{"id":2635,"date":"2014-08-06T17:59:14","date_gmt":"2014-08-06T17:59:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.slow-words.com\/?p=2635"},"modified":"2014-09-11T08:33:01","modified_gmt":"2014-09-11T08:33:01","slug":"anita-insegnante-e-scrittrice","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/anita-insegnante-e-scrittrice\/","title":{"rendered":"Anita, insegnante e scrittrice"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">La mia storia in dieci righe? Nasco nel 1972 a Torre del Greco, sotto il Vesuvio. Nel 1990 termino il Liceo classico e pubblico il mio primo articolo su un piccolo ma combattivo \u201cfoglio\u201d locale. Qualche anno pi\u00f9 tardi, mi laureo in Lettere all&#8217;Universit\u00e0 di Napoli con un tesi su Ribera, relatore il caravaggista Vincenzo Pacelli. Nel frattempo e dopo (con qualche interruzione), scrivo per quotidiani, periodici, testate d&#8217;arte on line e cartacee, mostre. Nel 2006 mi annunciano che una cattedra nella scuola pubblica mi sta aspettando. Intanto continuo a scrivere. Tre anni dopo, prendo la via del Nord. Scuola, famiglia, distanze&#8230; Scrivo poco, non scrivo pi\u00f9. O quasi. Adesso ho un blog che necessita di maggiore attenzione, soprattutto da parte mia, e qualche collaborazione occasionale. Altro di me non saprei narrare&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><br \/>\nCosa hai dato alle citt\u00e0 che hai attraversato e cosa pensi che esse abbiano messo\u00a0nella tua vita?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Napoli: amore, passione, un po&#8217; di notoriet\u00e0, ma anche delusione e rabbia. Soprattutto incontri e amicizie. Questo mi ha dato la citt\u00e0 in cui \u00e8 iniziata la<em> mia<\/em> vita. In cambio, anche se \u00e8 stucchevole dirlo, ho donato parole e sviluppato sentimenti viscerali.<br \/>\nRavenna: un anno ascetico. Cosa le ho dato? Beh, ho qualche ex alunno amico su Facebook!<br \/>\nTorre del Greco: legame problematico. Solo negli ultimi tempi mi sto faticosamente riconciliando con il mio \u201cdormitorio\u201d, teatro di ricordi non sempre piacevoli e perlopi\u00f9 asfittici. Se aggiungiamo la fobia catastrofista da vulcano incombente e una certa grettezza provinciale mista a senso di inferiorit\u00e0, viene fuori una bella zavorra! I miei \u201clasciti\u201d si limitano ai pochi affetti privati.<br \/>\nCon Casale Monferrato non \u00e8 stato semplice prendere confidenza. Si \u00e8 presa buona parte delle mie energie, anche pi\u00f9 di quante ne potessi spendere: oltre alla scuola, un&#8217;associazione culturale, una candidatura al consiglio comunale, un evento espositivo. Insomma, ci sono voluti quasi cinque anni, ma sento che \u00e8 il posto su cui sto facendo i maggiori investimenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><br \/>\nCosa fa Casale e la sua societ\u00e0 per te, in particolare?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Istintivamente, mi verrebbe da rispondere un rotondo e gioioso \u201cniente\u201d. In realt\u00e0, a pensarci bene, trasferirmi mi ha spronata verso l&#8217;autonomia e mi ha consentito piccole libert\u00e0. Guido l&#8217;automobile, vado in bici, indosso gioielli, giro da sola a tarda sera. Non so se \u00e8 merito di Casale, o se sono stata io a decidere di fare qui cose che avrei potuto permettermi anche al Sud.<br \/>\nIn quanto alla societ\u00e0 casalese, non riesco neppure ad inquadrarla: sarebbe banale lamentare il razzismo ancora latente o il clich\u00e9 locale dell&#8217;\u201cesageruma nen\u201d, cos\u00ec come \u00e8 retorico affermare di aver conosciuto persone amabili. Nel complesso, i miei rapporti sono pochi, un po&#8217; per la mia natura schiva e pigra, che di fronte alla relazioni si fa prendere da una sorta di ansia prestazionale, un po&#8217; per la tipologia dei contatti che si allacciano soprattutto in ambito scolastico. Se sei del Sud e sei accoppiato con uno del Nord, come nel mio caso, \u00e8 difficile che i colleghi settentrionali ti invitino a uscire, forse perch\u00e9 danno per scontato il tuo \u201cinserimento\u201d; per lo stesso motivo, \u00e8 altrettanto difficile che lo facciano quelli meridionali, prevalentemente precari e single. Insomma, non so se conduco un&#8217;esistenza da reclusa perch\u00e9 sono un&#8217;outsider contemplativa, oppure perch\u00e9 sono antipatica e \u201casocievole\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><br \/>\nMi racconti un momento bello che hai vissuto, nel passato e di recente?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La maggior parte dei momenti belli della mia vita sono legati all&#8217;arte o alla musica. Uno risale ad oltre vent&#8217;anni fa, durante una delle prime edizioni di \u201cMaggio dei Monumenti\u201d. Napoli, domenica pomeriggio. Gironzolo con due amici per il quartiere Sanit\u00e0. Canzoni dai bassi, voci dai balconi, odore di fritto. Pace assoluta. Cielo azzurrissimo. Arriviamo alla chiesa di Santa Maria. Prima di entrare, una mano mi copre gli occhi. Quando li riapro, vedo l&#8217;altare maggiore in cima alla spettacolare scala a tenaglia. Punto.<br \/>\nIn tempi pi\u00f9 recenti invece ho costruito, o ho colto, momenti significativi, portatori di entusiasmo, soddisfazione o emozioni, ma senza dolcezza o nostalgia. La bellezza stava da un&#8217;altra parte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><br \/>\nChe posto continua ad avere la scrittura nella tua vita?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo momento la scrittura per me \u00e8 come la sindrome dell&#8217;arto fantasma. La dimensione periferica in cui abito e le scarse relazioni non mi consentono quelle opportunit\u00e0 culturali ed umane essenziali per mettermi alla tastiera. Per anni, lavorando soprattutto con un quotidiano, ho vissuto con l&#8217;adrenalina del pezzo da consegnare subito: ogni volta che aprivo il \u201cRoma\u201d e vedevo la mia firma mi emozionavo! Quando, di colpo, mi sono fermata, ho realizzato che il mondo dell&#8217;arte (soprattutto contemporanea) aveva smesso di divertirmi o di stimolarmi. Non lo capivo pi\u00f9. Provavo disagio e noia. Le visite alle gallerie private si sono diradate, sia per problemi logistici, sia perch\u00e9 avendo interrotto la collaborazione con alcune testate non ero pi\u00f9 motivata o \u201cobbligata\u201d a scrivere. Se non hai una scadenza, dei lettori, un progetto da condividere, un riconoscimento economico perch\u00e9 sbattersi?<br \/>\nPoi sono subentrati la frustrazione, il senso di colpa, il vittimismo: scrivi, mi dicevo, scrivi porca miseria, se non ci riesci pi\u00f9 \u00e8 perch\u00e9 in fondo tutto &#8216;sto talento non ce l&#8217;hai, non ce l&#8217;avevi manco prima. Stavo dilapidando un patrimonio, anni a denti stretti per colmare lacune, cercare di erodere pregiudizi. Da balbuziente, mi sono sempre trovata (o messa) in condizione di fare il doppio della fatica, e avevo affidato alla scrittura una funzione compensativa, per esprimere le parole che si inceppano nella gola, per affermare il mio valore al di l\u00e0 di questo impedimento da barzelletta. Troppo, perch\u00e9 non esplodesse la crisi. Vedevo in me un&#8217;altra persona, e quella persona non mi piaceva. Prima le dita correvano dietro ai pensieri, e all&#8217;improvviso era tutto azzerato. La mia testa era una muro di mattoni, le parole non venivano pi\u00f9 a trovarmi. Le persone intorno a me sembravano non rendersi conto di questa sofferenza: mi esortavano a scrivere, ed io stavo peggio perch\u00e9 mi sentivo investita da aspettative che non potevo soddisfare. Se non fossi riuscita a corrispondere all&#8217;immagine che mi ero plasmata con tanti sacrifici, non mi avrebbero pi\u00f9 accettata? Non mi avrebbero voluto pi\u00f9 bene?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi sono torturata&#8230; e tuttora non sono riuscita a venirne a capo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><br \/>\nCome insegnante, che incontri fai abitualmente? E come scrittrice sotto coperta?\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come insegnante, incontro soprattutto gli alunni. Il che, sebbene spesso ti svuoti, \u00e8 la parte pi\u00f9 interessante del mestiere. A piccole dosi i colleghi: lungi dal denigrare, ma avete idea di cosa sia un&#8217;aula insegnanti nelle cosiddette \u201core buche\u201d? Avete mai partecipato ad un consiglio di classe o ad una riunione di dipartimento? Poi i bidelli, veri \u201cregisti\u201d della nostra quotidianit\u00e0: da quella che porta lo spray da casa per pulire il tavolone della sala docenti a quello che vende abusivamente la frutta nei bagni. Ovviamente i genitori, ma adesso da un lato le acrobazie diplomatiche e il linguaggio formulare appaiono un logoro canovaccio, dall&#8217;altro alcuni colloqui sono avvilenti, nel bene e nel male. La scuola \u00e8 un microcosmo molto utile ed istruttivo, a patto di elaborarlo col giusto distacco, altrimenti il burnout \u00e8 in agguato.<br \/>\nE veniamo al \u201csotto coperta\u201d. Ho sempre preferito tenere separati i miei ambiti lavorativi, illudendomi cos\u00ec di proteggere il mio mondo interiore, il mio rifugio spirituale. Pu\u00f2 sembrare contraddittorio, ma pur esponendomi (specie sul web) cerco di avere come scrittrice un&#8217;\u201caltra vita\u201d nascosta. Gli incontri in questo senso ormai sono pochissimi. Mi dispiace in particolar modo per le interviste con gli artisti: alcune sono state coinvolgenti come appuntamenti d&#8217;amore, altre hanno generato rapporti di amicizia e stima. Un altro contatto che mi manca \u00e8 quello con gli assistenti di galleria, il cui ruolo andrebbe riconosciuto con pi\u00f9 dignit\u00e0 e generosit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><br \/>\nUn talento che hai, uno che ti manca<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Posso sperare di avere ancora il talento delle parole? Tra i molti che mancano, vorrei voce educata e battuta pronta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><br \/>\nLa musica che ascolti in questo momento ed il libro che stai leggendo<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo momento nessun ascolto: quando scrivo ho bisogno di silenzio. Ho orecchie piuttosto \u201cricettive\u201d, ma prevalentemente le nutro di classica e opera.<br \/>\nRaramente leggo un solo libro alla volta: sparpagliati in casa ora ci sono \u201cLa vita segreta del Medioevo\u201d di Elena Percivaldi, \u201cSiviero contro Hitler\u201d di Luca Scarlini, \u201cPiccola storia della fotografia\u201d di Walter Benjamin e un volume di foto realizzate in Africa da Ryszard Kapuscinski.<br \/>\n<em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Le tue passioni culinarie e quello che ti piace bere?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ho un rapporto bipolare col cibo. Sono insofferente ai ristoranti troppo raffinati, cos\u00ec come alle trattorie finto-caserecce. Ammiro gli still life delle ricette ma trovo inopportuno fotografarsi nel piatto. Proverei imbarazzo nell&#8217;ostentare l&#8217;atto intimo e naturale del mangiare come status symbol o esperienza estetica: questa ossessione per il \u201cfood\u201d e il \u201ccooking\u201d mi rievoca piuttosto tempi di miseria, in cui almeno si aveva la lucidit\u00e0 di non assimilare un petto di pollo a un&#8217;opera d&#8217;arte. Non seguo le guide e, generalmente, non mi entusiasma andar fuori a pranzo o a cena. Per\u00f2 amo la convivialit\u00e0, mi piace invitare, attardarmi in chiacchiere a tavola e assaggiare nuovi manicaretti, specie se qualcuno li ha preparati per me. Tra le mie molte passioni gastronomiche spiccano la pizza di scarole, i crocch\u00e9 di patate, gli gnocchi, la farinata genovese, il baccal\u00e0 mantecato. Inoltre sono golosissima: se devo scegliere tra la vetrina di una pasticceria e quella di una boutique&#8230; beh, vince la prima! Per il bere, neppure il \u201ctrapianto\u201d in Piemonte ha iniziato il mio palato ai vini. Apprezzo un buon bicchiere, soprattutto in compagnia, ma oltre all&#8217;acqua del rubinetto la \u201cmia\u201d bibita resta la cedrata, che mi ricorda le domeniche d&#8217;infanzia sul Vesuvio e gli aperitivi con le amiche&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><br \/>\nI tuoi prossimi progetti?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Innanzitutto sopravvivere alla burocrazia del MIUR. Imparare a leggere la musica e a respirare. E poi&#8230;<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Cosa hai imparato dalla vita fin qui?<\/em><\/p>\n<p>Non ho imparato niente. Non so neppure se la vita abbia cercato di insegnarmi qualcosa. Ho empiricamente raccattato istruzioni qua e l\u00e0, ma ho difese troppo alte per essere una buona allieva. Pi\u00f9 che inseguire il cambiamento, mi ci forzo per disciplina interiore. Quest&#8217;anno comunque ho imparato a nuotare e la lezione esistenziale che ne ho tratto \u00e8 grosso modo questa: a chi \u00e8 abituato a stare in cattedra non fa male ritrovarsi dall&#8217;altra parte; coraggio! affidati e buttati; a volte, riuscire a toccare il fondo \u00e8 una conquista.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Il ritratto di Anita Pepe \u00e8 di Daniele Podda<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La mia storia in dieci righe? Nasco nel 1972 a Torre del Greco, sotto il Vesuvio. Nel 1990 termino il &hellip; <a href=\"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/anita-insegnante-e-scrittrice\/\">Continua<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":2665,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[12],"tags":[970,972,974,975,832,973,976,978,34,980,977,42,225,971],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2635"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2635"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2635\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2804,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2635\/revisions\/2804"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2665"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2635"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2635"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2635"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}