{"id":2285,"date":"2014-07-10T10:36:39","date_gmt":"2014-07-10T10:36:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.slow-words.com\/?p=2285"},"modified":"2014-07-17T15:01:11","modified_gmt":"2014-07-17T15:01:11","slug":"il-mestolo-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/il-mestolo-2\/","title":{"rendered":"Il Mestolo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Era di legno, un legno semplice \u2013 uno scarto, senz\u2019altro. Lavorato per\u00f2 da mani sapienti, liscio nella conca e con piccoli disegni decorativi sul manico. Terminava con una forma ad uncino, cos\u00ec da poter attraccare bene sulla striscia di ferro posta sopra il camino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Antonia, quando cucinava, usava prendere il mestolo in continuazione. Come se fosse una sua protesi, da utilizzare tutte le volte con cura, con cautela, come se da quel gesto dipendesse anche la bont\u00e0 della pietanza che stava preparando. Doveva restare tranquilla, la pietanza, messa a cuocere lentamente sopra il letto formato da calda cenere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il rito del cucinare era per lei ragione di vita, ovunque si trovasse. Si alzava al mattino, e gi\u00e0 mentre ascoltava dalla piccola radiolina nera il giornale-radio delle sette, pensava a cosa avrebbe preparato per quel giorno. Tutti i giorni. Lo faceva con gioiosa ritualit\u00e0, non con malcelata noia. Aveva saputo, inconsapevolmente, trasformare la ripetitivit\u00e0 in rito, un rito di accudimento rivolto spesso a se stessa e talvolta alle famiglie dei figli, quando passava del tempo con loro in una di quelle citt\u00e0 anonime del Nord. Dal mattino a sera viveva in funzione della preparazione di cibo: solo la colazione, caffelatte e biscotti per tutti, era priva di creativit\u00e0 quotidiana. Alle dieci, dopo essersi lavata e pettinata con cura quei lunghi capelli bianchi di cui andava cos\u00ec fiera, era pronta per andare a fare la spesa al mercato. Una spesa di stagione, s\u2019intende. E dalle undici e trenta, in qualsiasi cucina si trovasse \u2013 piccola, la sua, spaziose quelle dei figli \u2013 iniziava la festa, si svolgeva il rito pagano della preparazione. E quando tornavano dalla scuola i nipoti, tutto era pronto. E lei serviva con dolcezza e determinazione, fino a quando tutti non fossero soddisfatti. La pasta a pranzo, quella non mancava mai, guarnita con verdure o condimenti freschi. E poi, con leggerezza, si procedeva fino al biscotto che suggellava ogni pasto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel pomeriggio, dopo aver rimesso a posto tavola e cucina, si coricava nella poltrona \u2013 bordeaux in tutte e tre le case dove passava il suo tempo, casa sua e le due case dei figli. Verso le quattro, dopo una breve ma attenta lettura del giornale, era pronta per riprendere possesso della cucina. E metteva a cuocere le verdure da cui avrebbe tratto la minestra della sera: in tutte le stagioni, la cena iniziava con una zuppa, sempre servita col mestolo uncinato dai ghirigori incisi sul manico. Zuppa che spesso veniva elogiata dai membri della famiglia. E a fine cena, quando c\u2019erano tutti i parenti di una o dell\u2019altra famiglia, Antonia dentro di s\u00e9 sorrideva: si era dimostrata utile, indispensabile, ancora una volta. A novantacinque anni aveva una precisa funzione nella vita delle sue famiglie, e le piaceva \u2013 molto. Finita la cena, si metteva per qualche minuto nella sua poltrona bordeaux a guardare un po\u2019 di televisione, con le gambe intrecciate e i piedi che si muovevano ritmicamente da destra verso sinistra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ogni tanto giocava a carte con uno dei nipoti, oppure parlava con i figli o le nuore. Parlava sempre sottovoce, come se non volesse disturbare. E prima di coricarsi passava sempre dalla cucina per verificare che tutto fosse in ordine. Quando era dai parenti, alla sera toccava a figli e nuore riordinare, era un accordo non scritto di buona convivenza. E cos\u00ec Antonia controllava solo che avessero riordinato per bene, senza sbavature, rimettendo tutti gli oggetti al loro posto. E soprattutto si sincerava che il mestolo fosse al suo posto, quel mestolo in triplice copia che trovava in tutte le case dove passava il suo tempo. Solo allora era pronta per andare a dormire, preparandosi per i pasti a venire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Paolo Graziano, 2013<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Era di legno, un legno semplice \u2013 uno scarto, senz\u2019altro. 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