{"id":16270,"date":"2026-10-06T12:48:45","date_gmt":"2026-10-06T12:48:45","guid":{"rendered":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/?p=16270"},"modified":"2026-10-06T13:03:22","modified_gmt":"2026-10-06T13:03:22","slug":"naho-artista-totale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/naho-artista-totale\/","title":{"rendered":"Naho, artista totale"},"content":{"rendered":"\n<p><a href=\"https:\/\/www.lasceneparisienne.com\/spectacle\/le-jour-ou-jai-dit-a-ma-mere-que-je-netais-pas-lesbienne\/\">La Scene Parisienne<\/a> (Parigi, Francia), uno degli indirizzi pi\u00f9 interessanti per il teatro indipendente e non solo, accoglie il prossimo 17 ottobre, la premi\u00e8re di una piece straordinaria come poche: Le jour o\u00f9 j\u2019ai dit \u00e0 ma m\u00e8re que je n\u2019\u00e9tais pas lesbienne, un\u2019opera dell\u2019artista totale NAHO che ne firma la scenografia, la regia e la messa in scena, <br>Si tratta di un\u2019opera intensa, drammatica eppure totalmente comica, gigantesca nella sua semplicit\u00e0.<br>Come recita la locandina, \u2018uno spettacolo che non vi lascer\u00e0 di marmo\u2019. Se il registro. \u00e8 quello della commedia buffa, in realt\u00e0 (spoiler vietato!) si tratta di temi molto seri e \u2026anche molto lontani dal titolo volutamente ironico dell\u2019opera.<\/p>\n\n\n\n<p>Conosco Naho a casa di comuni amici e mi incuriosisce al primo sguardo, cerco il padrone di casa (<a href=\"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/pascal-parrucchiere\/\">Pascal Cariou<\/a>, la cui storia di vita potete leggere sempre sulle nostre pagine) e chiedo lumi: chi \u00e8 veramente la meraviglia Naho?<br>Da dove viene il suo immenso fascino fisico ed intellettuale, la sua eleganza, il suo vibrare nello spazio e la sua potente energia vitale?<\/p>\n\n\n\n<p>Resto sbalordita dalla risposta e le chiedo di raccontarsi su Slow Words proprio in occasione della prima del suo nuovo spettacolo (biglietti online, nelle rivendite abituali parigine e al teatro).<br>Lei accetta con entusiasmo anche se i giorni di ritorno da Essaouira le diventano complicati per via di un furto e di tutto quello che ne consegue.<\/p>\n\n\n\n<p>Non potremo stare a lungo lontane. La incontreremo di nuovo presto e di sicuro quando pubblicher\u00e0 il libro di cui ci accenna misteriosamente nella nostra conversazione.<br><br><\/p>\n\n\n\n<p><em>La tua vita in poche righe, fino a quella notte a Essaouira (Marocco) in cui ci siamo ritrovate a ballare, cercando di dimenticare per un istante la tragedia che lo scenario mondiale ci riserva costantemente.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La mia vita in poche righe? Ci vorrebbero diverse stagioni e un bravissimo sceneggiatore.<br>Ho attraversato molte cose. Ho amato, ho perso, ho ballato, sono caduta, mi sono rialzata. A volte con grazia, a volte con molta meno eleganza.<br>E poi c\u2019\u00e8 stata Essaouira.<br>Quella notte abbiamo ballato. Non perch\u00e9 avessimo dimenticato il mondo, ma forse proprio perch\u00e9 non potevamo dimenticarlo.<br>Attorno a noi c\u2019era quell\u2019epoca strana, brutale, satura di immagini, di guerre, di drammi e di vite che si ribaltano in pochi secondi.<br>Cos\u00ec abbiamo ballato.<br>Credo profondamente in questo: ballare, ridere, creare non ci allontanano dalla realt\u00e0. A volte sono gli strumenti pi\u00f9 potenti che abbiamo per resisterle.<br>Per me, \u00e8 il modo di dire: sono ancora qui.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><br><em>Sei regista, autrice di tutte le tue opere, regista di te stessa e anche attrice, con quella capacit\u00e0 di sorridere mentre rifletti su come rendere il mondo pi\u00f9 inclusivo. Chi sono o sono stati i tuoi maestri e che ruolo gioca la scrittura teatrale nella tua vita?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>I miei primi maestri non si trovavano necessariamente nei teatri.<br>Innanzitutto, direi tra la gente e le persone.<\/p>\n\n\n\n<p>La mia famiglia, le donne della mia famiglia, le loro contraddizioni, i loro silenzi, il loro modo di sopravvivere, di ridere in mezzo a cose che a volte non avevano nulla di divertente.<br>E soprattutto mia madre.<br>Possedeva qualcosa che nessuna scuola pu\u00f2 insegnare: una libert\u00e0 assoluta di essere se stessa.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi, ovviamente, ci sono tutti gli artisti che ho incontrato, osservato, ammirato.<\/p>\n\n\n\n<p>La danza ha contato moltissimo nella mia formazione. Sono stata ballerina prima di portare le parole in scena. Il mio corpo, quindi, ha imparato a raccontare prima della mia bocca.<br>La scrittura \u00e8 arrivata come un altro modo di danzare.<br>Scrivo molto partendo dalla realt\u00e0. Prendo una situazione a volte dolorosa, assurda o violenta, la osservo a lungo e cerco di trovare il punto in cui pu\u00f2 trasformarsi in teatro.<br>\u00c8 l\u00ec che spesso nasce l\u2019umorismo.<br>Non per cancellare il dolore.<br>Ma per poterlo guardare in faccia.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mio spettacolo attuale ne \u00e8 probabilmente l\u2019esempio pi\u00f9 intimo. Vi racconto, tra le altre cose, il giorno in cui volevo annunciare a mia madre di avere la sclerosi multipla e lei cap\u00ec che le stavo annunciando di essere lesbica.<br>Partendo da questo enorme malinteso, si apre un mondo intero: la malattia, la famiglia, la diversit\u00e0, i pregiudizi, l\u2019amore tra madre e figlia e quella incredibile capacit\u00e0 che abbiamo di ridere proprio nel momento in cui pensavamo di non poterlo pi\u00f9 fare.<br><\/p>\n\n\n\n<p><br><em>Perch\u00e9 \u00e8 fondamentale, per una regista e autrice comica, muoversi in un proprio spazio, e che aspetto ha realmente la scena teatrale indipendente in Francia e a Parigi?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Avere un proprio spazio non significa necessariamente possedere un teatro.<br>Significa disporre di un luogo artistico in cui nessuno ti chiede di rimpicciolirti per entrarci.<br>Quando si scrivono, si interpretano e si mettono in scena i propri testi, questa libert\u00e0 \u00e8 essenziale. Permette di sperimentare, sbagliare, ricominciare, spostare una sedia ventisette volte per poi scoprire che stava benissimo dov&#8217;era all&#8217;inizio.<\/p>\n\n\n\n<p>La scena indipendente francese, e in particolare quella parigina, \u00e8 straordinariamente vivace, ma \u00e8 anche una realt\u00e0 difficile.<br>Esiste una quantit\u00e0 incredibile di artisti, piccole sale, compagnie e progetti. Dietro uno spettacolo che il pubblico vede per un&#8217;ora, a volte ci sono mesi o anni di lavoro, di ricerca di fondi, di prove, di ingegno e di solidariet\u00e0.<br>Essere indipendenti significa spesso essere artisti la sera e, nella stessa giornata, produttori, amministratori, addetti alla comunicazione, tecnici, contabili e centralinisti.<br>Ma \u00e8 anche qui che nascono cose magnifiche.<br>Perch\u00e9 quando non si dispongono di grandi mezzi, si \u00e8 costretti ad avere grandi idee.<\/p>\n\n\n\n<p><br><em>Se non \u00e8 il teatro, qual \u00e8 la tua arte principale?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La danza.<br>Senza esitazione.<br>Prima delle parole, c\u2019\u00e8 stato il corpo.<br>La danza ha sempre occupato un posto essenziale nella mia vita. Ha plasmato il mio modo di percepire la scena, il ritmo, lo spazio, la musica e persino i silenzi.<br>Ancora oggi, quando scrivo o metto in scena uno spettacolo, penso molto in termini di movimento.<br>Penso in termini di ritmo.<br>Penso in termini di respiro.<br>Penso quasi in termini di coreografia.<br>La malattia ha cambiato il mio rapporto con il corpo, inevitabilmente. Ma non mi ha tolto la danza.<br>Mi costringe semplicemente a inventare un altro modo di danzare.<\/p>\n\n\n\n<p><br><br><em>Un luogo prediletto per la messa in scena nella tua citt\u00e0 e un luogo prediletto, o addirittura segreto, dove ti rifugi per leggere e creare?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><br>Per la messa in scena, amo i palcoscenici quasi vuoti.<br>Un palco nero, pochi oggetti ben precisi, una luce e, all&#8217;improvviso, tutto diventa possibile.<br>Posso trascorrere un tempo spropositato a osservare una poltrona, un manichino o una tazza, chiedendomi quale storia abbiano da raccontare.<br>Per la scrittura, invece, \u00e8 diverso.<br>Posso scrivere quasi ovunque, non appena qualcosa mi attraversa: in un caff\u00e8, in treno, in una camera d\u2019albergo, in riva al mare, sul telefono\u2026<br>Ma amo in particolar modo i luoghi in cui posso osservare le persone senza che loro sappiano di essere osservate.<br>Perch\u00e9 le persone sono autori straordinari.<br>Ti regalano dialoghi che nessuno sceneggiatore oserebbe mai scrivere.<br>E a volte, il mio rifugio non \u00e8 nemmeno un luogo fisico.<br>\u00c8 la musica.<br>Metto su un brano, chiudo la porta al mondo per qualche minuto e ritrovo il mio spazio.<\/p>\n\n\n\n<p><br><em>Qual \u00e8 il libro che stai leggendo in questo momento e dove si trova?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Al momento, il libro pi\u00f9 importante per me \u00e8 probabilmente quello che sto scrivendo.<br>Si trova ovunque.<br>Nel computer, nel telefono, su fogli sparsi, nei quaderni, in frasi scritte alle tre del mattino che a volte, il giorno dopo, non riesco pi\u00f9 a decifrare.<br>E soprattutto, \u00e8 ancora in gran parte nella mia testa.<br>\u00c8 questo il problema delle storie: finch\u00e9 non le hai concluse, si rifiutano gentilmente di andarsene.<\/p>\n\n\n\n<p><br><em>Cosa hai imparato dalla vita finora e dove ti vedi tra dieci anni?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ho imparato una cosa molto semplice, che per\u00f2 mi ha richiesto moltissimo tempo per essere compresa:<br>Perdiamo fin troppo tempo a cercare di occupare meno spazio.<br>A contenerci.<br>A correggerci.<br>A voler entrare in un abito che non \u00e8 mai stato tagliato su misura per noi.<\/p>\n\n\n\n<p>Mia madre mi ha insegnato esattamente il contrario.<br>Mi ha insegnato a non vergognarmi di chi ero. A non scusarmi per il fatto di esserci, di essere diversa, di essere integra.<\/p>\n\n\n\n<p>Negli ultimi anni, la vita mi ha anche insegnato la sua fragilit\u00e0. Ho perso persone che amavo profondamente e la malattia \u00e8 entrata nella mia vita senza chiedere il permesso.<br>Cos\u00ec ho smesso di pensare di avere tutto il tempo del mondo.<br>Non ce l&#8217;abbiamo.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra dieci anni?<br>Spero di continuare a creare.<br>Magari pi\u00f9 lentamente. Magari stando seduta. Magari con un bastone, un testo in mano e qualche vuoto di memoria.<br>Ma su un palcoscenico.<\/p>\n\n\n\n<p>Vorrei scrivere, mettere in scena, produrre e, soprattutto, trasmettere di pi\u00f9. Vorrei aiutare altri artisti, in particolare quelli a cui si dice troppo spesso che sono troppo vecchi, troppo diversi, troppo grassi, troppo neri, troppo questo o non abbastanza quello.<br>Vorrei dire loro: non chiedete il permesso di esistere artisticamente.<\/p>\n\n\n\n<p>E se tra dieci anni potr\u00f2 ancora salire su un palco, guardare il pubblico e farlo ridere di qualcosa su cui pensava non si potesse ridere\u2026<br>allora sar\u00f2 esattamente dove voglio essere.<br>Perch\u00e9, in fondo, tutto il mio lavoro si potrebbe riassumere in un&#8217;unica frase:<br>Ballare e ridere \u00e8 il mio modo di dirvi che sono ancora viva.<br><br><br>La foto di copertina \u00e8 di Pierre @egobox (contact@youby.fr)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Scene Parisienne (Parigi, Francia), uno degli indirizzi pi\u00f9 interessanti per il teatro indipendente e non solo, accoglie il prossimo &hellip; <a href=\"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/naho-artista-totale\/\">Continua<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":16273,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[12],"tags":[],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16270"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=16270"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16270\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":16279,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16270\/revisions\/16279"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/16273"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=16270"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=16270"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=16270"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}