{"id":4625,"date":"2015-03-18T23:17:05","date_gmt":"2015-03-18T23:17:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.slow-words.com\/?p=4625"},"modified":"2016-01-28T05:03:14","modified_gmt":"2016-01-28T05:03:14","slug":"la-pedamentina-parte-prima","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/la-pedamentina-parte-prima\/","title":{"rendered":"La Pedamentina (Parte Prima)"},"content":{"rendered":"<p>Le scale che da Corso Vittorio Emanuele conducono alla Certosa di San Martino sono sempre piene d\u2019erba. L\u2019erba cresce tra le pietre e si arrampica sulle mura delle case. E\u2019 ostacolata solo dai vetri infranti delle bottiglie lanciate dagli amanti seduti a guardare nel vuoto. Scendendo verso il quartiere Motecalvario, l\u2019immagine della citt\u00e0 \u00e8 sempre pi\u00f9 chiara. Finch\u00e8, lo sguardo, oltrepassato il confine coperto dalle mura dell\u2019Istituto tecnico commerciale \u201cA.Serra\u201d, incontra prima il mare e poi tutto il Golfo di Napoli. Una volta, un uomo e una donna vestita di bianco scendevano le scale. Lui rivolgendosi al vento urlava\u00a0<em>puttanella, puttanella te la fai con quel vecchio, puttanella.<\/em><\/p>\n<p>A met\u00e0 strada, quando le mura di contenimento della scalinata si fanno basse, un\u2019arcata bianca porta ad un piccolo piazzale, chiuso da una rete di ferro che copre met\u00e0 dei quartieri antichi di Napoli e dei nuovi grattacieli del Centro direzionale. L\u00ec si trova il numero 61. Pi\u00f9 in basso, dopo alcune scale e una ripida discesa, un piccolo cancello laterale conduce ad un palazzo, nei pressi di un ascensore. Nonostante separati, i due condomini si scontrano costantemente. L\u2019oggetto del contendere \u00e8 il cancello che permetterebbe agli abitanti del 61 di usare l\u2019ascensore e raggiungere casa evitando la salita della Madonnina. Questa strada unisce il palazzo alla Pedamentina, permettendo anche alle macchine di salire. Gli abitanti del 61 non pagano per la manutenzione dell\u2019ascensore, ma contribuiscono alle spese condominiali del palazzone in basso. Lo scontro si manifesta in due modi o l\u2019ascensore viene fermato a comando o la serratura del cancello grande viene bloccata con lo scotch, impedendo il passaggio verso l\u2019ascensore. Gli abitanti del 61 sono costretti cos\u00ec a salire lungo la salita della Madonnina. E se sono in macchina, rischiano spesso di rimanere bloccati tra gli stretti tornanti a causa di altre macchine e di motorini in sosta. Le poche automobili che riescono a completare la salita si incontrano sul piazzale adiacente all\u2019arco di ingresso della Pedamentina. E lo spazio l\u00ec \u00e8 talmente risicato che, la presenza anche di calce e materiale di operai, impedisce ogni manovra. Come se non bastasse, almeno tre macchine incendiate, o semplicemente a pezzi e abbandonate, ingombrano il cammino e non facilitano di certo la sosta. Sono forse il segno del passaggio di piccoli boss che abitano nelle case pi\u00f9 in alto oppure del contrabbando nascosto della pizzeria, sempre vuota, di Corso Vittorio Emanuele.<\/p>\n<p>I ragazzini in motorino che scendono a tentoni da San Martino, per facilitare il passaggio verso la salita della Madonnina, hanno messo una larga doga di legno sugli scalini, che costringe i pedoni a manovre complicate. Questi ragazzi trascorrono pomeriggi interi a discutere, giocare e amoreggiare dietro la grata di ferro del 61<em>. Chi era quello con tua madre? Tu un padre non lo tieni!,<\/em>\u00a0dice un giovane dalla pelle scura ad un bambino seduto vicino a lui sul primo scalino.\u00a0<em>Era mio padre<\/em>, risponde l\u2019altro senza timore. I ragazzi ripetono questi discorsi e continui scherzi in dialetto napoletano. Ovviamente gli abitanti del 61 conoscono benissimo queste storie perch\u00e8 sono costretti a districarsi tra i bambini seduti sulle scale a chiacchierare, per passare attraverso il portone arancione di ingresso, o a sentire le loro voci altissime entrare dalle finestre.<\/p>\n<p>I canti dei neomelodici dei bassi salgono dalle radio degli inquilini dei primi piani. I fuochi d\u2019artificio, da tanti punti della citt\u00e0, si odono ad intermittenza di giorno e di notte. Questa \u00e8 Napoli vista dal muro della Pedamentina.<\/p>\n<p>L\u2019altare della Madonna \u00e8 illuminato da piccole lampadine. Arriva dal basso il suono assordante ma smorzato delle navi del porto. Lo sguardo si sofferma sui colori, talvolta spenti, talaltra sgargianti, delle case del centro e un odore di umido, penetrato nelle pietre delle mura e sulle pareti coperte da buganville. I cani di passaggio lungo le scale, lasciando cacche tra l\u2019erba, mischiano odori ad odori. Televisioni, letti, mobili, travi di legno e rifiuti vari vengono abbandonati a lato dei cinque cassonetti posti nei pressi dell\u2019arcata e, spesso dimenticati, occupano costantemente il passaggio.<\/p>\n<p>Il 61 \u00e8 un rifugio. Lo stretto ingresso al primo piano porta in una piccola cucina con un tavolo, un pupazzo esce da una tazza, piccoli giochi si incontrano sulle mensole piene di verdure e suppellettili, le foto di bambini sono mantenute da due calamite al frigorifero, la Stoliknaja e la Slivovize sono appoggiate sul tavolo. Seguono tre stanze, nella prima la parete \u00e8 coperta da una libreria, nella seconda, ci sono dischi, disegni, marionette, pupi e maschere. La statua del dio indiano Ganesh \u00e8 sistemata nell\u2019angolo. La terza stanza si affaccia lateralmente sul Golfo di Napoli verso la collina di Capodimonte. Una piccola porta conduce in una stanzetta minuscola piena di libri e nelle seguenti due stanze, ancora piene di libri e di cassette, un letto dietro agli scaffali grandi di legno e un altro nella stanza in fondo. Quest\u2019ultima si affaccia completamente sul Vesuvio e su una curva di scalinate della Pedamentina. I passi fanno sobbalzare le travi di legno smuovendo le finestre. L\u2019aria umida e fredda ha lo spirito della campagna e cancella la citt\u00e0 che per\u00f2 di tanto in tanto riappare dalle finestre.<\/p>\n<p>Basta poi aggiungere che per conquistare questo paradiso in altezza \u00e8 necessaria una salita con tutti gli ostacoli di cui ho parlato per rendere ancora pi\u00f9 meritata quella pace. Anzi, da molto prima le gambe iniziano a lamentarsi. Quando da Piazza Carit\u00e0 si vuole raggiungere la Pedamentina \u00e8 necessario attraversare Via Pigna Secca con le botteghe di salumeria, i friggitori, le bancarelle, l\u2019ospedale dei Pellegrini, i bar, i verdurai venuti apposta dalle terre a vendere la frutta, il formaggio di Agerola, i venditori di pesce nascosti nei vicoli o schierati lungo la strada, le taverne tra cui don Antonio che offrono pasta e fagioli, polpette al sugo e pesce fritto a prezzi bassi. I quartieri spagnoli sono pieni di taverne come questa: la Mattonella, il Vinacciuolo, Nennella, i Nardones. Non solo, le donne dei bassi, si piazzano nei vicoli o su piazza Baracche e vendono pizze fritte con strutto e pomodori per pochi spiccioli. Pi\u00f9 gi\u00f9, nei bassi dei travestiti, si intravedono, per la luce fioca, dei letti mezzi vuoti dove erano sedute donne magre e truccate.<\/p>\n<p>Superata Via Pigna Secca ed il pane a legna dei vecchi fornai all\u2019altezza di Pietruccio il salumiere, si incontra la fermata della funicolare Montesanto-Morghen. La salumeria di Pietruccio \u00e8 un punto di riferimento perch\u00e8 sembra ferma con gli stessi prodotti, liquori e pubblicit\u00e0 vecchi di decenni, vacili di plastica pieni di pani, immagini di santi e vergini e una piccola televisione, scaffali di alluminio sbilenchi. E poi c\u2019\u00e8 Pietruccio, alto e assente, con delle mani da gigante che potrebbero spingere su lungo la scalinata.<\/p>\n<p>La funicolare spacca i palazzi di Montecalvario e ferma al Corso Vittorio Emanuele, poi prosegue fino al Vomero, punto dove anche le altre funicolari di Napoli si incontrano. Il servizio di questo treno parte alle sette di mattina e termina alle dieci di sera. L\u2019attesa tra un treno e l\u2019altro \u00e8 di venti minuti e il prezzo del biglietto \u00e8 di 1,10 euro. Vi faccio notare che i dieci centesimi sono un aumento imposto nel 2008 per risolvere il problema dei rifiuti che non pochi incendi ha causato in Via Asor Rosa e in Via Carbonara<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>.<\/p>\n<p>Il violino dei bulgari suona nei vagoni della funicolare e accompagna la salita. Il guaio \u00e8 tra le 22 e le 7 di mattina. In queste nove ore, la salita diventa faticosissima perch\u00e8 bisogna costeggiare la funicolare e poi salire dieci rampe di scale piccole che portano al primo stazionamento della scalinata di Montesanto. Da l\u00ec partono altre quattro rampe da dieci scale larghe che incrociandosi conducono finalmente al Corso Vittorio Emanuele. Ora questa di Montesanto \u00e8 un\u2019introduzione alla Pedamentina. Non \u00e8 l\u2019unica. Pi\u00f9 avanti, per le macchine, c\u2019\u00e8 Vico Trinit\u00e0 delle Monache e subito dopo ci sono altre due piccole scalinate che dal quartiere Montecalvario portano alla base della Pedamentina: le Scale di San Pasquale, le cui mura laterali sono di colore rosso e che partono nei pressi del piccolo teatro Galleria Toledo, e la Via Santa Maria Francesca, che passando tra gli sguardi di signore intente a cucinare o stendere i panni, partono da via Santa Maria Ognibene, nei pressi del teatro Nuovo. A queste vanno aggiunte un\u2019infinit\u00e0 di scale e rampe, ballatoi e scaloni che fanno di Napoli una citt\u00e0 di scale. L\u2019immagine dai tetti ai piedi della scalinata di San Pasquale \u00e8 molto pi\u00f9 diretta, d\u00e0 le vertigini, nonostante sia pi\u00f9 in basso della Pedamentina, sulle colline che squarciano la citt\u00e0 e i palazzi fino a toccare il mare e ad entrare nelle case e sui balconi. Come la Pedamentina, la scalinata di Montesanto \u00e8 coperta d\u2019erba, di cartoni di barboni che vi soggiornano e di siringhe.<\/p>\n<p>Alla vista della citt\u00e0 il fiatone lentamente si placa, per ricomparire subito dopo aver attraversato il Corso Vittorio Emanuele lungo la salita della Madonnina e all\u2019arrivo all\u2019ascensore. L\u2019ascensore, fiancheggiato da un grande altare della Madonna, sempre illuminato da lumini e che d\u00e0 il nome alla salita, \u00e8 semi-pubblico. Nessuno possiede le chiavi delle scale, che pure esistono, e perci\u00f2 tutti sono costretti a pagare i venti centesimi per i tre piani che l\u2019ascensore permette di risalire agevolmente.<\/p>\n<p>Questo luogo \u00e8 frequentato da personaggi vari tra cui teatranti che inscenano istantanee sceneggiate e operai che bloccano l\u2019ingresso con pezzi da lavoro. Gli incontri nello spazio angusto sono frequenti ed inquietanti. Si misurano dalla gentilezza con cui le porte dell\u2019ascensore vengono chiuse e aperte e la solerzia con cui ci si offre di pagare i venti centesimi per la salita. Una donna, nota per avarizia, non mostra mai una moneta finch\u00e8 l\u2019obbligato compagno di viaggio non abbia gi\u00e0 manifestato l\u2019intenzione di pagare il pedaggio. (\u2026)<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a>\u00a0Aggiungo con molto risentimento che una tassa di 70 centesimi si paga anche per usufruire della tangenziale di Napoli, l\u2019unica a pagamento in Italia. Si tratta di un\u2019imposta del 1981 per la ricostruzione dopo il terremoto in Irpinia i cui container sono ancora in vista in vari centri dell\u2019entroterra.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Giuseppe Acconcia<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le scale che da Corso Vittorio Emanuele conducono alla Certosa di San Martino sono sempre piene d\u2019erba. 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