{"id":1542,"date":"2014-06-05T15:43:39","date_gmt":"2014-06-05T15:43:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.slow-words.com\/?p=1542"},"modified":"2014-06-27T14:56:01","modified_gmt":"2014-06-27T14:56:01","slug":"renzo-giapparize-flaneur-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/renzo-giapparize-flaneur-2\/","title":{"rendered":"Renzo Giapparize, fl\u00e2neur"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Renzo potrebbe essere uscito da una foto d\u2019inizio \u2018900 quando Montmartre e i suoi pittori cominciavano a farsi conoscere in giro per il mondo. I capelli a fumetto che fuoriescono da basco e i baffi che solleticano occhi intelligenti: ecco le linee di Renzo. La sua creativa briosit\u00e0 mi ha sempre impressionato, e cos\u00ec ho deciso di scoprire un po\u2019 meglio da dove venisse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Dove vivi i primi anni della tua infanzia?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono di Verbania, sul lago Maggiore; nasco subito dopo la fine della seconda guerra mondiale, e per me gli anni di fine anni \u201950 e i primi anni \u201960 sono anni di vita conformista fatta di casa, chiesa e pallone. Poi finalmente i lenti, le feste, il cinema, le tette. All\u2019oratorio si vanno a vedere i primi film, con i baci \u2013 quando ci sono i baci\u2026 Tutti vogliono film di azione, e l\u2019oratorio \u00e8 l\u2019unico posto dove proiettano i film e sono solo i film d\u2019azione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>E la scuola? Fino a quando stai a Verbania a studiare?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ho studiato da perito chimico ma poi nel 1964 decido di andare all\u2019universit\u00e0 di Milano. Il trasferimento a Milano \u00e8 un vero e proprio trauma: da un mondo piccolo dove tutti si conoscono all\u2019anonimato pi\u00f9 totale. Le relazioni non sono date, naturali, bisogna cercarle. Io sto in un collegio, in centro, in zona P.ta Romana. Dopo un annetto di anonimato, comincio ad orientarmi ma tutto resta meno fluido rispetto a Verbania. Ricordo solo una grande amicizia, un compagno di universit\u00e0, che mi presenta un po\u2019 di persone e mi fa conoscere Milano. Ma non \u00e8 a Milano che faccio incontri amorosi, bens\u00ec a Verbania dove incontro una ragazza francese, Nun\u00f9, con cui per\u00f2 vado poi a vivere a Milano, per un paio di anni (in via Solferino, in una piccola mansarda). Nun\u00f9 sta per Annonciade, figlia di genitori di origine siciliana ma nati in Tunisia. Nun\u00f9 si sta laureando in letteratura italiana facendo una tesi sulle edizioni censurate. Io, tra l\u2019altro, mi godo Milano che verso la fine degli anni \u201960 \u00e8 un luogo di festa continua e di imprevisti spassosi. Ad esempio, la famosa contestazione del Don Carlos alla Scala nel dicembre del 1968: tutti che urlano, pomodori che volano e io son l\u00ec a guardare e a divertirmi quando uno svizzero di passaggio chiede \u2018ma che succede?\u2019 E uno dei manifestanti risponde prontamente \u2018 Stia tranquillo, stiamo contestando il Don Carlos\u2026\u2019. E lo svizzero che chiosa: \u2018Non sapevo ci fosse a Milano tutta questa passione per la lirica\u2019. Sono storie che possono succedere solo in questi anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>E come mai decidi poi di partire per Parigi (primo viaggio \u2013 1970-1971)?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Milano continuo a fare un po\u2019 di lavoretti e a studiare, ma incombe il servizio militare. Per posticiparlo, vado in Francia per motivi di studio, anche se sono rassegnato al fatto che devo farlo \u2013 il servizio civile. Ma una inattesa gioia mi risparmia il servizio militare: il momento della verit\u00e0 avviene a Vercelli, dove mi reco per sapere dove prender\u00f2 servizio. Entro nella stanza e mi dicono \u2018Giapparize: lei non parte\u2019. Che emozione, una gioia sognata per parecchio. Il militare mi ha sempre messo angoscia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>E cos\u00ec finisci gli studi a Milano ma riparti subito per Parigi (secondo viaggio \u2013 1972-1977)?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">S\u00ec: finisco di scrivere la tesi e la discuto nella primavera del 1972. E cos\u00ec decido di andare a Parigi da Nun\u00f9, anche se io vado a cazzeggiare, nel diciottesimo (Montmartre). \u2018Palpo\u2019 il centro, annuso il mondo, conosco gente bizzarra che mi diverte molto. Gente come l\u2019Avventore: vicino ad un mercato delle pulci, trovo un bar frequentato da pensionati ed operai, e una mattina entra un tipo altissimo con gli stivali, un cappotto lungo fino ai piedi, uno sciarpone, un bell\u2019omone insomma, e ordina \u2013 \u2018un rouge!\u2019. Gli arriva il bicchiere, lo afferra e lo butta nel lavandino, davanti allo sguardo attonito dell\u2019oste. La scena si ripete: \u2018un rouge!\u2019, e il bicchiere fa la stessa fine di prima. Una risposta situazionista alla ribellione che apparentemente ribolle a Parigi in questi anni. Un\u2019altra scena che ricordo con piacere \u00e8 questa: son seduto ad un bar, e c\u2019\u00e8 un uomo bizzarro con una sveglia al collo ed alcuni oggetti addosso. Lo guardo, mi sorride, e mi dice: \u2018\u00e7a serait un rapport humain\u2019. Mi \u00e8 piaciuta l\u2019idea \u2013 o mi vuoi conoscere, o mi vedi come un pirla. Rimane l\u2019imperativo di conoscere, non di compiacerti o sorprenderti di vedere il bizzarro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Son anni di \u2018strane storie\u2019\u2026<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ah, eccone un\u2019altra storia di quei tempi. Mi trovo sul treno, ed entrano una coppia di \u2018capelloni\u2019, camicie a fiori, e sorrisi ampi. Sul treno si parlotta del pi\u00f9 e del meno e l\u2019uomo, per celebrare l\u2019amicizia ferroviaria, mi scodella davanti una tetta della moglie &#8211; che per\u00f2 non sorride molto\u2026. Un gesto a mo\u2019 di omaggio. Il cazzeggio parigino dura tre o quattro anni: Nun\u00f9 vince un concorso importante per l\u2019insegnamento e grazie al periodo era stata trasferita a Charleville-M\u00e9zi\u00e8res e tra i suoi colleghi c\u2019\u00e8 un amico, Remi, a cui sono rimasto molto legato. I ritorni a Parigi sono per chiacchierare, senza fare molte cose \u2013 per conoscere i destini. In questi anni vivo da fl\u00e2neur, con tachicardia derivante dalle indecisioni. In occasione del rientro a Verbania per il funerale di mia madre, nel 1977, mi offrono subito un posto di lavoro per insegnare scienze in un liceo scientifico e poi all\u2019istituto geometri. Anche questi sono anni divertenti. Di recente ho incontrato una giovane che ancora si ricorda alcune delle mie frasi: \u2018da giovani c\u2019\u00e8 un solo dovere: leggere e chiavare\u2019. Ricordo anche un\u2019altra mia ex-studentessa, e del suo rientro a casa dopo la scuola. E\u2019 angosciata e piangente, e piangendo dice ai suoi genitori: \u2018non voglio vivere come voi, voglio vivere come Giapparize!\u2019. Davvero anni di divertimento assoluto, anche se poi decido di trasferirsi a Milano nel 1980 perch\u00e9 a Verbania cominciano a vedermi un po\u2019 troppo come personaggio. Da allora resto tra Milano e Abbiategrasso, per poi svolgere il resto della mia carriera in un liceo artistico milanese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>E hai qualche altro ricordo di altri allievi?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sai, ogni tanto ne incontro qualcuno per strada. Qualche anno fa ho incontrato un mio ex-allievo bulgaro \u2013chiaramente omosessuale gi\u00e0 da piccolo, simpaticissimo, conoscitore di tante canzoni dialettali milanesi \u2013 che mi abbraccia, e mi ricorda un\u2019altra delle mie massime del tempo: \u2018il culo \u00e8 sempre pi\u00f9 intelligente della testa perch\u00e9 sa quello che fa! Consultate il culo, e poi rispondete\u2019.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Cosa ha fatto la societ\u00e0 e Milano per te?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla societ\u00e0 e a Milano devo tutto, la scuola, la sanit\u00e0, il paradiso che ho vissuto finora.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>E tu cosa hai dato alla societ\u00e0?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mah, credo di aver dato buonumore. A bizzeffe.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Qual \u00e8 il tuo piatto preferito?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non c\u2019\u00e8 un piatto solo, in generale mi piacciono le cose semplici \u2013 pane e olio, una salsa verde, la bruschetta. Pi\u00f9 son semplici e pi\u00f9 sento conforto, anche una fetta di salame o una mortadella\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Qual \u00e8 la tua bevanda preferita?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il vino rosso, biologico (per gioia della militanza), che non sia acido, deve essere rotondo, deve persistere un po\u2019 nel palato ed avere un bel profumo di cantina, di invecchiamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Che musica ascolti?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Jazz, in generale. Scoperto attraverso un amico di Verbania, e poi mi \u00e8 rimasto nel cuore il suono jazz. Poi ho comprato una tromba con l\u2019idea di suonarlo un po\u2019. Il libro di predilezione \u00e8 C\u00e9chov \u2013 i suoi racconti. Ora sto leggendo \u2013 anzi, rileggendo \u2013 Seneca \u2018Lettere a lucillo\u2019, e \u2018Le anime morte\u2019 di Gogol.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Qual \u00e8 il tuo talento migliore o una qualit\u00e0 che ti riconosci?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Credo di essere capace di materializzare l\u2019assurdo, una mia qualit\u00e0 in generale molto apprezzata. E riesco a mettere in atto la perseveranza, uscendo dalla potenza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Renzo potrebbe essere uscito da una foto d\u2019inizio \u2018900 quando Montmartre e i suoi pittori cominciavano a farsi conoscere in &hellip; <a href=\"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/renzo-giapparize-flaneur-2\/\">Continua<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1543,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[12],"tags":[178,437,435,192,36,434,436,220],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1542"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1542"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1542\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1966,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1542\/revisions\/1966"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1543"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1542"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1542"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1542"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}