{"id":5391,"date":"2015-07-09T11:21:28","date_gmt":"2015-07-09T11:21:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.slow-words.com\/?p=5391"},"modified":"2015-07-15T18:27:19","modified_gmt":"2015-07-15T18:27:19","slug":"daniele-direttore-creativo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/daniele-direttore-creativo\/","title":{"rendered":"Daniele, direttore creativo"},"content":{"rendered":"<p><em>La tua storia in dieci righe (o pi\u00f9) righe<\/em><\/p>\n<p>Sono nato a Milano nel 1959 in un quartiere operaio che gli abitanti chiamavano con un nome ora perduto nella memoria della citt\u00e0: la baia del Re. Quel nome cos\u00ec evocativo, quel luogo denso di botteghe, case di ringhiera e cortili, tra la circonvallazione e il naviglio, fu il mio primo laboratorio fantastico. Trasformavo le case e le strade in scenari di cowboy e indiani, comandanti di vascelli fantasmi e pirati.<\/p>\n<p>La mia vocazione per le materie umanistiche si scontr\u00f2 con il pragmatismo di una famiglia di artigiani. Cos\u00ec accettai l\u2019iscrizione a un istituto tecnico, ma per salvare la mia vocazione al sogno, dopo due anni, scelsi la specializzazione in costruttore aeronautico. La mia vita cambi\u00f2 quando a 17 anni un amico che non sapeva che farsene mi prest\u00f2 la macchina fotografica che suo padre gli aveva regalato, una Rolleiflex. Puntai la macchina a caso su una parte della strada e guardando dentro al pozzetto verticale della macchina fotografica, sul vetro smerigliato non mi apparve solo l\u2019inquadratura che avevo scelto, ma un&#8217;immagine del mio futuro. Volevo raccontare delle storie, volevo comunicare i mondi paralleli che vivevo. Non mi sono pi\u00f9 fermato. Fotografia, scenografia, spettacolo, design sono diventati il mio mondo, fino alla nascita del collettivo creativo <em>Simmetrico<\/em> in cui oggi lavoro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Gioie e dolori di lavorare come direttore creativo.<\/em><\/p>\n<p>Una volta un vecchio fotografo mi disse: \u201cSe non vuoi lavorare neanche un giorno, fai ogni giorno un lavoro che ami\u201d. Nel mio lavoro, le difficolt\u00e0, i \u201cdolori\u201d si dimenticano alla fine di un progetto, dimentico le difficolt\u00e0 velocemente. Pi\u00f9 volte mi hanno chiesto: quale \u00e8 stato il lavoro pi\u00f9 difficile, quale il pi\u00f9 faticoso? Non so rispondere. Ogni progetto all\u2019inizio somiglia a un parto, ma poi quando accade, quando il progetto si concretizza, ti ricordi solo la condivisione del gruppo di lavoro, l\u2019episodio che ha sbloccato il progetto, la gioia della realizzazione, il senso di appartenenza che il gruppo produce lavorando insieme.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><em>L&#8217;importanza della centralit\u00e0 dell&#8217;uomo nei tuoi progetti<\/em><\/p>\n<p>E\u2019 l\u2019uomo che genera significati: ogni luogo, ogni cosa, animata e non, \u00e8 benedetta o maledetta dallo sguardo degli uomini. Personalmente lavoro con uomini e donne (eccezionali), nelle mie storie mi occupo di uomini anche quando racconto un prodotto e nel mio orizzonte di senso, nel mio passato, nel mio presente e nel mio futuro esistono solo storie di uomini e donne. La mia memoria \u00e8 memoria di uomo, cos\u00ec la mia fatica, cos\u00ec la mia terra \u00e8 solo terra di uomini. Se guardo un albero, non guardo l\u2019albero per ci\u00f2 che; quello che vedo \u00e8 un significato, un racconto, una storia raccontata da un uomo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Un incontro speciale\/inaspettato\/commovente<\/em><\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 stato un incontro che non dimenticher\u00f2 mai. Preannuncio che non \u00e8 un racconto <em>politically correct<\/em>. Tempo fa ho assistito a un episodio in un ospedale che mi ha profondamente commosso: un&#8217;infermiera assisteva un anziano malato. Nel momento in cui l&#8217;infermiera lo aiutava a sollevarsi dal letto, l&#8217;anziano ha volutamente poggiato il viso sul suo seno prosperoso. Lei, invece di ritrarsi e reagire creando una distanza, \u00e8 stata l\u00ec, lo ha accolto. Un&#8217;accoglienza e un&#8217;accettazione rara che mi ha commosso, in un mondo che relega la sessualit\u00e0 in <em>packaging<\/em> giovanilisti, facilmente consumabili o peggio ancora moralistici. La vitalit\u00e0 degli uomini \u00e8 diventata carne in scatola. Questo episodio mi ha restituito la forza straordinaria che ha la vita dentro di noi: se solo riuscissimo ad accettarla senza le nostre sovrastrutture morali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Cosa fa la societ\u00e0 per te?<\/em><\/p>\n<p>La societ\u00e0, con le sue contraddizioni, mi fa continuamente delle domande. Questa pressione costante, queste domande, sono uno stimolo per la mia crescita.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Una esperienza capitata di recente<\/em><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Camminavo in una zona di Milano che conosco bene. Sono passato davanti a un albero secolare e l&#8217;ho ammirato nella sua maestosit\u00e0 e luminosit\u00e0. Ero passato l\u00ec davanti svariate volte nel corso della mia vita, ma quella \u00e8 stata la prima volta che ho guardato veramente quell&#8217;albero. Mi \u00e8 venuto da pensare che abbiamo sempre tanta bellezza sotto gli occhi, a nostra completa disposizione. E forse troppo spesso siamo cos\u00ec presi dalle nostre urgenze, scadenze, emergenze che non ci guardiamo intorno, perdiamo l&#8217;occasione di contemplare tanto splendore. Dovrebbe invece diventare un appuntamento costante per ognuno di noi.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><em>Una passione culinaria<\/em><\/p>\n<p>Vengo dalla tradizione milanese&#8230;la cotoletta.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><em>La musica o un libro che ti accompagna(no)<\/em><\/p>\n<p>Una colonna sonora che mi ha accompagnato tanto \u00e8 un <em>sentimental mood<\/em> di Buchanan.<\/p>\n<p>Un libro: Bhagavadgita.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Un talento che hai e uno che ti manca<\/em><\/p>\n<p>Penso che avere consapevolezza dei propri talenti e dei propri limiti sia un dovere di ognuno di noi. La vera umilt\u00e0, a mio parere, \u00e8 proprio legata al sapersi posizionare correttamente rispetto alle proprie capacit\u00e0 e incapacit\u00e0. Il talento che sento di avere da sempre \u00e8 la capacit\u00e0 di raccontare delle storie. Un talento che ancora non ho \u00e8 la capacit\u00e0 di accogliere completamente la realt\u00e0 cos\u00ec come \u00e8. Ogni tanto mi capita di andare in recriminazione.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><em>Cosa hai imparato dalla vita?<\/em><\/p>\n<p>Ho imparato che o siamo in una spirale creativa o discreativa. O ascendente o discendente. Non esiste la tranquillit\u00e0. Lo status quo \u00e8 un&#8217;invenzione per cercare di stare tranquilli, ma non \u00e8 reale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.simmetrico.it\/\">http:\/\/www.simmetrico.it\/<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.baiadelre.it\/sito\/index.php\">http:\/\/www.baiadelre.it\/sito\/index.php<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La tua storia in dieci righe (o pi\u00f9) righe Sono nato a Milano nel 1959 in un quartiere operaio che &hellip; <a href=\"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/daniele-direttore-creativo\/\">Continua<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":5392,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[12],"tags":[2973,2972,845,192,200,212,2974],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5391"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=5391"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5391\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5508,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5391\/revisions\/5508"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/5392"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=5391"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=5391"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=5391"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}