{"id":8251,"date":"2016-09-29T07:52:38","date_gmt":"2016-09-29T07:52:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.slow-words.com\/?p=8251"},"modified":"2016-10-07T15:03:20","modified_gmt":"2016-10-07T15:03:20","slug":"oltre-perimetri-italia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/oltre-perimetri-italia\/","title":{"rendered":"Oltre i Perimetri, Italia"},"content":{"rendered":"<p>Cosa succede quando nei territori cambiano i \u2018nuovi poveri\u2019?<\/p>\n<p>Cosa succede quando i servizi sociali cos\u00ec come funzionano e sono stati programmati, non sono pi\u00f9 in grado di intercettare la domanda di quello che definiamo il \u2018ceto medio impoverito\u2019?<\/p>\n<p>Cosa succede quando \u00e8 una vasta area (oltre 170.000 abitanti distribuiti in comuni disomogenei, dai 50.000 abitanti in gi\u00f9) ad impoverirsi ancora di pi\u00f9 dopo un grande evento come l\u2019Expo che fa macerie dove gi\u00e0 altri fenomeni \u2013 dalla de-industrializzazione ai cambiamenti di consumi ma non di costumi, alla riallocazione di cittadini esclusi da una Milano troppo cara \u2013 avevano creato disuguaglianze e povert\u00e0?<\/p>\n<p>Come si fa a fare welfare \u2018generativo\u2019, assistenza ed inclusione che a sua volta genera un\u2019altra ricaduta positiva e non \u00e8 fine a s\u00e9 stesso, cio\u00e8 alla sola persona aiutata?<\/p>\n<p>Che significa, in concreto, sottrarre le persone alla solitudine (soprattutto quando non se ne rendono conto) e creare una nuova cultura di relazione e di vicinato?<\/p>\n<p>\u2018Oltre i Perimetri\u2019 \u00e8 un progetto ambizioso gestito da una rete di comuni del Rhodense con una societ\u00e0 (Sercop). E fa tutto questo.<\/p>\n<p>Rappresenta davvero la nuova frontiera della sociologia che prima di tutto riscrive il target dei nuovi cittadini da aiutare e poi crea nuove \u2018agenzie\u2019 per questi bisogni assistenziali: housing temporaneo, educazione al debito sostenibile, banche del tempo, coworking e molto altro. Per una fascia di popolazione situata fuori gli attuali \u2018perimetri\u2019 dei servizi sociali.<\/p>\n<p>Slow Words incontra Guido Ciceri, direttore generale di Sercop e colui che \u2018Oltre i Perimetri\u2019 l\u2019ha pensato e fatto nascere, soltanto un anno fa.<\/p>\n<p>Sercop \u00e8 composta da nove comuni del Rodhense (Arese, Cornaredo, Lainate, Pero, Pogliano, Pregnana Milanese, Rho, Settimo Milanese, Vanzago) pi\u00f9 il comune di Nerviano.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>La tua storia in poche righe. Fino a quando si incrocia con Sercop, azienda speciale di un pool di comuni alle porte di Milano<\/em><\/p>\n<p>Nasco a Milano \u2013 figlio unico di una famiglia tradizionale degli anni \u201960 e \u201970 del boom economico milanese. Studio (e mi laureo in) economia e commercio e intanto comincio a lavorare nel terzo settore, nascente all\u2019epoca (anzi, non sapevamo ancora si chiamasse cos\u00ec). Mi sono laureato, infatti, mentre lavoravo in quelle che oggi chiamiamo cooperative sociali: dal 1986 al 1991, a Sesto San Giovanni, negli ambiti della Legge Basaglia e della de-istituzionalizzazione potente di quegli anni. Quegli anni \u2013 vissuti studiando e lavorando insieme \u2013 sono la parte sicuramente pi\u00f9 formativa della mia vita. Lavoravo anche in universit\u00e0 &#8211; peraltro in tutt\u2019altro settore, la <em>defence economics <\/em>(economia della difesa)- mi occupavo di armi e disarmo, a livello nazionale.<\/p>\n<p>Poi sono entrato nel mondo degli enti pubblici, lavorando per un po\u2019 di anni con un comune di zona (<em>Settimo Milanese<\/em>) e dal mondo degli enti pubblici, con l\u2019avvento dei Piani di Zona (<em>uno degli strumenti pi\u00f9 importanti di programmazione dei servizi sociali<\/em>), insieme ad alcuni assessori \u00e8 nata quella che possiamo definire la programmazione associata e poi la gestione associata. E quindi \u00e8 nata Sercop, che seguo sin dalla sua concezione fino a quello che \u00e8, in concreto, oggi. Da azienda pubblica (in forte espansione), si occupa d\u2019innovazione sociale. E il giorno che smetteremo di fare innovazione, pur essendo straordinari gestori di servizi maturi, non ha senso che continuiamo ad esistere.<\/p>\n<p>Siamo gestori dei piani di zona. Tenere insieme la gestione e la programmazione ci permette di avere uno sguardo ampio. E ci permette anche di creare progetti come \u2018Oltre i Perimetri\u2019.<\/p>\n<p>Sul piano pi\u00f9 personale &#8211; oltre ad avere una famiglia con quattro bambini e ragazzi ed una compagna &#8211; sono un alpinista, un avido viaggiatore, ed un cooperatore internazionale. Forse ho detto anche troppo\u2026.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>\u2018Oltre i Perimetri\u2019: chi sono i tuoi compagni di strada e chi sono le persone che state aiutando? In poche parole, un breve identikit del volontario \u2018tipo\u2019 e dell\u2019utente \u2018tipo\u2019 <\/em><\/p>\n<p>Devo fare una premessa a questo punto. \u2018Oltre i Perimetri\u2019 \u00e8 sostenuto da una serie di attori importanti, oltre al terzo settore banche e fondazioni di contrasto dell\u2019usura, scuole, associazioni (molti di pi\u00f9 di quanti non ne appaiano sul <a href=\"http:\/\/oltreiperimetri.blogspot.it\/\">blog<\/a>: il fiume continua a gonfiarsi). Ovviamente questi partner si spendono molto nel progetto. Il tessuto, gi\u00e0 forte, del terzo settore in questo territorio ha permesso al progetto di svilupparsi, insieme ad una buona relazione pubblico\/privato. Questo per dirti che in giro ci sono tante buone idee ma \u00e8 il tessuto territoriale (e nel nostro caso quello che qui si \u00e8 costruito da vent\u2019anni) a fare la differenza.<\/p>\n<p>Intanto io non vedo nessuno. Il mio ruolo \u00e8 un po\u2019 strano. Sono il progettista di \u2018Oltre i Perimetri\u2019, oltre ad essere il direttore generale di Sercop. Posso dirti che le persone che \u2018attraversano\u2019 il servizio che offriamo, non amano sentirsi definire \u2018vulnerabili\u2019.<\/p>\n<p>Il cosiddetto \u2018ceto medio impoverito\u2019 \u00e8 una categoria politico-strategica. Io, oggi, nella mia condizione, che mi sento assolutamente vulnerabile come pezzo di s\u00e9 in questa societ\u00e0, non vorrei certo sentirmi chiamato \u2018debole\u2019 o \u2018a rischio\u2019. E, come me, non lo vuole nessuno. Questa categoria politica per\u00f2 indubbiamente esiste. Vive dei problemi ma non si riconosce in essi, a differenza dei tanti cittadini che si rivolgono ai servizi sociali dei comuni e si riconoscono come portatori di un problema o di un bisogno. Ad esempio, quello della necessit\u00e0 di portare il bambino al nido.<\/p>\n<p>Agganciare questo tipo di \u2018cittadino\u2019 tipo (preferisco questa parola a quella di \u2018utente\u2019 perch\u00e9 tutti possiamo attraversare, prima o poi, questa condizione), che risale al 50\/60% della popolazione ormai, \u00e8 difficile. Si tratta di cittadini afflitti da deprivazione non tanto e non solo economica ma relazionale. E soprattutto vivono un grosso iato tra aspettative di successo (pompate anche dai media) ed effettiva condizione sociale.<\/p>\n<p>Tutti abbiamo avuto qualche fallimento, ad esempio una separazione o la perdita del lavoro ed altre fatiche quotidiane. La maggior parte delle persone che si rivolge a noi \u00e8 ai margini del mercato del lavoro, e sebbene non siamo noi a dovercene occupare, fanno parte dei cittadini che ci contattano. Fino a ieri, queste persone \u2013 di media 45\/50 anni &#8211; erano inserite in questo mercato. Poi ci sono tanti cittadini che si trovano soli davanti ad eventi \u2018scemi\u2019 della vita. Dall\u2019andare a prendere i figli a scuola essendo un padre single o vedovo con tre figli. I problemi sono spesso dettati non solo dalla condizione economica, ma dalla condizione di relativo isolamento.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Persone che hanno famiglie lontane con zii e nonni lontani?<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>La frammentazione \u00e8 uno dei fenomeni pi\u00f9 importanti. La famiglia con i figli corti \u00e8 un dato sociologico andato completamente perso. La famiglia normale nei nostri territori ormai \u00e8 quella con i figli lunghi. Genitori con una certa et\u00e0, come sono io in realt\u00e0, che si trova contemporaneamente a dover curare genitori anziani, la cosiddetta <em>generazione sandwich<\/em>. Non sono i genitori che curano i figli, ci troviamo di fronte a 40\/50nni che hanno perso il lavoro, hanno figli piccoli e genitori da curare. Bel casino!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Perimetri e welfare generativo: quello che fate, almeno in Italia, \u00e8 davvero da pionieri. Che politiche di fundraising attivate per permettervi questa attivit\u00e0?<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Annullare un perimetro o una definizione (e quindi modificare il relativo servizio erogato) in un servizio di assistenza sociale significa riorganizzarla per i cittadini di cui parlavo prima. Quest\u2019intuizione l\u2019avevamo avuta nel 2012\/2013 quando non l\u2019avevamo ancora praticata per mancanza di risorse. Siamo riusciti a partire grazie alla Fondazione Cariplo ma non lo definirei un fundraising. E\u2019 stata la molla, il volano.<\/p>\n<p>Un\u2019attivit\u00e0 del genere, secondo me, deve essere progressivamente assunta dalla responsabilit\u00e0 civica pur se non deve essere abbandonato dalle risorse pubbliche. Un pensiero pubblico e risorse pubbliche (con il terzo settore) deve generare attivazioni che poi dovrebbero essere trasportare e rilanciate dalla societ\u00e0 stessa.<\/p>\n<p>Dopo quindi l\u2019avvio, per \u2018Oltre i Perimetri\u2019 \u00e8 molto pi\u00f9 facile fare <em>people raising<\/em> che raccogliere risorse economiche. Abbiamo riscontrato positivamente una mobilitazione importante da una fascia di popolazione che non ci saremmo aspettati. Ad esempio i tanti professionisti che si sono messi a disposizione <em>pro-bono<\/em>: commercialisti e avvocati che hanno lavorato a sistemi per la ristrutturazione del debito privato, ad esempio, pur non essendo tradizionalmente vicini al settore cooperativo. In questo caso, un\u2019azione di contrasto all\u2019indebitamento compulsivo, non colpevole. Qui potersi avvalere di professionisti ci ha permesso di dare dei frutti all\u2019azione che non ci eravamo oggettivamente immaginati.<\/p>\n<p>Poi sviluppiamo anche rapporti con aziende del territorio che piano piano si sensibilizzano. Abbiamo una serie di testimonial importanti.<\/p>\n<p>Il <em>nostro<\/em> fundraising \u00e8 un lavoro di lenta contaminazione del territorio. In qualche misura utilizzo anche una serie di altri testimonial, molto calati nella societ\u00e0, come i tassisti o i parrucchieri, che in seconda battuta, possono comunicare il progetto per l\u2019adesione solidale e diffusa tra i cittadini. Anche con donazioni di 10, 15 euro. Spiegando a chi dona che questa condizione non attraversa gli strati marginali della popolazione ma pu\u00f2 in realt\u00e0 potenzialmente attraversare chiunque. Il modello \u00e8 passare dalla Fondazione che eroga due milioni per volta, a 100.000\/150.000 cittadini che erogano una piccola somma. E\u2019 chiaro che questo passaggio necessita una fase di posizionamento forte dell\u2019idea. E al momento noi siamo in quella fase.<\/p>\n<p>A noi occorre lo sviluppo delle coscienze per costruire una strategia di medio e lungo periodo. Certo, da direttore di un\u2019azienda posso chiedere ad altre aziende di erogare fondi sulla base della credibilit\u00e0 reciproca, ma \u00e8 un\u2019ottica di corto periodo. A me interessa costruire un senso di responsabilit\u00e0 sociale in un territorio. Per la cura dei propri vicini.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Gli #opcaf\u00e8: dal coworking alla gestione consapevole del tempo e delle finanze, fino ad una sorta di \u2018banca del tempo\u2019 cio\u00e8 restituire agli altri in termini di aiuto e collaborazione. Quanti ce ne sono attivi e quanti se ne aprono nei prossimi mesi? Chi sono gli utenti? Che orari osservano le strutture?<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Quattro #opcaf\u00e8 sono aperti, di cui tre di una dimensione consistente (dove i cittadini trovano tutte le nostre offerte) e uno pi\u00f9 piccolino. Sono dei nodi di passaggio sul territorio che non sono minimamente identificati con l\u2019idea di servizio sociale, ma luoghi dove si parla. Non sono come i bar sociali, gestiti dal terzo settore \u2013 esperienza che non mi piace e non mi va di ricordare. Raramente felici.<\/p>\n<p>Negli opcaf\u00e8 (<em>o come oltre e p come perimetri<\/em>) non si erogano i servizi ma una serie di informazioni che poi potrebbero svilupparsi in accompagnamenti (non prese in carico: noi siamo oltre il perimetro dei servizi sociali). Gli <em>op<\/em> vogliono restare il pi\u00f9 possibile informali e non trasformarsi a loro volta in un altro \u2018perimetro\u2019. Mi piace fare l\u2019esempio del negozio del parrucchiere, dove le persone si scambiano le informazioni pi\u00f9 rilevanti rispetto ai problemi che hanno (e che spesso rappresentano bisogni pesanti!). Non certo se le scambiano in banca\u2026o ai servizi sociali. Anche se, va detto, che oggi i centri commerciali hanno distrutto anche questa forma di socialit\u00e0.<\/p>\n<p>Il negozio di quartiere raccoglie le informazioni ma non ha le sensibilit\u00e0 per elaborarle. Dei luoghi che invece avrebbero la sensibilit\u00e0 per farlo, come i servizi sociali, sono talmente stigmatizzanti che nessuno ci va pi\u00f9.<\/p>\n<p>Gli opcaf\u00e8 si situano l\u00ec in mezzo, sono un luogo di bassa soglia, uno peraltro \u00e8 ubicato in un bel bar di un comune che abbiamo recuperato, connotato con un forte elemento di convivialit\u00e0.<\/p>\n<p>Tutti sono in posizione strategica: uno ad esempio all\u2019interno di una sala cinematografica (dove passa un sacco di gente). E fondamentale \u00e8 stato costruire il pensiero degli operatori. Non suggeriscono, non danno servizi, ma cercano di elaborare e capire per poi consigliare \u2013 la loro professionalit\u00e0 \u00e8 tutto.<\/p>\n<p>Giornalmente capita, ad esempio, che qualcuno entri per un caff\u00e8 e poi per chiedere un aiuto per accompagnare i figli a scuola. Poi, parlando, si scopre dell\u2019altro (il problema di un debito schiacciante, la solitudine ed altri disagi) e occorre quindi individuare correttamente i bisogni per attivare un sistema d\u2019aiuti. Quindi l\u2019aggancio ed il <em>back<\/em>, che oggi i servizi sociali non sono in grado di dare perch\u00e9 loro lavorano con un sistema prestazionale, con la metafora sanitaria: \u2018problema\/cura\u2019. Non esiste un mix e una flessibilit\u00e0 di assistenza domiciliare, contributi ed altro. Spesso si mette una pezza ma non si risolvono i problemi. Ad esempio: pi\u00f9 che accompagnare i figli a scuola (erogare una prestazione) occorre sviluppare una relazione e una responsabilit\u00e0 sociale che permetta al vicino che ha tempo di farlo di prestare aiuto. Questo \u00e8 il senso di opcaf\u00e9.<\/p>\n<p>Noi agganciamo i vulnerabili soprattutto attraverso i laboratori del tempo libero. Chi li frequenta sono persone che hanno del tempo e delle solitudini da riempire, oltre che passioni da soddisfare. La finalizzazione \u00e8 mettere insieme le persone in un luogo e utilizzarlo per capire quali siano le dinamiche che tengono insieme, per poi ricostruirle e riprodurle dove c\u2019\u00e8 ne \u00e8 via via il bisogno.<\/p>\n<p>Uno dei laboratori che hanno avuto pi\u00f9 successo in questo senso \u00e8 stato quello della costruzione delle palle di Natale.<\/p>\n<p>Ridendo, dicevo, che andrebbe ospitato un parrucchiere all\u2019interno di un opcaf\u00e8 perch\u00e9 se il modello \u00e8 questo, bisogna spingerlo fino in fondo. Da noi, oltre alla chiacchiera e al suggerimento tipico di un amico, trovi la professionalit\u00e0 giusta per accompagnare la persona verso la soluzione del suo problema.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Non solo #opcaf\u00e8, ma \u2018agenzie dell\u2019abitare\u2019 e altri servizi \u2013 dalla formazione alle \u2018smart house\u2019\u2026<\/em><\/p>\n<p>La <em>smart house<\/em> nasce da un progetto assai ambizioso che stiamo costruendo e verificando di giorno in giorno.<\/p>\n<p>Con un legame territoriale di cui ti parlavo prima, non abbiamo fatto altro che rispondere a un bisogno che il nostro territorio ha. Ad esempio per il dopo Expo che ha lasciato un eccesso di offerta di alloggi che non trovano collocazione. Dall\u2019altro lato, ancora prima di Expo, vi era un eccesso di alloggi sfitti e neanche messi sul mercato (per paura evidente dei proprietari di non riscuotere l\u2019affitto dagli inquilini). Veniamo ora alla domanda di alloggi: di questi una parte \u00e8 in grado di stare sul mercato, un\u2019altra potrebbe ma a prezzi diversi e un\u2019altra \u00e8 totalmente fuori dal mercato. L\u2019edilizia residenziale pubblica (Erp) peraltro non \u00e8 in grado di assorbire tutte queste persone.<\/p>\n<p>Noi volevamo costruire un quasi-mercato, garantendo i proprietari da cui affittavamo le case (e barattando la sicurezza del pagamento dell\u2019affitto con l\u2019abbassamento dei canoni). E rimettendo sul mercato gli alloggi (non usiamo mai la parola \u2018riaffittare\u2019) come servizio: per chi ha un bisogno abitativo temporaneo, tutti quei vulnerabili (non solo residenti) che oggi il mercato in nessuna maniera soddisfa.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 <em>Smart house<\/em> non \u00e8 la casa come bene ma come servizio? Io pago un canone di 200, 300, 400 e me la compro come se fosse una camera d\u2019albergo, consumi e spese incluse. Per chi \u00e8? Per padri separati, per giovani che devono uscire di casa, per insegnanti o altri lavoratori come quelli dell\u2019edilizia costretti a lavorare molto lontano da casa per periodi limitati di tempo e che non possono permettersi un alloggio caro. Abbiamo circa 60 posti letto e vediamo che la sensibilit\u00e0 cresce (tanto che siamo gi\u00e0 in eccesso di domanda). Non rispondiamo a chi non riesce ad accedere agli alloggi Erp, ma a una massa di persone che ne hanno bisogno in relazione a circostanze temporanee. Ad esempio, quella di una separazione che genera due rispettive povert\u00e0 perch\u00e9 l\u2019economia di scala di coppia si perde. E la separazione \u00e8 molto pi\u00f9 rapida di uno sfratto. Devi trovar casa in 15 giorni!<br \/>\n<em>Smart house<\/em> ha un impatto sociale ed economico non solo per chi prende una casa come servizio, ma anche per chi la mette in questo modo sul mercato. E\u2019 un obiettivo molto pratico ed immediato che smobilizza risorse. Non servono altre case Erp o altra edilizia convenzionata, ma serve trovare sistemi per cui le case che esistono vengano usate.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Ci descrivi la tua giornata tipo a \u2018Oltre i Perimetri\u2019? E la tua scrivania in questo momento?<\/em><\/p>\n<p>Con \u2018Oltre i perimetri\u2019 ho ideato e generato il progetto insieme a Gino Mazzoli, un esperto di welfare di Reggio Emilia (<em>psico-sociologo<\/em>). Quindi oggi non ci lavoro, ma vi racconto della mia scrivania di direttore di Sercop, vi mostro subito (<em>una carrellata di cartelle di lavoro e volumi che occupano un grande tavolo da riunione)<\/em>. La mia scrivania in questo momento \u00e8 molto poco appassionante, ha come vedi un codice degli appalti (<em>quello nuovo, di Cantone<\/em>: <em>sono molti ad essere critici<\/em>). Credo sia uno sviluppo importante per il paese, ma avrebbe dovuto essere messo in atto un po\u2019 pi\u00f9 progressivamente. Ci sono cose innovative (o almeno nuove per l\u2019Italia) che io condivido ma non \u00e8 pensabile introdurlo in un giorno e poi sanzionarli tutti. Ma mi fermo qui, sono ansie da direttore d\u2019azienda, non da progettista sociale!<\/p>\n<p>Voglio tornare un attimo a \u2018Oltre i Perimetri\u2019 perch\u00e9 sulla scrivania ho anche la valutazione del primo anno di attivit\u00e0. La bellezza di questo progetto \u00e8 che mette insieme dei comuni di un\u2019area geografica specifica. Indipendentemente dalle loro posizioni ideologiche e dalle loro maggioranze politiche. Perch\u00e9 \u00e8 stato subito pensato come ipotesi trasformativa dei servizi sociali. Non \u00e8 un altro blob che si contrappone al blob dei servizi. Ci auguriamo che ci sia una permeabilit\u00e0 tra noi.<\/p>\n<p>Ad esempio noi offriamo una competenza economica finanziaria ai servizi, dove i cittadini sempre pi\u00f9 spesso vanno per problemi che richiedono competenze specifiche. Faccio un esempio concreto. Al secondo giorno di attivit\u00e0 del nostro \u2018Sportello Debito\u2019 si rivolge un cittadino che ha perso la casa per un pignoramento di una banca dopo aver pagato onorevolmente sette anni di mutuo e dopo che a fronte di una situazione di difficolt\u00e0 economica aveva scelto di non pagare pi\u00f9 quel mutuo e di pagare invece le rate dell\u2019auto e del divano. Queste situazioni sono all\u2019ordine del giorno quindi dobbiamo erogare, con competenza, educazione finanziaria. E va diffusa ad ampio raggio.<\/p>\n<p>Scelte di consumo sbagliate perch\u00e9 non coerenti con i propri guadagni e solitudine sono due cose che conducono alla vulnerabilit\u00e0, a situazioni inimmaginabili: per questo abbiamo costituito un fondo importante per ristrutturare il debito delle famiglie tramite lo \u2018Sportello Famiglie Indebitate\u2019 che non si percepiscono tali fino a che non sono nella pi\u00f9 assoluta disperazione. Al di l\u00e0 di quello che succeder\u00e0 al welfare di comunit\u00e0, uno sportello come questo rimarr\u00e0 sul territorio. E non c\u2019entra niente con il servizio sociale. In Francia questo servizio lo fanno le banche. Il Cr\u00e9dit Agricole ha ad esempio uno sportello di vulnerabilit\u00e0 per i clienti \u2018non bancabili\u2019. Una fascia enorme con cui noi cerchiamo di lavorare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>I punti di forza ci sembrano molto chiari. Quali invece i punti di debolezza di \u2018Oltre i Perimetri\u2019 dopo il primo anno?<\/em><\/p>\n<p>E\u2019 chiaro che il nostro nodo critico \u00e8 che il nostro target, i vulnerabili, non si riconoscono in questo servizio pubblico.<\/p>\n<p>Non dicono \u2018oh che bello, avete fatto qualcosa apposta per noi! Ora vengo l\u00ec!\u2019. E\u2019 molto difficile quindi per gli operatori intercettarli, ad esempio accogliere e spiegare a chi si \u00e8 indebitato cosa fare. L\u2019aggancio con le persone vulnerabili \u2013 e abbiamo visto girare qualche migliaio di persone &#8211; \u00e8 molto difficile.<\/p>\n<p>Se non ci fosse nessuna difficolt\u00e0, direi che non si tratterebbe di un progetto innovativo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>I comuni che partecipano ad \u2018Oltre i Perimetri\u2019 si sono intesi sull\u2019oggetto sociale anche avendo maggioranze diverse?<\/em><\/p>\n<p>Il Rhodense non \u00e8 stato mai un ambito molto omogeneo. Anche fuori dalle attivit\u00e0 di \u2018Oltre i Perimetri\u2019, anche nell\u2019attivit\u00e0 ordinaria dei servizi \u2013 e anche su temi politicamente pi\u00f9 difficili come l\u2019<a href=\"http:\/\/www.slow-words.com\/it\/benvenuti-rifugiati-italia\/\">accoglienza dei profughi<\/a> \u2013 i comuni hanno sempre mostrato una coesione notevole e una grande capacit\u00e0 di spostarsi dal dato ideologico\/politico alla necessit\u00e0 amministrativa e sociale. Anche l\u2019esistenza dell\u2019azienda Sercop di per s\u00e9 (essendo poco politicizzata) aiuta a stemperare le punte ideologiche. Di fatto quasi tutto (oltre il 70%) il servizio sociale dei dieci comuni \u00e8 gestito da Sercop. Le altre aziende gemelle gestiscono il restante 25%. La nostra dimensione societaria (ed il nostro bilancio) \u00e8 pi\u00f9 grande di quasi tutti i nostri comuni consorziati tranne Rh\u00f2, Lainate e forse Arese.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Cosa fa la societ\u00e0 per \u2018Oltre i perimetri\u2019 l\u2019ho un po\u2019 immaginato: \u00e8 tutto. Sta stimolando, a parte il people raising, un nuovo collante. Una nuova coscienza civica. Dopo un anno di attivit\u00e0, c\u2019\u00e8 qualcosa che nasce in automatico o dovete ancora disseminare?<br \/>\n<\/em><\/p>\n<p>Dobbiamo ancora disseminare. Le generazioni che gi\u00e0 produciamo sono quelle dell\u2019attivazione di persone a tutto tondo, la cosa difficile \u00e8 mantenere e manutenere la responsabilit\u00e0 nei confronti dei vulnerabili. Sapevamo gi\u00e0 che sarebbe stata dura. Potremmo chiamarlo, da economisti, il tasso di \u2018generativit\u00e0\u2019 del progetto. Quello automatico deve ancora crescere. Per impostare un lavoro di questo tipo, l\u2019orizzonte vero per misurare l\u2019operativit\u00e0 (anche se ovviamente la misuriamo gi\u00e0 adesso) \u00e8 almeno cinque anni. Perch\u00e9 lavoriamo sulle culture e non sui comportamenti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Un talento che hai, uno che ti manca<\/em><\/p>\n<p>Che domanda difficile. Forse ho un po\u2019 di diplomazia ed il fatto di essere un po\u2019 <em>quaraquaqua<\/em> mentre quello che mi manca\u2026boh mi mancano tutti! Ad esempio, la pazienza, la calma. Tendo a incazzarmi facilmente\u2026<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Dove ti vedi tra 10 anni<\/em><\/p>\n<p>Su un\u2019isola greca con tante rocce, vicino alla Turchia, che si chiama Kalymnos. Invece sar\u00f2 presumibilmente qui, in un\u2019altra azienda simile a questa a lavorare. Con il nostro orizzonte di lavoro infinito.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Cosa hai imparato sin qui dalla tua e vostra esperienza a \u2018Oltre i Perimetri\u2019, a livello umano (ad esempio se hai imparato che la vita \u00e8 inaspettata, che a volte i sogni possono essere realizzati, che c\u2019\u00e8 molto lavoro da fare)<\/em><\/p>\n<p>Questa \u00e8 una domanda ancora pi\u00f9 difficile. Ad esempio che c\u2019\u00e8 molto lavoro da fare, che \u00e8 difficile pensare di trarre dei risultati veloci dal lavoro di questo tipo, occorre pazienza. Ho imparato a cercare di guardare ancora pi\u00f9 in lungo. Sono un efficientista anche se lavoro nei servizi sociali da trent\u2019anni: se le cose non sono efficienti bisogna buttarle. Qui ho imparato che la costruzione di percorsi relazionali anche un po\u2019 lenti conduce a costruzioni pi\u00f9 stabili. La mia ansia dell\u2019efficienza pu\u00f2 essere un po\u2019 sedata. Se si chiede di costruire cambiamenti culturali e non un servizio sociale standard, ci vuole molta pazienza. E molto rispetto per le persone. Sia quelle che ci lavorano sia quelle che ne traggono benefici. Ne ho gestiti altri di progetti complessi, ma la forza innovativa di questo \u00e8 mettere insieme risorse e relazioni in movimento. Queste ultime sono molto difficili da tenere insieme.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quest\u2019intervista, a cura di Diana Marrone, \u00e8 stata commissionata dalla Fondazione Easy Care per l\u2019Osservatorio dei <em><a href=\"http:\/\/www.socialcohesiondays.com\/osservatorio\/slow-words-intervista-oltre-perimetri\/\">\u2018Social Cohesion Days\u2019<\/a><\/em>, sul cui blog <em>Slow Words <\/em>cura, in lingua italiana, una rubrica mensile fino a gennaio 2017 (quest&#8217;intervista \u00e8 apparsa ad inizio estate 2016).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cosa succede quando nei territori cambiano i \u2018nuovi poveri\u2019? 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