{"id":3278,"date":"2014-10-16T15:11:18","date_gmt":"2014-10-16T15:11:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.slow-words.com\/?p=3278"},"modified":"2014-10-23T10:36:42","modified_gmt":"2014-10-23T10:36:42","slug":"stefania-restauratrice-di-barche-per-necessita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/stefania-restauratrice-di-barche-per-necessita\/","title":{"rendered":"Stefania, restauratrice"},"content":{"rendered":"<p><em>La tua storia in dieci righe<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nasco in Venezuela nel 1976, dopo mia sorella, da emigrati veneti. L\u00ec c\u2019era gi\u00e0 il fratello maggiore di mio padre che si occupava di costruzioni e ci sono rimasta fino ai nove anni. Mio padre, nostalgico, decide poi di tornare in Italia.<\/p>\n<p>Ho fatto il liceo classico. La professoressa di storia dell\u2019arte mi disse che avevo talento e mi sugger\u00ec di occuparmi di restauri. L\u2019anno della maturit\u00e0 vinsi una borsa di studio della Comunit\u00e0 Europea e andai a fare pratica in una cooperativa di decorazioni e restauri a Treviso dove mi occupai di tele (e poi affrescammo l\u2019acquedotto). Dopo decisi di non fare l\u2019universit\u00e0 ma una scuola di restauro a Padova. Durante vinsi un\u2019altra borsa con il progetto Leonardo e andai a Jerez de La Frontera dove lavorai al museo archeologico occupandomi di sculture lignee da processione (quelle con i panneggi ed i broccati d\u2019oro) ed anche di reperti (ceramiche). Finita la scuola ebbi il mio primo contratto a Venezia in una delle botteghe pi\u00f9 importanti del settore: restaurai Giotto, gli Scrovegni, Carpaccio, Bellini, San Donato (attribuito a Paolo Veneziano), la chiesa di San Giobbe. L\u2019ultimo Tiepolo da restaurare l\u2019hanno dato a loro: il capo restauratore, con 50 anni di esperienza, applica la foderatura (o re-intelatura) alla veneta.<\/p>\n<p>Poi venni assunta, da un\u2019azienda veneziana dove ho lavorato undici anni. Nel frattempo mi venne diagnosticata la malattia. Lo ricordo ancora, accadde mentre lavoravamo ad una villa meravigliosa a Mantova (di Colaninno), l\u2019architetto era Fuksas. Alla fine un piromane bruci\u00f2 tutto il nostro lavoro. Per noi restauratori fu un grande dolore.<\/p>\n<p>Durante quella commissione dormivo fuori casa e lavoravo molto, cominciai ad avvertire indolenzimenti alle braccia, pensavo fossero dovuti al materasso scomodo. Avevo 29 anni. Non sentivo pi\u00f9 la differenza tra un cacciavite ed un <em>cotton fioc<\/em> quando erano nelle mie tasche. Tornai a casa e andai dal dottore. Mi esaminarono, per ultimo, il midollo. Avevo gi\u00e0 avuto un\u2019avvisaglia (quando restauravo gli Scrovegni): mi venne una paralisi al nervo del trigemino.<\/p>\n<p>La diagnosi: sclerosi multipla. Avevo da pensare a me, alla malattia e lasciai quel lavoro prestigioso ed un prezioso contratto a tempo indeterminato. Non smisi di lavorare come restauratrice, tuttavia.<\/p>\n<p>Per essere ammalata da dieci anni, sto benissimo, come vedi. Riesco a lavorare e ho una vita piena. Poi arriva la crisi, molto forte nel nostro settore, e quindi ho dovuto industriarmi per trovare comunque lavoro con le mie competenze. I cantieri sono pieni di stranieri che non hanno la competenza e che ti dicono di usare malta bastarda perch\u00e9 secca prima. La Bellezza dell\u2019Italia viene fuori dal fatto che non si usava il cemento ma materiali belli con invecchiamento ed elasticit\u00e0 impareggiabili. Ecco perch\u00e9 ci invidiano. I ponti dei Romani in Sardegna sono ancora in piedi mentre quelli nuovi sono venuti gi\u00f9 ad uno ad uno con gli alluvioni.<\/p>\n<p>Questo mondo purtroppo vuole andare soltanto veloce ed usa preparati che sono molto lontani da quelli descritti nel trattato di Cennino Cennini (1300), a cui invece aziende serie di restauro si ispirano. Usavamo nervi, pelli di pergamena, colli di coniglio, pesce, bue \u2013 tutti materiali naturali che adesso vanno sparendo.<\/p>\n<p>Non trovando lavoro, poco fa ho aiutato un amico a Venezia a pitturare una barca a vela su cui lui ed un altro avevano gi\u00e0 messo le mani sbagliando prodotto. Era come spalmare polenta sul velluto. Il maestro d\u2019ascia all\u2019interno del cantiere mi ha notata e mi ha presa a lavorare con lui. Tra stare a casa e non far niente e fare un mestiere (che non \u00e8 il mio ma ci assomiglia), ho preferito accettare.. Una barca va portata a nuovo, pi\u00f9 nuovo \u00e8 meglio \u00e8 e pi\u00f9 lucida \u00e8 meglio \u00e8 (devono andare nell\u2019acqua veloci, coerenti e lisce). Una tela antica, al contrario, va conservata con tutti i segni del tempo \u2013 la storia deve apparire nell\u2019opera d\u2019arte.<\/p>\n<p>Mi occupo di ogni tipo di barca, anche di alluminio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Cosa succede quando ti vedono in cantiere, tu che vieni dal mondo dell\u2019arte?<\/em><\/p>\n<p>A parte il fatto che sono una donna (e questo in un cantiere sbalordisce), quando vedono quello che sai fare, sono felici. Io faccio diluizioni da restauro (50%, 70%: pi\u00f9 \u00e8 diluita pi\u00f9 va in profondit\u00e0), loro invece spalmano la vernice cos\u00ec come la trovano in negozio. Facilito le cose introducendo la paglietta accanto allo sverniciatore \u2013 ed altre tecniche che mi vengono naturali..<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Che tipo di incontri fai quando lavori tra le barche, a parte maestri d\u2019ascia?<\/em><\/p>\n<p>Il cantiere dove lavoro \u00e8 in una piccola marina. Arrivano barche da altri paesi. Un viaggiatore, che faceva il giro del mondo partendo dalla Corsica, si \u00e8 fermato a Venezia per un problema al motore e i vecchi non lo capivano. Io l\u2019ho aiutato traducendo dal francese. L\u2019armatore aveva un catamarano che non potevano permettersi in molti, credimi. Sono rimasta ancora in contatto con lo skipper, Joef, che mi aggiorna sulle tappe del loro viaggio. Mi ha chiesto consigli sul restauro di un tek in barca. Mi ha mandato delle foto quando li ha applicati. Il mondo delle barche a vela \u00e8 bellissimo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Cosa fai per la societ\u00e0 e cosa fai tu per la societ\u00e0?<\/em><\/p>\n<p>La societ\u00e0 attualmente non fa molto per me, per\u00f2 sono fiduciosa perch\u00e9 in fondo la societ\u00e0 siamo noi. Tutti sempre a colpevolizzare i politici. Quanti saranno nel nostro paese, quelli in carica? 300, 400 su milioni di cittadini? Io vivo a Venezia, sono una persona graziata dalla vita. Nonostante sia molto difficile vivere qui, sono immersa nella bellezza pi\u00f9 pura e, avendo studiato arte, per me \u00e8 ancora pi\u00f9 importante essere qui e non altrove.<\/p>\n<p>In ogni citt\u00e0 trovo amici e persone che mi aiutano. Ad esempio questo maestro d\u2019ascia \u00e8 un grande. Mi insegna tutto, non ha remore e condivide tutto con me. Se mi facevi questa domanda solo due mesi fa, molto probabilmente ti avrei dato una risposta disperata. Ora va meglio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quando ero pi\u00f9 giovane facevo, invece, volontariato con gli anziani. Ora per la societ\u00e0 faccio volontariato con i bambini, negli ultimi due anni di lavoro dopo il licenziamento, ho frequentato anche un corso Steiner. Oltre all\u2019amore per i bambini perch\u00e9 ho una nipotina piccola, volevo studiare cos\u2019\u00e8 un uomo in crescita, ho imparato i diversi temperamenti e come siamo diversi \u2013 il che ci rende belli come i fiori del mondo nonostante l\u2019economia cerchi di uniformarci. Il valore dell\u2019uomo \u00e8 la sua unicit\u00e0.<\/p>\n<p>Un\u2019altra cosa che faccio volentieri \u00e8 andare a pulire, soprattutto a Pellestrina. Nell\u2019isola mi conoscono bene, parto da Venezia e arrivo l\u00ec non con il costume ma con i sacchi. Sono rifiuti che cadono (o vengono buttati) dalle navi.<\/p>\n<p>Buttare una sigaretta in Canal Grande \u00e8 come ingoiarla: non sai quanto mi dispera vedere quotidianamente centinaia tra tassisti, gondolieri e trasportatori farlo ed usare questo luogo come loro pattumiera spesso svuotando i cestini dei loro rifiuti. Assurdo! Non vorrei che il mondo fosse cos\u00ec inquinato perch\u00e9 il mondo siamo noi.<\/p>\n<p>Il futuro arriva se proteggiamo il passato millenario (la natura) e se ci prendiamo cura del presente. Vedi, non m\u2019illudo di riuscire a fare tutto (ad esempio a Pellestrina spesso trovo boe abbandonate che sono pi\u00f9 pesanti di me e che non riesco a spostare), tuttavia faccio quel che mi \u00e8 possibile. Stanno morendo tutti gli archetipi pi\u00f9 semplici: tartarughe, balene. Per comprendere questi fenomeni mi ha aiutato molto l\u2019antroposofia di Steiner.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Cose belle capitate di recente?<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>In genere ho abbastanza un cuor contento. Al matrimonio di amici a Milano, vicino alla Certosa di Pavia, c\u2019erano tanti animali. Mi ha fatto felice essere circondata da tante caprette curiose, mi ha dato pace. Sono rimasta l\u00ec a lungo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La persona con cui lavoro oggi sulle barche \u00e8 molto attenta alla mia salute. L\u2019altro giorno avevo un problema all\u2019occhio e mi ha chiamata per sapere come stavo. Nel mio vecchio lavoro non avevo tutte queste attenzioni e mi fanno ben pensare: un mondo migliore \u00e8 possibile.<\/p>\n<p>Io guardo il bello, il brutto cerco di dimenticarlo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Infine l\u2019incontro con un ragazzo che mi ha svelato la storia alchemica del mondo. Da lui bevo avidamente la conoscenza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Guardo con altri occhi grazie alla scuola Steineriana. Vado spregiudicata e provo. Ecco perch\u00e9 ho potuto iniziare anche una nuova vita nel restauro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Un libro che \u00e8 con te ora?<\/em><\/p>\n<p>Ho finito ieri di leggere <em>La Pantera <\/em>di Stefano Benni. Ogni giorno leggo anche qualche pagina de <em>La Leggenda Aurea<\/em>, un libro del 1300 che parla della vita dei santi. Ho molti libri e non ho la tv. Ho riletto il Don Chisciotte, che anni prima avevo iniziato e mai finito. Ora l\u2019ho trovato molto bello.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Un talento che hai e uno che ti manca<\/em><\/p>\n<p>Quelli che ho: la parola e l\u2019ironia. Parlo moltissimo, a volte posso essere noiosa ma a volte posso aiutare. Magari consolo. Anche quando sono in ospedale per una mia crisi, sono sempre l\u00ec che rido e scherzo e quando vado via, sono tutti tristi. La vita \u00e8 dolore, lo ha detto gi\u00e0 Schopenhauer, almeno scherziamoci su!<\/p>\n<p>Vorrei saper disegnare di pi\u00f9. Anche sulla parola, vorrei essere pi\u00f9 calibrata e anche i miei maestri me l\u2019hanno detto, dato che comunque la parola trasporta energia. Infine vorrei conoscere l\u2019inglese meglio, lo parlo bene ma senza averlo mai studiato (oltre all\u2019italiano, parlo anche francese, spagnolo e un po\u2019 di russo). Il russo l\u2019ho imparato ad un corso gratuito per disoccupati, mi piace molto. E\u2019 difficile usarlo per il restauro delle icone, che usano una lingua molto arcaica, pre-cirillica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Le tue passioni culinarie e di bevande, tenendo conto che stai curando la sclerosi attraverso una rivoluzione nell\u2019alimentazione<\/em><\/p>\n<p>Sono sempre stata una grande cuoca. La cucina rappresenta l\u2019apice della socialit\u00e0. E\u2019 un gesto altruistico e non mi meraviglia che noi siamo i migliori: l\u2019Italia \u00e8 un paese di coste, che naturalmente, nei secoli, ha accolto lo straniero.<\/p>\n<p>Mia nonna aveva una trattoria a Treviso, bombardata e distrutta in guerra. A tutti noi insegn\u00f2 un piatto e a me disse: sei una da gnocchi! Prima mi sped\u00ec in bicicletta a comprare le patate giuste (vecchie, farinose e piene di terra) e poi mi insegn\u00f2 a prepararli con poca farina.<\/p>\n<p>Per curare la malattia, ho scoperto molte nuove cose da mangiare, come quelle senza glutine. Faccio ottime pizze senza pomodoro e mozzarella, uso farine di miglio con lievito sintetico, le condisco con zucca e ricotta affumicata di pecora.<\/p>\n<p>Anche se non posso berli pi\u00f9, adoro i vini rossi: i nostri migliori sono il raboso ed il cabernet franc. Mio padre coltivava anche due filari di prosecco accanto a quelli del rosso. Non \u00e8 fatto con i lieviti, viene imbottigliato dalle cinque alle sette volte in base alla luna: ne puoi bere una cassa che non ti viene mal di testa perch\u00e9 il suo frizzare \u00e8 naturale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Che strategia applichi per vivere lenta<\/em><\/p>\n<p>Sono un essere lentissimo.<\/p>\n<p>La vita non \u00e8 il tempo del calendario ma quello degli astri. Io starei nei ritmi del cosmo. Per rallentare la mia vita, vivo a Venezia, vado molto a piedi. Chi viene a vivere qui sceglie un posto flemmatico e ne deve essere cosciente.<\/p>\n<p>Con la malattia, mi hanno detto di cambiare qualit\u00e0 della vita e anche del sonno. Ultimamente vado a letto il pi\u00f9 presto possibile e dormo moltissimo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Cosa hai imparato sin qui dalla vita?<\/em><\/p>\n<p>Ogni cosa che ci succede ha un senso, significa che dobbiamo passare sotto quella porta. Se prima ero arrabbiata con la mia malattia, ora no. Le avversit\u00e0 servono per strutturarci. Ho imparato, inoltre, che devi amare gli altri &#8211; tutti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La tua storia in dieci righe &nbsp; Nasco in Venezuela nel 1976, dopo mia sorella, da emigrati veneti. 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