{"id":15862,"date":"2022-09-07T18:54:52","date_gmt":"2022-09-07T18:54:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.slow-words.com\/it\/?p=15862"},"modified":"2023-02-08T13:29:45","modified_gmt":"2023-02-08T13:29:45","slug":"diego-cibelli-napoli-mondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/diego-cibelli-napoli-mondo\/","title":{"rendered":"Diego Cibelli, Napoli &#8211; mondo"},"content":{"rendered":"\n<p>Asse mediano all\u2019andata, i saliscendi tortuosi che sbucano dietro il Bosco di Capodimonte al ritorno: Scampia \u00e8 un\u2019enclave piena di sole, picchiettata di architetture futuristiche, di edifici brutalisti circondati di amplissimi spazi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Una partita a scacchi tra vuoti e pieni, vicoli ciechi, santuari iper-moderni, cemento, acciaio e grandi arterie. A pochi chilometri dal collinoso centro storico di Napoli eppure un altro mondo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ci mancavo dal 2008 quando scrissi un tabloid temporaneo d\u2019architettura su Napoli insieme a Volume magazine (Amsterdam) con l\u2019aiuto di una redazione del pari temporanea. Che fin\u00ec insieme a molti altri progetti di quella ricerca sulle periferie napoletane in un museo da poco aperto in quegli anni, il Madre.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci sono tornata per intervistare un caro amico dei tempi dell\u2019universit\u00e0, Giovanni Zoppoli che ha fatto Scampia l\u2019epicentro della sua rete Mammut dedicata alla pedagogia alternativa e alle biblioteche mobili.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Stavolta visito Diego Cibelli, avevo conosciuto solo l\u2019anno scorso la sua creazione attraverso un concept meraviglioso di rilettura di alcuni pezzi storici al Museo di Capodimonte.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Lui \u00e8 di casa qui, nel senso che ci \u00e8 nato, non ha mai smesso di produrre in quartiere con un grande atelier (che occupa la met\u00e0 di un plesso scolastico tuttora funzionante) anche se ha vissuto dieci anni in Germania.<\/p>\n\n\n\n<p>Arrivo subito dopo che le casse di alcune imponenti opere sono partire per New York, dove l\u2019artista espone al The Armory Show, ne ammiro in anteprima le copie di studio. A proposito di Capodimonte, che chiude tra poco per essere profondamente restaurato; il carismatico direttore Sylvain Bellenger gli ha chiesto di disegnare il nuovo bar, arredi compresi.<\/p>\n\n\n\n<p>Quasi 40 gradi fuori, dentro tutto \u00e8 rarefatto dalla patina del caolino e del quarzo: mi passano un bicchiere d\u2019acqua ghiacciato e intanto scorro le stanze dove vedo al lavoro tante mani e menti operose &#8211; tutti giovani i collaboratori di Diego.<\/p>\n\n\n\n<p>La prima cosa che ti raccontano \u00e8 che qui stanno molto bene.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Hanno tutti le stesse magliette, un regalo di Giuseppe per il compleanno di Diego che di recente ha esposto in una nota galleria d\u2019arte napoletana con un preavviso di soli due mesi preparando una mostra eccezionale dove poi ci siamo incontrati fisicamente per la prima volta. Il regalo di compleanno \u00e8 un\u2019eco a quella maratona creativa.<\/p>\n\n\n\n<p>Giuseppe, 22 anni: \u2018E\u2019 da un po\u2019 che ci conosciamo, il nostro rapporto lavorativo \u00e8 stato un crescendo con il tempo, lavoro qui pi\u00f9 assiduamente da circa due anni. Sono un po\u2019 pi\u00f9 giovane di Diego. Ci siamo conosciuti quando ero alla Real Fabbrica di Capodimonte come suo studente, a 17 anni. Ho fatto esperienza anche del lato creativo di Diego. Quello che lo caratterizza di pi\u00f9 \u00e8 la fluidit\u00e0 del progetto ed il nostro grado di coinvolgimento su tutte le fasi, anche quella creativa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Alcune cose non si spiegano, si scorrono; sono indicibili. Pratica e teoria si assimilano bene qui, c\u2019\u00e8 una pozione strana nell\u2019amalgamare la concettualizzazione, il disegno, la costruzione, il modo con cui ricominciamo daccapo buttando tutto e poi, ovviamente, le regole della ceramica. Un <em>back and forth<\/em> tra la pratica ed il progetto\u2019.<\/p>\n\n\n\n<p>Come la danza, penso io: in special modo il contact improvisation. Diego Cibelli si espande egualmente tra scultura, arte, ceramica, tessile, design; la sua pratica \u00e8 talmente ricca di stimoli, rimandi e culture progettuali che rifugge qualsiasi categorizzazione.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019artista ci spiega che non lavora per \u2018mandati\u2019 o per richieste specifiche ma per cicli di produzione che si susseguono.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Difficilmente inizia un lavoro perch\u00e9 gli \u00e8 stato chiesto: gli interessa fare ricerca artistica tout court che trova collocazione in mostre specifiche.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Questo gli permette di produrre anche in tempi brevi: non \u2018apre un libro per scriverci sopra\u2019 ma di volta in volta mostra quello a cui \u00e8 in quel momento.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ha un rapporto continuo con la materia e spesso gli basta uno scenario di riferimento o una visita ai luoghi espositivi per preparare una mostra gigantesca e straordinaria senza un solo disegno, come \u00e8 stato il caso di quella da Alfonso Artiaco.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Dedicata alle feste napoletane del Settecento, scandite da un protocollo per ogni attivit\u00e0 dei giorni dei baccanali: fuochi d\u2019artificio, giochi medievali attorno agli obelischi, i trionfi (banchetti magnifici disegnati da architetti), il dono del cibo al popolo, i carri allegorici.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Cibelli adora la ricchezza di Napoli, la sua stratificazione: \u00e8 qualcosa che non ha uguali al mondo (e mentre lo racconta i suoi occhi brillano di una luce profonda).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u2018Quando vengono amici da fuori si chiedono come facciamo a dialogare con questo patrimonio immenso e con questa matrice che temono possa essere soffocante: nel mio caso spiego che non lo \u00e8.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche quando ero piccolo, alle elementari ero solito fare sempre filone (f<em>orca, bigiare: ogni regione italiana ha un modo diverso per dire \u2018marinare la scuola\u2019<\/em>), avevo bisogno di costante contatto con questa bellezza e ricordo che spesso andavo a Port\u2019Alba e mi ficcavo in qualche libreria per leggere tutta la mattina, in realt\u00e0 guardavo i libri di storia dell\u2019arte\u2019<\/p>\n\n\n\n<p><em>Levami una curiosit\u00e0, ma come facevi a fare filone alle elementari?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ero uno scugnizzo (l<em>a parola \u00e8 intraducibile, da tanti sensi ha: uno su tanti, un ragazzo libero di stare in strada<\/em>)<\/p>\n\n\n\n<p><em>Quando sei nato?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1987<\/p>\n\n\n\n<p><em>Da Scampia vengono altri amici del mondo dell\u2019arte, ad esempio Eugenio Viola, siete amici?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec ci siamo frequentati soprattutto quando lui curava le mostre al museo Madre. La mia missione \u00e8 fare ricerca artistica, non mi occupo di sociale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>Non ti occupi neanche di formare giovani?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>No, tanti ragazzi mi hanno chiesto di lavorare con me attratti dal mio tipo di ricerca, dal mio modo di trasformare la materia in visione, non ho alcun intento pedagogico. In generale ho pochi obiettivi nella vita: lavorare, ricercare. Se alcuni si aggiungono, come la richiesta di lavorare con me, non li controllo ma ovviamente li accolgo.<\/p>\n\n\n\n<p><em>La tua vita in poche righe?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Nasco qui, ultimo di quattro figli. Un bambino molto introverso, amavo molto avere vestiti eccentrici e facevo molta difficolt\u00e0 a distinguere quelli maschili da quelli femminili. A quell\u2019epoca era molto difficile qui camminare abbigliato diversamente. Non pensavo di attirare cos\u00ec tanto l\u2019attenzione per i vestiti che indossavo perch\u00e9 da bambino per me erano giocattoli.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>I miei outfit erano importantissimi almeno per me: mi facevano divertire, davano il tono al giorno. Ci tenevo moltissimo e li preparavo con cura.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Anche adesso sei cos\u00ec.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec mi piace ancora pensare ai vestiti come fossero giocattoli. Tornando alla mia infanzia, passavo molto tempo da solo e mi ha permesso di gestire i miei giorni con immensa libert\u00e0. E\u2019 magnifico, sai? Tra tutte le cose belle che mi sono successe quest\u2019anno, continuo a pensare che la parte pi\u00f9 magnifica \u00e8 come io sia riuscito a gestire la mia libert\u00e0, mi da molta forza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 facile quando decidi di fare questa professione, le risposte non sono mai immediate e devi saper contare molto su te stesso. Soprattutto quando si \u00e8 giovani, ma il senso di libert\u00e0 \u00e8 la mia forza di andare avanti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A scuola non volevo andare, appunto per evitare troppa attenzione su di me. I miei insegnanti non mi hanno capito. I miei primi riferimenti nascono dopo, alle scuole medie: un professore di storia dell\u2019arte molto tosto e severo, mi piaceva il suo modo di provocarmi e mi metteva tanto in discussione. Adoravo la sua complessit\u00e0, andava dritto alla sostanza, alla verit\u00e0: e questo mi ha aiutato tantissimo.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Pensi sia venuto a qualche tua mostra, magari in incognito?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ho perso di vista. La maggior parte del tempo da ragazzino lo spendevo a leggere libri e non pensavo esistessero Parigi, Londra. La geografia l\u2019ho appresa dopo. Chiedevo dove stavano i quadri che amavo, da l\u00ec nasce la geografia per me e negli anni chiedevo ai miei di andarli a vedere.<\/p>\n\n\n\n<p>La mia famiglia, molto molto umile, mi ha seguito tantissimo. Mio padre che veniva dal dopoguerra ha patito molto la fame ma mi ha permesso tutto e sostenuto tanto nei viaggi. Non so se hanno compreso veramente cosa facessi ma sposavano sempre la mia esigenza di guardare con curiosit\u00e0 quello che c\u2019era fuori Napoli. Anche da bambino, ho viaggiato moltissimo.<\/p>\n\n\n\n<p>Non pensavo a diventare un artista eppure andavo a vedere i musei ovunque anche in Italia (Firenze, Roma) per cercare quelle opere che ammiravo nelle mie lunghe mattinate da studente: davanti a quella bellezza non mi sentivo mai piccolo, non avevo mai paura. Mi sentivo sempre come se stessi ballando. Ho cercato di conservare quest\u2019energia in me, ancora oggi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Pian piano poi mi sono avvicinato agli studi d\u2019arte: prima il liceo artistico, poi gli studi nella moda, poi l\u2019Accademia e il product design.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>La tua ricerca \u00e8 a cavallo dell\u2019oggetto funzionale ma non disegni spesso oggetti <\/em>sic et simpliciter<em>. Perch\u00e9 hai scelto di fare product design? Hai un\u2019attenzione sconfinata per il tessile nel tuo progetto (a parte l\u2019attenzione che hai per quello che indossi): ogni tuo disegno va naturalmente verso l\u2019arredamento (hai presentato pochi pezzi di pura funzione) ma ogni oggetto che posizioni a livello decorativo, potrebbe essere funzionale solo se tu lo decidessi.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il mondo dell\u2019interior \u00e8 affascinante: ti permette di lavorare su vari livelli.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Sono molto felice di lavorare al bar del Museo di Capodimonte &#8211; i lavori inizieranno nel 2023 &#8211; perch\u00e9 sar\u00e0 una grande fucina: non solo la porcellana e la ceramica, anche il tessile, gli arredi e tutto su diverse scale. A me interessa avere uno sguardo di insieme.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ad esempio, per la moda: Vivienne Westwood faceva transitare un manifesto politico-sociale attraverso le sue creazioni. Mi interessa la capacit\u00e0 che hanno le parole di trasformarsi in cose: che puoi indossare, che possono rendere la tua silhouette. Ero molto affasciato da questa magia e l\u2019ho sempre cercata: cerco di capire come le cose che noi costruiamo possono parlare. La loro narrazione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ho scelto quindi di studiare design qui a Napoli e non altrove perch\u00e9 non ci sono collegamenti con le industrie e il prodotto pu\u00f2 avere una dimensione \u2018da manifesto\u2019.<\/p>\n\n\n\n<p>A Berlino, dove ho vissuto per dodici anni, ho studiato Belle Arti.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Come hai trovato la scena artistica di quella citt\u00e0?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Bellissima anche se non mi piaceva il taglio. Ho sempre lavorato con la ricchezza e la cornucopia mentre il taglio artistico teutonico \u00e8 minimale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quello che mi affascina di Berlino \u00e8 la sua agenda culturale, la sua ricchezza di eventi e scene musicali. A me piace vivere. Mi piace espormi a tutte le cose che accadono.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A Berlino sono stato da subito attratto da gallerie interessate alle installazioni; a me piace produrre l\u2019oggetto e tutto il suo contesto, mi piace produrre un ambiente.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Il pattern e l\u2019ambiente dove \u00e8 immerso: stampi e disegni i tuoi tessuti o hai delle collaborazioni?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Mi interessa, con il tessile come con la porcellana, arrivare al materiale solo dopo che ho lavorato sullo scenario. E per questo mi nutro di referenze, di riferimenti che mi inebriano e poi passo sulla produzione.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche per il bar del museo di Capodimonte: a breve fotograferemo tutto il tessile in collezione e comporremo delle carte da parati.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nel progetto <em>Meditation in Emergency<\/em> una produzione nata durante il lockdown, ho lavorato sul tessile creando un ipotetico scenario (della chiusura, della mancanza di contatto) e tutte le stampe sono state riprodotte su stoffe calde, come i plaid, similmente a dei lavori presentati alla Fondazione Morra Greco.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi piace essere generoso: non mi definisco scultore o altro. Lavoro nella cultura visiva che \u00e8 come un\u2019attivit\u00e0 motoria, non si ferma mai. Mi piace pensare all\u2019immagine di un ipotetico corridore, come nello sport.<\/p>\n\n\n\n<p>Non entro nei singoli dipartimenti del fare, mi piace abbracciarli tutti. Mi piace pensare al tessuto, al rapporto con la foto ed il video. Celebro tutta la cultura visiva.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Hai fatto design a Napoli, sei andato a fare l\u2019Accademia a Berlino e hai preso possesso di questo posto. Hai sempre pensato fosse il laboratorio giusto per te?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, dal giorno 1. Da quando l\u2019ho visto. Lo conoscevo gi\u00e0 e l\u2019ho sempre conservato, lo avevo gi\u00e0 quando studiavo a Berlino dove ho sempre fatto di tutto per integrarmi ed avere rapporti significativi ma sapevo che sarei tornato qui.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Hai fatto mostre a Berlino? Potevi produrre anche l\u00ec?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, al Bethanien (<em>una kunstraum di Kreutzberg) <\/em>e potevo produrre anche in citt\u00e0. Ho fatto altre esperienze significative di mostre a Berlino.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>Quando mi hai detto che hai fatto esperienza del vuoto e della solitudine, crescere in essa e non avere paura, penso che l\u00ec ti sei temprato per poi gestire facilmente rapporti con musei, gallerie e fondazioni diverse allo stesso tempo. E hai lavorato con gallerie molto importanti &#8211; penso ad esempio anche alla Galleria Villanova, che in Italia ha una ricerca molto precisa che abbraccia limited edition, gioiello, ceramica. Un design completamente fuso con l\u2019arte.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Non hai mai sentito frizioni tra tutti questi mondi?&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Mi sento molto a mio agio perch\u00e9 scelgo sempre di lavorare con persone che hanno un modello umano che a me interessa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Non so se \u00e8 una fortuna od un orientamento insito in me: non ho mai avuto brutte esperienze con tutte le persone che ho incontrato per lavoro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Antonella Villanova ha un\u2019umanit\u00e0 straordinaria, lo stesso \u00e8 Alfonso Artiaco che ha un\u2019estrema passione oltre che essere uno stacanovista.<\/p>\n\n\n\n<p>Voglio lavorare con persone che hanno passione e che sanno quello che fanno, nel mondo dell\u2019arte c\u2019\u00e8 molto egocentrismo. E\u2019 una cosa che svilisce e che d\u00e0 inconsistenza, a me piace essere concreto. Potere ed egocentrismo non mi sono mai interessati. Ripeto, non so se si tratti di fortuna o predisposizione ma incontro sempre persone con cui cemento ottime alleanze.<\/p>\n\n\n\n<p><em>E una persona cos\u00ec illuminata come il direttore di Capodimonte Sylvain Bellenger?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Lui ha fatto veramente la differenza. Lui e l\u2019Avvocato Charre. Hanno fatto la differenza nel senso di restare qui a Napoli. Hanno aperto quella porta che ho sempre desiderato, verso la bellezza o l\u2019infinto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>I dialoghi, i consigli, cosa guardare, cosa riflettere: Bellenger lo vedo eterno. Le sue scelte serviranno ancora al di l\u00e0 da venire.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019avvocato Jean Nouvel Charre l\u2019ho conosciuto qui a Napoli: \u00e8 come me, un bambino che si circonda di cose belle e mi consiglia sempre per il meglio. Quando sono in una fase di creazione gli chiedo sempre qualche referenza: \u00e8 la biblioteca umana che io cerco. Conosce ogni cosa di me, mi fornisce materiale visivo che subito mi accende. E\u2019 la mia baking power.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Per te la ceramica e la porcellana sono l\u2019esempio principe della geografia umana che rimane centrale per te come parola-mantra: tanto lavoro, tante mani, tanta passione, il radicamento minerale. E infine l\u2019essenza stessa di un materiale, che lega moltissimo. E che ha bisogno di un sacco di energia creativa e materiale per formarsi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Ami il viaggio e lo spostamento, non \u00e8 facile viaggiare leggeri con questa scelta stilistica e tecnica. Come concili questi apparenti ossimori?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 molto complesso, prendi ad esempio il The Armory Show: movimentare questa installazione non \u00e8 stato per niente semplice ma si fa. Si fa tutto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Non c\u2019\u00e8 mai veramente un limite alle cose anche perch\u00e9 niente \u00e8 semplice.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Le cose complesse alla fine sono anche quelle pi\u00f9 semplici perch\u00e9 provengono dall\u2019etica del fare. Se rispetti il lavoro e la sua dimensione, trovi la semplicit\u00e0 in tutto.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Il tuo rapporto con la Real Fabbrica di Capodimonte, secondo me, \u00e8 stato l\u2019unico posto che potesse davvero accoglierti per il tuo ritorno in citt\u00e0. L\u2019eccellenza che cercavi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Grazie ad Alessandra Troncone, ho avuto la proposta di applicare a un bando per una mostra ai bagni di Porta Venezia. I miei lavori insieme a quelli del videomaker turco Ali Kazma. Siamo al 2019, in seguito abbiamo applicato anche per il Bando SIAE che abbiamo del pari vinto e abbiamo fatto altri progetti con la Real Fabbrica, sempre guidato da questa curatrice.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Hai sempre ottimi compagni di strada allora!<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Assolutamente.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Visto che da bambino sei stato un divoratore di libri, oggi dove trovi il tempo di leggere se lo trovi e cosa leggi?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Quando facevo design del prodotto frequentavo tanto Studi Coloniali e Post Coloniali (<em>un dipartimento dell\u2019Universit\u00e0 Orientale di Napoli, dove trovare Iain Chambers e Tiziana Terranova) <\/em>per le loro tavole rotonde.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Mi sento sempre esposto ad una continua trasformazione non solo nei libri ma ovunque, non vedo mai che le cose si consumano e, sopratutto non vedo pi\u00f9 difficolt\u00e0 a conciliare lo studio, la lettura, la ricerca e la produzione. Tutto vive insieme magnificamente.<\/p>\n\n\n\n<p>Se vogliamo tentare (per me) una definizione di equilibrio, l\u2019osmosi perfetta di tutte queste partizioni (che ho finalmente raggiunto) per me \u00e8 questa.<\/p>\n\n\n\n<p>La lettura si combina sempre con la metamorfosi, la restituzione. E tutto vive insieme.<\/p>\n\n\n\n<p><em>E un libro che hai ora sul comodino?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Grape Fruit<\/em> di Yoko Ono.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Il tuo rapporto con la musica? Cosa hai ascoltato di recente?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La musica \u00e8 sempre con me, l\u2019unica cosa che faccio per smaltire il flusso del lavoro a fine giornata \u00e8 ascoltare musica qui a Scampia, vicino alle Vele: cammino 10 chilometri di notte, mi rilasso e ballo, amo ballare.&nbsp; Cammino e ballo. Qui \u00e8 sicuro, puoi permetterti di fare questo di notte, c\u2019\u00e8 sempre gente in giro.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Cosa hai imparato e capito da questa vita?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Due cose. Fare delle scelte ponderate su me stesso per rimanere libero. Incontrare le persone giuste, che mi hanno dato tanto: questo dona concretezza.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Hai mai pensato a disegnare una tua linea di vestiti?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Non ci ho mai pensato. Sarebbe bello!<\/p>\n\n\n\n<p><em>E se te lo chiedessero?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Sicuramente direi di s\u00ec!<\/p>\n\n\n\n<p><br>#diegocibelli<\/p>\n\n\n\n<p>#sylvainbellenger<\/p>\n\n\n\n<p>#thearmoryshow<\/p>\n\n\n\n<p>#alfonsoartiaco<\/p>\n\n\n\n<p>#galleriavillanova<\/p>\n\n\n\n<p>#museoerealboscodicapodimonte<\/p>\n\n\n\n<p>#realfabbricadicapodimonte<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Asse mediano all\u2019andata, i saliscendi tortuosi che sbucano dietro il Bosco di Capodimonte al ritorno: Scampia \u00e8 un\u2019enclave piena di &hellip; <a href=\"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/diego-cibelli-napoli-mondo\/\">Continua<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":15867,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[12],"tags":[9674,18,4917,2987,9683,9687,9678,9681,9689,34,9675,9688,9682],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15862"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=15862"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15862\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":15883,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15862\/revisions\/15883"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/15867"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=15862"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=15862"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=15862"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}