,1029,7567,7563,7574,7568,7560,7565,7559,7554,453,7551,202,1273,7553,7571,2036,930,7557,7558,7566,7562,6639,7576],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11320"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=11320"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11320\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":11366,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11320\/revisions\/11366"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/11323"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=11320"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=11320"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=11320"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}