{"id":4375,"date":"2019-12-12T07:48:34","date_gmt":"2019-12-12T07:48:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.slow-words.com\/?p=4375"},"modified":"2020-01-16T16:08:43","modified_gmt":"2020-01-16T16:08:43","slug":"tutti-noi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/tutti-noi\/","title":{"rendered":"Amanti a distanza"},"content":{"rendered":"<address>&nbsp;<\/address>\n<address>Nel 1972 Joseph Beuys si fece fotografare mentre camminava. Un andare semplice. Non la dimensione collettiva e celebrativa del <em>Quarto Stato<\/em> (Pellizza da Volpedo, 1901), piuttosto la zoomata su un unico attore che con incedere sicuro testimonia la rivoluzione possibile. Il cambiamento agito nella pratica quotidiana.<\/address>\n<address>In un&#8217;altra fotografia un ragazzo fermo in mezzo alla strada punta una pistola. Via De Amicis, Milano, 1977. Il capitolo \u00e8 sempre lo stesso: <em>la rivoluzione siamo noi. <\/em>Anche questo ragazzo, come Beuys, nella foto \u00e8 solo, ma nessuno dei due lo \u00e8 veramente, anzi, con loro avevano un mondo. Entrambi calzano stivali, Beuys porta il cappello di feltro, il ragazzo un passamontagna, ma la sicurezza nell&#8217;agire \u00e8 la medesima.<\/address>\n<address>L&#8217;arte interviene e rivoluziona. Tutti coloro che intervengono sono artisti e questa \u00e8 la rivoluzione. Pensava cos\u00ec Beuys quando sfidava il coyote nella stanza (<em>I like America and America likes <\/em>me, 1974) rievocando forze arcaiche; quando \u00e8 tra i fondatori del movimento verde Die Gr\u00fcnen e a <em>Documenta<\/em> (Kassel 1982) propone il progetto di piantare 7000 querce per dare manforte alla natura e praticare un&#8217;azione di responsabilit\u00e0 verso l&#8217;ambiente. Una rivoluzione pi\u00f9 &#8220;piccola&#8221; a confronto di quello che si sperava, una rivoluzione agita a partire da s\u00e9 e dai comportamenti. L&#8217;unica, diranno poi in molti. Senza frittate da fare e quindi senza tante uova da rompere.<\/address>\n<address>A fianco del ragazzo con il passamontagna si sviluppa la galassia del movimento antagonista. Si radicalizza il conflitto sociale ma si sperimenta anche la partecipazione collettiva come incubatore di un&#8217;altra societ\u00e0 possibile. Anche l&#8217;arte, senza manifesti programmatici, si trova a declinare la politicit\u00e0 creativa e ad accentuare la sua valenza esperienziale.<\/address>\n<address>La mostra <em>Live in Your Head. When Attitudes Become Form <\/em>(a cura di Harald Szeemann, Berna, 1969) aveva gi\u00e0 messo in scena una rivoluzione culturale con opere che parlano una accanto all&#8217;altra dell&#8217;urgenza di uscire dagli schemi espositivi, forzare il pensiero e interrogare le aspettative, le rappresentazioni e il tempo. Lavori, concetti, processi e situazioni in bilico, in un&#8217;osmosi tra arte e idee foriera di nuove tensioni e relazioni. Azioni individuali, di artisti che insieme e forse senza volerlo sottolineano la forza di un agire radicale e senza mediazioni. Il momento storico \u00e8 quello giusto.<\/address>\n<address>\u00c8 la medesima urgenza che spinge a scendere in piazza e a prendere parola su tutti gli aspetti della vita sociale, sulla politica internazionale e sui diritti. Parola politica che fa fatica a rimanere nell&#8217;alveo dei partiti rappresentati; partiti che a loro volta fanno fatica a capire perch\u00e9 stanno iniziando a non rappresentare pi\u00f9.<\/address>\n<address>Certo il ragazzo con il passamontagna ha una pistola in mano e nel succedersi delle manifestazioni e dei cortei il numero delle pistole aumenta ma non si pu\u00f2 cancellare la fotografia di Valie Export seduta su una sedia a gambe aperte. I pantaloni con un taglio a &#8220;V&#8221; sull&#8217;inguine, i genitali in vista e un mitra tra le mani (<em>Genital Panic<\/em>, 1969)<em>. <\/em>Un&#8217;irriducibile della lotta femminista nell&#8217;arte contemporanea. E non si riesce a scacciare via come una mosca neanche l&#8217;immagine di Salvador Allende con l&#8217;elmetto e la pistola in mano (11 settembre 1973) al portone della Moneda prima che il suo governo sia spazzato via.<\/address>\n<address>Renato Guttuso ha in mente <em>La morte di Marat <\/em>(Jacques-Louis David, 1793) e quando disegna su un cartoncino <em>Il Neruda morente<\/em> (1973) indica senza giri di parole i mandanti della morte, anche, del suo amico e poeta cileno Pablo Neruda.<\/address>\n<address>Tutto \u00e8 connesso.<\/address>\n<address>Quando Anselm Kiefer inizia il ciclo di opere <em>Besetzungen <\/em>(1969) e si fa fotografare con il braccio alzato nel saluto hitleriano, ovviamente viene accusato di filonazismo. In realt\u00e0, manifestava la necessit\u00e0 di confrontarsi con la storia della Germania nazista troppo velocemente rimossa e alimento del senso di colpa delle nuove generazioni che negli anni &#8217;60 e &#8217;70 si chiedono come evitare che un regime totalitario torni al potere. Sono le medesime domande che Ulrike Meinhof si pone con i suoi compagni della RAF, cercando di rappresentare la Germania migliore e vergognandosi dei loro padri e nonni che non avevano saputo affrontare una colpa storica insopportabile.<\/address>\n<address>Nel 1988, quando tutti gli &#8220;oltrepassamenti&#8221; sono stati dichiarati e il tempo sta maturando l&#8217;abbattimento anche dell&#8217;ultimo Muro, Gerhard Richter ritiene che non si possa non guardare alla storia del suo paese e dipinge il ciclo di opere <em>Oktober 19, 1977. <\/em>Quindici tele collegate ai fatti della Baader-Meinhof<sup>1<\/sup> e alla morte dei suoi componenti nel carcere di Stammheim in Germania. La sua pittura gioca sulla sfocatura alterando la leggibilit\u00e0 delle immagini ma al contempo insiste lo sguardo sulle alterazioni della memoria e sul suo uso politico in relazione alla storia contemporanea.<\/address>\n<address>Gino De Dominicis nel 1980 realizza <em>Sbarre violate. <\/em>Un&#8217;opera emblematica, quasi giocosa, dove le sbarre piegate sottolineano come in un&#8217;esistenza non debbano esserci limiti. I manifesti dei CUB, Comitati Unitari di Base, che tra gli anni &#8217;60 e &#8217;70 venivano affissi ai cancelli della FIAT, gi\u00e0 utilizzavano quell&#8217;immagine di sbarre da cui si doveva evadere. E familiare lo \u00e8 stata almeno fino alla fine degli anni &#8217;80 quando lo spazio limitato da sbarre \u00e8 apparso come l&#8217;unico epilogo possibile per la storia di molti.<\/address>\n<address>&nbsp;<\/address>\n<address>Il ragazzo con il passamontagna, se ancora vivo, certamente si sar\u00e0 meravigliato di queste connessioni, ma la storia procede cos\u00ec.<\/address>\n<address>&nbsp;<\/address>\n<address>La storia la facciamo e l&#8217;artista, che tesse le invisibili trame tra le cose, rende la storia permanente.<\/address>\n<address>L&#8217;arte non \u00e8 niente se non vuole essere tutto e se si resta nell&#8217;ideologia estetica nulla pu\u00f2 significare per davvero. La cultura fa la sua parte declinando, proteggendo, forzando o abbattendo il tempo a cui si riferisce e probabilmente non ha molto senso cercare altre spiegazioni al legame con la vita reale che non sia l&#8217;accadere.<\/address>\n<address>Eugenio Montale \u00e8 contro la guerra e le dittature ma la sua resistenza sar\u00e0 soprattutto quella di salvaguardare la poesia e la cultura dalla barbarie.<sup>2<\/sup> Molti artisti, negli anni &#8217;70, hanno invece rischiato il carcere per il loro sostegno ai movimenti antagonisti. Ma questo cambia poco.<\/address>\n<address>Chi nel 1937 era sul fronte spagnolo certo non si curava del <em>Guernica<\/em><sup>3<\/sup> di Picasso ma, a distanza di tempo, quel dipinto ricorda al mondo l&#8217;orrore delle guerre civili; Sartre parlava al Maggio francese<sup>4<\/sup> e le sue parole non solo echeggiavano forti durante gli scontri in piazza, ma ancora ne conservano la memoria.<\/address>\n<address><em>&nbsp;<\/em><\/address>\n<address>Pier Paolo Pasolini era un intellettuale impegnato ma non fu simpatico quando diede del reazionario<sup>5<\/sup> a chi si opponeva alle cariche della polizia. E certamente anche il ragazzo con il passamontagna non l&#8217;ha amato. Tuttavia il suo essere &#8220;contro&#8221; \u00e8 ancora carico di significati.<\/address>\n<address>&nbsp;<\/address>\n<address>Chi agisce ha della politica un&#8217;idea troppo stringente per prendersi il tempo dell&#8217;accadere. Deve essere per questo che la politica attiva e l&#8217;arte, la cultura, bench\u00e9 necessari l&#8217;una all&#8217;altra, per lo pi\u00f9 si amano e si guardano a distanza.<\/address>\n<address>La storia \u00e8 una materia complicata quasi mai obiettiva e l&#8217;artista disegna connessioni. Si tuffa nella storia tutta, quella conosciuta, e cerca di dare forma. Per la scienza e la politica, l&#8217;arte non ha un immediato uso tangibile eppure senza arte rimane poco. E, che si sia stati indifferenti al lavoro dell&#8217;artista o del poeta, quando tutto sar\u00e0 finito, l&#8217;arte continuer\u00e0.<\/address>\n<address>&nbsp;<\/address>\n<address>Claudia Gioia<\/address>\n<address>Alfredo Jaar | <em>Abbiamo amato tanto la rivoluzione<\/em> &#8211; Fondazione Merz, IT\/EN, 2013, ISBN&nbsp;9788877572578, Euro 35, 264 pagine<\/address>\n<address>Per acquistare il volume:&nbsp;<a href=\"http:\/\/fondazionemerz.org\/prodotto\/alfredo-jaar-abbiamo-amato-tanto-la-rivoluzione\/\" target=\"_blank\">http:\/\/fondazionemerz.org\/prodotto\/alfredo-jaar-abbiamo-amato-tanto-la-rivoluzione\/<\/a><\/address>\n<address>Il testo \u00e8 parte di un saggio pi\u00f9 esteso, <em>A tutti noi<\/em>, che ripubblichiamo per gentile concessione dell&#8217;autrice e dell&#8217;editore che ringraziamo. Il volume \u00e8 stato pubblicato in &nbsp;occasione della mostra&nbsp;omonima di Alfredo Jaar tenutasi negli spazi della Fondazione nel 2013.<\/address>\n<address>Note<\/address>\n<address>1. Organizzazione armata appartenente alla RAF Rote Armee Fraktion, che nasce in Germania nel maggio del 1970.A Gregorio Magnani che ritiene di leggere &#8220;una certa piet\u00e0&#8221; nei dipinti della nota serie, Gerhard Richter risponde: &#8220;C&#8217;\u00e8 del dolore, ma spero che si possa interpretare come un dolore per delle persone morte cos\u00ec giovani, ed in maniera cos\u00ec folle, per nulla. Le rispetto e rispetto anche le loro aspirazioni, o meglio il potere delle loro aspirazioni. Perch\u00e9 hanno cercato di cambiare le cose stupide del mondo&#8221;. (&#8220;Interview with Gregorio Magnani, 1989&#8221;, in <em>Gerhard Richter: Text. Writings, Interviews and Letters 1961-2007<\/em>, Thames &amp; Hudson, London 2009, p. 222)<\/address>\n<address>2. Questo che a notte balugina \/ nella calotta del mio pensiero, \/ traccia madreperlacea di lumaca \/ o smeriglio di vetro calpestato, \/ non \u00e8 lume di \/ chiesa o d&#8217;officina \/ che alimenti \/ chierico rosso, o nero. \/ Solo quest&#8217;iride posso \/ lasciarti a testimonianza \/ d&#8217;una fede che fu combattuta, \/ d&#8217;una speranza che bruci\u00f2 pi\u00f9 lenta \/ di un duro ceppo nel focolare. [\u2026] Non \u00e8 un&#8217;eredit\u00e0, un portafortuna \/ che pu\u00f2 reggere all&#8217;urto dei monsoni \/ sul fil di ragno della memoria, \/ ma una storia non dura che nella cenere \/ e persistenza \u00e8 solo l&#8217;estinzione. \/ Giusto era il segno: chi l&#8217;ha ravvisato \/ non pu\u00f2 fallire nel ritrovarti. \/ Ognuno riconosce i suoi: l&#8217;orgoglio \/ non era fuga, l&#8217;umilt\u00e0 non era&nbsp;vile, il tenue bagliore strofinato \/ laggi\u00f9 non era quello di un fiammifero. (Da <em>La bufera e altro<\/em>, parte VII, Neri Pozza, Venezia 1956).<\/address>\n<address>3. Titolo del dipinto realizzato da Pablo Neruda nel 1937 a seguito del bombardamento della citt\u00e0 di Guernica durante la guerra civile spagnola e presentato durante l&#8217;Esposizione internazionale di Parigi. Per volere di Picasso il quadro non \u00e8 rientrato in Spagna fino alla caduta del regime franchista.<\/address>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Nel 1972 Joseph Beuys si fece fotografare mentre camminava. Un andare semplice. 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