{"id":16052,"date":"2024-01-19T19:22:41","date_gmt":"2024-01-19T19:22:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.slow-words.com\/it\/?p=16052"},"modified":"2024-01-20T11:33:56","modified_gmt":"2024-01-20T11:33:56","slug":"martha-kirszenbaum-curatrice-parigi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/martha-kirszenbaum-curatrice-parigi\/","title":{"rendered":"Martha Kirszenbaum, curatrice, Parigi"},"content":{"rendered":"\n<p>Il Museo Madre \u00e8 un museo d&#8217;arte contemporanea nel centro storico di Napoli: un ex provveditorato agli studi polveroso e dismesso \u00e8 stato restaurato dal famoso architetto Alvaro Siza cambiando pelle e funzione. Inaugurato nel 2005, ospita una serie unica nel suo genere di opere d&#8217;arte permanenti <em>in situ, <\/em>che significa proprio spesso nelle sue mura, incastonate sulle pareti o scavate nei pavimenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre \u00e8 in corso un leggero restauro, ha recentemente riaperto la sua splendida e indimenticabile terrazza con vista sulla citt\u00e0. Siza ha sapientemente recuperato questo spazio residuale dall&#8217;abbandono e dall\u2019incuria, ora ospita opere <em>site-specific <\/em>del pari parte della collezione del museo. Il mio preferito \u00e8 un\u2019opera testuale, letteraria e profonda, del duo napoletano Bianco-Valente che cita \u201cIl Mare Non Bagna Napoli\u201d della scrittrice Anna Maria Ortese.<\/p>\n\n\n\n<p>In questi mesi il Madre ospita anche un viaggio cinematico profondo, stratificato, estremamente emotivo con proiezioni di videoarte in loop lungo l&#8217;orario di apertura del Museo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>The Shadow of the Tree<\/em> espone artisti della vasta regione del Medio Oriente. \u00c8 uno statement chiaro per candidare l\u2019arte e questa citt\u00e0 collinare e contrastante a essere uno dei centri mediterranei di pace e dialogo.<br>Se ci\u00f2 avr\u00e0 successo o meno il tempo lo dir\u00e0, per ora entrare in questo grande edificio e trovare un cinema temporaneo annesso agli altri spazi dove la narrazione e la colonna sonora di ogni pezzo sono imperdibili \u00e8 un modo perfetto per scoprire il Medio Oriente da una prospettiva pura e preziosa.<br><\/p>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 che ha portato a Napoli questa incredibile retrospettiva in tempi cos\u00ec difficili \u00e8 la volont\u00e0 della nuova direttrice del Madre Eva Fabbris ed&nbsp; il tocco curatoriale di Martha Kirszenbaum.<br>Ho gi\u00e0 incrociato il suo cammino godendomi la monumentale mostra personale che ha progettato per rappresentare la Francia alla Biennale d&#8217;Arte di Venezia di qualche edizione fa.<br><\/p>\n\n\n\n<p>Ho incontrato Martha all\u2019opening di <em>The Shadow of the Tree <\/em>dove \u00e8 stata invitata anche un\u2019artista palestinese il cui lavoro \u00e8 sugli schermi del museo.<br><br><em>La tua vita in poche righe, esattamente da quando \u00e8 iniziata<br><\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Nasco fuori Parigi da genitori ebrei polacchi e, in un certo senso, la cultura e la storia dell&#8217;Europa centrale e orientale hanno ispirato i miei primi anni di vita, a casa abbiamo sempre parlato polacco. Pi\u00f9 tardi ho imparato il russo e sono stata vicina a questa regione viaggiando in Polonia, trascorrendo le vacanze nei campi estivi new age nel nord del paese negli anni &#8217;90, ma anche frequentando una scuola di musica da bambina.<br><\/p>\n\n\n\n<p>Ho studiato viola e batteria al Conservatorio di Versailles, la citt\u00e0 dove sono cresciuta. Devo dire che la musica ha sempre avuto un ruolo cruciale nella mia pratica curatoriale, come puoi vedere anche nel programma che ho curato al Madre &#8211; <em>The Shadow of the Tree<\/em>. Il mio compagno \u00e8 in realt\u00e0 un produttore musicale e posso sicuramente dire che la musica fa parte della mia vita professionale e intima.<br><br><em>La colonna sonora originale di <\/em>Farther than the Eye Can See (Basma al-Sharif, <em>2012, 12&#8242; 56&#8221;), il primo video della proiezione &#8216;The Shadow of the Tree&#8217; \u00e8 davvero sorprendente: sorprendente, raffinato, potente, contorto e superiore tutto indica molto la portata emotiva della storia. Magia nera, direi<\/em>.<br><\/p>\n\n\n\n<p>Sono d&#8217;accordo.<\/p>\n\n\n\n<p>Tornando alla mia vita visto che me lo chiedi, ho viaggiato molto, in particolare in Medio Oriente e, durante uno dei miei viaggi in Marocco da adolescente, mi sono scoperta una danzatrice del ventre. Quando sono tornata in Francia ho iniziato a prendere lezioni che mi hanno portata ad intraprendere una vera e propria carriera professionale. Mi sono esibita quindi in Francia e all\u2019estero in ristoranti, caff\u00e8 e cabaret che evocavano l\u2019et\u00e0 d\u2019oro della vita culturale egiziana negli anni \u201930 e \u201940. I film e la musica mediorientale sono diventati un&#8217;importantissima fonte di influenza e ho iniziato a collezionare dischi dalla regione.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi sono guadagnata da vivere come danzatrice del ventre e mi sono esibita in Siria, Marocco, Stati Uniti, Svizzera, ecc. Ha sicuramente influenzato la mia pratica curatoriale!<\/p>\n\n\n\n<p>Un altro momento formativo \u00e8 stato il trasferimento a New York nel 2006 quando ero studente a <em>Science Po<\/em> (Parigi). Studiavo storia politica e studi culturali e ho partecipato a un programma di scambio alla Columbia University. Questo trasferimento mi ha cambiato radicalmente la vita! Durante la mia adolescenza ho sempre sognato New York: la scena artistica degli anni &#8217;70 e &#8217;80, i Velvet Underground, la Factory&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>Una volta in citt\u00e0 mi \u00e8 stato concesso uno stage presso il Dipartimento Media and Performance del MoMA, un altro luogo fondamentale in cui ha preso forma la mia professione. L\u00ec ho trovato la mia famiglia \u201creale\u201d nel contesto museale e attraverso la scrittura e il lavoro con artisti, in particolare con film, media e performance.<\/p>\n\n\n\n<p>Una volta tornata in Europa ho iniziato a lavorare in modo indipendente concentrandomi sulla regione MENA.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 2013 sono tornata negli Stati Uniti, prendendo casa a Los Angeles (l&#8217;altra mia grande passione) dove ho diretto uno spazio espositivo e un programma di residenza chiamato <em>Fahrenheit,<\/em> sostenuto da un&#8217;organizzazione no-profit francese, FLAX.<\/p>\n\n\n\n<p>Si trattava di uno spazio di 250 metri quadrati all&#8217;interno di un&#8217;ex, bellissima fabbrica nel centro di Los Angeles, un luogo che ora \u00e8 gentrificato, \u00e8 cambiato molto da allora ed \u00e8 tra l\u2019altro diventato sede di molte gallerie d&#8217;arte contemporanea.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho avuto la fortuna di avere carta bianca per il programma dello spazio e ho portato artisti francesi come Caroline Mesquita, David Douard ma anche Dorothee Iannone, Genesis P-Orridge o Michel Auder e anche Laure Prouvost. Ho invitato Laure per una residenza e questo \u00e8 stato l\u2019inizio di una collaborazione molto importante perch\u00e9 quando tornai a Parigi qualche anno dopo, Laure mi invit\u00f2 a curare la sua partecipazione al Padiglione Francese della 58a Biennale di Venezia.<\/p>\n\n\n\n<p>Curare un padiglione a Venezia ti cambia la vita per sempre! Niente potr\u00e0 pi\u00f9 essere come prima (s<em>orride pi\u00f9 che mai quando racconta di Venezia!<\/em>).<br><br>I<em>l lavoro di Laure era un\u2019installazione cinematografica su un viaggio attraverso la Francia fino a Venezia fino alla porta del padiglione stesso! L&#8217;ho visto tre volte e ogni accesso al padiglione splendidamente trasformato significava una lunga coda; un&#8217;opera d&#8217;arte meravigliosa! Il suo contesto era molto prezioso anche per le persone che non lavoravano o non facevano parte della scena dell\u2019arte contemporanea<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Quello che ho capito con quel progetto \u00e8 stato proprio questo, a parte la prima settimana piena di professionisti come il direttore della Tate, del MoMa e cos\u00ec via. &#8211; Tante persone di diversa provenienza sono rimaste molto commosse dal questo lavoro. Tra questi, i miei amici e la mia famiglia ma anche gli abitanti di Venezia e i turisti abituali.<\/p>\n\n\n\n<p>Laure ha questa incredibile capacit\u00e0 di portarti oltre, di portarti nel viaggio: emotivo, fisico e intellettuale che disegna e concepisce. A diversi livelli, una quantit\u00e0 cos\u00ec incredibile di persone lasciava il padiglione con le lacrime agli occhi, era qualcosa che non avevamo previsto!<\/p>\n\n\n\n<p>Quando ogni mese tornavo per controllare che tutto funzionasse scoprivo un pubblico molto vario, dai veneziani ai turisti: ho sempre notato che erano molto commossi e quindi ho capito che avevamo fatto un buon lavoro!<br><\/p>\n\n\n\n<p>Dopo quella fantastica esperienza a Venezia, siamo entrati in un periodo di pandemia: volevo tornare a Los Angeles ma ero un po&#8217; incerta e a disagio, quindi sono rimasta in Europa e ho continuato a lavorare sui miei progetti a livello internazionale, ad esempio con il Museo norvegese Kistefos , ma anche a Marsiglia, Vienna o Almaty. Collaboro regolarmente anche per riviste d&#8217;arte come il magazine italiano Cura (di cui faccio anche parte del comitato di redazione).<\/p>\n\n\n\n<p>In un lato molto diverso e felice della mia vita, ho appena avuto un bambino, Ezra, che viaggia spesso con me adesso.<br>Curare una mostra al Madre ed essere una \u201cmadre\u201d \u00e8 una parte molto importante della mia mitologia personale!<\/p>\n\n\n\n<p>Al momento vivo a Parigi con Ezra e suo padre, lavorando a molti progetti indipendenti, alcuni dei quali sono collegati a video e performance nella regione del Mediterraneo.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo <em>The Shadow of the Tree<\/em>, organizzer\u00f2 un grande programma di performance a Marsiglia (in tutta la citt\u00e0), in connessione e relazione con il progetto del catamarano di Art Explora che navigher\u00e0 in tutto il Mediterraneo per 3 anni e far\u00e0 tappa in 15 citt\u00e0 tra cui Marsiglia, punto di partenza del il viaggio. L\u00ec porter\u00f2 20 progetti di artisti della citt\u00e0 e delle regioni del Mediterraneo e MENA: film, musica, performance, djing, cibo, moda e conversazioni che si svolgeranno tutti sulla barca nel Porto Vecchio e in luoghi culturali come musei, gallerie e spazi legati alla cultura popolare del Medio Oriente, come un hammam o un cabaret.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 che \u00e8 importante nella mia pratica \u00e8 mirare sempre a rompere le gerarchie tra cultura alta e cultura bassa: filosofia dell&#8217;arte contemporanea e musica, televisione, danza popolare. Desidero combinarli, fonderli e creare nuovi contenuti.<br><br><em>I video sono pezzi d\u2019arte molto facili da spostare e circuitare soprattutto quando si tratta di scegliere lavori ed artisti provenienti da zone di guerra come la Palestina, dove non sempre \u00e8 garantita proprio la mobilit\u00e0 degli artisti.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Essendo facili da \u201cpresentare\u201d e molto immediati per il pubblico, d\u2019altro canto ti danno davvero un pugno nello stomaco per giorni perch\u00e9 rappresentano una forma d\u2019arte molto pura, concreta e stratificata.<br>Molti videoartisti del MENA e SWANA puntano sulla sensazione, per raggiungere un feeling immediato con lo spettatore dato dalla combinazione di pi\u00f9 fonti. In un modo molto potente poich\u00e9 sono confinati (gli artisti palestinesi sono davvero confinati, ma per esempio gli artisti filippini non lo sono se non a livello economico) nella lotta per i mezzi e per il pubblico.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Anche se la grammatica della composizione video delle scene di cui sopra \u00e8 molto diversa, una delle fonti principali che ritengo utilizzino maggiormente gli artisti MENA \u00e8 la loro tradizione letteraria.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Cercano l&#8217;immanenza secondo te e quindi sono molto legati alla letteratura? O perch\u00e9 tutti amano moltissimo la poesia nel loro paese perch\u00e9 \u00e8 una timbrica della loro cultura molto diffusa fin dall&#8217;infanzia?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 sempre difficile creare uno stereotipo del tipo \u201ctutti gli artisti del Medio Oriente sono collegati alla poesia\u201d. Non sono un grande fan di questo tipo di affermazioni, ma sicuramente il progetto che ho curato subito prima di questo era in una galleria a Vienna e si riferiva a un poeta persiano degli anni \u201960, Forugh Farrokhzad.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho invitato due artisti di generazioni molto diverse (Reza Shafahi e Sadah H Nava, quest&#8217;ultimo \u00e8 un giovane iraniano\/canadese di stanza a New York) a sviluppare pratiche individuali di disegno su carta, film, performance e musica.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo caso, e nella cultura persiana, l&#8217;importanza di questo poeta e di altri ha infuso le menti. Quando ero in viaggio in Iran, ho visitato Shiraz e la tomba del grande poeta Hafez, dove vedi persone di ogni ceto sociale, della piccola alla media borghesia, che recitavano i suoi versi. Non l&#8217;avevo mai visto sulla tomba di Victor Hugo! Su questo posso essere d&#8217;accordo con te.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 importante ricordare che quando parliamo di Medio Oriente, ancora di pi\u00f9 oggi, pensiamo a guerre e violenza, \u00e8 uno schema ciclico di eventi tragici ma la musica e la gioia fanno parte in egual misura di questa cultura e sono il fulcro di queste culture. Dobbiamo rompere questa narrazione di sofferenza e disastro.<br><br><em>Sento che questo nuovo ciclo di violenza pu\u00f2 sfortunatamente rappresentare la fine di uno stato palestinese, \u00e8 cos\u00ec tragico che la mia vita che si svolge sana e salva qui sia deragliata perch\u00e9 non posso fare nulla per impedire a queste persone di morire.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 tragico.<br><br><em>Tornando alla musica e alle letture, puoi darmi il titolo di un libro con te adesso e una canzone o un disco che stai ascoltando in questi giorni?<br><\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Si certo.<\/p>\n\n\n\n<p>Per quanto riguarda una delle mie passioni, la musica mediorientale, sono un grande fan di una cantante di nome Googoosh, una diva iraniana degli anni &#8217;60-&#8217;70. Era una donna molto moderna ed elegante e la sua voce era incredibilmente forte e bassa, in qualche modo somigliava molto a Grace Jones. E adoro Warda, una cantante egiziana molto importante di origine algerina, cresciuta in Francia: suo padre gestiva un cabaret a Parigi dove i membri del Fronte di Liberazione Nazionale nascondevano le armi.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli artisti della regione sono sempre costretti a confrontarsi con eventi politici che impediscono la loro libert\u00e0 di espressione. Googoosh, ad esempio, fu messa a tacere per sempre nel suo paese nel 1979 e lei decise di non lasciarlo anche se avrebbe potuto.<br><br><\/p>\n\n\n\n<p><em>Cosa senti di aver imparato dalla vita fino ad ora?<br><\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Tanto, ma sicuramente la cosa pi\u00f9 importante \u00e8 che pi\u00f9 dai pi\u00f9 ricevi.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos&#8217;\u00e8 un curatore? Curatore deriva dal latino \u201ccurare\u201d che significa prendersi cura delle persone. Non sono un medico e sfortunatamente non posso prendermi cura delle persone colpite a Gaza in questo momento o salvare vite umane, ma sono qui per curare una mostra al Madre, e spero di poter infondere le vostre anime e migliorare la sensibilit\u00e0 verso il mondo. Questo \u00e8 tutto quello che posso fare.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Il Museo Madre (Italia, Napoli) propone fino al 6 marzo 2024 tutti i giorni negli orari di apertura del museo \u201cThe Shadow of the Tree\/L\u2019ombra dell&#8217;albero&#8221;, un programma monografico con proiezioni di quaranta opere d&#8217;arte in immagini in movimento, dal documentario al video alla musica. Articolata in sei programmi, la proiezione alterna tre retrospettive (Basma al-Sharif, Valentin Nouja\u00efm, Sara Sadik) curate da Martha Kirszenbaum con Myriam Ben Salah, Stella Bottai e Asma Barchiche. Le proiezioni si svolgeranno durante l&#8217;intera giornata in lingua originale con sottotitoli e offriranno una profonda riflessione storica, politica e sociale sulla regione MENA in questi tempi di equilibri molto frammentati.<br>(Edouard Caupeil \u00e8 l\u2019autore dell\u2019immagine di copertina)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Museo Madre \u00e8 un museo d&#8217;arte contemporanea nel centro storico di Napoli: un ex provveditorato agli studi polveroso e &hellip; <a href=\"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/martha-kirszenbaum-curatrice-parigi\/\">Continua<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":16061,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[12],"tags":[3430,2417,9815,2775,9816,9818,3630,9817,34,20,4919],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16052"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=16052"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16052\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":16067,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16052\/revisions\/16067"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/16061"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=16052"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=16052"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=16052"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}