{"id":3430,"date":"2014-10-30T08:47:08","date_gmt":"2014-10-30T08:47:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.slow-words.com\/?p=3430"},"modified":"2014-11-13T12:40:22","modified_gmt":"2014-11-13T12:40:22","slug":"zachary-regista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/zachary-regista\/","title":{"rendered":"Zachary, regista"},"content":{"rendered":"<p><em>La tua storia in dieci righe<\/em><\/p>\n<p>I miei nonni materni erano ebrei polacchi fuggiti in Argentina nel 1939, pi\u00f9 tardi immigrarono negli Stati Uniti. Il lato paterno \u00e8 invece un mix basco e Maya. Sono nato nel 1974 in una comune nel West Virginia da una madre single, sono cresciuto in una capanna senza elettricit\u00e0 ed acqua calda. Avevo sette anni quando ci siamo trasferiti a Oakland (California). Identit\u00e0, confine e viaggio sono temi che hanno sempre fatto parte della mia vita. Ho visitato circa cinquanta paesi e vissuto in Argentina, Brasile, Bolivia, Venezuela, Italia, Francia, Germania, negli Emirati Arabi, Oman, Tunisia, Tailandia e Corea. Anche la formazione \u00e8 un grande tema per me \u2013 adesso inizio il mio quindicesimo anno di istruzione superiore (sette a UC Berkeley dove ho studiato letteratura e lingue, otto alla New York University dove ho studiato sceneggiatura drammatica e film). Nel frattempo, ho sempre cercato di ampliare i miei orizzonti, visitando campi di rifugiati, mercati illegali d\u2019armi e prigioni di massima sicurezza, giusto per citarne alcuni.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Come ti definiresti? Un filmmaker, uno storyteller? Oppure\u2026?<\/em><\/p>\n<p>Curioso, mi sono sempre trovato in difficolt\u00e0 nel trovare una definizione per me \u2013 fosse quella del drammaturgo, dello sceneggiatore, o del regista \u2013 fino al trasferimento a Berlino, che invece mi ha concesso di vedere quella scatola in cui New York cercava di infilarmi. Ora mi sento libero, semplicemente, di creare dei lavori \u2013 alcuni sono pi\u00f9 narrativi, altri sono semplici ritratti. La societ\u00e0 del consumo non \u00e8 a suo agio quando non riesce ad etichettarti perch\u00e9 non sa come venderti. E\u2019 un problema che affronto quando cerco di finanziare il mio progetto \u2013 non aderisco a nessuna delle linee guida usate dagli altri.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Quali sono le sfide principali nella tua attivit\u00e0 artistica?<\/em><\/p>\n<p>Varie e numerose. Penso che le principali che affronto possano ricadere in due categorie: personali e finanziarie. La prima \u00e8 la chiave per la creativit\u00e0, trovare nuove storie da raccontare e come \u2013 spesso \u00e8 una questione di credere in se stessi e aver voglia di prendere rischi \u2013 veramente ti mette in rischio fallimento ma ti d\u00e0\u2019 anche l\u2019opportunit\u00e0 di creare qualcosa di originale. La seconda parte: convincere gli altri a credere alla tua visione e partecipare alla corsa con te.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Qualche incontro particolare accaduto durante la tua attivit\u00e0 artistica? Raccontaci qualche dettaglio.<\/em><\/p>\n<p>Ogni film su cui lavoro mi cambia in qualche modo fondamentale e mi sento incredibilmente fortunato ad essere in grado di lavorare in campi cos\u00ec diversi. In una di queste occasioni, ho lavorato con un attore non professionista che aveva passato 25 anni in prigione. Sapere che da bambino ha vissuto in una casa-famiglia protetta, sentire della rapina a mano armata andata a male, e sapere che \u00e8 poi diventato un esperto di storia della Seconda Guerra Mondiale e nonostante tutto che ancora non riesca a trovare un lavoro al minimo salariale \u00e8 stato illuminante.<\/p>\n<p>Lavorare nei film mi ha concesso di conoscere zingari, musicisti sperimentali, reginette di bellezza e attivisti disabili \u2013 e tutti loro mi hanno insegnato cose sulla vita che hanno confortato il mio desiderio di raccontare storie che vadano fuori i confine della cultura mainstream.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Cosa fa la societ\u00e0 per te?<\/em><\/p>\n<p>Mi d\u00e0 il mio contesto lavorativo. Mi d\u00e0 il senso della mia vita quando mi autorizza a guardare indietro e vedere come le cose cambiano e anche guardare avanti, sognare come la vita \u201cpotrebbe\u201d essere. Senza un pubblico, il mio lavoro sarebbe incompleto.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Cosa fai tu per la societ\u00e0?<\/em><\/p>\n<p>Spero di ispirare molte domande circa la nostra societ\u00e0, il modo in cui viviamo, i nostri valori e la nostra relazione verso noi stessi e verso gli altri. Spero che le mie storie facciano emozionare e anche che incoraggino le persone a pensare, a fare domande e a cercarsi da soli le risposte.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>C\u2019\u00e8 qualcosa di speciale che ti ha sorpreso recentemente?<\/em><\/p>\n<p>Stavo pensando molto al fatto che un frame cinematografico fosse pi\u00f9 uno sguardo di quanto fosse immagine. Ho fatto una residenza estiva in Cecoslovacchia e stavo parlando con un artista visivo, Richard Ashrowan, sul solo guardare le cose \u2013 lo sguardo esteso \u2013 e come qualche volta pu\u00f2 iniziare a rivelarsi in profondit\u00e0. Il giorno successivo ero in giro a passeggiare nei campi di grano e ho deciso di scegliere un oggetto e fissarlo per quindici minuti. Ho scelto un vecchio spaventapasseri seduto in un giardino abbandonato, poco lontano. All\u2019inizio ho notato i vestiti strappati legati attorno alle tavole \u2013 poi ho visto i lacci pendolare dalle braccia &#8211; i vecchi barattoli che ondeggiavano nell\u2019aria e facevano rumore. Mi \u00e8 sembrato un modo veramente intelligente ed economico per tenere lontani gli uccelli, combinando sia movimenti che suono. Ma, continuando a guardarlo, ho realizzato le strisce bianche sulle spalle e sul petto: erano cacche d\u2019uccello. Mi ha fatto ridere forte. Avevo davanti uno spaventapasseri cos\u00ec inutile che gli uccelli lo usavano come un trespolo e addirittura ci facevano la cacca. L\u2019intero significato dipendeva dal mio \u201csguardo\u201d.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Una passione culinaria?<\/em><\/p>\n<p>Insalate. Avevamo un orto meraviglioso quando crescevo e l\u2019unica regola era che dovevo mangiare quello che coglievo. Quindi miscelavo le mie insalate a seconda della stagione ma cercavo di includere sempre qualche frutto, noci e formaggio.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Che vino\/drink?<\/em><\/p>\n<p>La mia vita ha attraversato fasi differenti, maggiormente determinate dal luogo in cui vivevo. Quest\u2019anno direi, definitivamente, birra. La Germania ti fa questo. Mi piace un sacco la birra di frumento non filtrata.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>La musica od il libro (non tuo) che \u00e8\/sono con te ora. E anche la musica\/libro che non dimenticherai mai.<\/em><\/p>\n<p>Adesso leggo <em>Berlin School Glossary<\/em><em>, <\/em>una serie di saggi che parla della new wave del cinema tedesco denominata \u2018Berliner Schule\u2019. In pratica \u00e8 un movimento che si sviluppa dalla caduta del muro, caratterizzato da narrative meno tradizionali e take pi\u00f9 lunghi e dal fatto che preferisce osservazione a trama e stati dell\u2019essere ad azione. E\u2019 stata una gioia per me scoprire questo gruppo di filmmakers che non vengono solo da Berlino, ma anche da Monaco, Amburgo, Vienna. Ci sono film davvero bellissimi che hanno anche avuto successi ai festival ma poi sono restati in gran parte poco diffusi. Vale la pena di conoscere di pi\u00f9 registi come Christian Petzold, Benjamin Heisenberg, Maren Ade e Maria Speth.<\/p>\n<p>Uno dei miei libri preferiti \u00e8 <em>The Master of Go<\/em> di Yasunari Kawabata, scritto prima sotto forma di articoli di giornale quando era un giovane giornalista commentatore di uno di questi rari campionati nel 1938. Era poco prima dell\u2019inizio della Seconda Guerra Mondiale, quando tutte le vecchie tradizioni venivano messe in discussione da una generazione pi\u00f9 giovane e pi\u00f9 pragmatica, in qualche maniera presagiva gi\u00e0 la sconfitta nipponica. Anni dopo, Kawabata trasform\u00f2 gli articoli in un romanzo. L\u2019eleganza, l\u2019economia e la profondit\u00e0 degli scritti mi ha ricordato le poesie tradizionali giapponesi, gli Haiku. Una nota a margine: cerca il libro nella traduzione di Edward Seidensticker \u2013 un altro genio assoluto.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Qual\u00e8 il tuo pi\u00f9 importante progetto artistico?<\/em><\/p>\n<p>Il mio prossimo progetto, <em>Between Day and Night<\/em>, \u00e8 un film sulla libert\u00e0. Parla di prendere la propria strada e superare quelle cose che ci costringono: societ\u00e0, famiglia, economia, pregiudizio, dubbi \u2013 dato che per ciascuno \u00e8 un qualcosa di differente. E\u2019 una sorta di documentario narrativo\/sperimentale che segue una dozzina di artisti (musicisti, ballerini, un fotografo, un attore e un pittore) che hanno vissuto e lavorato a Berlino nell\u2019inverno 2014\/15. Il nostro gruppo di immigrati recenti ben presto si mescola con i tipi problematici locali; tedeschi sangue misto, turchi di seconda generazione, richiedenti asilo africani, berlinesi dell\u2019est che ancora devono adattarsi oppure scacciati dalle loro case a causa della \u2018gentrificazione\u2019. Le storie si dipanano e si intersecano a Reuterkiez, una zona problematica di Berlino, un quartiere tradizionalmente turco ed arabo dove un terzo della popolazione \u00e8 straniero e un altro terzo \u00e8 disoccupato. Ancora una volta, \u00e8 il brio e l\u2019effervescenza di questo luogo che da\u2019 a Berlino il suo spirito <em>bohemien<\/em>.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Un talento che hai e uno che ti manca?<\/em><\/p>\n<p>Penso di saper ascoltare le persone. E\u2019 quello che fa di me un buon narratore e mi aiuta a collaborare con altri artisti.<\/p>\n<p>Un talento che non ho? Mi piacerebbe essere pi\u00f9 bravo a chiedere aiuto. Fare film pu\u00f2 essere un processo assai impegnativo \u2013 di sicuro troppo per una persona sola.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Quali sono i tuoi metodi per vivere una vita \u201clenta\u201d?<\/em><\/p>\n<p>Dormo otto ore a note non importa a che ora vada a letto (\u00e8 un lusso che mi concedo), mangio cibo fresco e faccio sport. Cerco sempre di essere nel momento, non importa cosa io faccia. Significa che ogni persona a cui parlo deve essere una reale connessione. E\u2019 pi\u00f9 difficile di come sembra.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Cosa hai imparato sin qui dalla vita?<\/em><\/p>\n<p>Che il duro lavoro, la generosit\u00e0 ed un piccolo ego ti porteranno lontano. Poche cose nella vita sono veramente importanti. I nostri circoli del benessere sono pi\u00f9 piccoli delle nostre abilit\u00e0. Quando non capisci qualcuno o qualcosa, \u00e8 solo perch\u00e9 ti sei perso qualche informazione. Ognuno \u00e8 diverso; quel che \u00e8 giusto per qualcuno potrebbe essere sbagliato per altri.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>PER SOSTENERE IL FILM DI ZACH: <\/em><\/p>\n<p>Se sei interessato a scoprire di pi\u00f9 sul documentario Between Day and Night e magari contribuire alla sua realizzazione, puoi scrivere a characterz at gmail dot com<\/p>\n<p><em>\u201cAbbiamo un team di talento, gi\u00e0 premiato di recente sia alla Mostra del Cinema di Venezia sia alla <\/em><em>Semaine de la Critique<\/em><em> al Festival di Cannes. Ma ci manca ancora qualche tassello essenziale che ci permette di realizzare la nostra visione.\u201d<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La tua storia in dieci righe I miei nonni materni erano ebrei polacchi fuggiti in Argentina nel 1939, pi\u00f9 tardi &hellip; <a href=\"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/zachary-regista\/\">Continua<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":3431,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[12],"tags":[1514,1500,1510,1508,1070,1497,1502,1501,1499,1509,1506,1516,1503,1518,1468,753,15,1511,1512,1513,1519,562,1494,1495,1504,49,40,1498,1517,1496,1334,1505,1412,1357,1169,1507,1515,1493],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3430"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3430"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3430\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3617,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3430\/revisions\/3617"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3431"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3430"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3430"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3430"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}