{"id":16026,"date":"2024-01-13T10:45:08","date_gmt":"2024-01-13T10:45:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.slow-words.com\/it\/?p=16026"},"modified":"2024-02-10T12:38:12","modified_gmt":"2024-02-10T12:38:12","slug":"il-punto-di-rugiada","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/il-punto-di-rugiada\/","title":{"rendered":"Il punto di rugiada"},"content":{"rendered":"\n<p>Il prolifico regista e sceneggiatore italiano Marco Risi (Fortapasc, Maradona la mano de Dios, Il muro di gomma, Ragazzi fuori, Mery per sempre, Soldati 365 giorni all\u2019Alba\u2026) mette mano ai ricordi e al colmo dell\u2019anima, affidando un ruolo centrale alla poesia nel suo ultimo film <em>Il Punto di Rugiada.<br><\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Racconta i suoi avi, s\u00e9 stesso e pi\u00f9 in generale la relazione presente\/passato attraverso un accurato e analitico \u2018teatro delle ombre\u2019 agito da vecchie e nuove generazioni che casualmente si incontrano.<br><\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 come un sogno raccontato da svegli in cui i contorni del proprio oggi e dello ieri degli altri non sono netti, in cui quattro stagioni si susseguono quasi a mimare le fasi la vita: la storia si svolge tutta in una villa storica dalla bellezza senza tempo (si trova a Frascati, durante le riprese tutto il cast ha vissuto l\u00ec).<br><\/p>\n\n\n\n<p>Marco Risi \u00e8 figlio dell\u2019indimenticato regista Dino Risi: questo film \u00e8 una sua elegia in molte direzioni &#8211; senza grandi proclami, con piccoli gesti semantici e \u2018didascalie\u2019 che parlano solo all\u2019anima di chi lo conobbe.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il film ha una gestazione di oltre dieci anni e fonde due storie, questa che vedrete nella pellicola ed un ricordo di Dino Risi a cui il regista lavorava sotto un altro titolo (Forte Respiro Rapido).<\/p>\n\n\n\n<p>Avendo elaborato a lungo il progetto, vi convergono ottimi spunti di finzione e un corpo a corpo con la propria biografia mai pedante e mai acerbo. Ogni scena \u00e8 vivace, cresce rapida e prepotente, la collezione di tutti i personaggi &#8211; gli ospiti di una casa di riposo per anziani e gli operatori sanitari che vi prestano servizio- \u00e8 vasta al punto giusto.<br><\/p>\n\n\n\n<p>Il registro preponderante \u00e8 la<em> bitter comedy<\/em>: amara per le ragioni che tengono insieme i personaggi tuttavia anche soave, suadente, allegra per la leggerezza in cui i protagonisti ed i gregari agiscono &#8211; senza dimenticare le lenti della profondit\u00e0 e dell\u2019ironia &#8211; temi importanti come il fine vita, il conflitto inter-generazionale, la violenza, la malattia, la solitudine, l\u2019amore, il desiderio.<br><\/p>\n\n\n\n<p>Due giovani, uno della high society ed uno proletario, vengono mandati ai lavori socialmente utili&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>in un ospizio per anziani indubbiamente <em>upper class<\/em>: Carlo (Alessandro Fella) si becca un anno perch\u00e9 ha quasi ucciso due donne in un incidente stradale&nbsp; &#8211; una delle quali \u00e8 la capo infermiera della struttura Luisa (Lucia Rossi) &#8211; e Manuel (uno strepitoso gregario, Riccardo Gudese) \u00e8 stato sorpreso in flagranza di spaccio e si becca 18 mesi.<br><br>La loro vita e il peso che da qui in poi daranno alle loro geografie familiari e sentimentali cambia in modo copernicano al contatto con la vita lieve &#8211; pesante e fragile insieme &#8211; degli anziani pazienti, ospiti affatto permanenti di un mondo che ha gi\u00e0 azzerato il loro valore.<br><\/p>\n\n\n\n<p>Il cast degli \u2018ospiti\u2019 dell\u2019ospizio \u00e8 stellare: si tratta dei migliori attori italiani di teatro, cinema e televisione degli ultimi cinquant\u2019anni (da Eros Pagni, un ex colonnello, a Massimo De Francovich, un ex fotografo ed il protagonista la cui stanza \u00e8 stata meticolosamente ricostruita uguale a quella di Dino Risi, fino ad Elena Cotta e a tutti gli altri: un ex attrice, un ex scienziato, un playboy, una coppia con la moglie malata di Alzehimer che celebreranno di nuovo il loro matrimonio, due sorelle bon vivant\u2026).<br><br>Il livello biografico della storia &#8211; soggetto e sceneggiatura originali firmati dal regista, da Riccardo de Torrebruna e Francesco Frangipane (con Enrico Galliano) &#8211; \u00e8 magistralmente \u2018condotto\u2019 uber alles grazie alla poesia che crea un registro intellettuale e finanche metafisico della relazione tra il s\u00e9 dell\u2019oggi e le proprie radici familiari.<br><\/p>\n\n\n\n<p>Manuel, che ha un ruolo di \u2018reader\u2019 e cantore della storia, si impossesser\u00e0 della parola scritta che snocciola lungo tutto il film: una <em>mixit\u00e8<\/em> esilarante tra trash e filosofia, tra cronaca nera e lirismo estremo. Un readers\u2019 club che va in scena tutti i pomeriggi all\u2019ora del t\u00e8 fino a che la poesia strabocca dal canovaccio deputato e diventa partitura e metronomo insieme della intera storia.<br><\/p>\n\n\n\n<p>Nelo Risi, zio del regista (fratello di Dino, regista a sua volta oltre che scrittore e marito della poetessa Edith Bruck) entra nella pelle di un protagonista importante che arriva per ultimo nel tragicomico hotel-caravanserraglio di lusso (Luigi Diberti, nemico in amore di Dino\/De Francovich).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In Italia pubblicate prevalentemente da Mondadori, le sue poesie sono estremamente attuali: struggenti, sono le dorsali al climax della pellicola anche se l\u2019autore nel film non le ricorda come sue afflitto da demenza).<\/p>\n\n\n\n<p>Sono lette da pi\u00f9 voci in momenti molto importanti ma sar\u00e0 Manuel ad \u2018ereditarle\u2019 in una sorta di non-testamento, di vero e proprio passaggio di testimone che significa inno alla cura, presa in carico di un \u2018abbandono\u2019. In particolare, resta vivida (e scritta, in una scena memorabile, anche nella neve) questa:<br><\/p>\n\n\n\n<p>I lupi<\/p>\n\n\n\n<p>La mia citt\u00e0 deserta<\/p>\n\n\n\n<p>un nero vento invade,<\/p>\n\n\n\n<p>la mia citt\u00e0 dolora<\/p>\n\n\n\n<p>all&#8217;alba delle case<\/p>\n\n\n\n<p>Il muro non misura<\/p>\n\n\n\n<p>pi\u00f9 di tre metri, il sonno<\/p>\n\n\n\n<p>di quel ragazzo steso<\/p>\n\n\n\n<p>a lato \u00e8 un peso eterno<\/p>\n\n\n\n<p>Il lupi sono scesi<\/p>\n\n\n\n<p>visitano le strade,<\/p>\n\n\n\n<p>autunno o primavera<\/p>\n\n\n\n<p>non mutano paese<\/p>\n\n\n\n<p>La mia citt\u00e0 deserta<\/p>\n\n\n\n<p>ha occhi di rovina,<\/p>\n\n\n\n<p>le rose del suo sangue<\/p>\n\n\n\n<p>c&#8217;\u00e8 gi\u00e0 chi le coltiva.<br><\/p>\n\n\n\n<p>In uscita in Italia il 18 gennaio nei cinema, <em>Il punto di rugiada <\/em>\u00e8 un film delicato, quasi evanescente che merita attenzione ai dettagli, capacit\u00e0 di astrazione che ogni spettatore sapr\u00e0 esercitare a modo suo portandosi dietro il proprio rapporto con gli avi, con la storia, con la sua trib\u00f9.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il film si chiude con una sorta di slide show il cui alto valore emotivo sar\u00e0 percepito solo dagli spettatori italiani ma appare un po\u2019 forzato: il ricordo delle morti per Covid di tanti anziani ricoverati nelle RSA (non certo di lusso come quella messa in scena da Risi).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il regista ha ufficialmente dedicato la pellicola al compositore delle musiche originali, Leandro Piccioni, e al capo truccatore, Gino Zamprioli entrambi morti pochi mesi dopo la fine del film.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il prolifico regista e sceneggiatore italiano Marco Risi (Fortapasc, Maradona la mano de Dios, Il muro di gomma, Ragazzi fuori, &hellip; <a href=\"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/il-punto-di-rugiada\/\">Continua<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":16023,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[14],"tags":[9804,9805,9802,989,9801,9803,1273,40,209],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16026"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=16026"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16026\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":16086,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16026\/revisions\/16086"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/16023"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=16026"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=16026"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=16026"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}