{"id":16147,"date":"2024-06-13T21:13:08","date_gmt":"2024-06-13T21:13:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.slow-words.com\/it\/?p=16147"},"modified":"2024-06-13T21:19:47","modified_gmt":"2024-06-13T21:19:47","slug":"cristian-patane-regista-e-sceneggiatore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/cristian-patane-regista-e-sceneggiatore\/","title":{"rendered":"Cristian Patan\u00e8, regista e sceneggiatore"},"content":{"rendered":"\n<p>Pigneto, Roma. Esterno notte, sabato sera.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Lo sguardo cerca di nebulizzare la folla mentre desidero un posto tranquillo dopo aver attraversato il rione pi\u00f9 e pi\u00f9 volte per un doppio compleanno festeggiato a una fiera di vini naturali.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Mi presentano Cristian Patan\u00e8.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Questo incontro non arriva per caso nella eterna citt\u00e0 del caos e del cinema &#8211; sempre pi\u00f9 pasoliniana. A dire il vero, per certi versi, PPP non ci si ritroverebbe pi\u00f9 perch\u00e9 il Pigneto ha perso il suo muso cattivo, la sua pelle butterata e grassa, il solco grigio opaco dei binari divisivi. Diventando un ovvio, ennesimo ritrovo <em>cool<\/em> dove non dormire mai.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Cristian mi invia un suo audiovisivo per continuare la conversazione. Online la sua presenza \u00e8 scolpita in ogni passo con news e articoli che informano della sua precocissima carriera ma non \u00e8 sui social (lo si trova solo su LinkedIn).<\/p>\n\n\n\n<p>Vedo il corto <em>Corpo e Aria <\/em>(Daniele Cipr\u00ec firma la fotografia) e mi colpisce come un treno merci di notte che sconquassa i binari nel silenzio di un paese vieppi\u00f9 impalpabile ma distopico.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 un ritratto assai in levare di una necrofora <em>sui generis<\/em> che restituisce una riflessione sulla morte e sulla separazione che non ha simili o eguali.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ha viaggiato oltreoceano, anche al Santa Barbara International Film Festival ed \u00e8 un lavoro incredibilmente maturo del giovane regista e sceneggiatore italiano. Nel chiacchiericcio della notte festaiola, mi racconta che sta lavorando al suo primo lungometraggio, tutto sulla santit\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Questa conversazione cerca di fare il punto, ancora una volta, sullo scrivere per il cinema. E nella sezione \u2018Racconti\u2019 troverete <a href=\"http:\/\/www.slow-words.com\/it\/ardore-scena-27\/\">la scena 27 di una sceneggiatura firmata a pi\u00f9 mani<\/a>, anche da Cristian, e tratta dal film su cui sta lavorando, <em>Ardore<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p><em>La tua vita in poche, o moltissime, righe. Prenditi il tuo tempo e raccontami le molte vite che ti porti dietro<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Nasco ad Avola, in Sicilia, nel 1991. Una societ\u00e0 rurale che, in quegli anni, mi ha permesso di avere un\u2019infanzia bucolica tra mare, montagna, natura incontaminata.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Mia nonna aveva una salumeria e accanto c\u2019era un fotografo: la mia fascinazione per luci, flash e ottiche nasce da l\u00ec.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Era l\u2019epoca della pellicola che rendeva tutto ancora pi\u00f9 misterioso e affascinante. Io ero un ragazzino molto vivace, la mia curiosit\u00e0 faceva simpatia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il fotografo vicino di bottega mi ha dato molto presto in mano una macchina fotografica ed in seguito il figlio mi ha messo in mano una telecamera.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A 13, 14 anni ho filmato i primi matrimoni. Ho scoperto dopo di voler fare il regista, mi piaceva recitare perch\u00e9 riusciva a connettermi immediatamente a qualcosa di profondo ed istintuale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>I matrimoni mi hanno permesso di filmare tutti gli scenari possibili in pochissime inquadrature, quando si \u00e8 sull\u2019altare c\u2019\u00e8 un condensato di vita cos\u00ec intenso che da quei primi piani tra lo sposo e la sposa passa veramente tutta la vita.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Eros, morte, desiderio, paura: all\u2019epoca non capivo tutto perch\u00e9 non ero emotivamente pronto: i matrimoni prima, i cortometraggi poi sono stati un canale di espressione per cercare di capire me stesso.<\/p>\n\n\n\n<p>Un lutto nella mia vita, un\u2019esperienza fondativa nel mio percorso, mi ha fatto scappare dal mio luogo d\u2019origine. Mi sono trasferito a Roma, la capitale \u00e8 parsa subito un mondo caleidoscopio per un diciassettenne di provincia, di paese. Un luogo ricco per un giovane affamato di conoscenza anche se all\u2019inizio non sono stato fortunato con gli incontri. Quelli sbagliati mi hanno permesso di capire quanto sono forte. Quando hai le energie molto alte &#8211; ed una missione: sono molto romantico e vedo ancora il cinema come una missione &#8211; non perdi la bussola.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Pensa che a 23 anni mi ero trasformato in imprenditore digitale per poi aprire qualche anno dopo la mia casa di produzione (che dopo il covid ho dovuto lasciare). Ho prodotto alcune cose di cui sono molto orgoglioso. Non sono diventato ricco, ma l\u2019obiettivo puntava ad un altro tipo di ricchezza, diciamo meno materiale. Sono percorsi, il mio \u00e8 stato abbastanza non convenzionale.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Roma \u00e8 stata una scelta legata all\u2019industria del cinema, ad un futuro formativo al Centro Sperimentale o \u00e8 stata prodotta da altri motivi?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Roma \u00e8 stata una scelta molto pazza dettata dall\u2019et\u00e0. Dove si fa il cinema? L\u00ec, a Roma, caput mundi\u2026 Avevo fatto un corto assai artigianale dove recitavo anche &#8211; non a Giffoni, dove lavorai in seguito e che comunque \u00e8 arrivato presto e mi ha dato uno sguardo critico sul linguaggio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Non c\u2019era ancora l\u2019alta definizione e la luce si impastava ricordando il gesto pittorico: il mio era un tentativo di entrare in relazione con gli elementi di scrittura della luce. Fui premiato in alcuni festival, non importanti, nelle cui giurie per\u00f2 c\u2019erano registi gi\u00e0 affermati. In uno di questi incontrai alcuni produttori che mi invitarono a trasferirmi a Roma come loro assistente alla mia maggiore et\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Tutti i siciliani hanno bisogno di scappare dalla Sicilia per poterla amare, io non feci eccezione. Bruciando le tappe, lasciai il liceo (licenziato da non frequentante) e mi presentai da loro, a lavorare il primo giorno di set al compimento dei 18, con attori, pellicola e teatri di posa. A mio agio: tutto sembrava appartenermi da sempre. Era il mio corto <em>Le Notti Bianche<\/em> tratto da un racconto di Fedor Dostoewskij, i produttori erano stupiti della mia precocit\u00e0 e del mio carattere, forse preoccupati, ma iniziai a lavorare con loro sui set.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Centro Sperimentale non potevo frequentarlo, vengo da una famiglia umile: o mi pagavo l\u2019affitto con il lavoro sul set o non potevo restare a Roma. Ho comunque trovato la mia strada, gli inizi sono stati turbolenti ma ce l\u2019ho fatta lo stesso.<\/p>\n\n\n\n<p>Nei miei primi anni romani il preside del Centro era il grandissimo scenografo Andrea Crisanti: lo incontrai per caso ad una cena a casa di amici dove con molta onest\u00e0 mi disse cosa era il Centro, ridimensionando le mie aspettative rispetto a quella scuola, nonostante ne parlasse benissimo. Mi consigli\u00f2 di lasciare perdere, stavo gi\u00e0 trovando la mia strada a mio modo. Da sprovveduto e scellerato mi ero gi\u00e0 confrontato con un cast di attori veri e con una troupe professionale ed ero sopravvissuto. Dovevo rendermi conto che stavo gi\u00e0 lavorando sul mio potenziale.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo quella cena ebbi un breve momento di lavoro in tv con le fiction e capii che non era la mia strada, mi sentivo un pesce fuor d\u2019acqua. Schiacciato da qualcosa di pi\u00f9 grande di me, ero comunque un bambino. Non avevo abbastanza strumenti per capirlo, volevo sempre lavorare tanto mostrando sicurezza e celando ansia, insoddisfazione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Mi trovavo sempre in condizione di <em>overacting<\/em> e quindi me ne andai.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A 20 anni viaggio in America grazie ad uno stage finanziato dal Ministero della Giovent\u00f9 (allora retto dalla Meloni): alla UCLA capisco che Roma non fa per me. Mi imbarco allora verso il mio secondo amore e mi iscrivo a Filosofia a Napoli, due linguaggi che si sono sempre compenetrati nella mia vita. Alcuni film mi aiutavano a capire Heidegger, mentre Kant mi faceva capire Terrence Malick, tanto per citare qualche maestro a caso!<\/p>\n\n\n\n<p>Questi studi hanno significato molto per il linguaggio e per un lavoro serio sull\u2019estetica e sull\u2019immaginario.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Quindi studiare filosofia ti ha portato verso la sceneggiatura o per te era gi\u00e0 essenziale come ruolo da curare oltre alla regia?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Mi sono sempre considerato un pessimo sceneggiatore, solo da poco tempo ho acquisito la confidenza e la leggerezza di avere a che fare con la scrittura. Il me censore interno era sempre troppo grande, alla ricerca continua di conferme. La sceneggiatura la limitavo solo al territorio della scrittura di scena. Scrivevo ma poi delegavo molto alla regia e al montaggio. I mei corti, che sono degli esperimenti fatti per tentativi ed errori, risentono di questo.<\/p>\n\n\n\n<p>Colmo questo gap e questa insicurezza grazie ad uno sceneggiatore che stimo e che ho conosciuto grazie al regista con cui a lungo ho lavorato e che per un periodo importante della mia formazione si \u00e8 relazionato a me come mentore, Piero Messina.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Andrea Paolo Massara, un ragazzo calabrese con un talento raro, mi ha fatto scrivere con lui e in quel processo cos\u00ec autentico, vero e profondo, ho scoperto chi sono io come scrittore. Mi ha aiutato a scoprire il mio talento. Poi con lui ho vinto un Premio al Solinas che mi ha dato ulteriore sicurezza. Questo premio \u00e8 bello perch\u00e9 fa emergere qualcosa di cos\u00ec intimo come lo scritto, che viene letto e discusso da registi, produttori, montatori, sceneggiatori, insomma tutta l\u2019industry ti fa capire criticamente qual \u00e8 la forza inconoscibile dello scritto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 un momento importante, credo per chiunque, quando i propri film riescono a parlare al di l\u00e0 della personalit\u00e0 del regista. Con una voce propria.<\/p>\n\n\n\n<p>Al Solinas ho incontrato Ilaria Macchia, che si \u00e8 unita al gruppo di scrittura. Il confronto artistico con lei \u00e8 stato ulteriormente importante: abbiamo iniziato a lavorare assieme a partire da una solida stesura; grazie a lei noi maschietti (Io e Andrea) siamo riusciti a discernere ancor pi\u00f9 profondamente il cuore della storia e a far saltare emotivamente, oltre che esteticamente, il percorso dei nostri protagonisti su un piano di chiara rivelazione, in cui per\u00f2 vive forte il mistero che vogliamo imbrigliare. Un\u2019ambizione artistica che ha plasmato lo scritto e che ci ha fatto trovare coordinate inaspettate e piene di bellezza. Non vedo l\u2019ora di lavorarci con gli attori\u2026<br><br><br><\/p>\n\n\n\n<p>La Suorina<em>, con cui hai vinto il Solinas, \u00e8 un po\u2019 il preludio al film sulla santit\u00e0 che stai costruendo ora? O sono due opere completamente divise e distinte?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>La Suorina <\/em>\u00e8 ancora, diciamo, il mio tentativo di esordio nel cinema &#8211; anche se le certezze di ieri sono diventate le incertezze di oggi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi si chiama <em>Ardore<\/em>, come un sentimento e come un paese della Calabria.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il tema della santit\u00e0 \u00e8 qualcosa su cui sono inciampato come spesso accade nei miei percorsi di scoperta. E\u2019 stato un lavoro molto lungo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Mi sentivo avvolto nell\u2019oscurit\u00e0 con un lumino a non di pi\u00f9 di tre centimetri dal mio naso. Dopo tanto perdermi in temi molto profondi della mia vita, della mia famiglia e terra, trovo la strada.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il mio film parla di una ragazza che ha un\u2019apparizione mariana. La Madonna le affida una vera e propria missione.<\/p>\n\n\n\n<p>Mia madre, con cui ho una strana e forte connessione, \u00e8 sempre stata una delle miei prime lettrici:&nbsp; \u00e8 bizzarro che in questo caso le abbia fatto leggere la sceneggiatura solo alla seconda stesura. Perch\u00e9 la mia famiglia \u00e8 stata testimone in passato di un\u2019apparizione e forse di un piccolo miracolo. Lo scopro molto pi\u00f9 tardi di quanto abbia iniziato a lavorare sul tema.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>Scrittori, filosofi o altri maestri &#8211; se ci sono stati &#8211; che ti hanno guidato o che hai trovato per strada in questo complesso racconto della santit\u00e0?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Scrittori tanti, anche il cinema: per quanto sia una parola desueta credo che una grande mole di tutto questo abbia lavorato inconsciamente dentro di me. Posso dirti che forse sono pi\u00f9 gli incontri con le persone che mi hanno condotto a questo tema. Le suggestioni dell\u2019arte sono esteriori e lavorano interiormente ma hanno bisogno di tempo. Raramente ci sono immagini od esperienze che possano condurti cos\u00ec radicalmente al fondo del materiale.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho studiato filosofia: Kant, Marx Hegel e altri filosofi erano il mio cosmo. Poi ho incontrato una grande artista, Livia Vitale, che mi ha fatto conoscere il buddismo e mi ha accompagnato in questa rivoluzione.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche le arti marziali mi hanno insegnato la respirazione, grazie al mio amatissimo maestro Kwak. Insomma con la meditazione e la preghiera ho scoperto una connessione ancestrale e primordiale con un mondo straordinario, una fonte infinita da cui attingere.<br>E\u2019 come una metafora del talento: se tu credi in qualcosa inevitabilmente trasformerai quello che hai intorno, un po\u2019 come un miracolo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A Siracusa (io vengo dalla sua piccola provincia), c\u2019\u00e8 un santuario, un fallo di cemento che si erge verso l\u2019alto, dove negli anni 50 il quadro di una Madonna piange lacrime di sangue e tutti vanno a chiederle un miracolo, infatti oggi ci sono le teche con i tutori e gli ex voto dei miracolati.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u00ec la scienza annaspa e inizia ad essere povera di linguaggio. La fede, se credi nel miracolo, ti fa reagire a partire dalla matrice del midollo osseo. E\u2019 la fede che ti guarisce.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando sono andato ad Ardore con il mio sceneggiatore, ho sentito tutto questo molto forte al santuario della Madonna di Bombile, crollato per una frana del 2004. E\u2019 il punto in cui parte il nostro racconto. Parlando con i devoti di questa Madonna, ho capito che il rapporto con il santo \u00e8 quotidiano. Ci parli, discuti ogni giorno, e lui ti parla. La grazia non \u00e8 una richiesta, \u00e8 un accidente che ha pi\u00f9 la funzione di insegnamento. La grazia viene concessa perch\u00e9 quel dialogo spirituale \u00e8 solido. Non \u00e8 quindi un appuntamento straordinario, n\u00e9 diventa quindi una richiesta particolare.<br>Per i devoti di Bombile \u00e8 quasi scontato avere un miracolo in famiglia. I Santi sono amici di cui fidarti, presente nel bisogno tanto quanto tu sei presente per loro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>Sei stato molto a Napoli, dove \u00e8 fortissimo il culto dei morti (le anime \u2018pezzentelle\u2019). Accadeva la stessa cosa: i devoti andavano tutti i giorni a trovare le loro anime e le carezzavano, le accudivano. La Chiesa ufficiale si trov\u00f2 a vietare questo culto negli anni 70. E\u2019 possibile che<\/em> Corpo e Aria <em>risenta di questo? E che quindi questo anche sia in qualche modo un prequel per il tema della santit\u00e0?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Non lo so, ho smesso di psicanalizzarmi, dovrei andare in terapia e non so ancora perch\u00e9 non lo faccio. La lettura di me su quel territorio di magma che \u00e8 la pancia, la radice, \u00e8 poco ampia, ne riesco a cogliere una parte piccola, quanto basta per l\u2019altro. Apri il canale, il mondo \u00e8 infinito direi. Ti darei una risposta parziale e forse falsa.<\/p>\n\n\n\n<p><em>E\u2019 un lavoro estremamente maturo, lasciando da parte la fotografia eccezionale del tuo conterraneo Cipr\u00ec. E\u2019 una storia originale, come nasce la scrittura di quella storia?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Nasce da un gesto come tutte le immagini su cui lavoro. Accadono delle cose che mi proiettano in un mondo altro che convive parallelamente alla vita conscia. Il gesto \u00e8 stato piuttosto semplice, lavoravo su un set di altri in un obitorio universitario molto ben tenuto (di un ospedale romano ormai chiuso, il Fornarini, dove girano moltissimi film). Le mattonelle sanitarie hanno lo scopo di assorbire i batteri e dopo cos\u00ec tanti anni senti ancora l\u2019odore della morte. Mentre preparo l\u2019attore alla scena, faccio cadere il suo braccio per vedere se il peso fosse \u201cmorto\u201d. Quel gesto ha fatto vibrare quelle certe mie corde che poi sono diventate quella <em>danse macabre techno<\/em> che \u00e8 il corto.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 anche un\u2019altra immagine, quella di Bergamo, dei camion che trasportano i cadaveri dei morti di Covid che non avrebbero avuto un funerale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La nostra storia, come umanit\u00e0, nasce quando iniziamo a esprimere la sacralit\u00e0 della sepoltura che instaura una connessione tra i vivi ed i morti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Anche durante le guerre, si dedicava qualche giorno solo per andare a prendere i corpi. Durante il Covid sono successe cose sconvolgenti, che andrebbero indagate. Il mio corto \u00e8 stata una risposta immediata al momento storico, ne sentivo l\u2019urgenza e probabilmente il fatto che sia ancora nei festival \u00e8 perch\u00e9 questo tema ha bisogno ancora di essere processato.<\/p>\n\n\n\n<p>Corpo e Aria<em> ha avuto un discreto successo ai festival, cosa pensi del fatto che in Italia a parte i circuiti professionali non vi siano tanti festival (od appuntamenti dedicati ai corti) destinati al pubblico di non addetti ai lavori?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 un problema pi\u00f9 generale che c\u2019\u00e8 sempre stato, quello dell\u2019omologazione. Cambia il linguaggio, cambia l\u2019estetica ma c\u2019\u00e8 sempre omologazione nella fruizione.<\/p>\n\n\n\n<p>Nei festival italiani ho sempre avuto difficolt\u00e0 a presentare i miei lavori. C\u2019\u00e8 sempre questo vizio di non voler mettere troppo in gioco lo spettatore. E\u2019 come quando guardi una serie di media fattura di Netflix: \u00e8 sempre tutto esposto, la fotografia \u00e8 tutta uguale, la regia segue una bibbia di comportamenti molto codificati.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma se non ci fosse questo non ci sarebbe nemmeno l\u2019opposto. E\u2019 la natura della dialettica, io appartengo a chi rema contro, a chi deve resistere e lottare tanto. Se non ci fosse questa lotta, l\u2019espressione non riuscirebbe ad essere altrettanto specifica, intima e quindi potente. L\u00ec, in questa dialettica, viene fuori l\u2019esigenza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>A quali produzioni stai lavorando adesso?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Adesso siamo nel grande pantano. C\u2019\u00e8 una grande crisi (ancora, un\u2019altra), manca il dialogo tra artisti e pubblico e si cerca di risolverla dall\u2019esterno. Manca il riconoscimento del pubblico. Oggi il cinema figlio dei culti delle personalit\u00e0 autoriali ha perso la sua forza, il suo seguito.<br>Il mio amico Cipr\u00ec dice che la disperazione fa miracoli. Vedremo.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando era in vita Berlusconi, stava cambiando la nostra cultura e non ci rendevamo conto di quanto quella figura di potere ci stava entrando dentro. Ora che siamo diventati un po\u2019 tutti Berlusconi, l\u2019abbiamo anche perdonato per le sue malefatte, infatti c\u2019\u00e8 gi\u00e0 un processo di santificazione inevitabile. E\u2019 un problema di culto, di costume: se non fossimo arrivati a eccessi cos\u00ec negativi non potrebbe accadere neanche l\u2019esatto opposto. Mi viene da dire che il peggio stia accadendo, ora che la maggior parte di noi \u00e8 rimasta travolta dalla smania di produzione autofaga, ora che sembra avvicinarsi un orizzonte di desertificazione. Proprio da l\u00ec rinasceremo, ce lo insegna la storia. Sono quindi molto fiducioso sul futuro. Non del cinema ma dell\u2019espressione cinematografica.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Dove ti vedi tra 10 anni, visto che sei molto giovane?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ho imparato molto a vivere il qui ed ora. Ora ho desiderio di emergere, di essere un regista di cinema e sto facendo le mie lotte per fare in modo che accada. Nessuno ti aiuta veramente, \u00e8 un percorso molto solitario. Oggi scrivo per altri registi cercando di mantenere una voce autentica. Scrivo dei film che non so se si vedranno, navigo a vista.<br>Tra 10 anni vorrei fare un film di fantascienza. Quella che raccontiamo oggi la vivremo in buona parte, magari prototipale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Mi piacerebbe, tra 10 anni, sapere quale sar\u00e0 la nostra cosmogonia. E credo che la tecnologia stia diventando una parte delle nostre astrazioni. Ormai l\u2019AI pu\u00f2 scrivere e creare le sceneggiature, ma non parlo solo di tecnica.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi interessa immaginare come potremmo essere. Se ci evolveremo ancora di pi\u00f9, se involveremo. E in che termini.<\/p>\n\n\n\n<p>Da <em>Metropolis<\/em> a <em>Dune<\/em> ormai l\u2019immaginario del futuro lo codifichiamo come grigio, desertico, con un\u2019unica grande autorit\u00e0 che governa e omologa le nostre libert\u00e0 individuali. Sappiamo che l\u2019umanit\u00e0 (o meglio un certo stile di vita) \u00e8 gi\u00e0 in serio pericolo.<br>A me interessa immaginare cosa accadr\u00e0 dopo il definitivo disastro del genere.<br>Speriamo di arrivarci.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Oltre al vivere qui ed ora, mi sembra tu abbia appieno vissuto gi\u00e0 molte vite: cosa hai imparato sin qui?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ho imparato qualcosa che ha a che fare sia con il mio mestiere che con la vita ed \u00e8 molto preziosa: l\u2019ascolto, quindi mi considero molto fortunato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ascolto, non solo in senso artistico, ti connette con l\u2019altro, ti fa scoprire il mondo attraverso l\u2019altro e riesci anche a vederti nella tua piccolezza (dice Schopenauer che il mondo \u00e8 volont\u00e0 e rappresentazione: se non esistessimo noi, non esisterebbe il mondo. Ho imparato a ribaltare questo paradigma).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ascolto \u00e8 un tema cruciale per tutti gli artisti, tanto pi\u00f9 per gli emergenti.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ascolto ti permette di connetterti con la tua natura autentica, ti permette di essere un buon regista ed un buon scrittore.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ascolto si riverbera nella vita dell\u2019altro: ho molte meno relazioni ma molto pi\u00f9 forti e pi\u00f9 profonde.<br><br>Con l\u2019ascolto ho maturato la capacit\u00e0 di riuscire a superare gli ostacoli sabotanti dell\u2019ego.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ho imparato, l\u2019ascolto, dalle persone che amo e che ho amato.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi considero un essere umano abbastanza decente grazie all\u2019ascolto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pigneto, Roma. 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