{"id":8732,"date":"2016-12-15T10:36:59","date_gmt":"2016-12-15T10:36:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.slow-words.com\/it\/?p=8732"},"modified":"2017-01-19T20:51:04","modified_gmt":"2017-01-19T20:51:04","slug":"elena-milano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/elena-milano\/","title":{"rendered":"Elena, Milano"},"content":{"rendered":"<p><em>La tua storia in 10 righe \u2013 o poco pi\u00f9<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nasco a Penne \u2013 un paese dei profondi Abruzzi. Mi convinco, <em>nomen omen<\/em>, che la penna \u00e8 il mio strumento. Durante questa impegnativa presa di coscienza, durata circa tredici diari, mi accorgo che le tecnologie hanno fatto passi da gigante. Inizio a tradire la penna con la tastiera. Sempre pi\u00f9 spesso.\u00a0Diventa un\u2019ossessione. Mentre l\u2019ossessione cresce, faccio in tempo a trasferirmi a Milano e a laurearmi in economia. Mea culpa. Mi pento, dell\u2019economia, non di Milano, citt\u00e0 che mi rapisce e di cui inizio a raccontare i piccoli dettagli e le peculiari manie. Al momento, oltre a scrivere disperatamente, sono host di un coworking e mi occupo di comunicazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Che tipo di lettrice sei? Luoghi, modi, tipi e, perch\u00e9 no, se leggi riviste letterarie oltre ad occuparti del tuo <a href=\"http:\/\/www.patatracchini.it\/\">blog<\/a>?<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Una lettrice alla Flaiano, direi. Leggo tanto, ma ormai ho un rapporto disordinato con la lettura. Un tempo ero una maniaca. Leggevo un libro alla volta, dall\u2019inizio alla fine, senza tregua, senza pause, senza eccezioni. Oggi mi capita di iniziare un libro, poi fermarmi. Leggere altro. Tornare indietro. Mi capita di leggere tre libri contemporaneamente o di non leggere per intere settimane. Mi capita pure di andare a recuperare dalla libreria, di notte, i libri pi\u00f9 importanti, solo per dormirci vicino. Insomma, sono una lettrice distratta. Mi piace molto leggere a casa e di giorno. Leggo quasi solo romanzi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>A proposito, per chi scrivi il tuo blog? E che tipo di lettori hai, invece, se differiscono da quelli che ti eri immaginata\u2026<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Non ci ho mai pensato. Uno, mentre lo fa, si racconta sempre che scrive per tutti. Ma, alla fine, non \u00e8 mai cos\u00ec. Sono certa che si scriva sempre per qualcuno che non c\u2019\u00e8. Per quello che so dei miei lettori, io penso che a accomunarli sia una grande sensibilit\u00e0 per le piccole cose.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Che tipi di incontri fai quando lavori? Sei una scrittrice a met\u00e0, ti occupi di contenuti e di relazioni quindi non soffrirai la solitudine tipica della professione\u2026<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il mio lavoro limita ferocemente il tempo della scrittura. Soprattutto limita il tempo del vuoto, del pensiero, della meditazione. Allo stesso tempo, lavorare mi permette di incontrare persone e linguaggi fondamentali per quello che scrivo. Se smettessi improvvisamente di lavorare, probabilmente cambierei anche un po\u2019 il modo di scrivere. Il punto \u00e8 che il fuori ci riguarda, sempre e comunque. Ci\u00f2 nonostante, mi manca la solitudine dello scrittore. Stare soli non \u00e8 affare semplice, ma quando ci si lascia stare dentro la solitudine arriva un momento che sembra di scivolare in un\u2019altra dimensione, un posto dove la concentrazione e l\u2019ascolto diventano potenti, un posto indubbiamente bellissimo, anche se complesso da abitare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Vuoi o hai un agente letterario? Se s\u00ec ce lo descrivi? Anzi, ce lo descrivi anche se non ce l\u2019hai (quello che vorresti)?<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Non ho un agente letterario. Credo sia importante trovarne uno quando il proprio progetto \u00e8 giunto a un certo grado di maturit\u00e0. Lo immagino come un personaggio d\u2019altri tempi, saggio, forse baffuto, e soprattutto calmo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Cosa dai a Milano?<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il mio sguardo. La mia appartenenza. Il mio amore. E poi, soprattutto, le mie ansie, ansie a piene mani. E lei se le prende tutte, le sa prendere come nessuno mai. Amo questa citt\u00e0, la sua indiscutibile potenza e la sua evidente debolezza. \u00c8 una citt\u00e0 tremendamente piena di poesia. Cerco di darle riconoscenza, raccontandone i dettagli.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Cosa ti da Milano?<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Un centro. Un posto in cui tornare. Le storie della gente. La notte. Milano si impegna tutto il giorno per consegnare delle notti incredibili. Milano mi d\u00e0 la certezza che le cose non smetteranno di succedere, che si trover\u00e0 sempre un modo e che ci sar\u00e0 sempre qualcosa da raccontare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Una cosa bella che ti \u00e8 capitata di recente\u2026<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ho ricevuto una lunga lettera (quasi) d\u2019amore da uno sconosciuto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Una passione culinaria?<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La pizza, ma ho una sorta di perversione anche per i ravioli cinesi. E poi c\u2019\u00e8 la Sachertorte: l\u2019oblio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Che vino\/bevanda non puoi fare a meno di avere a portata?<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La vodka. Sempre e per sempre. Anche se la milanesit\u00e0 (e l\u2019et\u00e0) hanno aggiunto alla lista la birra buona e gli spritz.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>La musica o un libro (non tuo) che ti accompagna <\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cLa vita, istruzioni per l\u2019uso\u201d di Georges Perec, ma i compagni di viaggio negli anni sono stati tanti. Su tutti, mi vengono in mente: \u201cIl mestiere di vivere\u201d di Cesare Pavese, i testi di Harold Pinter e le \u201cGymnop\u00e9dies\u201d di Erik Satie.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Puoi anticiparci qualcosa degli scritti che affollano il tuo desktop ora, o il quaderno se lo usi ancora?<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ammetto che uso poco il quaderno. Sul desktop, al momento, ci sono diversi racconti abbozzati, una lettera a dio, qualche articolo e un romanzo a met\u00e0. Direi che anticipo quello che mi fa pi\u00f9 paura: il romanzo. \u00c8 una storia molto semplice che avr\u00e0 a che fare con la solitudine, la Tenebra e le psicosi abbastanza divertenti con cui tutti abbiamo a che fare, almeno per un po\u2019, nella nostra vita.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Un talento che hai, uno che ti manca<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sicuramente mi accompagna una grande capacit\u00e0 di sintesi. Altrettanto sicuramente mi manca la pazienza, che continuo a ritenere il pi\u00f9 bello dei talenti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Quali sono i tuoi metodi per vivere lentamente?<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sono abruzzese. Ho una lentezza atavica. Penso, comunque, che un buon metodo per mantenerla nel tempo sia quello di imparare a respirare, e di non prendere mai appuntamenti prima delle dieci del mattino.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Cosa hai imparato sin qui dalla vita?<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In teoria, ho capito che si deve vivere ben adesi al piano di coscienza a cui si \u00e8 giunti, che non si pu\u00f2 e non si deve barare. N\u00e9 con gli altri, n\u00e9 con se stessi. Che ci si deve ascoltare, che ci si deve dar retta, che ci si deve dar tempo; che si deve assecondare la propria linea di minor resistenza, direbbe Fruttero, andando avanti, e non disertando mai. Questo in teoria. In pratica, non ho ancora capito nulla.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La tua storia in 10 righe \u2013 o poco pi\u00f9 &nbsp; Nasco a Penne \u2013 un paese dei profondi Abruzzi. &hellip; <a href=\"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/elena-milano\/\">Continua<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":8733,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[12],"tags":[5939,2838,1999,5941,5936,5946,5940,2533,5938,5930,5929,5928,192,633,5942,5944,2725,5931,5937,42,1655,5927,5943],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8732"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=8732"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8732\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":8881,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8732\/revisions\/8881"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/8733"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=8732"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=8732"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=8732"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}