{"id":2019,"date":"2014-07-03T15:40:24","date_gmt":"2014-07-03T15:40:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.slow-words.com\/?p=2019"},"modified":"2014-07-10T10:38:47","modified_gmt":"2014-07-10T10:38:47","slug":"la-crepa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/la-crepa\/","title":{"rendered":"La Crepa"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Il paese di San Graziano \u00e8 appoggiato sul versante pi\u00f9 soleggiato della conca appenninica da cui prende il nome. A nord, tra le vette del Forcella e il Sasso dello Strombio, corre un lungo crinale dal profilo leggermente insellato, ripido e pietroso, che ricorda lo scheletro di un mulo schiantato dalla fatica. Ad est e a ovest le colline digradano dolcemente abbracciando il paese, mentre a sud le ultime cime montuose chiudono la vista di quel mare poco distante che si respira nelle calde sferzate di scirocco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il borgo \u00e8 un cuore che scandisce la sua vita nei due tempi di un palpito giornaliero: la fuga mattiniera verso la citt\u00e0 di chi deve serpeggiare i quaranta tornanti e i dodici chilometri di pianura fino al posto di lavoro, e il rientro serale alla quiete casalinga. Chi rimane a spendere il suo quotidiano tra i selciati del borgo \u00e8 chi ha gi\u00e0 pagato il dazio della giovent\u00f9 in favore della vecchiaia, chi ha appena cominciato a pagare, e quei pochi che hanno interesse a non muoversi. Tra questi ci sono gli equipaggi misti a scartamento ridotto della stazione dei carabinieri,\u00a0\u00a0 della posta, del negozio di ferramenta,\u00a0\u00a0 del circolo acli e della concorrenza del caff\u00e8 Garibaldi, della farmacia, della stazione di rifornimento, dei due negozi di alimentari , dell\u2019edicola-casalinghi-tabaccheria e dei pastori del consorzio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I due bar sono i principali centri di aggregazione. Il caff\u00e8 Garibaldi, dal taglio pi\u00f9 progressista, pu\u00f2 contare sulla tiv\u00f9 satellitare, le slot e sulle grazie scollate della Veronica, mentre l\u2019altro, aggregato alla parrocchia, sul biliardo, i tavoli per le carte, la bocciofila e il campo da calcio a undici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Antonio Ridolfi, quadrunviro della direzione sportiva, dava l\u2019anima per quel campo, per quel pezzo di terra che prima delle sue cure poteva servire a far grufolare i cinghiali o al massimo per piantare patate. Dapprima aveva livellato le pendenze del prato, tamponato la frana sul lato meridionale con una massicciata, poi lo aveva reso leggermente convesso per drenare meglio l\u2019acqua. Successivamente\u00a0\u00a0 aveva progettato e diretto i lavori della tribuna e della recinzione, ed ora che le forze scemavano all\u2019avanzare silenzioso e inarrestabile della senilit\u00e0, poteva finalmente dedicarsi alla sua occupazione preferita, ovvero trascorrere le domeniche mattina tracciando le linee con il gesso per farne a tutti gli effetti un terreno di gioco regolamentare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A gli occhi della moglie, che nei quarant\u2019anni di convivenza aveva imparato a tradurne le astrusit\u00e0 con la concretezza spicciola dello spirito casalingo, il fine ultimo del lavoro di costruzione non era stato quello di realizzare una struttura ricreativa destinata a terzi, bens\u00ec quello di crearsi un\u2019occupazione pi\u00f9 consona alle ragioni dell\u2019et\u00e0. Ad avvalorare tale ipotesi contribuiva l\u2019osservazione della metamorfosi operata dal lavoro di geometra, che lentamente gli aveva deterso l\u2019unguento dell\u2019elasticit\u00e0 dagli ingranaggi del pensiero. Concretamente, tutto ci\u00f2 che differiva dal suo punto di vista, dalla logica geometrica dei suoi ragionamenti, risultava necessariamente sbagliato, tanto da indurlo a sostenere conflitti immotivati sia in famiglia che all\u2019interno della cerchia dei vecchi amici, anche riguardo a temi per i quali non vantava alcuna competenza. Per tale motivo il Ferrini era un inetto, che in una vita da giardiniere non aveva imparato a potare gli ontani in modo da bloccare la fuga dei palloni diretti verso la scarpata, cosa che si ripeteva ogni qual volta un terzino in cerca di gloria sparasse una cannonata in direzione delle pleiadi. Il Barazza era un coglione, un vecchio coglione orbo e avvizzito incapace di disporre tre lampade al neon in linea retta all\u2019interno degli spogliatoi, e del Giaguaro, il custode, neanche a parlarne. Da un ex impiegato comunale non ci si poteva aspettare una gran voglia di lavorare, soprattutto da uno che era venuto in pensione allo scoccare dell\u2019et\u00e0 minima, motivo per cui veniva sfottuto dall\u2019intera compagnia, compreso don Gino, che nella sua vita si era dato da fare solo a tavola, e pare, secondo voci tanto maligne quanto attendibili, per consolare la giovane moglie di un pendolare. Le voci raccontavano addirittura che fosse stato lo stesso don Gino a trovare il lavoro al marito e che , apposta, glielo avesse cercato a centoventi chilometri da casa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A conti fatti, il Ferrini sbagliava nel potare le piante perch\u00e9 crescessero rigogliose invece di diventare dei pennacchi, il Barazza a piazzare le lampade in modo che illuminassero meglio gli spogliatoi, il Giaguaro ad aprire e chiudere il campo secondo gli orari stabiliti dal prete, ed il prete a trovare lavoro ad un disoccupato. Ma mentre il Ridolfi reiterava i suoi discorsi sconclusionati nelle sedi meno opportune, il parroco era rapito dalle preoccupazioni per la salute del campanile, che da troppo tempo supplicava un restauro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per effetto delle ultime gelate, la crepa della parete nord aveva cominciato ad allungarsi pericolosamente verso l\u2019alto in direzione della bifora sottostante al loggiato campanario, ed il guaio era che per un restauro anche solo parziale, che fosse comunque pi\u00f9 decoroso di una semplice messa in sicurezza, occorrevano pi\u00f9 soldi di quanti ne disponesse la parrocchia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo punto, lungo il cammino di don Gino si aprivano due strade da valutare bilanciando costi e benefici: una salita umiliante alla questua in sede curiale, oppure una lunga passeggiata\u00a0\u00a0 pianeggiante e tortuosa attorno all\u2019organizzazione di eventi finalizzati all\u2019autofinanziamento. Certamente la prima prospettava maggiori garanzie di successo, ma in questo caso sarebbe incappato nella reiterata filippica sul mancato utilizzo della Madonna del Grigione, quell\u2019affresco incrostato e di fattezza discutibile, in cui pareva che alcuni intravedessero una corona di spine stagliata tra le macchie di muffa del cielo scolorito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A detta di Sua Eminenza, che era solito spalmare la dolcezza del tono sull\u2019acume delle parole come una pennellata di miele sulla lama della ghigliottina, con un po\u2019 di buona volont\u00e0 la cappella avrebbe potuto trasformarsi in una meta di pellegrinaggio, e con ci\u00f2 la parrocchia sarebbe passata da un buco per le casse diocesane ad una fonte di reddito non trascurabile. Si trattava solo di dare visibilit\u00e0 ad un fenomeno piuttosto singolare, come del resto era gi\u00e0 successo in altri tempi e luoghi grazie all\u2019intraprendenza di preti pi\u00f9 propositivi. Successivamente, dopo una lunga, attenta e dettagliata valutazione, anche loro si sarebbero esposti con toni misurati per vidimare o negare l\u2019autenticit\u00e0 dell\u2019evento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 che per\u00f2 sfuggiva al vescovo, riguardo alla renitenza di don Gino nel trasformare il presunto miracolo in un miracolo economico, non andava ricercato esclusivamente nella sfera delle questioni etiche, ma nel timore di essere affiancato da una vecchia conoscenza, quel fisico teorico affetto da incontinenza verbale di don Marzio , il quale gli aveva confessato, tra un vermut e uno stock, che alla commissione scientifica vaticana stavano elaborando nuovi modelli per adeguare Dio alle pi\u00f9 recenti scoperte del CERN di Ginevra. Quello che invece sfuggiva a don Gino, pur comprendendo il bisogno della Chiesa di valutare delle ipotetiche manifestazioni divine\u00a0\u00a0 attraverso la visione distaccata di uno scettico, era l\u2019altro capo dell\u2019equazione, e cio\u00e8 perch\u00e9 don Marzio difendesse le proprie posizioni con tanta veemenza pur mantenendo l\u2019abito talare, se non\u00a0\u00a0 ammettendo che anche lui, nel profondo, sotto la maschera agnostica calata sopra quella religiosa, covasse pi\u00f9 incognite che soluzioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sorvolando sulle questioni personali, le incombenze rimanevano indirizzate alle cure improrogabili per la torre campanaria, e tralasciata la via gerarchica, l\u2019unica opportunit\u00e0 per colmare il divario economico tra il deposito parrocchiale ed il restauro, rimaneva la sagra del patrono con la pesca di beneficenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli anziani del circolo si prodigarono secondo le proprie disponibilit\u00e0. Le donne non persero tempo ad imbracciare i ferri da maglia o l\u2019uncinetto per confezionare maglioni e centrini, mentre i quadrumviri indugiarono sulla competizione iniziata da bambini quando si scappellavano per pisciare pi\u00f9 lontano, e successivamente quando la sfida si era trasferita sul piano della raccolta funghi, delle coltivazioni ortensi e sulle pi\u00f9 accese rivalit\u00e0 di caccia che erano sfociate in litigi memorabili e solenni riappacificazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Giaguaro, con sommo dispiacere, mise a disposizione la macchina del caff\u00e8 dell\u2019ufficio regalata dagli ex colleghi per il pensionamento, quella che lo aveva sostenuto durante le ore in municipio in cui il tempo scorreva con un incedere talmente colloso da frenare la corsa delle lancette. Un oggetto perfetto nella sua semplicit\u00e0, che poteva considerare, a paragone degli umani di sua pertinenza, pi\u00f9 dolce della moglie, meno esoso delle figlie, pi\u00f9 discreto dei nipoti, pi\u00f9 onesto del Ferrini, pi\u00f9 elegante del Barazza, pi\u00f9 malleabile del Ridolfi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Ferrini decise di regalare una selezione delle sue rose migliori, quelle che nel corso degli ultimi vent\u2019anni, nella lunga solitudine degli inverni in collina, aveva trapiantato dai giardini dei villeggianti. Ultimamente aveva smesso, non tanto per nobili motivi di redenzione, quanto perch\u00e9, accumulati chili ed acciacchi, faceva sempre pi\u00f9 fatica a scavalcare i recinti senza rischiare di lasciarci appese le palle. Comunque sia, avrebbe potato le piante, le avrebbe messe in vaso e presentate nella migliore delle condizioni possibili. Sapeva che a differenza degli altri, vincolati dal limite mentale di una selezione di oggetti, avrebbe portato la vita in uno dei suoi aspetti pi\u00f9 nobili: la bellezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 che Barazza aveva di pi\u00f9 caro era l\u2019insulina che teneva in frigorifero, che certo era fondamentale per tenerlo in vita, ma di sicuro non era cosa adatta ad una pesca di beneficenza. Dopo un\u2019attenta riflessione si accorse di non avere niente da donare, ma soprattutto di non possedere nulla. L\u2019appartamento in cui viveva, e quello in citt\u00e0, comprati con i sacrifici di una vita di risparmi, erano destinati al figlio. Tutto il resto era condiviso con la moglie, e quindi intoccabile. Le uniche cose che poteva considerare sue a tutti gli effetti, ad eccezione dei vestiti, comunque degni dei bidoni della Caritas, erano l\u2019attrezzatura da pesca alla mosca e la cassetta degli attrezzi da elettricista. Dato che era in pensione, decise di donare la seconda con l\u2019intenzione di comprare una ventina di biglietti nella speranza di rivincerla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ridolfi era un accumulatore. Il suo garage era diventato un santuario dell\u2019obsoleto e dell\u2019inutile, dove ogni cosa aveva la medesima inestimabile importanza, ed era stipata e catalogata secondo una logica su base dimensionale. Piuttosto che donare qualcosa avrebbe dato il sangue, come in effetti aveva fatto due volte l\u2019anno fino ai sessanta, ma per nessun motivo si sarebbe privato di una gemma del suo tesoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">*\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 *\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 *<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla vigilia del patrono tutto era pronto, o quasi. Le tettoie, i tavoli, le panche, la cucina, la legna per le grigliate, il generatore per l\u2019illuminazione, e tutto il resto dei dettagli tecnici era approntato. I fornitori avevano rifornito, la banda aveva scelto i brani, la pista da ballo era stata lucidata e gli ambulanti sarebbero arrivati il mattino seguente al chiarore dell\u2019alba.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Distante dall\u2019eccitazione generale, don Gino si aggirava per il paese con lo sguardo terreo. Non era mai stato un buon contabile, ma anche secondo le previsioni pi\u00f9 rosee non era certo di racimolare quanto necessario. L\u2019unica speranza era riposta in un afflusso inatteso di cittadini a caccia di tradizioni, di quelle persone capaci di sorseggiare coca-cola con il cinghiale in umido o di scambiare per genuino un cancherone artigianale annegato nei solfiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando entr\u00f2 nel circolo, il duo Ferrini-Barazza sfidava la coppia Giaguaro-Ridolfi all\u2019ultima mano del torneo di briscola. La tensione era palpabile. Entrambe le squadre avevano accumulato otto partite vinte e quaranta punti dal mazzo ed in ballo c\u2019era una bottiglia di amaro delle antiche distillerie Lencioni, tuttavia erano altri i pensieri che oscuravano gli umori, altro il motivo che faceva contrarre i segni dei bari: gli oggetti che avevano deciso di donare, per l\u2019assurdo e unico fine di primeggiare nella nuova puntata dell\u2019antica contesa, rappresentavano qualcosa di pi\u00f9 di un legame col passato, erano la malta stessa di una vita di ricordi che pian piano si andava sfaldando nella memoria miope della vecchiaia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Don Gino si avvicin\u00f2 trascinando una sedia dal tavolo a fianco, la ruot\u00f2 facendo perno su una gamba dopodich\u00e9 si sedette incrociando le braccia sullo schienale. Avrebbe voluto trasformare quel tavolo in un confessionale, invertire i ruoli e liberarsi dal peso delle preoccupazioni, spiegare il significato della riparazione della crepa che sentiva come una piaga aperta sulle sue spalle, viva, beante, dolorosa, che minando la sopravvivenza del campanile minacciava l\u2019intera comunit\u00e0 e le sue tradizioni secolari. Avrebbe voluto far capire che non si trattava di una semplice torre\u00a0\u00a0 edificata nel vertice geografico del paese, ma di un simbolo che rappresentava l\u2019asta della meridiana del tempo di Dio e allo stesso tempo un faro proiettato contro il buio immobile dello spazio freddo e infinito. Ma di fronte al ribollire di tante elucubrazioni, le uniche parole che riusc\u00ec a distillare furono:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Siete pronti per domani? \u2013<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutti si guardarono ma nessuno rispose. Chi alla legna, alla griglia, al fornello o alla mescita, avrebbero ricoperto il proprio ruolo allo stesso modo degli anni precedenti, e come ogni volta il vento avrebbe trasportato il profumo delle frittelle, dei formaggi delle bancarelle, dei filetti di baccal\u00e0, della carne alla brace, e con questi i virtuosismi folk della fisarmonica, i pianti dei neonati, le urla giocose dei bambini e le risate degli adulti ingrassate dal vino. Era stata una domanda inutile, al pari di chiedere alla cronaca se si sentisse pronta per l\u2019esame con la storia, e formulata nel momento in cui i pensieri erano rivolti alle carte dell\u2019ultima mano, gli occhi alle smorfie del compagno o degli avversari, il cuore incarcerato nelle regole ottuse dell\u2019antico patto d\u2019onore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ferrini cal\u00f2 il quattro di bastoni guardando il Giaguaro \u2013 voglio vedere cosa ci fate con questo? \u2013<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Giaguaro fece scivolare il tre di coppe \u2013 con i tuoi niente, ma con questi ci beviamo l\u2019amaro. \u2013<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Barazza cap\u00ec che le speranze di vittoria erano tramontate \u2013 strozzati! \u2013 url\u00f2, lanciando il due di spade, mentre Ridolfi, lasciato cadere l\u2019asso di denari dalle dita, disse \u201c Ragazzi, ma se ci mettessimo cinquanta euro a testa?\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Michele Perfetti<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>L&#8217;immagine di copertina, Make Silence, \u00e8 un artwork di Stefania Bonatelli (Italia)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il paese di San Graziano \u00e8 appoggiato sul versante pi\u00f9 soleggiato della conca appenninica da cui prende il nome. 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