{"id":14475,"date":"2019-10-28T16:41:58","date_gmt":"2019-10-28T16:41:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.slow-words.com\/it\/?p=14475"},"modified":"2019-12-04T19:47:02","modified_gmt":"2019-12-04T19:47:02","slug":"atti-di-simulazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/atti-di-simulazione\/","title":{"rendered":"Atti di simulazione"},"content":{"rendered":"\n<p>Viviamo in uno schermo, siamo posizionati al suo interno e dislocati nel suo intorno. Con le serie TV tipo&nbsp;<em>Black Mirror&nbsp;<\/em>(2011-), la domanda se le nostre vite, o meglio il nostro subconscio, sia un flusso costante di simulazioni, sembra pi\u00f9 un noto clich\u00e9 che una rivelazione illuminata. Ci\u00f2 nonostante, implora riflessioni morali e filosofiche e consapevolezza audio-visiva il dove noi ci posizioniamo, all\u2019interno di uno schermo inconsapevoli della nostra presenza, invisibili a noi stessi ma visibili ad altri, <strong>oppure l\u2019esatto opposto<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>In un episodio del podcast \u2018Still Processing\u2019 intitolato \u2018Fantasie\u2019, i critici cinematografici del New York Times Wesley Morris e Jenna Wortham analizzano l\u2019ossessione degli Oscar a premiare film che creano una storia di tensione razziale crescente. Nel 1994,&nbsp;<em>Forrest Gump <\/em>\u00e8 il film che ha rivoluzionato l\u2019uso del CGI (<em>computer generated image<\/em>) e del Chroma Key inserendo il protagonista, Forrest, in immagini di archivio che lo mettono a fianco e lo fanno interagire con personaggi deceduti o lo piazzano nel teatro dei maggiori momenti della storia politica e culturale americana. Piuttosto che ricostruire quelle scene, <em>Forrest Gump<\/em> inserisce senza traumi e discontinuit\u00e0 il personaggio in momenti storici. C\u2019\u00e8 una differenza tra ricostruzione e simulazione, specialmente quando l\u2019azione include e inietta il materiale d\u2019archivio in direzioni che cambiano la nostra percezione di quel preciso momento storico. Morris discute la scena dove Forrest \u00e8 messo nel campus dove il controverso governatore dell\u2019Alabama, George Wallace, denuncia l\u2019integrazione degli studenti di colore nell\u2019Universit\u00e0 del suo stato nell\u2019estate del 1963. In questa sequenza vediamo Vivian Malone, una delle tre nuove studentesse nere, perdere il quaderno mentre entra a scuola. I disegnatori degli effetti speciali fanno in modo che Forrest \u00e8 nell\u2019inquadratura, prende il quaderno e lo passa a Vivian. Morris conclude \u2018ti rendi conto in pezzi del film come questo che il film \u00e8 su Forrest non su Vivian\u2019. Il giornalista del NYTimes intendeva che Forrest Gump, un americano bianco na\u00efve, gentile, che \u00e8 ovviamente un personaggio di fiction, diventa la storia. Questa simulazione nei materiali di archivio crea una fantasia molto reale di politiche razziali in America. E, come dice Morris, non posso che ricordare che D.L. Hughley&nbsp;(<em>l\u2019attore americano Darryl Lynn<\/em>) ripeteva questa stessa frase dal 2018 quando era in tour in diversi talk show per promuovere il suo libro \u2018How to Not Get Shot\u2019: \u201cIl posto pi\u00f9 pericoloso dove vivere per i neri \u00e8 nell\u2019immaginazione dei bianchi\u2019\u2019<\/p>\n\n\n\n<p>Non per togliere nulla a quello a cui D.L. si riferiva invece lo userei come leva per pensare alle molte differenti immaginazioni che abitano i nostri s\u00e9 personali e politici. Quindi diventa importante resistere a vivere nell\u2019immaginazione o nella fantasia di qualcun altro. Con la direzione in cui la simulazione lavora cos\u00ec invisibilmente nelle nostre vite &#8211; sui social, sui nostri telefoni, computer e videogiochi &#8211; \u00e8 davvero pericoloso vivere nelle fantasie simulate che abbiamo creato per noi stessi.<\/p>\n\n\n\n<p>Ironicamente e storicamente, <em>Il Ladro di Baghdad <\/em>(1940), un film che prende ispirazione dalle <em>Notti D\u2019Arabia<\/em>, e andr\u00e0 ad influenzare film come <em>Aladino<\/em>, \u00e8 stato anche un traguardo tecnico importante nell\u2019industria e nella storia del cinema. Larry Butler ha inventato il primo processo di Chroma Key per gli effetti speciali di questo film e ha ricevuto anche un Oscar nel 1940, che poi rivoluzioner\u00e0 la produzione di film. Non \u00e8 una coincidenza che un film con fantasie orientaleggianti sul mondo arabo finisca a diventare la porta per ci\u00f2 che noi ora comunemente intendiamo come schermo verde ed in seguito CGI. Questa tecnologia non fa altro che rendere possibile restare in un posto mentre si appare in un altro. Ad esempio prendere un paesaggio e circondarsene, oppure inserirsi in una regione remota.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La Giordania ha una lunga relazione con lo schermo verde che specchia la sua concezione come nazione, ed anche cosa gli altri vi hanno proiettato sopra. E\u2019 stata una delle location dove hanno girato il famoso&nbsp;<em>Lawrence of Arabia&nbsp;<\/em>nel 1962, e nei passati trent\u2019anni dato che la regione continua ad avvolgersi in una spirale di incertezza, si pubblicizza lentamente come un luogo dove girare film storici di Hollywood. Le strade di Talbieh, un campo profughi giordano, diventano le strade irachene viste in <em>Hurt Locker <\/em>(2008), la tinta arancio del Wadi Rum (<em>letteralmente, la Valle della sabbia rossa leggera, un luogo desertico giordano molto famoso e pop<\/em>olare <em>dove sono state anche trovate rovine romane)<\/em> avrebbe abbellito i misteri e le meraviglie visive di <em>Star Wars <\/em>e de <em>I marziani<\/em> (2015). E un altro momento le strade di Amman sono state anche il sito dove il Palestinian Revolutionary Film Movement era solito produrre film sulla resistenza armata palestinese.<\/p>\n\n\n\n<p>Per loro, queste strade erano una sorta di allungo, anche se di un sapore differente, nella Palestina. In parallelo, l\u00ec anche una rivolta nella filmografia palestinese indipendente, specialmente con Annemarie Jacir ed il suo <em>When I saw you <\/em>(2012), infine il western arabo con il film storico&nbsp;<em>Theeb <\/em>(2014).<\/p>\n\n\n\n<p>La Giordania ha visto chiunque da Godard a Mat Damon, da&nbsp;Annemarie Jacir a John Stewart camminare attraverso il suo paesaggio e filmarlo. La Giordania \u00e8 sempre stata l\u00ec sullo schermo ma qualche volta anche invisibile all\u2019occhio.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.slow-words.com\/it\/shuruq-harb-ramallah\/\">Shuruq Harb<\/a> (Palestina, 1980-), traduzione dall\u2019inglese a cura di Slow Words<br><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Viviamo in uno schermo, siamo posizionati al suo interno e dislocati nel suo intorno. 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