{"id":15305,"date":"2021-04-08T18:33:57","date_gmt":"2021-04-08T18:33:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.slow-words.com\/it\/?p=15305"},"modified":"2022-01-04T16:13:55","modified_gmt":"2022-01-04T16:13:55","slug":"trallalla-street-artist","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/trallalla-street-artist\/","title":{"rendered":"Trallall\u00e0, street artist"},"content":{"rendered":"\n<p>Un nome buffo e orizzontale (Trallall\u00e0), occhi chiari &#8211; vigili e remoti &#8211; che la sanno lunga, sempre in giro in bicicletta anche quando non era di moda.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Lo &#8216;street artist&#8217; napoletano ha appena pubblicato con un&#8217;editrice cittadina (Magmata) un libro d&#8217;artista che raccoglie la sua pi\u00f9 prolifica (ed apprezzata) produzione di <em>clean graffiti <\/em>dedicata alle donne extralarge, alle <em>ciacione<\/em>&nbsp;(in dialetto, le donne abbondanti e consciamente sensuali): le sirene.<\/p>\n\n\n\n<p>Nonostante il lockdown, il libro \u00e8 stato presentato in giro per la citt\u00e0, come si faceva un tempo con le fanzine. #savethemermaids ha proprio la forma di una rivista: il colore della copertina \u00e8 rosso pompeiano <a href=\"http:\/\/www.slow-words.com\/it\/save-the-mermaids\/\">e lo abbiamo recensito per voi <\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>A \u2018braccia\u2019 e col passaparola \u00e8 arrivato ai suoi lettori, negli sparuti crocicchi di resistenti che camminano per salvarsi e per continuare a meravigliarsi, alzando gli occhi al cielo e su quello straordinario museo di graffiti che \u00e8 il centro storico di Napoli, primo grande esperimento di pedonalizzazione su vasta scala (ed ad oggi il centro cittadino e patrimonio UNESCO pedonale pi\u00f9 grande d&#8217;Europa).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Una fanzine non \u00e8 solo formato ma \u00e8 anche diffusione \u2018vecchia maniera\u2019: passa di mano in mano, \u00e8 letta dove \u00e8 comprata &#8211; in una pausa dal volume si incontrano gli occhi di un altro lettore.<\/p>\n\n\n\n<p>Ad ogni presentazione in queste settimane, una nuova sirena esce dalle pagine in tempo reale e viene dolcemente adagiata su un muro denso di storia e di memorie, spesso per rivitalizzare&nbsp;esercizi commerciali e librerie al collasso. Gioca con, quasi accarezza, i lavori su carta di altri artisti locali.<\/p>\n\n\n\n<p>Orfani dei turisti, i vicoli greco-romani di Napoli possono essere finalmente goduti dai loro abitanti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Declamano con tutto il loro splendore i messaggi degli street-artists, a cui Trallall\u00e0 dice di non appartenere, o almeno non in senso canonico&#8230;.E risvegliano un&#8217;idea di cittadinanza quasi rivoluzionaria: contrastare lo scempio dei diritti su pi\u00f9 vasta scala di tutti i tempi.<\/p>\n\n\n\n<p><br><em>La tua vita in poche righe, proprio da dove inizia&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Nasco a Napoli nel 1968, a ottobre: nel pieno autunno caldo. Forse \u00e8 da quell&#8217;imprinting che nasce una naturale simpatia per i contestatori in genere, per quelli che cercano di portare la Fantasia al Potere in particolare.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho trascorso tutta la mia vita a Napoli, ed \u00e8 stato come stare tra le braccia di una dondena bellissima che mi tradisce continuamente, ma che continuo ad amare, perdutamente. Ho passato la maggior parte del mio tempo per strada, per indole e per lavoro (mi occupo di ricercare locations per produzioni cine\/televisive, oltre a realizzare opere d&#8217;arte per strada).<\/p>\n\n\n\n<p>Liceo scientifico a Portici a pochi passi dallo straordinario porto del Granatello ed universit\u00e0 ad Architettura: lasciai a quattro esami dalla laurea perch\u00e9 avevo cominciato a guadagnare bene lavorando nel cinema e nella televisione.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho amato molto i miei studi: mi sono serviti per acquisire una <em>forma mentis<\/em> nell\u2019organizzazione di elementi pi\u00f9 che nella progettazione. E per conoscere gente meravigliosa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Frequentavo molto la facolt\u00e0, gli studenti di quegli anni sono ancora i miei migliori amici. Quando ero verso la fine mi chiedevo: e dopo che far\u00f2?<\/p>\n\n\n\n<p>Non mi pento di non essermi laureato e di non essere diventato un architetto.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre preparavo la tesi in scenografia ho cominciato a bazzicare il circuito cine televisivo, nel quale lavoro ormai da trenta anni.<\/p>\n\n\n\n<p><br><em>La strada come momento creativo ed espressivo accomuna tutta la tua vita (sia professionale sia artistica): \u00e8 un mezzo, un media e (come direbbe un famoso sociologo), un messaggio.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il mio lavoro di artista si realizza per strada. Non amo musei e gallerie d&#8217;arte. Sembrano obitori. Sussurri e passi in punta di piedi. Anche l&#8217; illuminazione \u00e8 da sala mortuaria.&nbsp; Mi \u00e8 venuta un&#8217;idea, per una mostra&nbsp;in un museo: tanti mazzi di fiori in decomposizione, per terra, e in vasi funerari&nbsp;pieni d&#8217;acqua stantia, a ricreare l&#8217;odore cimiteriale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217; arte in strada perde la sacralit\u00e0, non \u00e8 pi\u00f9 un feticcio intoccabile.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il museo conserva, la strada consuma.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 che mi piace \u00e8 l&#8217; aspetto effimero delle cose che faccio: alcuni lavori durano poche ore, o qualche giorno. Sole, vento, pioggia, vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 che resta \u00e8 qualche foto, alle volte neanche quello.<\/p>\n\n\n\n<p>Un lavoro in strada lo fai per dare soddisfazione al tuo ego, ma anche per chi ci vive: gli doni un sorriso, una risata o una riflessione (<em>la sua arte \u00e8 molto ironica<\/em>).<\/p>\n\n\n\n<p>Lavoro in modo molto spontaneo, non progetto se non di massima: uso, ad esempio, la bomboletta che ho al momento.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il posto che scelgo, invece, \u00e8 importante. Ha un senso: per l\u2019architettura, l\u2019ambiente in s\u00e9, per dove si trova. Il passaggio delle persone \u00e8 relativo, mi piace esprimermi anche dove non passa mai nessuno.<\/p>\n\n\n\n<p>Lavoro solo nel centro antico di Napoli, per le Sirene talvolta al mare, sugli scogli: le riporto a casa.<\/p>\n\n\n\n<p>I muri del centro, i \u2018supporti\u2019, sono di per s\u00e9 un\u2019opera d\u2019arte: stratificazioni secolari che rivelano tutte le stagioni del tempo che hanno attraversato: chiodi ottocenteschi, graffi di ogni tipo anche di proiettili, brandelli di vecchi manifesti.<\/p>\n\n\n\n<p>Napoli e Palermo secondo me sono le pi\u00f9 ricche in Italia dal punto di vista della street-art, forse perch\u00e9 con i loro centri antichi ed i loro \u2018strati su strati\u2019 hai un posto egregio dove aggiungere la tua storia.<\/p>\n\n\n\n<p>Napoli \u00e8 una citt\u00e0 incomprensibile, piena di contraddizioni: sono stato fermato qualche volta e sono sempre stati molto tolleranti.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli incontri virtuali da un po\u2019 sono pi\u00f9 di quelli che faccio in strada. Vendo su <a href=\"https:\/\/www.instagram.com\/ormai1968\/\">Instagram<\/a>, acquistano soprattutto ragazze. Di solito incorniciano i miei lavori (e io consiglio sempre il mio corniciaio, Lino Mavaro, economico e bravissimo, che sa come trattarli: doppio passe-partout in vetro e cornici adatte). Molti li attaccano direttamente sui muri di casa.<\/p>\n\n\n\n<p><br><em>Deve essere incredibile l&#8217;esperienza che stai vivendo in questi lunghi mesi di coprifuoco come artista in strada che continua a frequentarla\u2026<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>In questo momento in cui, assurdamente, si \u00e8 deciso di affrontare un&#8217;epidemia chiedendo ad un intero popolo di auto-recludersi agli arresti domiciliari,<\/p>\n\n\n\n<p>la strada si \u00e8, ovviamente, impoverita, impoverita. Mancano i suoi abitanti pi\u00f9 belli, gli studenti, gli scolari che tutte&nbsp;le mattine sciamano per le strade, i bambini di tutte le razze che riempiono le piazze, mischiandosi. Oggi, da pi\u00f9 di un anno, la citt\u00e0 ha chiuso le scuole, impedendo al futuro di costruirsi. Tecnicamente, un suicidio.<\/p>\n\n\n\n<p>Dove c&#8217;erano i ragazzini a tirare calci ad un pallone, ci sono militari in assetto antisommossa, annoiati. Una sconfitta, per tutti.<\/p>\n\n\n\n<p><br><em>Nel momento in cui musei, teatri e cinema, le scuole sono chiusi, la strada rappresenta l\u2019unico bacino di cultura \u2018offline\u2019 ed il luogo dove puoi creare uno scambio di opinioni, di libri, di storie con un altro essere. E poi le strade vuote ti permettono uno scambio visivo e umano ancora pi\u00f9 forte.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Giusto. Aldil\u00e0 di questi momenti, penso che le strade dovrebbero essere svuotate dalle auto, non dalle persone, in modo da vedere veramente le cose e parlare con gli altri. Le auto sono il vero pugno nell\u2019occhio!<\/p>\n\n\n\n<p>I flussi turistici poi, soprattutto in posti come i quartieri dove ci troviamo ora, consumano la citt\u00e0 e l\u2019idea stessa di cittadinanza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Capisco che il turismo crei lavoro e va bene cos\u00ec. Vedere comunque Napoli vuota anche di turisti, con le saracinesche abbassate, \u00e8 desolante.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><br><em>Che effetto ti ha fatto pubblicare un libro in pandemia? Come vi \u00e8 venuta l&#8217;idea di presentarlo cos\u00ec?&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019abbiamo fatto in modo strano &#8211; quasi come un\u2019azione &#8211; e posso capire che in questo momento possa sembrare anche un atto ribelle, nascosto. Con tutti i negozi e i bar chiusi del resto non avevamo molte alternative<em>.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 quasi un atto fugace: si incontra un piccolo numero di persone, si distribuisce e nel mentre si fa un attacchinaggio di nuovi poster di Sirene.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><br><em>Scegliete non solo il muro ma anche il contesto, direi: la prima volta all\u2019esterno di un piccolissimo bar molto frequentato pre-Covid e la seconda fuori ad una ottima libreria di Via Santa Chiara specializzata in autori contemporanei dal mondo arabo e non solo<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Assolutamente. Sono i contesti che in qualche modo continuano a cercare di vivere una normalit\u00e0 tra molte virgolette. Qualcuno ci ha suggerito all\u2019inizio di fare una presentazione in streaming ma abbiamo rifiutato perch\u00e9 per questo libro non ha senso.<\/p>\n\n\n\n<p>E poi anche per non piegarsi a questa logica: se inizio oggi lo faccio domani e poi dopodomani e poi per un altro libro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Invece no: continuiamo a fare le cose come si facevano una volta.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo vale per ogni azione umana. Oggi a casa puoi avere tutto quello che ti serve senza uscire, via web: dalla spesa, dalla lezione alla laurea, dal lavoro allo sport\u2026 A parte l\u2019aberrazione di una vita senza interazione sociale fisica, mi spaventa che la nostra vita passi attraverso piattaforme che non possediamo e che ti gestiscono, oltre a sapere tutto di te.<\/p>\n\n\n\n<p>Il libro in realt\u00e0 \u00e8 nato da un testo di Luca Forgione (un mio caro amico, professore di filosofia, che \u00e8 uno degli autori dei due saggi in prefazione).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Inizialmente scritto con un altro linguaggio e per un altro contesto, gli ho chiesto di riscriverlo con un linguaggio diverso (<em>alla fine ha il sapore di saggio \u2018letterario\u2019 dalla cifra intimista, quasi un corpo a corpo con la citt\u00e0<\/em>). Luca \u00e8 stato felice di farlo perch\u00e9 gli ha dato l\u2019opportunit\u00e0 di confrontarsi con un nuovo tipo di scrittura. Ed il risultato \u00e8 straordinario.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ho fatto leggere ad Alfonso (<em>Gargano, l\u2019editore di Magmata e l\u2019animatore di Perditempo, libreria-bistrot e negozio di dischi, ora chiuso da un anno<\/em>), con lui \u00e8 nata l\u2019idea di un libro con le mie immagini, il testo di Luca e quello di Gennaro Ascione (autore di un altro libro per i tipi di Magmata, <em>Vedi Napoli e poi Muori<\/em>).<\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo in mente altri due volumi, non sappiamo ancora se useremo lo stesso formato da rivista \u2018large\u2019, che io preferisco in ogni caso.<\/p>\n\n\n\n<p><br><em>ORMAI, in stampatello e preferibilmente con caratteri simili al Courier: parlaci anche di questo tuo altro progetto<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ho scritto, e scrivo, spesso la parola ORMAI sui muri della citt\u00e0. Ce l&#8217; ho scritta anche sulla pelle, e non sono il solo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>ORMAI \u00e8, in questo momento, \u00e8 il mio modo di testimoniare la consapevolezza del fatto che l&#8217;umanit\u00e0 si sta scavando&nbsp;la fossa, con il suo folle sistema di produzione, distribuzione e consumo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Distruzione inquinamento e spreco dissennato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ho sempre guardato con paura la sterminata massa di rifiuti che le societ\u00e0 umane producono.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Non so se ricordi i lavori con i sacchi della monnezza (<em>spazzatura, in dialetto<\/em>) che realizzavamo anni fa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><br><em>Certo, mi ricordo anche le scorazzate in bici di notte a metterli sui muri in piena crisi della raccolta dei rifiuti attraversando cumuli incendiati in ogni dove<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Sono riflessioni che in Campania si sono imposte con una certa urgenza qualche anno fa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Fa sorridere, con amarezza, il fatto che oggi si ergano a difensori della salute pubblica, privandoci della libert\u00e0, gli stessi soggetti che negavano ci fosse un problema rifiuti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ora che la magistratura riconosce&nbsp;il nesso causale tra smaltimento illegale dei rifiuti e aumento dei casi di tumore, mi viene&nbsp; da pensare che della salute pubblica non gliene frega un cazzo a nessuno.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>ORMAI \u00e8 perch\u00e9&nbsp;penso che il processo di distruzione sia irreversibile, e sento il bisogno di dirlo. Mi sento come uno dei passeggeri del Titanic.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Se non fossi nato a Napoli ti avrebbe attratto lo stesso il mito delle Sirene? Secondo me \u00e8 il colpo di coda della tua citt\u00e0.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Forse s\u00ec.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Qui sicuramente respiri storia dai muri ai volti, ai modi di dire: se ci fosse pi\u00f9 curiosit\u00e0 ed amore per Napoli sarebbe chiaro a tutti quanto sia imbevuta di inesauribile ricchezza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><br><em>E meraviglia, nonostante tutto.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, meraviglia.<\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 una citt\u00e0 strana, il napoletano non crede nel futuro: \u00e8 ovvio, vive su un vulcano e sa che pu\u00f2 morire da un momento all\u2019altro. Questo lo porta a non programmare e a dissipare, ad esagerare, a mangiare tutto quello che c\u2019\u00e8 perch\u00e9 del domani non v\u2019\u00e8 certezza. Napoli \u00e8 un continuo procrastinare\u2026<\/p>\n\n\n\n<p><br><em>Il posto migliore e peggiore dove vivere. Contemporaneamente.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Per me \u00e8 il posto migliore, non dico di essere fatalista anche io ma la vita \u00e8 assurda tutto sommato e quello che pensiamo di pianificare e progettare lo \u00e8 solo in minima parte.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Molto avviene cos\u00ec per caso, per il fato o, come si dice qui, per la <em>ciorta<\/em>. Per questo il mio modo di lavorare sui muri ha una piccola preparazione di base e lascia molto al caso, anche lo sbaglio e lo strappo diventano parte della <em>combine.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><br><em>Te come lettore: tempi, modi, luoghi<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Sono stato un ragazzino timido e solitario. Mi tenevo compagnia con i libri. Ho letto molto, in piedi, seduto e steso. Ho la fortuna di dimenticare ci\u00f2 che leggo. Potrei rileggere per tutta la vita un solo libro, scoprendo ogni volta qualcosa di nuovo. In effetti da qualche anno rileggo sempre gli stessi libri.<\/p>\n\n\n\n<p>In questi giorni ho sul comodino<em> La Conquista dell\u2019Inutile<\/em> il diario tenuto da Werner Herzog durante la lavorazione di <em>Fitzcarraldo<\/em> (<em>1982, Miglior Regia a Cannes<\/em>), assolutamente&nbsp;meraviglioso, un&#8217;illuminazione ad ogni pagina.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Sto rileggendo anche <em>Elogio della Fuga <\/em>di Henry Laborit, in cui si teorizza la fuga come deviazione dalle rotte imposte dalla societ\u00e0, come via di salvezza dal malessere causato all&#8217;uomo dalla competizione in una societ\u00e0 organizzata per gerarchie.<\/p>\n\n\n\n<p><br><em>L&#8217;ultima canzone che hai ascoltato o la musica che ti frulla in testa con insistenza in questi giorni?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Io ho ancora lo stereo in macchina e ascolto i cd.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ora sto (ri)consumando <a href=\"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/sono-europa\/\">Gonzales Uber Alles<\/a>. A casa la canzone che sentiamo spesso in questi giorni \u00e8 <em>Ma che ho? <\/em>di Pino Daniele, L\u2019abbiamo sentita alla radio, i bambini la stanno imparando, adoro quel sound funky.<\/p>\n\n\n\n<p><br><em>Domanda pleonastica per te quella dove ti vedi tra dieci anni (anche se oggi sembra difficile pensarlo della prossima settimana). La risposta \u00e8 ovviamente Napoli.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Vicino al mare per\u00f2. Tra dieci anni forse sar\u00f2 in pensione. Sono diventato padre tardi, a 40 anni e mi sono organizzato in funzione dei miei tre figli (<em>due gemelli di 12 e un fratellino di 8<\/em>), volevo dare loro tempo di qualit\u00e0. Se penso a quello che sta vivendo l\u2019infanzia in questo periodo, quella meno fortunata, penso che qualcuno dovr\u00e0 pagare per questo.<\/p>\n\n\n\n<p><br><em>Hai ragione ma alla fine sai anche che purtroppo nessuno pagher\u00e0\u2026<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Cosa hai imparato sin qui dalla vita?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Non penso che si impari poi molto dalla vita\u2026 Forse ho imparato la gratitudine, ho imparato la modestia &#8211; sapere di essere l\u2019infima parte di qualcosa di enorme ed incomprensibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo smarrito il rapporto con la natura, con i suoi cicli, con la morte, con la rinascita. E\u2019 tutto perso.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Viviamo nel modo pi\u00f9 assurdo e quello che mi spaventa di pi\u00f9 \u00e8 l\u2019incoscienza con cui attraversiamo tutto ci\u00f2 nonostante l\u2019uomo &#8211; per alcuni studiosi una specie aliena su questo pianeta &#8211; abbia un\u2019intelligenza incommensurabile se rapportata ad altre.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Anche io, nonostante mi impegni tanto, faccio parte di quel sistema per il quale si vive per il superfluo, si vive sprecando risorse, energie, intelligenza, sensibilit\u00e0, capacit\u00e0 poetiche.<br><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un nome buffo e orizzontale (Trallall\u00e0), occhi chiari &#8211; vigili e remoti &#8211; che la sanno lunga, sempre in giro &hellip; <a href=\"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/trallalla-street-artist\/\">Continua<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":15313,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[12],"tags":[9453,9456,15,9455,34,8853,401,9454,9451],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15305"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=15305"}],"version-history":[{"count":8,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15305\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":15388,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15305\/revisions\/15388"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/15313"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=15305"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=15305"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=15305"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}