{"id":15985,"date":"2023-12-19T09:26:44","date_gmt":"2023-12-19T09:26:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.slow-words.com\/it\/?p=15985"},"modified":"2024-02-10T12:39:13","modified_gmt":"2024-02-10T12:39:13","slug":"alaa-mansour-artista-beirut","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/alaa-mansour-artista-beirut\/","title":{"rendered":"Alaa Mansour, artista, Beirut"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Kinshasa, Beirut, Marsiglia: la prima \u00e8 la citt\u00e0 dove sei nata nel 1989 e le altre due le citt\u00e0 in cui vivi. Cos&#8217;\u00e8 per te la vita, Alaa, in senso spaziale e qual \u00e8 stata la tua storia fino ad ora?&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La vita \u00e8 una dispersione di tempi e ricordi. Spesso inseguendo il tempo, perch\u00e9 siamo stati oltre i limiti del tempo sin dalla nascita, spesso sfuggendo alla morte, non sempre volontariamente, e sempre ricordando. Siamo nati sognando, viviamo nel ricordo e moriamo sognando. Mia madre mi ricorda che veniamo dalla fonte, da una genealogia di dolore e resistenza. L\u2019et\u00e0 di mio padre \u00e8 segnata dalla Nakba. Sono cresciuta in una famiglia marxista, con un\u2019educazione e aspirazioni liberazioniste e rivoluzionarie. Nata a Kinshasa (RDC) durante l&#8217;esilio dei miei genitori dalla guerra civile libanese, mi sono riunita alla mia terra natale quando \u00e8 iniziata la guerra civile nella RDC (ex Zaire) nel 1991. Sono emigrata a Parigi un anno prima della guerra israeliana al Libano del 2006 . L\u00ec ho finito il college e poi ho studiato cinema. Ho avuto l&#8217;onorevole opportunit\u00e0 di incontrare e assistere per diversi anni la defunta regista libanese Jocelyne Saab. Ma anche il mio soggiorno a Parigi \u00e8 stato kafkiano in ogni senso del termine. Ho dovuto navigare attraverso i suoi insidiosi spazi coloniali e oltrepassare i suoi muri razzisti fin dal primo giorno. Mi sono trasferita a Marsiglia nel 2020 durante i mesi irreali ed isterici della guerra al covid-19 e alle persone. Avevo bisogno del mare e dell&#8217;orizzonte. Il nostro sguardo ha bisogno di orizzonte, ha bisogno di dilatarsi e vagare. Presumo che sia stato anche un modo per accorciare la distanza da casa, da me stessa. Giustificare continuamente il proprio diritto di esistere di fronte al mondo capitalista coloniale occidentale diventa una condanna all\u2019ergastolo che richiede una scelta tra resistenza o conformit\u00e0. Scelgo di essere libera. Scelgo la libert\u00e0 e lavoro per la liberazione totale, sia nel regno fisico che in quello mentale, sia nella terra che nella mente. La distanza tra l&#8217;esilio e la patria era pesante da sopportare, soprattutto dopo la scomparsa della patria stessa. Ci restano frammenti, detriti di s\u00e9 che sono scomparsi per sempre ma ancora vivi dentro di noi. Il nostro essere diventa un contenitore di tutte le storie perdute.<\/p>\n\n\n\n<p><br><em>Guardando i tuoi film ed esplorando <\/em><a href=\"https:\/\/www.are.na\/newform-newform\/freedom-fighters-are-love\"><em><strong>la tua pagina su Are.na<\/strong><\/em><\/a><em> mi \u00e8 stato subito chiaro che il tuo medium sta spazzando via l&#8217;attuale schema narrativo nella videoarte e l&#8217;approccio socio-politico come artista e cittadina impegnata.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>I tuoi&nbsp;film&nbsp;sono come un pugno: l&#8217;uso della distorsione nei video e il sound design toccante e apocalittico affascinano lo spettatore, pi\u00f9 di un viaggio scultoreo, pittorico o coinvolgente.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>La tua raccolta di testimonianze, saggi e testi artistici nella tua pagina mi sta lasciando a bocca aperta e continuer\u00f2 a leggerla per molto tempo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Puoi descrivere il lavoro preparatorio per il tuo nuovo film e come puoi restare impegnata con l&#8217;attuale situazione di crudele stato di terrore ovunque?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La vita stessa \u00e8 un costante lavoro preparatorio. Non c&#8217;\u00e8 n\u00e9 inizio n\u00e9 fine nella storia, ci sono solo possibilit\u00e0. Siamo stati portati su questa terra come ricercatori, eternamente alla deriva nelle sue correnti. Sono sempre stata ai margini della realt\u00e0 o al suo centro, mai nel mezzo. Questa prospettiva modella la mia comprensione del lavoro di autrice e di come mi colloco in questo mondo e all\u2019interno dell\u2019opera stessa. La creazione di immagini mi \u00e8 stata imposta da secoli di cancellazione storica e fughe dalla morte. Non siamo mai stati bene. Cosa rende possibile la possibilit\u00e0? I bambini di Gaza emergono da sotto le macerie. L&#8217;albero sogna, e dobbiamo farlo anche noi. Immagino che questo sia il fulcro del mio processo lavorativo, annullare. Creare immagini sembra un dovere sacro. Per ora, nell&#8217;immediato presente, oltre a tracciare il percorso del film verso la liberazione, esisto accanto alle immagini, mi siedo con loro, loro mi fissano e io fisso loro. Mi rivolgo a loro con il desiderio di perforare la loro superficie, di liberarli e a mia volta liberarmi con loro. Mi rifiuto di vederli come passeggeri, piuttosto sono fantasmi, sono la fonte che portiamo con noi fino all&#8217;eternit\u00e0. Non direi semplicemente che &#8220;rimango impegnata&#8221;. \u00c8 una questione di vita o di morte, di libert\u00e0 o di oppressione. La storia si impegna (con) noi e noi, a nostra volta, ci impegniamo con la terra. \u00c8 questione di resistere a questo mondo. Dovremmo essere costantemente al lavoro quando siamo creatori, creatori di immagini, creatori di sogni.<\/p>\n\n\n\n<p><br><a href=\"https:\/\/www.stage.tba21.org\/detail\/drawing-countervisualities\"><em><strong>In una conversazione con il curatore Edwin Nasr per TBA21<\/strong><\/em><\/a><em>, ti definisci anche un\u2019archivista. La tua &#8216;storia di violenza&#8217;, il tuo approccio archeologico ai martiri \u00e8 molto particolare. La propaganda e la mistificazione del terrore contro i musulmani accoppiano Stati Uniti, Israele e Francia. E il mondo intero ora sperimenta il terrore contro cosa e chi non \u00e8 allineato, direi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Da dove \u00e8 iniziato tutto? In che modo navighi negli archivi e trovi i filmati? Qual \u00e8 per te il senso ultimo della memoria e della verit\u00e0 nell&#8217;era della mistificazione? L\u2019archivista \u00e8 il testimone ultimo?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Si \u00e8 cominciato con l&#8217;immagine, o pi\u00f9 precisamente con l&#8217;immagine assente. C&#8217;\u00e8 una violenza insita nell&#8217;appartenenza all&#8217;assenza, a desiderare di appartenere alla presenza dell\u2019assenza significa imparare a camminare nell\u2019oscurit\u00e0 dei propri occhi. Lo ricordo come se stesse accadendo adesso. Ho visto la mia casa nel sud di Beirut incendiata dalle bombe sioniste in diretta televisiva. Era il mese di agosto, l&#8217;anno 2006. La guerra sionista in Libano era alla sua terza settimana e dur\u00f2 33 giorni. Ero gi\u00e0 scappata di nuovo a Parigi attraverso la Siria. Avevo 16 anni. In retrospettiva, in quel momento, fissando l&#8217;immagine che non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9, ho capito che era il mio primo incontro con l&#8217;archivio. Non solo un testamento, una nuda testimonianza, ma anche un&#8217;uscita. Mi sono ritrovata ossessionata da esso, dalla sua sopravvivenza e dal suo divenire. Mi tiene ancora prigioniera. Questa \u00e8 l&#8217;ostinazione di nascere in una terra dove siamo morti innumerevoli volte. Sono originaria (qual \u00e8 l\u2019origine? la fonte?) di A\u00efnata, il mio villaggio nel sud del Libano, che \u00e8 stato sotto l\u2019occupazione israeliana per quasi 25 anni. \u00c8 il luogo di nascita dei miei genitori. Sono cresciuta accanto alla Resistenza e ai volti dei martiri. Quando avevo otto anni, sognavo di diventare una martire, credendo che un giorno sarei morta per la Palestina. Questa immagine immaginata non \u00e8 nata esclusivamente da un luogo di estatica disperazione \u2013 non la ricordo in questo modo \u2013 ma piuttosto da un\u2019ondata di amore furioso. Il martire (il sogno) e l&#8217;immagine (l&#8217;archivio) sono una cosa sola. Il martire \u00e8 un archivio che sogna. L&#8217;archivio \u00e8 una possibilit\u00e0 del e per il futuro, cos\u00ec come lo \u00e8 il martire. Nel tentativo di comprendere questa oscillazione perpetua tra il desiderio di memoria e il bisogno di liberarsi dall&#8217;immagine, ho dato vita ad <em>A\u00efnata<\/em>, il mio primo film, che ho terminato di montare nel 2018, 6 anni dopo la sua realizzazione iniziale. L&#8217;archeologia del tempo \u00e8 inerente all&#8217;archeologia dell&#8217;immagine. Ho aperto la strada ad <em>A\u00efnata<\/em> \u2013 il film \u2013 attraverso l\u2019immagine della mia casa bombardata in cenere in TV. <em>A\u00efnata<\/em> ha scatenato flussi di domande e ricerche sull\u2019estetica e sul valore della morte, sia a livello politico che semiologico, dando forma a quello che io chiamo il <em>sublime negativo<\/em>. Sono affascinata dalla potenza dell&#8217;immagine, dall&#8217;immagine del potere, dalla violenza nell&#8217;immagine, dalla violenza dell&#8217;immagine e dalla potenza della violenza, soprattutto in relazione alla tecnologia, e pi\u00f9 specificatamente alle capacit\u00e0 percettive e alle tecnologie cognitive. Tutto \u00e8 contenuto tra i confini della morte e dell&#8217;immagine. L&#8217;immagine \u00e8 morte dopo morte, e la morte \u00e8 immagine dopo immagine. Incapsulando l&#8217;assoluto \u2013 l&#8217;immagine che diventa martire, il martire che diventa immagine \u2013 il martire \u00e8 il testimone supremo. Sopravvive all&#8217;immagine; esiste fuori dal tempo. \u00c8 in questo luogo che risiede la memoria della verit\u00e0. Le ballate nel regno della capitale non sono n\u00e9 allegre n\u00e9 rassicuranti; sono invece passaggi obbligati affinch\u00e9 esistano contro-atti. Proprio come l\u2019atto di resistenza, il montaggio \u00e8 il nesso tra il fare e il disfare la storia. \u00c8 anche il punto cruciale del mio lavoro: un sistema di pensieri e domande senza fine e in continua evoluzione. Il montaggio riguarda il divenire. Si tratta di tessere una possibile traiettoria, lavorare sulla durata e generare rotture. La resistenza, in questo senso, \u00e8 un montaggio dirompente di tempo e spazio che si oppone al regno percettivo ed epistemologico dell\u2019oppressore. Non esito a dire che il montaggio \u00e8 resistenza e che la resistenza \u00e8 montaggio. Un artista \u00e8 un combattente. Questo \u00e8 letteralmente il mio approccio alla vita e al lavoro. Sono guidato dall\u2019intuito. Consente una metodologia di ricerca trasversale e intersezionale che non \u00e8 vincolata a un mezzo specifico. La ricerca d&#8217;archivio costituisce il suo nucleo, portando alla luce e dando forma alla genesi dei miei film. Il gore-capitalism \u00e8 il punto focale della mia ricerca, immergendomi in profondit\u00e0 oscure dove navigo in contenuti visivi e testuali sensibili provenienti da fonti ufficiali e non ufficiali. <em>The Mad Man\u2019s Laughter<\/em> (2021), il mio secondo film, \u00e8 stato portato al mondo durante un momento di terrore di stato e di un\u2019escalation senza precedenti contro i musulmani e l\u2019Islam, a seguito di una serie di attacchi terroristici che hanno colpito l\u2019Europa e la Francia. La decapitazione dell&#8217;insegnante francese Samuel Paty segn\u00f2 il suo apogeo. Era la fine dell&#8217;anno 2020. Mi sono ritrovato a realizzare un film sulle immagini. Il mio film si tuffa negli incubi allucinatori inventati dal complesso dell\u2019intrattenimento militare, attraverso il quale nemici fabbricati e finzioni usate come armi giustificano le guerre infinite che sostengono l\u2019apparato neoliberista dell\u2019impero. \u00c8 un sistema di credenze meticolosamente progettato dalle tecnologie necropolitiche e dalla speculazione imperiale, che d\u00e0 potere a una guerra di annientamento contro gli \u201carabi\u201d e l&#8217;Islam attraverso secoli di capitalismo coloniale.<\/p>\n\n\n\n<p><br><em>Quale artista pu\u00f2 essere considerato un faro nella tua pratica e quale scrittore?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ce n&#8217;\u00e8 pi\u00f9 di uno. Non li chiamerei fari. Ma presenze, compagni spettrali che attraversano la mia vita. Ricordo le opere cinematografiche e la poesia del regista lituano Jonas Mekas, i suoi frammenti di casa, la sua febbre dell&#8217;immagine che cattura l&#8217;infra-ordinario. Allo stesso modo, penso ai contributi di Jean-Luc Godard, il regista francese il cui lavoro mi ha profondamente influenzata. Nel regno della filosofia e della letteratura, mi vengono in mente figure come il filosofo francese Jacques Derrida, con la sua eredit\u00e0 di <em>hauntology<\/em>, e il poeta persiano Rumi che mi insegna l&#8217;amore.<\/p>\n\n\n\n<p><br><em>Dove sta andando la scena contemporanea SWANA secondo te, e quale pubblico vedi crescere con essa nell&#8217;industria cinematografica e nel settore dell&#8217;immagine in movimento legata all&#8217;arte?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ho una certa resistenza nei confronti delle etichette e della politica dei gruppi identitari, soprattutto quando si trasformano in merci, come nel caso del mercato dell\u2019arte. Non aspiro ad appartenere ad una \u201cscena\u201d specifica. Anche per questo il concetto di target di riferimento mi \u00e8 del tutto estraneo. I miei film cessano di essere miei una volta che vengono visti da altri. Appartengono a questa terra.<\/p>\n\n\n\n<p><br><em>Un libro che stai leggendo adesso e dove si trova in questo momento<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Ho trovato le mie risposte<\/em> dello scrittore palestinese e martire combattente per la libert\u00e0 Basel Al-Araj, assassinato dalle forze di occupazione sioniste il 6 marzo 2017. Il libro \u00e8 una raccolta di articoli, post e pensieri sulla lotta per la liberazione e le modalit\u00e0 di essere devoto innamorato della Palestina, tanto quanto un combattente per la libert\u00e0. \u00c8 un appello a impegnarsi con la libert\u00e0 come atto di amore assolutamente radicale. \u00abIn fondo, esiste qualcosa di pi\u00f9 eloquente ed espressivo del martire?\u00bb. La resistenza non \u00e8 una scelta, \u00e8 un diritto, una necessit\u00e0 e un dovere.<\/p>\n\n\n\n<p><br><em>Raccontaci i luoghi segreti o amati dove leggere nelle tue citt\u00e0<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Attualmente a Beirut non ci sono posti dove mi piace leggere. Prima del 7 ottobre andavo al bar, ma spesso \u00e8 rumoroso ed \u00e8 sicuramente alienante. Penso che il posto migliore per leggere, oltre a casa, sia in giardino o in riva al mare.<\/p>\n\n\n\n<p><br><em>Dove ti vedi tra dieci anni?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Mi vedo seduta sotto un ulivo a Giaffa, in Palestina, a bere il t\u00e8 mentre guardo il mare della libert\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><br><em>Cosa hai imparato finora dalla vita?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La vita mi insegna sulla morte, sul divenire, su chi nasce sognando e chi muore sognando. La vita mi insegna che il tempo \u00e8 insito nell&#8217;essere, che non esiste tempo fuori di noi stessi e che rimane poco tempo. La vita mi insegna che l&#8217;amore \u00e8 la fine e che la fine \u00e8 l&#8217;inizio. La vita mi insegna a ricordare, a sognare.<br><br><br><\/p>\n\n\n\n<p><em>Alaa Mansour (1989, Libano), ha ricevuto il premio Han Nefkens Foundation &#8211; Fundaci\u00f3 Antoni T\u00e0pies Video Art Production Grant 2023, in collaborazione con NTU Centre for Contemporary Art, Singapore; WIELS Bruxelles; Museo di Arte Contemporanea e Design (MCAD) Manila; e Art Jameel, Dubai.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>La Fondazione Han Nefkens \u2013 Fundaci\u00f3 Antoni T\u00e0pies Video Art Production Grant 2023 vuole essere uno strumento per incrementare la produzione artistica contemporanea nel campo della videoarte ed \u00e8 rivolto ad artisti visivi emergenti residenti nel territorio dell&#8217;Europa centrale\/Asia occidentale.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Alaa Mansour&nbsp;ricever\u00e0 15.000 dollari dalla Han Nefkens Foundation per sostenere la produzione di una nuova opera d&#8217;arte video in edizione limitata per la quale avr\u00e0 9 mesi di tempo per completarla. Le opere d&#8217;arte prodotte saranno presentate a partire dal 2025 presso ciascuna istituzione che collabora a questa sovvenzione: la Fundaci\u00f3 Antoni T\u00e0pies di Barcellona, il NTU Centre for Contemporary Art di Singapore, il WIELS Contemporary Art Center di Bruxelles, il Museo di Arte Contemporanea e Design (MCAD) a Manila e al Jameel Arts Centre di Dubai.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><br><br><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Kinshasa, Beirut, Marsiglia: la prima \u00e8 la citt\u00e0 dove sei nata nel 1989 e le altre due le citt\u00e0 in &hellip; <a href=\"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/alaa-mansour-artista-beirut\/\">Continua<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":16000,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[12],"tags":[9761,3430,2417,4917,2987,9765,8108,4150,1326,9094,9768,9760,9759,3796,385,9773,3795,40,9758,9770,4919],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15985"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=15985"}],"version-history":[{"count":11,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15985\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":16088,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15985\/revisions\/16088"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/16000"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=15985"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=15985"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=15985"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}