{"id":14519,"date":"2019-11-12T13:42:01","date_gmt":"2019-11-12T13:42:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.slow-words.com\/it\/?p=14519"},"modified":"2020-01-30T16:51:27","modified_gmt":"2020-01-30T16:51:27","slug":"labirinto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/labirinto\/","title":{"rendered":"Labirinto"},"content":{"rendered":"\n<p>Gi\u00fa dal Ponte sul Bosforo<\/p>\n\n\n\n<p>Suona la sveglia. Un suono simile alla campana che annuncia l\u2019ora del pasto allo stanco equipaggio di un mercantile. Ma chi mai pensa alle navi mercantili? Quel suono proviene dall\u2019appartamento accanto, o forse da un sogno. Dal sogno di qualcuno che dorme nell\u2019appartamento accanto. Il vento entra dalla porta del balcone e riempie l\u2019interno. La tenda leggera si agita. Qualunque sia la stagione, l\u2019aria frizzante del mattino d\u00e0 un senso di freschezza. Mentre l\u2019orlo della tenda si contorce verso il letto, anche il suono della sveglia cresce di volume. Con gli occhi ancora chiusi, Boratin si allunga cercando di spegnerla. La mano si aggira sul comodino. Si ferma. Aspetta, poi ci riprova. Non riuscendo a trovarla, apre gli occhi. Fuori sta albeggiando. Gli oggetti della stanza si distinguono appena, immersi nel buio. Che posto \u00e8? Non somiglia a una stanza d\u2019ospedale. La coperta, il balcone, la finestra sono diversi. S\u00ed, questo non \u00e8 un ospedale. Sono arrivato a casa, credo. Fuori dalla finestra si vede il cielo. Sul bordo del comodino, i flaconi di medicinali. Aiutano s\u00ed a dormire, le medicine, ma non bastano a placare l\u2019emicrania. I suoi occhi si richiudono. La mano cade sul cuscino. Mentre frusciano le foglie di un albero vicino al balcone, il fresco avvolge le sue braccia nude.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Boratin si risveglia quando si \u00e8 fatto giorno e il vento si \u00e8 calmato. La tenda \u00e8 tranquilla. Un rombo viene da fuori, da quartieri lontani, crescendo e moltiplicandosi fin qui. Si guarda intorno, cercando di capire se si \u00e8 gi\u00e0 svegliato in questo stesso posto. La stanza \u00e8 ampia. Il colore avorio delle pareti \u00e8 semplice, ma il rivestimento in acero dell\u2019armadio di fronte \u00e8 fin troppo chiaro. Sarebbe stato meglio un tono pi\u00fa scuro. Chi l\u2019ha scelto, questo armadio, sono stato io? Boratin dubita del suo buon gusto. La sera prima, quando l\u2019avevano portato in questa casa che non conosceva, aveva sperato che al risveglio, l\u2019indomani, la casa gli avrebbe offerto dei ricordi. La porta del balcone, l\u2019armadio e il com\u00f2 gli rammentano una camera d\u2019albergo vista per la prima volta. Riconosce soltanto i flaconi di medicinali. Si mette dritto a sedere sul bordo del letto. Si irrigidisce per il dolore al petto. Si sfila la canottiera e va con lo sguardo alle costole. Per vederle meglio si dirige verso lo specchio. Una delle costole destre \u00e8 rotta. La tocca con la mano. Sente il bruciore sotto la pelle. Era stato fortunato, cos\u00ed gli avevano detto. Una sola frattura. Nessun altro danno al corpo; ma loro non considerano la memoria perduta come una parte del corpo. Alza gli occhi e si guarda in viso. Quel viso conosciuto una settimana prima. Cos\u00ed nuovo. Salve, sconosciuto, si dice. Il viso nello specchio, \u00e8 ovvio dal labiale, risponde con le stesse parole. Come ieri sera. Quando ieri sera era tornato a casa, intorno c\u2019era il silenzio. Aveva girato a passo lento per le stanze, come se stesse visitando un museo, era passato scivolando tra i soprammobili e le chitarre. Aveva preso i farmaci dalla busta dell\u2019ospedale. Aveva bevuto due bicchieri d\u2019acqua. Si era guardato il viso allo specchio. Si era tolto la camicia, i pantaloni e i calzini. Si era steso sul letto, in attesa, senza muoversi, chiudendo gli occhi. Aveva contato, inspirando ed espirando. Non aveva dimenticato i numeri. Quarantuno, quarantadue, quarantatr\u00e9. Poi era crollato.<\/p>\n\n\n\n<p>In ospedale gli avevano detto di stare calmo. Ha perso la memoria, non abbia paura, con il tempo la riacquister\u00e0, gli avevano detto. Per prima cosa si erano occupati della costola, poi si erano incuriositi su cosa fosse accaduto a quell\u2019uomo che a partire da una costola rotta e da una memoria persa cercava di ricreare una persona intera.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 curioso, aveva detto alla dottoressa, lei si interessa a me pi\u00fa di quanto non faccia io stesso. Questo \u00e8 il mio lavoro, gli aveva risposto lei. La perdita della memoria pu\u00f2 apparire terrificante, Boratin Bey, ma la sua situazione \u00e8 relativamente buona. Se non altro conosciamo il suo indirizzo e la sua identit\u00e0 dalle carte nel portafogli. Se pure lei non lo ricorda, anche queste sono parti di lei, proprio come quel tatuaggio che si \u00e8 fatto fare sulla schiena non sa pi\u00fa dove n\u00e9 perch\u00e9. Lei possiede delle cose a cui ora non \u00e8 in grado di dare un senso, ma che con il tempo riuscir\u00e0 a ricomporre. Qualunque sia stata la sua storia passata, voleva sfuggire a un lato di questo mondo che forse le pesava troppo. Ha osato farlo, ci \u00e8 persino riuscito. Il suo scopo l\u2019ha raggiunto, ma per vie insperate. Gi\u00fa dal Ponte sul Bosforo\u2026 Da qui in avanti potr\u00e0 tracciare meglio il suo percorso. Dottoressa, oltre alle medicine lei somministra ai suoi pazienti anche speranze? Allora mi spieghi questo: la mia mente non ospita una singola informazione su me stesso, ma \u00e8 piena di nozioni sul resto. Conosco i nomi dei filosofi dell\u2019antichit\u00e0, i colori delle squadre di calcio, le parole del primo astronauta sceso sulla Luna. Nel mio portafogli non vedo neanche un singolo indizio su di me, non ricordo nemmeno il mio nome. Quel nome me l\u2019avete detto voi e io l\u2019ho accettato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nel volto allo specchio cerco un segno che mi tranquillizzi, un\u2019espressione che mi indichi la strada. Accosto l\u2019orecchio al viso sullo specchio, lo poso dov\u2019\u00e8 la sua bocca. Liscio. Freddo. Sento ruggire un\u2019onda che \u00e8 stata intrappolata qui molte ere fa. Desideri oscuri. L\u2019odore di umido di un magazzino. Mi avvicino al tempo che in passato ho abitato, mentre ora ne sono caduto fuori. Sto per tentare la discesa nella mia memoria attraverso un\u2019altra scala, accendendo la lampada azzurra sul magazzino del mio passato, ma il suono di un campanello mi fa irrigidire. Lo squillo proviene dall\u2019interno o da fuori? Somiglia al suono dell\u2019orologio che ha rintoccato per tutta la notte. Seguendolo attraverso il corridoio. Passo accanto a un dipinto tetro. All\u2019angolo opposto del salotto vedo un telefono rosso e nero. Mi fermo e penso a cosa dovrei fare. Prima ancora di prendere una decisione il telefono smette di suonare. Ha una cornetta vecchio stile, non ci sono tasti che si premono, le cifre si selezionano girando una rotella. \u00c8 decorato con particolari dorati, come quelli che piacciono agli anziani. Il telefono riprende a suonare. Stavolta \u00e8 pi\u00fa insistente. Se rispondo, una voce<\/p>\n\n\n\n<p>sconosciuta mi chieder\u00e0 come sto. Non sentir\u00e0 il bisogno di presentarsi. Creder\u00e0 che l\u2019abbia riconosciuta. Di fronte al mio silenzio ripeter\u00e0 la domanda. E dopo un istante di titubanza comincer\u00e0 a parlare al mio posto. Parler\u00e0 delle cose che dobbiamo fare. Mi ricorder\u00e0 di una riunione o di un invito a mangiare insieme. Si metter\u00e0 a blaterare delle sfortune della vita. Dopo una breve dimostrazione di piet\u00e0 inizier\u00e0 a rimproverarmi con un tono addolorato.<\/p>\n\n\n\n<p>Snoccioler\u00e0 tutte le disgrazie del mondo, e per ognuna nominer\u00e0 una vittima, quindi, senza darmi l\u2019occasione di riagganciare, mi addosser\u00e0 le maledizioni delle vittime. E davanti al mio silenzio salter\u00e0 da un tema all\u2019altro. Quando sar\u00e0 il turno dei favori che le ho fatto, la voce si placher\u00e0, ma dir\u00e0 di non riuscire a comprendere perch\u00e9 mi sia ridotto in questo stato. Io ne approfitter\u00f2 per prendere la parola. Dir\u00f2 che nemmeno io sono in grado di capire come mai mi sia ridotto cos\u00ed. Chieder\u00f2 che mi faccia la gentilezza di raccontarmi tutti i segreti che sa sul mio conto. Avendo perso la memoria, ho anche perso tanti anni di vita da essere a zero. Chieder\u00f2 compassione, come se si trattasse di un guardiano che tiene in mano il mio passato. Selezioner\u00f2 le parole migliori. Alla voce all\u2019altro capo del filo parler\u00f2 di una storia rimasta incastrata in un angolo della mia mente. Tanto \u00e8 remoto il passato, altrettanto \u00e8 distante il futuro. Non riconosco le direzioni in cui si muovono le stelle. Sento avvicinarsi a tutta velocit\u00e0 la valanga che si fonde ai rumori del traffico, una valanga che si contorce e si avvolge su se stessa, alle spalle delle torri e dei grattacieli. Il cuore mi dice di affrettarmi. Vado a tirare la tenda. La chiudo bene, in modo che non lasci filtrare la minima luce. Lo squillo del telefono si arresta.&nbsp;<br><br><a href=\"http:\/\/www.slow-words.com\/it\/burhan-sonmez-istanbul\/\">Burhan S\u00f6nmez<\/a> (capitolo primo) da <em>Labirinto<\/em>, Nottetempo Edizioni, 2019 (traduzione di Nicola Verderame)<\/p>\n\n\n\n<p>\u00a9 Burhan S\u00f6nmez, 2018 \u00a9 Kalem Agency<br>\u00a9 2019 nottetempo srl&nbsp; \u00a9 Walkabout agency<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Per saperne di pi\u00f9 su <em>Labirinto<\/em> e comprare online il libro:<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/edizioninottetempo.it\/it\/prodotto\/labirinto\">http:\/\/edizioninottetempo.it\/it\/prodotto\/labirinto<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gi\u00fa dal Ponte sul Bosforo Suona la sveglia. 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