{"id":15380,"date":"2022-01-04T16:08:45","date_gmt":"2022-01-04T16:08:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.slow-words.com\/it\/?p=15380"},"modified":"2022-04-15T16:28:46","modified_gmt":"2022-04-15T16:28:46","slug":"la-fuga-dei-corpi-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/la-fuga-dei-corpi-2\/","title":{"rendered":"La fuga dei corpi (estratto)"},"content":{"rendered":"\n<p>(&#8230;) <\/p>\n\n\n\n<p>Nel salotto trovo alcune candele. Mi assicuro che la serranda sia abbassata prima di sparpagliarle per la sala e accenderle. Fanno un buon profumo. Appare un televisore (a tubo catodico, con manopola) e una vecchia radio. I servizi da tavola sono riposti in una dispensa a vetri. Ci sono oggetti di un altro mondo, pile di giornali di quando non eravamo nati. Una caramella Herla se ne sta l\u00ec sul tavolino, tutta sola. La scarto cercando di non far rumore. Sa di menta fresca.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi sdraio a fumare su un materasso che evito accuratamente di guardare. La pioggia ticchetta contro le finestre. Nessuno pu\u00f2 vederci. Siamo noi quelli che vedono. Ieri notte Daniel ha detto che agiamo come zecche. Le zecche si arrampicano sugli alberi e aspettano; non vedono, ma sentono il calore del sangue. Si lasciano cadere su un corpo e, se lo centrano, si attaccano. Succhiano. Poi depongono le uova. E muoiono. Se non trovano un corpo, allora, si arrampicano di nuovo sull\u2019albero, e cos\u00ec via. Daniel parla sempre come se fosse implicito il significato di quel che vuole io comprenda; d\u00e0 per scontato che io capisca. Parla una lingua esoterica. A volte vorrei aprire la sua testa con un bisturi e guardarci dentro. Gli manca mai casa sua?<\/p>\n\n\n\n<p>Un fragore di pentole all\u2019altro lato della casa mi fa sussultare. Grido: Tutto bene? S\u00ec, risponde Daniel. Sono scivolato. Guardo le fiammelle ardere sulle candele. Anche stanotte non riuscir\u00f2 a prendere sonno.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi raggiunge poco dopo con un grosso cilindro di stoffa blu e lo butta ai piedi del materasso.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u2019\u00e8?<\/p>\n\n\n\n<p>Una casa. Una bella casa portatile.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi sporgo a vedere meglio e dico: Non capisco.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 una tenda, Vanni. Gli assi, la cerata e i picchetti sono intatti.<\/p>\n\n\n\n<p>Possiamo prenderla?<\/p>\n\n\n\n<p>Certo, dice lui. Dobbiamo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ha anche trovato una bottiglia di amaro e la sta versando in due bicchieri di cristallo. Come diavolo faccia a essere sempre cos\u00ec, Daniel, <em>sempre cos\u00ec irriducibilmente Daniel<\/em>, io non lo so.<\/p>\n\n\n\n<p>Restiamo in silenzio ad ascoltare la pioggia, riempiendoci i bicchieri di tanto in tanto.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 il migliore dei mondi possibili, dice a un certo punto, e la sua voce ha la tipica inflessione di quando \u00e8 brillo, con le parole trascinate languidamente in avanti come un corso d\u2019acqua che incontra un sasso: la sua <em>r<\/em> moscia di Romagna antica.<\/p>\n\n\n\n<p>Sta arrivando l\u2019autunno, dico, ma suona come una cosa triste e mi pento subito d\u2019averla detta.<\/p>\n\n\n\n<p>E lui: Passami la mappa.<\/p>\n\n\n\n<p>Apriamo la cartina sul tavolo e seguo l\u2019indice di Daniel mentre ripercorre la strada: l\u2019Aurelia fino a Ventimiglia, dove diventa la Proven\u00e7ale e infine l\u2019Autostrada dei Due Mari; poi la Catalane che si trasforma in Autopista del Mediterr\u00e1neo e prosegue per tutta la costa fino allo stretto di Gibilterra.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Italia sembra un cazzetto penzolante fra le cosce dell\u2019Europa, dice lui, e la cosa mi fa ridere cos\u00ec tanto che a momenti mi strozzo con l\u2019amaro. Poi poggia il dito in fondo alla Spagna e dice: \u00c8 qui.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi sporgo oltre la sua spalla ma vedo solo deserto.<\/p>\n\n\n\n<p>Parco naturale del Cabo de Gata?<\/p>\n\n\n\n<p>Esatto, fa lui. Cala Bruja \u00e8 qui intorno.<\/p>\n\n\n\n<p>E come la troviamo?<\/p>\n\n\n\n<p>Richiude la mappa e dice: Sar\u00e0 lei a trovarci.<\/p>\n\n\n\n<p>Sorride, solleva il bicchiere e lo butta gi\u00f9 d\u2019un fiato. Poi si alza ed esce dalla stanza. Lo osservo scomparire nell\u2019oscurit\u00e0 del corridoio. Dovrei seguirlo <em>fisicamente<\/em>?<\/p>\n\n\n\n<p>Poco dopo riappare con un pentolone e lo poggia a terra. Afferra mappa e candela, poi si siede davanti al pentolone a gambe incrociate e mi fa: Avvicinati.<\/p>\n\n\n\n<p>Il suo volto adesso \u00e8 tutto rosso. Mi inginocchio accanto a lui.<\/p>\n\n\n\n<p>Poggia il bicchiere, dice. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 nulla l\u00e0 dentro.<\/p>\n\n\n\n<p>Eseguo; raddrizzo la schiena e mi accorgo del suo sguardo, ancora fisso su di me.<\/p>\n\n\n\n<p>Le cose non sono le cose, dice. Sono altari, cupole, colonne, templi. E noi \u2013 solleva la candela \u2013 noi dobbiamo dire la messa.<\/p>\n\n\n\n<p>Avvicina la fiamma a un angolo della mappa, e in una vampata l\u2019Europa comincia ad ardere e sfilacciarsi e volare per tutta la stanza come tanti coriandoli impazziti, con la luce che illumina le pareti di questa casa abbandonata che adesso ha l\u2019energia di una bolla di elettricit\u00e0, di un vulcano in eruzione.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando il fuoco si spegne, Daniel apre la finestra per far uscire il fumo. L\u2019aria umida della sera mi rinfresca le braccia.<\/p>\n\n\n\n<p>Ti va di suonare?<\/p>\n\n\n\n<p>Potrebbero sentirci, dico.<\/p>\n\n\n\n<p>Piano piano, fa lui. A volume basso.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec acconsento a tirar fuori la chitarra dalla custodia e Daniel, che so gi\u00e0 cosa mi sta per chiedere, tossisce un paio di volte nel pugno chiuso e dice: <em>Fuga all\u2019inglese<\/em>. Ti va?<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Partire \u00e8 pi\u00f9 coraggioso di restare.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi aggiro per la casa studiandone gli infissi, ascoltando le gocce ritardatarie della pioggia cadere in qualche anfratto di l\u00e0 del muro.<\/p>\n\n\n\n<p>Qui un tempo ci abitava qualcuno. Qui ci mangiava, ci faceva l\u2019amore, ci piangeva qualcuno; adesso ci siamo noi che calpestiamo i morti, che camminiamo sulle rovine. Qui c\u2019era qualcuno che adesso non c\u2019\u00e8 pi\u00f9: ha preso la porta, ci ha poggiato la mano sopra e l\u2019ha aperta, si \u00e8 fermato, ha guardato dentro un\u2019ultima volta, poi ha chiuso la porta e se n\u2019\u00e8 andato per sempre, lasciando tutto cos\u00ec com\u2019\u00e8.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo essermi sciacquato la fronte al lavandino sbeccato del bagno, con la torcia poggiata di traverso su una mensola, torno in salotto e cado come un sacco di patate sul divano. Mi stiracchio, mi rannicchio, faccio il morto che annaspa. \u00c8 il mio modo di prendere confidenza con lo spazio. Qualcosa mi fa il solletico. Scopro dei piccoli complessi di fuliggine attaccate alle piante dei piedi come nuvole. Con un gesto li faccio cadere. Rido, mi gratto. Mollo una scorreggia. Un filamento di ragnatela ondeggia perpendicolare dal soffitto. Sembra uno spermatozoo dondolante nel liquido spermatico della stanza.<\/p>\n\n\n\n<p>Daniel?<\/p>\n\n\n\n<p>Ha smesso di russare. Lo spazio assorbe l\u2019eco della mia domanda.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi sfilo i pantaloncini e mi copro con un cuscino.<\/p>\n\n\n\n<p>Buonanotte, mi dico.<\/p>\n\n\n\n<p>Prendo sonno ma non so se mi addormento.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Una volta mia madre mi ha detto: Se esci da quella porta non rientri pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ho presa alla lettera.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><br><br>Andrea Gatti (1992), dal suo primo romanzo pubblicato (con estratto pi\u00f9 esteso) su <a href=\"https:\/\/www.pidgin.it\/prodotto\/la-fuga-dei-corpi\/\">Split<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><br>Per informazioni e per acquistare il libro:<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/www.pidgin.it\/prodotto\/la-fuga-dei-corpi\/\">https:\/\/www.pidgin.it\/prodotto\/la-fuga-dei-corpi\/<\/a><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img loading=\"lazy\" width=\"656\" height=\"1024\" src=\"http:\/\/www.slow-words.com\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/28-3-656x1024.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-15427\" srcset=\"https:\/\/www.slow-words.com\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/28-3-656x1024.jpeg 656w, https:\/\/www.slow-words.com\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/28-3-192x300.jpeg 192w, https:\/\/www.slow-words.com\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/28-3-768x1198.jpeg 768w, https:\/\/www.slow-words.com\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/28-3.jpeg 1476w\" sizes=\"(max-width: 656px) 100vw, 656px\" \/><figcaption>La copertina con illustrazioni originali<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(&#8230;) Nel salotto trovo alcune candele. 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