{"id":6455,"date":"2015-12-17T06:21:43","date_gmt":"2015-12-17T06:21:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.slow-words.com\/?p=6455"},"modified":"2016-12-07T14:15:55","modified_gmt":"2016-12-07T14:15:55","slug":"noa-giaffa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/noa-giaffa\/","title":{"rendered":"Noa, Giaffa"},"content":{"rendered":"<p>Un <em>corpus<\/em> di 312 pagine, una storia densa di fotografie tutte datate 2000-2014 (e di lettere \u2013 in Arabo, Ebraico, Inglese) racconta al mondo come il conflitto israeliano \u2013 quella sanguinosa ed infinita guerra in atto in un territorio\/miniatura sacro per le tre principali religioni monoteiste \u2013 permei sia le persone sia il paesaggio in un modo sottile e persistente. Nel modo che \u2018l\u2019assurdo diventa normale\u2019.<\/p>\n<p>Parliamo di un libro fantastico, il suo titolo \u00e8 <a href=\"http:\/\/sternthalbooks.com\/shop\/index.php?main_page=product_info&amp;cPath=8&amp;products_id=285\">Hush<\/a> (Sternthal books, ISBN 9780992133733) e quel che segue \u00e8 la storia della sua autrice, Noa Ben Shalom (1971).<\/p>\n<p>Noa studia nella stessa scuola dove si diploma un\u2019altra storia che Slow Words vi ha raccontato di recente, <a href=\"http:\/\/www.slow-words.com\/it\/omer-artista-e-progettista\/\">Omer<\/a>, e viene dalla stessa terra, Israele, come <a href=\"http:\/\/www.slow-words.com\/it\/nir-coreografo\/\">Nir<\/a> di cui abbiamo pubblicato poche settimane fa, e di un\u2019altra pubblicata l\u2019anno scorso \u2013 quella di <a href=\"http:\/\/www.slow-words.com\/it\/alon-schwabe-partner\/\">Alon<\/a>. Scoprirete leggendo che abbiamo anche raccontato la storia, assai giramondo, dell\u2019editore che Hush ha messo al mondo, <a href=\"http:\/\/www.slow-words.com\/it\/ian-editore\/\">Ian<\/a>.<\/p>\n<p>Ci siamo innamorati di come Noa racconta le cose. Tutte le cose.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>La tua storia in poche righe<\/em><\/p>\n<p>Sono nata in un sobborgo di Tel Aviv. La mia infanzia e la mia adolescenza sono state felici, convenzionali. Dopo aver finito il mio servizio militare, ho iniziato a studiare fotografia alla Bezalel Art Academy a Gerusalemme. Come ebrea israeliana, la mia vita da studente \u00e8 stata buona, anche se c\u2019era molta violenza a Gerusalemme, ma a me sembrava ancora fosse possibile una sorta di coesistenza, almeno per un breve momento. Certo, se eri un Palestinese la vita era \u2013 e lo \u00e8 ancora \u2013 molto differente, ma a quel tempo potevo andare a Betlemme e Ramallah o a Gerusalemme Est senza problemi, anche solo per uscire con gli amici. Nel corso del mio ultimo anno di studi, scoppia la Seconda Intifada. E con essa la violenza e la realt\u00e0 aggressiva entrano a far parte della mia sfera privata. Inizio a fotografare ancora di pi\u00f9 i miei dintorni: ricordo che andavo ai check point e in West Bank, ho cercato di immaginare e di raccontare cosa succedeva.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per la laurea, decido di comprare spazi pubblicitari in oltre 60 stazioni di bus di Gerusalemme e di presentare le fotografie che avevo scattato durante la Seconda Intifada nello spazio pubblico. Era l\u2019estate del 2001, Gerusalemme e la West Bank stavano, letteralmente, sanguinando e a me sembrava assolutamente inutile mostrare le immagini su un muro bianco dell\u2019accademia. Le foto parlavano di una sorta di impotenza in cui sembravamo tutti immersi. Ed inoltre non mostravano mai una violenza diretta, piuttosto tentavano di creare una sottile irritazione: invece di una pubblicit\u00e0 della Coca Cola all\u2019improvviso i viaggiatori si trovavano di fronte a un palestinese, ritratto in modo umano e non come un terrorista; oppure di fronte a un soldato, che stava in piedi debole a un checkpoint, senza sapere esattamente cosa ci facesse l\u00ec.<\/p>\n<p>Quel momento nel mio lavoro ha decisamente segnato l\u2019inizio del viaggio che ho preso, che (per ora) si \u00e8 concluso nel libro, <em>Hush, Israel Palestine 2000-2014.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Il modo che hai scelto di raccontare un soggetto (in questo caso una guerra senza fine) \u2013 forse questa mia impressione \u00e8 pi\u00f9 forte, dato il soggetto! \u2013 mi sembra inventare una nuova semantica nella fotografia di guerra: arricchita da una vera passione nel mettere insieme il personale e l\u2019universale, il locale ed il globale, il super privato ed il totalmente pubblico, il laicismo e l\u2019ortodossia. Il tutto lontano dalla prova del sangue.<\/em><\/p>\n<p><em>Le parole per te non sono assolutamente un mero titolo per le foto o per un progetto artistico; sembri scolpire con le parole esattamente come fai con il paesaggio quando lo comprendi nelle foto!<\/em><\/p>\n<p><em>Perch\u00e9 hai scelto un registro cos\u00ec inusuale? Ti sei ispirata a un maestro?<\/em><\/p>\n<p><em>E\u2019 perch\u00e9 sei nata l\u00ec e quindi non sei neutrale abbastanza con il soggetto?<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Negli anni ho preso due decisioni importanti riguardo il mio lavoro.<\/p>\n<p>Una \u00e8 quella di indugiare con il soggetto e con le immagini. La maggioranza delle foto che sono nel libro non sono mai state pubblicate o mostrate. Perch\u00e9 c\u2019\u00e8 qualcosa di talmente cos\u00ec aggressivo nella vita di ogni giorno in questi luoghi, che le persone sono talmente forzate a una specie di reazione immediata, a scegliere da che parte stare, ad avere una determinata opinione. E\u2019 importante per me distanziarmi dal momento in cui le immagini sono state scelte.<\/p>\n<p>Non ero interessata a creare un \u2018reportage\u2019 \u2013 le agenzie di news lo fanno meglio di me. E\u2019 qui che forse sta la differenza tra il fotogiornalismo e la fotografia documentaria. Le mie foto hanno a che fare con eventi che accadono ma non li raccontano, aspirano a trovare un momento di introspezione e di descrivere una condizione fisica e mentale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Un\u2019altra scelta che presi fu di smettere di lavorare (come metodo, intendo) con il formato della serie fotografica: \u00e8 accaduto che stavo fotografando nelle Alture del Golan e ho visto qualcosa nel paesaggio che avevo gi\u00e0 visto prima \u2013 una sorta di resto di una vecchia guerra \u2013 e che avevo fotografato nella Striscia di Gaza. In quel momento ho capito che le mie foto erano tutte parte di un grande progetto pi\u00f9 che di una o pi\u00f9 serie. Quindi collezionavo e catalogavo ogni immagine nel mio archivio, aspettando il momento giusto in cui la massa di immagini avrebbe formato il corpus di un lavoro che echeggia la mia esperienza in questo posto, e la storia di questo conflitto. Una guerra ingestibile, che non sembra finire mai.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La sua tragedia risiede proprio nella banale realt\u00e0 quotidiana. Dovunque sia andata con la mia macchina, ho trovato una ferita sanguinante, una lacerazione nel paesaggio, nell\u2019architettura e nelle persone di questa terra. Non \u00e8 il momento in cui un razzo colpisce la casa o l\u2019inizio di una rivolta che mi preme ma come si ricostruisce la vita, ora e sempre, quando la polvere degli eventi violenti si siede.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>La tua prima reazione quando hai saputo che il tuo primo libro \u00e8 stato selezionato per Paris Photo all\u2019 Aperture Foundation Book Prize? Ci puoi dire anche della reazione del pubblico alla fiera e anche, adesso, dopo i primi mesi di pubblicazione?<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Ho avuto l\u2019opportunit\u00e0 di presentare il libro in Israele, New York e un po\u2019 a Parigi.<\/p>\n<p>E\u2019 stato molto interessante vedere come il libro sia stato accolto fuori da Israele e dalla Palestina.<\/p>\n<p>Sono stata fortunata ad aver incontrato persone dei paesi vicini (come il Libano, gli Emirati Arabi) che non ho la fortuna di incontrare in Israele. E\u2019 stato commovente vedere che Hush \u00e8 capace di attraversare i confini della politica, e creare uno spazio per l\u2019introspezione ed il dialogo. Ho ricevuto tanti commenti, molte persone che hanno dimostrato un interesse genuino per il tono della pubblicazione, che \u00e8 saldo nella sua discrezione.<\/p>\n<p>Il nostro viaggio a Off Print Paris e a Paris Photo \u00e8 stato violentemente interrotto dai sanguinosi attacchi terroristici a Parigi. Era come se tutto quello narrato nel libro \u2013 la fragilit\u00e0 della vita, la violenza, la vita fatta a pezzi e poi rimessa insieme \u2013 colasse fuori dalle pagine e entrasse nella vita della bellissima Parigi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Qual \u00e8 la tua posizione sull\u2019intifada attuale, quella che chiamano intifada dei coltelli, come cittadina e come filmmaker?<\/em><\/p>\n<p><em>Questo stadio della rivolta trover\u00e0 forse spazio nel primo film documentario che stai girando e dirigi con un collega olandese, Geert Van Keteren, intitolato The Movie After the Cease Fires?<\/em><\/p>\n<p>La violenza attrae (pi\u00f9) violenza e ovviamente sposta il centro dell\u2019attenzione da dove invece si dovrebbe mettere, cio\u00e8 come risolvere questo conflitto e come finire l\u2019occupazione e come ricostruire la fiducia, le relazioni tra questi due popoli.<\/p>\n<p>Il mio documentario si concentra sulla scoperta delle radici di perch\u00e9 la pace qui sia cos\u00ec elusiva. Se si guarda alla storia del conflitto, si vede quale incredibile ammasso di forze straniere abbia tentato di risolverlo: diversi presidenti americani e diversi leader dell\u2019Unione Europea, insieme ad un numero incredibile di ONG locali e straniere che lavorano sul terreno. E qui ancora ci sono semi ostinati di rifiuto all\u2019arrendersi al concetto di pace. Il nostro documentario cerca di raccontare la psiche e l\u2019anima di questa terra, di ritrarre cosa motiva questo conflitto infinito.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>E\u2019 difficile e quanto iniziare e continuare a lavorare come fotografa indipendente nella tua citt\u00e0 e\/o in generale?<\/em><\/p>\n<p>Penso sia difficile ovunque nel mondo.<\/p>\n<p>Specificamente qui, direi che la situazione politica aggiunge difficolt\u00e0 a difficolt\u00e0.<\/p>\n<p>Le priorit\u00e0 dei budget non sono certo la cultura e l\u2019arte e questo si collega anche al fatto che Israele \u00e8 un paese giovane senza una lunga eredit\u00e0 culturale o tradizioni. Adesso abbiamo un governo di estrema destra al potere che cerca di controllare e censurare i contenuti culturali. L\u2019atmosfera \u00e8 molto brutta: attivisti di destra fanno campagne per bandire film o spettacoli teatrali con il motivo che sono anti-israeliani. Recentemente la Tel-Aviv Cinematheque ha tenuto un Nakba film festival ed il ministero della Cultura li ha minacciati di tagliare i fondi culturali. Penso che questo sia veramente preoccupante e gi\u00e0 vedo le istituzioni culturali auto-censurarsi per evitare di perdere i loro budget ed il supporto pubblico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Il traguardo pi\u00f9 importante che hai raggiunto da quando hai iniziato a fare la fotografa?<\/em><\/p>\n<p>Per adesso \u00e8 il mio libro, certo. E\u2019 anche una disamina di un periodo di vita molto importante: il mio viaggio individuale nel passato e nel presente collettivi del posto in cui vivo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Cosa ti da la tua citt\u00e0 e viceversa?<\/em><\/p>\n<p>Ho vissuto per gli scorsi dodici anni a Giaffa, che era una citt\u00e0 separata prima della nascita dello stato di Israele e oggi \u00e8 parte di Tel Aviv dove i palestinesi e gli israeliani vivono assieme. Mi piace vivere qui. E\u2019 stata una scelta conscia, non mi sono spostata qui perch\u00e9 ho trovato un appartamento carino ed economico: \u00e8 importante vivere in un luogo che contiene l\u2019insieme delle persone di questa terra e Giaffa offre ancora tutto questo. Ha certo le sue complessit\u00e0 e sensibilit\u00e0. Io cerco costantemente un dialogo con i miei vicini, come ebrea israeliana, cercando di esaminare come possiamo vivere insieme. E\u2019 attraverso le interazioni giornaliere, come ad esempio fare pratica di Arabo con i negozianti della mia strada, che imparo, molto, della cultura e della vita in questa citt\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Le tue passioni culinarie?<\/em><\/p>\n<p>Adoro cucinare e mangiare. In cucina da poco c\u2019\u00e8 anche un mixer, che sognavo di avere da anni. Quindi, da poco, sono concentrata sulle ricette che richiedano il suo utilizzo. La prima \u00e8 stata il pesto che viene dalla pianta di basilico che cresce sul mio balcone. Il cibo e la cucina sono sempre ottime scuse per incontrarsi incontro a un tavolo con amici ed amati.<\/p>\n<p>Il giorno dopo gli attacchi di Parigi, ci siamo riuniti con alcuni amici per una cena. Volevamo solo non restare soli in quel momento. E il concetto di cibo di conforto divenne assai letterale quella sera. Una settimana dopo Parigi, ci siamo di nuovo riuniti, quasi le stesse persone. Ho cucinato esattamente lo stesso cibo di quella sera \u2013 semplici patate, pollo e insalata. Ero grata che potessimo essere di nuovo insieme.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>La tua bevanda, o vino, preferiti?<\/em><\/p>\n<p>Mi piace in genere bere vino, d\u2019estate il bianco, Orvieto Classico, o il Rosato. E d\u2019inverno bevo vino rosso, ci sono alcuni produttori locali che adoro, cerco sempre di non comprare vino prodotto da cantine che si trovano nei territori occupati.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Il libro e la musica con te in questo momento, ed in particolare dove si trova il libro?<\/em><\/p>\n<p>Sto leggendo due libri adesso, quello che sta vicino al mio letto \u00e8 di Stefan Zweig, <a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/The_World_of_Yesterday\">the World of Yesterday<\/a>.<\/p>\n<p>Il secondo \u00e8 vicino alla mia scrivania ed \u00e8 un catalogo comprato a Parigi, a Le Bal, <a href=\"http:\/\/aperture.org\/blog\/report-images-conviction-le-bal-paris\/\">Images of conviction, The construction of Visual evidence<\/a>, quello che poi ha vinto Paris Photo come Best Catalogue of the Year.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Come vivi lentamente se ti piace farlo in una citt\u00e0 come la tua?<\/em><\/p>\n<p>Sebbene nelle vite moderne pare si debba combattere per vivere lentamente, penso che Giaffa offra la possibilit\u00e0 di essere un po\u2019 fuori da questa sorta di corsa dei topi: ad esempio preferisco sempre fare la spesa in piccoli negozi, e l\u2019ultima volta che sono stata in un supermercato \u00e8 stato svariati anni fa. Adoro anche le interazioni con i negozianti, adoro camminare nel quartiere e adoro trovare il tempo per farlo. Un\u2019altra attivit\u00e0 che mi tengo stretta \u00e8 sognare ad occhi aperti, pu\u00f2 essere un\u2019ora o tre ma anche solo cinque minuti. L\u00ec non faccio niente altro che sognare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Un talento che hai, uno che ti manca<\/em><\/p>\n<p>Sono molto brava a produrre, a iniziare progetti e vederli attraverso il loro completamento. Tuttavia desidererei essere una donna d\u2019affari migliore.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un corpus di 312 pagine, una storia densa di fotografie tutte datate 2000-2014 (e di lettere \u2013 in Arabo, Ebraico, &hellip; <a href=\"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/noa-giaffa\/\">Continua<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":6456,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[12],"tags":[1170,3779,3778,2660,845,201,1325,3777,1326,3780,3301,3776,1327,3782,3174,1323,198,20,3781,3775,3785,3783,3784,3010],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6455"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6455"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6455\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6683,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6455\/revisions\/6683"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/6456"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6455"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=6455"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=6455"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}