{"id":1559,"date":"2014-06-05T16:21:45","date_gmt":"2014-06-05T16:21:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.slow-words.com\/?p=1559"},"modified":"2014-06-27T14:50:25","modified_gmt":"2014-06-27T14:50:25","slug":"flavio-favelli-artista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/flavio-favelli-artista\/","title":{"rendered":"Flavio Favelli, artista"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Fino al 14 giugno l&#8217;artista italiano Flavio Favelli (Firenze, 1967), espone per la prima volta a Istanbul. La mostra (<em>Grape Juice<\/em>, a cura di Vittorio Urbani) \u00e8 allestita nella <em>Main Hall<\/em> della Galata Rum Okulu, l&#8217;antica scuola greca di Galata (anche una delle principali sedi dell&#8217;ultima Biennale d&#8217;Arte Contemporanea di Istanbul, avvenuta nel mentre i tumulti di Gezi Park infuriavano).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostra \u00e8 il frutto di un periodo di studio e di lavoro che l&#8217;artista ha svolto nella citt\u00e0 turca, essendo stato invitato, per la terza edizione del ciclo <em>Anteprima<\/em> &#8211; un programma internazionale prodotto da AlbumArte, associzione culturale di Roma presieduta da Cristina Cobianchi e diretta da Maria Rosa Sossai &#8211; a partecipare a un progetto di residenza d&#8217;artista a Palazzo Venezia, Residenza a Istanbul dell&#8217;Ambasciatore d&#8217;Italia in Turchia, Gianpaolo Scarante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La riflessione di Favelli \u00e8 inizialmente partita dall&#8217;immagine dell&#8217;etichetta di una vecchia lattina di succo d&#8217;uva. Questo succo, prodotto in America e di propriet\u00e0 della Coca Cola Company, si chiamava <em>Hi-C<\/em>. La stella bianca e la lettera &#8220;C&#8221; stampata sull&#8217;etichetta hanno ricordato a Favelli la bandiera turca. Da questa immagine emblematica \u00e8 nata un&#8217;opera: <em>Grape Juice<\/em>, che ha dato il titolo alla mostra, che consiste in quattro progetti distinti. Nella nicchia-teatro l&#8217;artista ha esposto su un tavolino un oggetto da lui definito &#8220;struggente&#8221;: una bottiglia di <em>Coca Cola<\/em> emessa solo per la Turchia, che ha trovato in Italia. Un semplice e apparentemente banale oggetto, ma che contiene suggestioni e significati multipli. Invitato nel 2013 a rappresentare l\u2019Italia alla <a href=\"http:\/\/www.prundercover.com\/it\/blog\/it\/blog\/96\/Gli-artisti-che-rappresentano-l-Italia-alla-Biennale-di-Arte-Venezia.html\">Biennale di Venezia<\/a>, ha avuto l&#8217;occasione di esporre in tanti altri importanti contesti. \u2028Per Venezia ha esposto un&#8217;opera con dei forti riferimenti nazionali, ma forse anche un fantasma. D&#8217;altra parte, mi ha detto, ha creduto di essere stato invitato proprio per questo, perch\u00e9 il curatore ha messo a fuoco vari temi fra cui la questione autobiografia e l\u2019immaginario collettivo. A proposito della preparazione della mostra veneziana, proprio nel momento in cui il padiglione italiano si dedicava al crowdfoundign, Favelli mi aveva svelato: \u201csarebbe interessante avere EL AL come sponsor, la linea aerea di Israele. Israele \u00e8 un paese infinito e con delle questioni difficili. E&#8217; la sabbia che consuma gli ingranaggi dell&#8217;Occidente e dell&#8217;Oriente, \u00e8 la terra delle proiezioni e nevrosi del nostro tempo. La linea aerea di un paese \u00e8 parte della sua speranza e della sua idea. E poi amo i loghi delle linee aeree, soprattutto quelli immutati nel tempo.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Scultura, arte funzionale, performance: quale di questi segmenti espressivi ti consente meglio di lavorare sulla memoria e soprattutto sui luoghi sociali che attraversi, prima ancora che sulle geografie?\u2028<\/em><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Debbo riportare tutto ad una questione pi\u00f9 personale, pi\u00f9 privata. Dici che lavoro sulla memoria, un termine denso e un po&#8217; pesante. Voglio subito chiarire che \u00e8 la mia memoria personale. Ricostruisco il mio passato perch\u00e9 \u00e8 un pozzo senza fondo, un universo\u00a0 diviso in tre: Inferno, Purgatorio e Paradiso con un grande ascensore che va e viene da questi tre piani. Sono su questo ascensore da sempre, prima\u00a0 perch\u00e9 era il mio presente e ora,\u00a0 che continuo il mio salire e scendere con le mie immagini, lo tento di fermare con le mie opere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non trovo una grande differenza fra queste tre &#8230; discipline. A volte ho eseguito un&#8217;azione dentro una mia opera che \u00e8 funzionale al mio desiderio. La funzione in arte per me fa rima solo con desiderio e immagine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u2028\u2028Quante mostre hai fatto nella tua carriera? Siamo a oltre 40 tra musei, gallerie, fiere e biennali, workshop e residenze? A differenza di molti artisti che ho seguito, il tuo \u00e8 un registro personalissimo: da grandi gallerie ai grandi musei, fino all&#8217;insegnamento ed ai luoghi non convenzionalmente deputati all&#8217;arte. A spingerti \u00e8 una passione per il pubblico, arguisco&#8230;\u2028<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In una presentazione della mia opera in un Museo italiano, il suo direttore mi chiese:\u00a0 ma non hai fatto un po&#8217; troppe cose, troppe mostre?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ho risposto: <em>l&#8217;ultima opera \u00e8 sempre la pi\u00f9 bella.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il pubblico non esiste per la verit\u00e0, nel senso che \u00e8 una finta presenza, \u00e8 un concetto. L&#8217;opera o l&#8217;idea deve uscire fuori, in un luogo pubblico anche se non c&#8217;\u00e8 nessun spettatore. Produco molto perch\u00e9 ho molte visioni. Una volta feci una conferenza e uno studente mi chiese perch\u00e9 nelle foto di mie opere ambientali che mostravo non c&#8217;era mai il pubblico, delle persone. Risposi che era un&#8217;ottima osservazione e che nemmeno io me ne ero reso conto. Alla fine la mia arte \u00e8 ideale, anche quando ho fatto la sala per i funerali laici al Cimitero Monumentale di Bologna \u00e8 una sala ideale, la sua funzionalit\u00e0 \u00e8 solo una scusa. Un po&#8217; come la tomba dei Faraoni dell&#8217;Antico Egitto, le cose presenti, dal carro di battaglia, al letto, agli oggetti privati in realt\u00e0 non servivano a nulla, era una questione rituale, simbolica, ideale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u2028Vieni da anni fecondi e di sovente hai attraversato linguaggi che di solito altri artisti non sfiorano neanche, nutrendoti di quello che ha avuto da offrire la Bologna di venti anni fa, dal Link al teatro. Ci descrivi cosa fai oggi per nutrire la tua curiosit\u00e0 onnivora rispetto a ieri, prediligendo la vita in un piccolo centro sugli Appennini? Quali le tue mete fuori dal tuo studio?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da tredici anni abito sull&#8217;Appennino, e posso dire che la citt\u00e0 non mi manca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando mi sono avvicinato all&#8217;arte ho scoperto la ritmicit\u00e0 e l&#8217;abitudine del lavoro che amo pi\u00f9 di ogni altra cosa. Non vedo la TV e non vado al cinema da una decina di anni, lavoro e basta. Lavorare vuole dire oltre a fare manualmente le opere, leggere, scrivere e disegnare. Sto scrivendo molto, un giorno mi piacerebbe pubblicare qualcosa sul rapporto fra la mia arte e quella degli altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non ho mete particolari, in estate viaggio alla ricerca di cose, oggetti. In questi anni ho preso molte cose. Ricordo con nitidezza una ceramica a Caltagirone, delle lattine di birra Crystal a l&#8217;Havana e dei gettoni per le barriere dell&#8217;entrata della metro di Nuova Delhi. Alla fine posso dire che le mie mete sono gli oggetti che trovo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ultimamente c&#8217;\u00e8 una grande cospirazione della critica d&#8217;arte contro gli oggetti. L&#8217;arte pubblica e relazionale oramai la fanno da padrone. Gli oggetti rimangono l\u00ec, immobili, imperscrutabili, impassibili, come dice Mario Trevi, permangono, si tramandano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>La tua arte si presta molto ad installazioni <\/em>site specific<em> e, sono convinta, anche ad una certa affezione, per non dire morbosit\u00e0, di collezionisti, perch\u00e9 sfidi la natura stessa del possedere dato che la tua creativit\u00e0 rielabora e shakera come un mix house, quindi frantuma gli oggetti e li fa diventare altro.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Cosa cercano di pi\u00f9 da te e su cosa punterai nell&#8217;immediato futuro, in particolare per i prossimi appuntamenti veneziani, per ripresentare il tuo linguaggio? Che spazio, in particolare, darai al colore prima ancora che alla forma?\u2028<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi \u00e8 difficile trovare un collezionista libero e come dici morboso. In cima ci sono sempre i conti, l&#8217;affare. Il vero morbo \u00e8 l&#8217;occhio al portafoglio. Beh, devo dire che la serie Archivio (la cornice in pastiglia col mosaico di vetro nero) \u00e8 fortunata e anche i collage di francobolli e carte di cioccolatini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tranne poche eccezioni nessuno chiede nulla sul significato dell&#8217;opera e sul perch\u00e9. E&#8217; tutto superficiale, \u00e8 tutto una scommessa. Pi\u00f9 che il colore e la forma direi che mi affido all&#8217;unica area che ha senso per me: la psiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8230;<em>ho spesso osservato che il contenuto delle opere d\u2019arte esercita su di me un\u2019attrazione pi\u00f9 forte che non le loro qualit\u00e0 formali e tecniche&#8230; <\/em>(S. Freud ,\u00a0 <em>Il Mos\u00e8 di Michelangelo<\/em> , 1914). Beh, anche a me capita cos\u00ec.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fino al 14 giugno l&#8217;artista italiano Flavio Favelli (Firenze, 1967), espone per la prima volta a Istanbul. 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