{"id":6154,"date":"2015-11-05T15:39:14","date_gmt":"2015-11-05T15:39:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.slow-words.com\/?p=6154"},"modified":"2015-11-12T18:05:39","modified_gmt":"2015-11-12T18:05:39","slug":"suad-baku","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/suad-baku\/","title":{"rendered":"Suad, Baku"},"content":{"rendered":"<p>Un palazzo veneziano (chiamato Barbaro-Curtis) \u00e8 protagonista, al pari di Baku, in una mostra <em>site specific <\/em>che ha un catalogo che sembra pi\u00f9 un bel libro di storia e storie che solo un bel catalogo d\u2019arte \u2013 e, ovviamente, tutta questa conversazione ha la Biennale di Venezia come sfondo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Questo, in pillole, il nostro incontro con Suad, che cura <em>The Union of Fire and Water<\/em> mostra di artisti dell\u2019Azerbaijan che \u00e8 anche pi\u00f9 bella del padiglione ufficiale della nazione (solo due portoni pi\u00f9 in l\u00e0 di Palazzo Barbaro)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Suad lavora per una fondazione non-profit, YARAT, che \u00e8 stata fondata da artisti nel 2011 (la fondatrice, Aida Mahmudova \u00e8 la giovane nipote della first lady della Repubblica).<\/p>\n<p>Yarat, il cui nuovo direttore strategico \u00e8 Bjorn Geldhof (ex vice-direttore di un\u2019altra fondazione, stavolta ucraina molto attiva nelle arti, il Pinchuk Art Centre, il cui nome deriva dall\u2019omonimo tycoon dei media che la finanzia) adesso ha una nuova casa, un grande edificio sul Caspian Boulevard. Si occupa di ricercare e diffondere l\u2019arte dell\u2019Asia Centrale e delle nazioni occidentali ai cittadini di Baku, e ovviamente della promozione degli artisti locali sia in patria che fuori.<\/p>\n<p>Queste nazioni sembrano molto molto immerse nei grandi temi della politica e ovviamente nelle loro economie derivanti dal petrolio, ma il tocco di Suad invece \u00e8 molto colto &#8211; ed estremamente conscio del contesto in cui si muove.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quindi, dopo aver letto la sua storia, avete ancora tempo per scoprire, ad ingresso gratuito, sia la mostra veneziana sia quella a Baku. La prima finisce il 22 novembre e la seconda il 9 gennaio prossimo, si intitola <em>The Heart is a Lonely Hunter<\/em> ed \u00e8 una mostra collettiva concentrata di pi\u00f9 su grafica e video-arte, in collaborazione con Rhizome (New Museum, New York).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quest\u2019intervista ha avuto un inizio a telefono mentre i noti venti di Baku bisbigliavano attorno a noi \u2013 senza sosta. Ed \u00e8 finite online poche ore fa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>La tua storia in dieci righe, o poco pi\u00f9. Con un accenno alla tua infanzia ed ai tuoi studi<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ho iniziato da qui.<\/p>\n<p>Prima ho studiato a Baku poi sono andata all\u2019universit\u00e0 in Inghilterra dove mi sono laureata in filosofia, scienze politiche ed economia alla London School of Economics. Ho lavorato un po\u2019 in finanza l\u00ec (alla Lehman Brothers prima della bancarotta e a Nomura) e a quel tempo l\u2019arte la consideravo ancora un piccolo, grazioso passatempo. Poi le cose si sono evolute e ho deciso di lasciare la finanza e fare dell\u2019arte una vera professione. Quindi, mi sono rimessa a studiare e ho preso un\u2019altra laurea in arte moderna e contemporanea, soprattutto in studi curatoriali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sono nata a Baku trent\u2019anni fa.<\/p>\n<p>Ho un pezzo di famiglia a Londra ma la maggior parte di loro vive qui.<\/p>\n<p>Ho avuto un\u2019infanzia molto normale. Sono nata e crescita totalmente qui e poi mi sono trasferita a 18 anni per l\u2019universit\u00e0 dove sono rimasta per circa undici anni per ritrasferirmi qui, circa un anno fa, quando ho cominciato a lavorare per Yarat.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Curatore, manager, esperto di mercato dell\u2019arte: quali sono tra questi ambiti, quello o quelli che ti rappresentano di pi\u00f9 adesso?<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Ora penso sia quello del curatore. Quando iniziai a lavorare per Sotheby\u2019s, cercavano uno specialista con approccio curatoriale per esplorare il mercato dell\u2019Asia Centrale e anche adesso, qui, alla fondazione, cercano la stessa esperienza per esplorare la scena artistica contemporanea nel paese e fuori.<\/p>\n<p>La prima mostra che avevo organizzato per Sotheby\u2019s (2013) and\u00f2 molto bene e mi hanno chiesto di continuare a esplorare la scena contemporanea russa ed est-europea, con un occhio attento su artisti giovani e sulla video-arte che \u00e8 anche un approccio assai inconsueto per una casa d\u2019aste.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quando poi mi sono occupata di un\u2019altra mostra per loro, artisti da Istanbul a Kabul, ero gi\u00e0 molto pi\u00f9 sul task curatoriale che su quello di management. Quando sono stata invitata da Aida, la fondatrice di Yarat, a curare la seconda mostra della fondazione alla Biennale di Venezia, che \u00e8 un evento collaterale di questo festival, fui incredibilmente felice di accettare. Quando mi hanno offerto di curare il programma di mostre a Yarat per il nuovo centro (prima della mostra veneziana), gi\u00e0 collaboravo con loro ed ero consulente per gli artisti da seguire. E\u2019 sempre molto importante sapere bene come si muove il mercato, perch\u00e9 tutto \u00e8 collegato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>E come \u00e8 avvenuto il tuo primo incontro con l\u2019arte?<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>E\u2019 stato con la mia famiglia (non nel senso che sono collezionisti). Anche se localmente, sono molto legati alla creativit\u00e0, alcuni di loro sono <a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Gara_Garayev\">compositori e direttori di orchestra<\/a> e quindi sono cresciuta in un <em>milieu<\/em> molto artistico.<\/p>\n<p>Una volta a Londra, ho iniziato a visitare gallerie di arte contemporanea e sono rimasta subito molto attratta dal contorno, molto alla moda, e quindi quello che era inizialmente un hobby \u00e8 diventato via via importante a mano a mano che gli anni passavano. Quindi iniziai a studiare qualche corso introduttivo, poi m\u2019iscrissi al master.<\/p>\n<p>Immagino gi\u00e0 allora fosse un lento perseguire una carriera, in fondo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Yarat e la popolazione di Baku: che tipo di pubblico visita il nuovo centro e quanto di esso \u00e8 giovane? Cosa amano fare di pi\u00f9: vedere mostre, partecipare a seminari, oppure incontrare altra gente? Il vostro programma di formazione nell\u2019arte \u00e8 gratuito?<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Beh, sai che la nostra citt\u00e0 ha appena superato 2.5 milioni di abitanti, la maggior parte \u00e8 giovane e la popolazione \u00e8 in crescita \u2013 sono molto molto abituati a frequentare festival e mostre, oltre che una grande variet\u00e0 di altri eventi culturali, che vanno dall\u2019artigianato all\u2019opera. L\u2019arte moderna (e quella sovietica) sono pi\u00f9 note, insieme al periodo degli anni 60 e 70. E tutti i cittadini la conoscono anche grazie alla Baku Metro (la metropolitana) ricca di arte e di murales.<\/p>\n<p>L\u2019arte contemporanea qui \u00e8 totalmente nuova ma \u00e8 anche molto interessate per una popolazione cos\u00ec giovane: amano soprattutto il fatto di incontrarsi a una mostra, il lato sociale di questo tipo di eventi culturali. Amano soprattutto imparare qualcosa di nuovo, abbiamo un sacco di programmi di formazione e anche di proiezioni e ti dico, siamo molto molto orgogliosi di quanto siano frequentati. Tutto \u00e8 sempre ad ingresso gratuito. Abbiamo anche un auditorium che ha 200 posti: \u00e8 sempre pieno e spesso ci sono tante persone in piedi. C\u2019\u00e8 un sacco, davvero tanto interesse per questo tipo di programmi educativi \u2018alternativi\u2019 nell\u2019arte, per questo conversazioni, conferenze, seminari, proiezioni sono tra le pi\u00f9 seguite delle nostre attivit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Gli artisti azeri sono pi\u00f9 residenti o espatriati? Qual \u00e8 la relazione degli artisti con la sfera politica?<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Molti artisti preferiscono vivere qui, alcuni vivono anche all\u2019estero, per esempio il pittore Niyaz Najafov, Babi Badalov..Poi anche il famoso fotografo Rena Efendi.<\/p>\n<p>Il contingente pi\u00f9 numeroso di artisti tuttavia vive qui, perch\u00e9 \u00e8 qui che prendono la maggior parte d\u2019ispirazione, il materiale migliore. Anche se imparano nuove tecniche, anche se sono invitati all\u2019estero, anche se guadagnano pi\u00f9 notoriet\u00e0, anche se spesso partecipano a residenze, la maggior parte dei loro studi \u00e8 sempre qui a Baku perch\u00e9 qui succedono un sacco di cose e c\u2019\u00e8 ora un sacco da fare.<\/p>\n<p>A proposito della situazione politica: dipende, direi. Alcuni artisti sono molto lontani da questo soggetto. Certo, sicuramente l\u2019evento politico che ha maggiormente influenzato gli artisti \u00e8 stato il collasso dell\u2019Unione Sovietica ma poi si sono aperti a nuovi sviluppi o a nuove idee, ai nuovi stili di vita e a cosa significano in relazione alle vecchie tradizioni (molti di essi, ad esempio, rivisitano proprio le tradizioni, alcuni invece le mettono in discussione). Alcuni di essi sono critici nei confronti della situazione politica attuale ma questo dipende, da artista ad artista: qui la scena \u00e8 molto varia e ognuno \u00e8 alla ricerca del proprio linguaggio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Il pi\u00f9 importante traguardo raggiunto come curatrice e quello, invece, pi\u00f9 personale?<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il progetto veneziano nel Palazzo Barbaro durante la Biennale significa molto, sia da un punto di vista personale che professionale, dati i risultati. In particolare dal punto di vista personale, \u00e8 stato un grande momento emotivo lungo un intero anno della mia vita, un anno denso. Come gruppo di lavoro, devo anche dire che siamo entrati a confronto con una storia che si svolge lungo tanti secoli e torna (da Venezia) alla mia citt\u00e0 natale: \u00e8 molto molto emozionante e ci ha anche concesso di rileggere la nostra storia, in un certo senso.<\/p>\n<p>Questo anno coincide anche con il mio ritorno a Baku, con il fatto quindi di riscoprire la mia citt\u00e0 di nuovo, nella sua forma attuale, dal vivo!<\/p>\n<p>In pi\u00f9 \u2013 dopo tutto il lavoro intenso con il palazzo, con la Biennale, insomma durante tutto il processo \u2013 la relazione con i due artisti invitati a creare le opere a partire dalla storia che raccontiamo, e dal palazzo stesso, \u00e8 stata cos\u00ec appagante e cos\u00ec forte!<\/p>\n<p>Come donna, penso sia sempre molto importante per me creare la vita a partire dal fatto che sia un essere umano pi\u00f9 che una donna \u2013 pi\u00f9 come una persona, direi. Sono riuscita a costruirmi una vita molto indipendente e ad avere un solido gruppo di amici, sia a Baku sia a Londra, e ho lavorato davvero duro per costruirmi una professione\u2026Certo, mi piacerebbe avere dei figli un giorno ma per questo mi devi rifare la domanda tra qualche anno\u2026.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Cosa ti da Baku e viceversa?<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>E\u2019 la mia casa, la mia cultura, la mia eredit\u00e0, mi da tanto, non importa dove io vada. Lo sento tantissimo e sono cos\u00ec legata a tutto questo: la forza di questo legame \u00e8 importante per me.<\/p>\n<p>Tuttavia, questo legame \u00e8 forte anche con la cultura del luogo in generale, con la creazione e con la musica. Baku mi ha dato ci\u00f2 che sono, il dono pi\u00f9 importante. Dato che la citt\u00e0 cambia a velocit\u00e0 folle, ci sono continui, ed eccitanti, rivolgimenti quando sei qui.<\/p>\n<p>Cosa do io a Baku? <em>(silenzio, sorride) <\/em>Mhhh, il fatto che io crei progetti, il fatto che inviti artisti \u2013 che \u00e8 il mio impegno professionale attuale \u2013 qui e il fatto di usare materiali da Baku e contatti da Baku per sviluppare nuovi progetti che saranno visti in tutto il mondo, con Baku come soggetto\u2026certo, forse questo pu\u00f2 contare in qualche modo. Pi\u00f9 in generale il fatto che noi (insieme ai fondatori e agli altri colleghi) portiamo avanti un centro per le arti come Yarat non significa solo lavorare per l\u2019arte ma per la citt\u00e0 intera\u2026pu\u00f2 fare la differenza. In questo senso tutti stiamo contribuendo!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Una tua passione culinaria?<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sono una cuoca tremenda ma adoro mangiare. Adoro il cibo. Il cibo italiano \u00e8 fantastico ma preferisco quello azero :).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>La tua bevanda preferita?<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Preferisco acqua frizzante o limonata, non amo molto il vino. Oppure, offrimi un cappuccino se ti va!<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>La musica ed il libro con te in questo momento (e dove si trova)?<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Adesso leggo My Name is Red di Orhan Pamuk. Una sorta di poliziesco medievale ambientato ad Istanbul durante l\u2019Impero Ottomano \u2013 una bella indagine della vita e della cultura della citt\u00e0 in quei tempi, ma anche un bel ritratto delle relazioni della citt\u00e0 con i suoi vicini, l\u2019impero persiano, quindi noi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>E\u2019 sul divano:)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Dove sei riuscita a vivere lentamente in questo mondo (se ci sei riuscita)?<\/em><\/p>\n<p>A Venezia! Sono arrivata un mese prima dell\u2019installazione della mostra e mi sono perdutamente innamorata della citt\u00e0, delle sue strade strette, dei ponti, delle chiese e del ritmo dell\u2019acqua. Spero di tornare presto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Un talento che hai, uno che ti manca?<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La curiosit\u00e0: sono curiosa di tutto e adoro imparare nuove cose, incontrare nuove persone. Quindi, non mi annoio mai.<\/p>\n<p>Avrei sempre desiderato cantare o suonare qualche strumento. Ho tentato con il pianoforte e con la chitarra una volta, ma non sono molto brava:)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Cosa hai imparato fin qui dalla vita?<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ad essere aperta a nuove esperienze e a mettermi sempre in discussione. E anche che \u00e8 ok lasciare tutto e iniziare daccapo, perch\u00e9 non sai mai dove andrai a finire!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un palazzo veneziano (chiamato Barbaro-Curtis) \u00e8 protagonista, al pari di Baku, in una mostra site specific che ha un catalogo &hellip; <a href=\"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/suad-baku\/\">Continua<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":6155,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[12],"tags":[1905,2726,498,3430,3429,3428,845,201,448,3433,240,562,3432,3431,1380,17,22],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6154"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6154"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6154\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6239,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6154\/revisions\/6239"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/6155"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6154"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=6154"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=6154"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}