{"id":2781,"date":"2014-09-11T08:27:09","date_gmt":"2014-09-11T08:27:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.slow-words.com\/?p=2781"},"modified":"2014-09-25T11:50:23","modified_gmt":"2014-09-25T11:50:23","slug":"gianni-solla-scrittore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/gianni-solla-scrittore\/","title":{"rendered":"Gianni Solla, scrittore"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Conosco Gianni Solla da molti anni, lettrice avida del suo <a href=\"http:\/\/www.hotelmessico.net\">blog<\/a>. E\u2019 un mio concittadino che a differenza di me si \u00e8 pacificato con la scrittura e con la citt\u00e0 creandone un tutt\u2019uno miracoloso: una pratica e una narrativa eccellenti. La sua prosa \u00e8 un marchio di fabbrica. Una volta abbiamo lavorato insieme su un progetto d\u2019arte, lui ha scritto racconti per writers e abbiamo fatto poesia visiva, nel senso letterale: parole e frasi da appendere in giro in citt\u00e0. Non ho mai dimenticato, anche se il progetto non siamo riusciti a portarlo nelle strade vere. Leggere Solla \u00e8 tuffarsi in un delirio onirico, in una realt\u00e0 che supera la realt\u00e0 stessa. Dove ferocia ed ironia sono talmente ben calibrate che ti chiedi di cosa si sia nutrito il genio che l\u2019ha cos\u00ec\u2019 ben shakerate. Se non ci fosse un Solla al mondo, bisognerebbe inventarlo. E sicuramente, un Solla va tradotto in inglese. Diventerebbe un caso internazionale. Ci penseranno, spero, i suoi prossimi editori. Noi ve lo proponiamo nelle righe che seguono e nella sezione <a href=\"http:\/\/www.slow-words.com\/it\/category\/poesie\/\" target=\"_blank\">poesie<\/a> di Slow Words.<\/p>\n<p><em>La tua vita, se ti va conficcandola in righe asciutte e lancinanti, romantiche insieme, esattamente come ci abitui con la tua prosa<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci ho messo tempo per conoscermi. Sono stato un estraneo per molto tempo a me stesso. Non ho ricordi continuativi ma frammenti discontinui. In uno sto correndo alla Villa Comunale, mio padre ha il borsello di cuoio e i baffi, ho sei anni, in un altro gioco in uno spiazzo con un Super Santos con scritto il mio nome, nel successivo la prima ragazza che mi lascia e sento un dolore fortissimo alla pancia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Come e quando sei diventato scrittore? Che idea hai degli agenti letterari e cosa ha significato per te decidere sin da subito per un blog (Hotel Messico) invece che solo &#8220;carta&#8221; per formare un pubblico di seguaci?\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ho avuto l&#8217;esigenza della scrittura sin da adolescente, ma era solo disordine. Immagino nasca sempre cos\u00ec. Mi ricordo di quaderni pieni di note e lo sforzo per raggiungere una grafia piccolissima al contrario di quella da terza elementare che mi era rimasta. Con il tempo \u00e8 diventato qualcosa di fisico che andava affrontato come la fame, il sonno, l&#8217;emicrania. Non \u00e8 stata da subito un&#8217;idea strutturata, mi importava di scrivere e la mia vanit\u00e0 mi imponeva di essere letto. Aprii il mio\u00a0blog, uno spazio autogestito, mosso da ormoni e stati d&#8217;animo momentanei. Ero in clima di emergenza e qualunque cosa andava bene, poi mi ci sono affezionato. Dico sempre che \u00e8 stato il mio laboratorio ma anche la mia macelleria. Il passaggio all&#8217;editoria \u00e8 stato indolore, progressivo, ma la scrittura sul web non l&#8217;ho mai abbandonata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ho un agente, si chiama Corrado, costa molto meno di uno psichiatra e di libri ne capisce molto di pi\u00f9 di uno psichiatra. Lo chiamo e mi sta a sentire. Ripeto: lo chiamo e mi sta a sentire. Mi legge nel cuore. Non riuscir\u00f2 mai a ripagarlo. In generale tutti dovrebbero avere un agente, anche chi non scrive, non canta e robe cos\u00ec. Intendo i benzinai, i commercialisti, i salumieri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>La citt\u00e0 che abiti forse \u00e8 l&#8217;arena ideale per il corpo a corpo con la scrittura\/vita? Come va?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le domande su Napoli sono sempre insidiose. Ci sono nato, non riesco a immaginarmi in un posto diverso.\u00a0Ma poi, a quelli che sono nati ad Asti glielo chiedono? Boh, avrei scritto storie se anche fossi nato in un altro posto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Cosa hai dato tu a Napoli, al suo corpo sociale, e cosa lei ha dato a te?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non ho dato niente a Napoli. Verso le imposte comunali e faccio la raccolta differenziata, ma oltre questo, a un gigante dell&#8217;umanit\u00e0 non posso dare niente. Contribuisco ad alimentare il flusso di miseria e bellezza che messe assieme formano la dea bicefala, con due cuori e cento anime che \u00e8 Napoli. \u00c8 una citt\u00e0 complessa, complicata, in giro si trovano descrizioni molto pi\u00f9 efficaci di quanto io riesca a inventarmi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Qual \u00e8 un momento che ti ha reso felice, recente o meno?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ho un figlio, \u00e8 troppo facile. A ogni modo la felicit\u00e0 \u00e8 banale e non porta da nessuna parte. Non mi interessa come oggetto narrativo. Non lo \u00e8 la sua ricerca invece. Come succede nei film americani, \u00e8 il male a muovere tutto, \u00e8 lui che fa il primo passo e il compito dell&#8217;eroe \u00e8 di ristabilire gli equilibri. Mi interessa tutto quello che si ferma un momento prima della felicit\u00e0. Diventa subito noiosa. Parlare di felicit\u00e0, implica il parlare dell&#8217;infelicit\u00e0, mi sembra che l&#8217;approccio dicotomico sia necessario perch\u00e9 dell&#8217;una non si pu\u00f3 parlare senza avere mai provato l&#8217;altra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il tuo piatto e la tua bevanda preferiti?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fagioli e vino rosso.\u00a0Dormirmi vicino dopo \u00e8 impossibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Un talento che hai e uno che ti manca<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ho un rapporto migliore con la mia macchinetta del caff\u00e8 che con mia moglie. So fare il caff\u00e8. Penso sia il mio talento. Con il tempo ho sviluppato una certa idiosincrasia con lei, che chiamo Carmela. Sono convinto che il fatto stesso di averle dato un nome le abbia regalato un&#8217;anima. L&#8217;identit\u00e0 e la coscienza la obbligano a contribuire al lavoro.\u00a0Conosco i suoi livelli: so quanto fuoco vuole e quanta acqua bisogna metterle. Sono un chirurgo dello zucchero. Ogni volta \u00e8 una sfida, mentre prendo il barattolo del caff\u00e8 mi dico: ok, lo faccio bene oppure, lo faccio lungo. \u00c8 una forma di paranoia minore ma che in casa fa comodo. So anche fare i parcheggi, ma questa \u00e8 una forma di adattamento al territorio, abito in un vicolo, o impari o non prendi la macchina. Ho suonato la chitarra per molti anni ma non ho quel talento. Sono fermo sempre alle stesse cose. \u00c8 incredibile. Sicuro, non so suonarla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Come trovi il tempo (e cosa fai, se ci riesci) per vivere lentamente?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il mio segreto \u00e8 il divano. Ho scavato con la schiena nei cuscini anche se mi piace pensare che sia stato lui ad aprirsi per accogliermi. Inoltre la mia non ricerca dell&#8217;ottimizzazione, di percorrere la strada pi\u00f9 lunga, la pi\u00f9 trafficata che poi si \u00e8 trasformata nella pi\u00f9 suggestiva. Mi piace quello che faccio, non voglio farlo pi\u00f9 velocemente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Cosa hai imparato sin qui dalla vita?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il necessario per uscire di casa e ritornarci senza danni a me e agli altri. L\u00e0 fuori \u00e8 tutto sterminato che non saprei nemmeno da dove cominciare a imparare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Conosco Gianni Solla da molti anni, lettrice avida del suo blog. 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