{"id":559,"date":"2014-04-01T13:54:46","date_gmt":"2014-04-01T13:54:46","guid":{"rendered":"http:\/\/slowords.turturiello.com\/?p=559"},"modified":"2014-05-15T11:02:43","modified_gmt":"2014-05-15T11:02:43","slug":"judicael-writer-and-manager-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/judicael-writer-and-manager-2\/","title":{"rendered":"Judicael, scrittore e manager"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Judicael, scrittore apolide ed ex cestista si racconta. Tra passione, design e lotte.<\/em><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un\u2019amica mi invita ad un compleanno e scopro Teranga, una parola africana che vuol dire accoglienza (in senegalese): traduce l\u2019atto di domandare ad un ospite che arriva nella tua casa con \u201cquanto resti\u201d piuttosto che con \u201cquando vai via\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Teranga oltre che accoglienza \u00e8 un\u00a0<em>worldwide pub<\/em>, \u00e8 il primo caff\u00e8 letterario africano di Napoli (forse uno dei pochi in Europa, se ne esistono altri!) ma, in circa 130 metri quadri, \u00e8 prima di tutto un modello di business e d\u2019integrazione, una fucina di artisti oltre che un jazz&amp;world music club, un palco per reading, un ottimo ed economicissimo ristorante etnico, un luogo espositivo curiosamente arredato e diviso in sale che hanno i nomi dei continenti (Asia, Oceania, America, Europa e Africa) e che ospitano soprattutto fotografia contemporanea (adesso una mostra di un medico, Viviana Rasulo, che ha creato dei light-box che narrano di \u00a0performance di un corpo bianco e uno nero: un gioco di scacchi tra petali, libri e corpi).<br \/>\nDietro Teranga c\u2019\u00e8 un ironico e profondo trentottenne del Burkina Faso, ex cestista, mille lavori (idraulico, domestico, muratore), in Italia, sempre a Napoli, da 15 anni. Ora \u00e8 un manager e scrittore (sua un\u2019associazione e casa editrice, Macchia di Colore con cui ha pubblicato se\u2019 stesso ed altri autori). Si chiama Judicael e si pronuncia come si legge, senza francesismi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Parte dell\u2019intellighenzia del suo paese (ha studiato l\u00ec e parla molte lingue, quando scrive libri qui, lo fa in Italiano e ha uno stile travolgente e scuro, fatto di passioni ardenti di corpi e di menti) \u2013 suo padre psichiatra per l\u2019OMS e docente universitario, sua madre una banker \u2013 ha gi\u00e0 tre figli: una di dieci anni, Sabrina Caroline, che vive a Napoli e due gemelle di circa cinque anni che ha avuto da una madre prestatrice africana per avere dei figli meno problematici di quanto fosse con la ex compagna (verranno a vivere in Italia quando trover\u00e0 una moglie: lavora 18 ore al giorno e quindi non ha la possibilit\u00e0 di allevarle a modo).<br \/>\n\u201cHo avuto un\u2019educazione contrastante: mio padre crede nella potenza del cervello, mia madre \u00e8 cattolica (Judicael \u00e8, infatti, un nome cattolico). Per tutta la vita si \u00e8 alzata alle 4 del mattino per andare a messa e per 35 anni, dopo, andava a lavorare in banca: ora \u00e8 in pensione e si gode le nipotine, \u00e8 ringiovanita.<br \/>\nLei m\u2019insegnava a porgere un\u2019altra guancia a chi mi schiaffeggiava e mio padre a dare, invece, un cazzotto. Ho un fratello ed una sorella (lui lavora al ministero della sanit\u00e0, lei in aeroporto). Pensano che sia pazzo ad essermene andato dal mio paese (per un periodo ha vissuto anche a Dakar, con la famiglia, ndr).<br \/>\nCome uomo, attualmente, ho rinunciato all\u2019amore, mi rincresce anche dirlo: quelli che mi circondano si innamorano sempre di me ma \u00e8 il modo di innamorarsi qui che rappresenta la difficolt\u00e0, vengo da un paese dove si pu\u00f2 chiamare mamma anche tre persone, insomma non riesco a fare i conti con l\u2019esclusivit\u00e0 e con la menzogna. Sebbene sia possessivo in quanto africano, ambisco ad una relazione amorosa in cui ci sia totale complicit\u00e0 e condivisione, anche di altre storie.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cNapoli \u00e8 un posto per immigrazione di passaggio, dove i migranti arrivano per passare presto altrove: Teranga \u00e8 un luogo di ritrovo per tutti, non solo stranieri (ho visto magistrati, polizia e anche tanti professionisti tra i clienti pi\u00f9 affezionati, non solo artisti o creativi, ndr) ed \u00e8 soprattutto un\u2019impresa sociale, messa su con l\u2019aiuto del Comune, ed \u00e8 uno stage di produzione artistica e musicale. \u201c<br \/>\n\u201cNessun intellettuale africano viene in Italia, va ad esempio in Francia: l\u2019immigrazione qui \u00e8 di origine prettamente operaia. Laddove in Francia ci sono 15 milioni di ragazzi come me che parlano otto lingue, avrei avuto una competizione enorme. Quindi ho deciso di fermarmi qui, anche se Napoli \u00e8 una citt\u00e0 piatta, quasi spenta che per\u00f2 mi offre un sacco di opportunit\u00e0, anche nell\u2019import-export (siccome Napoli \u00e8 spenta e triste, abbiamo bisogno di portare un po\u2019 della nostra cultura).<br \/>\nL\u00ec dove voi ci spogliate facendo vedere immagini terribili dell\u2019Africa che non ci corrispondono, noi resistiamo con il sorriso. Pensiamo che riuscire a far capire che un abbraccio pu\u00f2 valere di pi\u00f9 di un anello d\u2019oro, un telefonino, un televisore, possa contribuire a creare un mondo migliore dove non ci sarebbe bisogno di chiudere le porte a chiave. Forse \u00e8 un po\u2019 ambizioso, o complesso, ma ci provo. Tutti i giorni.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cHo imparato l\u2019italiano qui, da autodidatta. Leggo tanto in inglese e a volte mi viene di scrivere in inglese (il suo italiano parlato ha il sapore del francese di\u00a0<em>Sciences Po<\/em>\u00a0e a sprazzi del napoletano, ndr), ma ho deciso di scrivere in Italiano e soprattutto di creare la mia casa editrice perch\u00e9 voglio essere libero di parlare male di Berlusconi, cosa non possibile altrimenti. Il mio primo libro, Dunia, sono orgoglioso di dire che ha venduto 3000 copie ed ora \u00e8 in ristampa (ovviamente ne ho prenotato una copia: l\u2019ho sfogliato a cena ed \u00e8 avvincente: come\u00a0<a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/judicael2?fref=ts\">la sua pagina facebook<\/a>, Judicael affronta i temi della libert\u00e0 individuale, dell\u2019amore e del razzismo da una prospettiva densissima e diretta: ha scelto la via del pugno e non del porgi l\u2019altra guancia! Ndr).\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cSolo rendendoci conto di quanto valiamo, possiamo migliorare. E Teranga \u00e8 una specie di famiglia, dove vengono a trovarci anche tanti amici famosi per presentazioni e dibattiti, come Erri de Luca e tanti altri scrittori.\u201d<br \/>\nE\u2019 facile incontrarlo a passare dischi dopo mezzanotte, un po\u2019 nell\u2019ombra dietro il bancone della sua creatura.<br \/>\nTeranga \u00e8 aperto sei giorni su sette, tranne il luned\u00ec, in un vicoletto (Costantinopoli) giusto di fronte una delle piazze simbolo del \u201cfu\u201d rinascimento napoletano, ora tenue ricordo: Piazza Bellini (a pochi passi da Portalba e dalle piazze Dante e Ges\u00f9).<br \/>\nCucina africana, creola, australiana e srilankese si alternano, un piatto costa dai cinque agli otto euro e nelle domeniche dedicate alle famiglie i bambini \u2013 di qualsiasi nazionalit\u00e0 e censo \u2013 non pagano.<br \/>\nSi cena fino a mezzanotte e poi danze sfrenate fino a che ce n\u2019\u00e8. Teranga ospita nuove sonorit\u00e0 jazz il venerd\u00ec, world music il sabato: \u00e8 il posto migliore per incontrare musicisti che saranno il must di domani, non solo stranieri o non solo italiani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cI concerti vanno dalle 10.30 a mezzanotte, dopo parte il djset. Spesso case discografiche (come la romana Ginuwine) vengono a sentire gli artisti giovani che produciamo, che per\u00f2 devono alternarsi per forza ad artisti conosciuti e gi\u00e0 famosi. L\u2019idea del Teranga \u00e8 quella di un bar intellettuale e performativo come quelli visitati da Pasolini negli anni 70\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il bar del Teranga offre tutti i cocktail tradizionali e a ottimo mercato, pi\u00f9 un\u2019ampia selezione di vini, fino ai pi\u00f9 costosi spumanti.<br \/>\n\u201cAbbiamo un motto qui: se vuoi bene a qualcuno portalo al Teranga. Non abbiamo fatto molta pubblicit\u00e0, solo passaparola. E accogliamo tutti, sebbene non arrivino, per selezione naturale, persone troppo diverse da noi.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quello che ho adorato sono gli analcolici africani ed il t\u00e8. Ho bevuto dell\u2019ottimo bissap, succo molto zuccherino e dissetante ottenuto dalla bollitura di petali d\u2019ibiscus; ho gustato un succo ricavato dalle radici di zenzero pressato e ho mangiato del riso con sugo di Maf\u00e8 (salsa di arachidi) originario dell\u2019Africa occidentale. Una mia amica ha preso il sugo rosso (riso condito con un sugo di peperoni e melenzane), molto profumato.<br \/>\nServono normalmente Thieboudiene (Senegal), Fufu (Ghana), Attieke (Costa D\u2019Avorio), alcune ricette di carne e di pesce e alcuni innesti con la cucina caraibica (dal platano fritto alla patata dolce). Nel week end mangiano al Teranga dalle 50 alle 70 persone: accanto al Bissap i clienti chiedono anche buoni rossi o il Ferrari. Ecco perch\u00e9 \u00e8 un\u00a0<em>worldwide pub<\/em>, nelle parole dello scrittore apolide Judicael (i camerieri che mi hanno servita hanno sbagliato a fare il conto, da 26 a 17 euro, per un problema d\u2019addizione! Speriamo non accada tanto spesso dato che i prezzi sono gi\u00e0 bassissimi!).<br \/>\nAl Teranga fanno sentire un re anche un\u00a0<em>sans papier<\/em>\u00a0o una famiglia numerosa: con i concerti di musica dal vivo il prezzo d\u2019ingresso non supera i 2.50 euro, gi\u00e0 con 5 \u00e8 possibile mangiare un piatto unico del giorno (riso con sugo) e da ottobre aprir\u00e0, con la stessa filosofia anche a pranzo. Hanno questi prezzi perch\u00e9 prima di tutto non vogliono chiudere la porta ai migranti e agli studenti, insomma alle persone con basso reddito, consentendo loro avere un buon pasto ed ascoltare buona musica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cMi piace sperimentare anche nella ristorazione. Siamo aperti da solo otto\u00a0mesi, questo posto l\u2019abbiamo costruito quasi daccapo e arredato scegliendo uno a uno i pezzi (una vecchia porta araba del secolo scorso \u00e8 diventata un tavolo; alcune valigie piene di indumenti fanno da installazione a parete, ndr).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Grazie alle domeniche per le famiglie da mezzogiorno a chiusura i bambini non pagano da mangiare. Nei mesi invernali, ricominciamo il rito del t\u00e8 africano: migranti\u00a0<em>sans papier<\/em>\u00a0lo serviranno ai nostri visitatori, ricavandone 20 cent a tazza versata. Avranno cos\u00ec i soldi per piccoli gesti quotidiani, molto importanti per non precipitare nel buio.\u201d<br \/>\n\u201cLa mia struttura riesce a dare lavoro a dodici persone di nove nazionalit\u00e0 diverse: cerco di lasciare un\u2019impronta sociale, una macchia di colore che superi il grigio. Macchia di colore \u00e8 anche il nome dell\u2019associazione e della casa editrice che ho fondato e che prima si riuniva in un minuscolo club vicino all\u2019Istituto Orientale, sempre qui nel centro storico, nei pressi di Largo San Giovanni. Molti dei miei ospiti ritornano volentieri qui, dopo aver vissuto quella prima esperienza (Viviana Rasulo, il medico fotografo che espone attualmente a Teranga, era anche una frequentatrice di Macchia, ndr). La mia casa editrice pensa libri per migranti e la mia ambizione \u00e8 iniziare presto corsi di scrittura creativa per migranti e non. Credo molto, anzi moltissimo nel potere della parola e sin da quando sono arrivato qui quindici anni fa (era a Tolosa dove giocava nella squadra di basket cittadina, poi si \u00e8 lasciato convincere a giocare negli juniores del Napoli, ha avuto un infortunio e ha lasciato lo sport agonistico per fare mille mestieri e poi arrivare a quel che \u00e8 ora, ndr) ho sempre detto la verit\u00e0, certo di poter ottenere quello che volevo.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa intervista inizia al caff\u00e8 arabo di Piazza Bellini, una delle colonne della\u00a0<em>nightlife<\/em>\u00a0e dell\u2019intellighenzia napoletana, dove mangiare falafel e bere t\u00e8 del Medio Oriente si accompagna sovente a incontri belli con persone uniche. Poi prosegue al Teranga, durante una lunga preparazione del t\u00e8 africano. Tante bolliture e mescite da una caraffa con abbondante t\u00e8 cinese verde in foglie ad un\u2019altra vuota, fino a ottenere un liquido densissimo e scuro (non deve ne\u2019 bruciarsi, ne\u2019 intorbidirsi molto: \u00e8 un\u2019arte sapere quando smettere, occorre prendere un marito africano!). Che poi si zucchera in abbondanza e si continua a travasare da una caraffa all\u2019altra (senza foglie) fino a creare una fitta schiuma che fa da cappello al bicchiere che si beve. Si versa facendo il giro del tavolo dei commensali, prevedendo anche quelli che sono in altri punti della casa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cCi sono certe cose che prescindono dalle leggi (anche se in Italia le leggi che vigono non sono uguali per tutti, in particolare sono differenti tra migranti ed autoctoni). E l\u2019Italia non \u00e8 pronta a cambiare. Oltretutto ci sono una pluralit\u00e0 d\u2019istituzioni religiose che sono parte del problema per come aiutano i migranti e per le basi che hanno posto nelle leggi italiane profondamente razziste (perch\u00e9 poi si stigmatizza la Sharia come legge di origine religiosa e non lo si fa del codice penale italiano che \u00e8 basato sulla religione cattolica?). Ho seguito con molta attenzione le prime settimane del pontificato di Papa Francesco, che mi ha deluso: provocazioni utili a sostenere un ricambio d\u2019immagine della chiesa e anche della sua immagine.\u201c<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli dico: parto da Napoli perch\u00e9 gli occhi delle persone sono dolci e spenti, tristi e rassegnati, mi verrebbe da strapparmi i miei e darglieli. I tuoi occhi sorridono, chiss\u00e0 se i miei divengono tristi cos\u00ec quando arrivo a Napoli\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cOggi ho deciso di mettere le persone che mi assomigliano intorno a me, non riesco pi\u00f9 a cambiare le persone. Tuttavia qualche sorpresa esiste ancora. Ad esempio una volta abbiamo avuto un ospite razzista, sono stato felice di averlo fatto andare via contento e molto scettico sul suo razzismo. Tornando alla tua tristezza su Napoli, mi dici un posto dove non c\u2019\u00e8 tristezza?\u201d, mi chiede Judicael. Io non so rispondere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cContinua a sorridere, che conquisterai qualsiasi essere umano\u201d, mi saluta, non prima di aver provato a convincermi ancora a non partire, almeno non subito, da Napoli, mia citt\u00e0 natale. Lo fa con un abbraccio fragoroso in punta di scale. E\u2019 alto 1.94, quasi trenta centimetri pi\u00f9 di me: ha voluto che la scala ci rendesse\u00a0<em>au paire<\/em>, scegliendo con cura il gradino dove posizionarmi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Judicael, scrittore apolide ed ex cestista si racconta. Tra passione, design e lotte. 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