{"id":9470,"date":"2017-05-23T13:24:10","date_gmt":"2017-05-23T13:24:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.slow-words.com\/it\/?p=9470"},"modified":"2017-06-22T11:14:58","modified_gmt":"2017-06-22T11:14:58","slug":"giulia-venezia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/giulia-venezia\/","title":{"rendered":"Giulia, Venezia"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>La tua storia in poche righe, anche se sei molto giovane essendo nata nel 1990<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sono Veneziana, finisco il liceo scientifico Morin a Mestre e mi iscrivo a Filosofia nel 2009.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Capisco che questi studi non mi bastavano e inizio a fare la volontaria per una cooperativa che lavora nel carcere femminile della Giudecca e nel carcere maschile di Santa Maria Maggiore (Rio Ter\u00e0 dei Pensieri) nel 2012. Era una fase transitoria perch\u00e9 mi stavo laureando alla triennale e avevo finito gli esami. Ero sempre stata affascinata da quel mondo anche se \u00e8 molto paradossale perch\u00e9 \u00e8 brutto. Tutto \u00e8 nato perch\u00e9 conoscevo la precedente direttrice della prigione della mia citt\u00e0 (Gabriella Straffi). E, in pi\u00f9, al Liceo, avevo fatto un\u2019esperienza di volontariato alla Bottega equa e solidale El Fontego dove un\u2019altra volontaria era la bibliotecaria del carcere maschile quindi sentivo parlare spesso di questo posto quando ero quindicenne.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per Rio Ter\u00e0 ho dato disponibilit\u00e0 totale. Per il primo anno non sono andata dentro al carcere, ho aiutato loro nelle attivit\u00e0 esterne.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Successivamente mi sono iscritta, sempre in filosofia, alla laurea specialistica e ho fatto uno stage a Preface (Francia), un\u2019<em>entreprise sociale<\/em> che si occupa di formazione in 24 carceri francesi. Ho avuto la fortuna di partecipare al laboratorio di fotografia all\u2019interno del carcere di massima sicurezza di Arles (<em>la cittadina dei celebri Rencontres<\/em>). Era un corso professionale che quindi diplomava gli studenti, io seguivo insieme a Marco Ambrosi appunto i laboratori.<\/p>\n<p>Io Marco, insieme ad un altro fotografo (Giorgio Bombieri) che aveva collaborato con Rio Ter\u00e0 dei Pensieri, decidiamo di fare una mostra nel 2015, che grazie a Giorgio trova casa a Palazzetto Tito (Fondazione Bevilacqua la Masa). Una mostra diversa dal solito, che non mostrava il carcere ma quello che l\u00ec si pu\u00f2 produrre. Nello specifico, una collezione di foto di diversi fotografi che le avevano realizzate insieme ai detenuti, non soltanto in un carcere, in pi\u00f9 laboratori (ad Arles, con le donne della Giudecca, a Verona con la fotografa Giovanna Magri, ed altri).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Questa esperienza \u2013 ed il lavoro come vettore per l\u2019inclusione sociale e per la responsabilizzazione \u2013 mi ha fatto capire il ruolo della cultura e della formazione nell\u2019aprire alla creativit\u00e0 che tutti, in misura diversa, abbiamo dentro.<\/p>\n<p>A questo ho dedicato la mia tesi, tra filosofia teoretica e sociologia, che parte da una riflessione sul tempo. E su come la societ\u00e0 lo viva in continua accelerazione. In rapporto alla pena, punto centrale della mia riflessione, il detenuto invece non \u00e8 solo chiuso in uno spazio ma viene \u2018fermato\u2019 nell\u2019evoluzione del tempo. In che modo possiamo sincronizzare le persone al \u2018tempo\u2019 della societ\u00e0 e quindi veramente reintegrarle? Per me la cultura \u00e8 necessaria per questa sincronizzazione, non soltanto il lavoro (che sincronizza solo a livello sociale ma non personale).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Finita la laurea, lavoro per una cooperativa sociale di Padova che si occupa di reinserimento lavorativo.<\/p>\n<p>Il mio sogno \u00e8 tuttavia un altro: mantenermi con le attivit\u00e0 che ho iniziato a fare con Closer, l\u2019associazione culturale che ho fondato insieme agli amici del liceo (<em>sono suoi coetanei, nati tutti tra <\/em>il \u2018<em>90 e \u201992: Leonardo Nadali, Nicol\u00f2 Porcelluzzi, Luca Ruffato, Federico Tanozzi, Leonardo Azzolini<\/em>).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Closer \u00e8 un&#8217;associazione culturale nata a Venezia nel 2016 per promuovere attivit\u00e0 culturali dove \u00e8 pi\u00f9 difficile, ovunque lo stato sociale mostri i suoi limiti, con un focus sull\u2019ambito carcerario.<br \/>\nCi occupiamo di organizzare workshop ed eventi finalizzati a includere ci\u00f2 che \u00e8 sempre stato escluso; progetti di natura sociale rivolti alla cittadinanza, l\u2019esclusa meno consapevole.<br \/>\nCi interessa l\u2019arte per chi l\u2019ha sempre desiderato, tecnologia per chi non ha mai potuto: potere imparare \u00e8 l\u2019unico \u2013 vero \u2013 potere.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Siamo nati da appena un anno, bisogna avere pazienza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Perch\u00e9 la letteratura &#8211; e meno l\u2019arte, forse pi\u00f9 la musica e la tecnologia sfogliando i tuoi primi progetti \u2013 \u00e8 il primo \u2018media\u2019 che avete usato per i progetti di Closer fino ad oggi?<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>In realt\u00e0 non \u00e8 stata una scelta, come vedi il nostro <em>claim<\/em> \u00e8 portare la cultura dove di solito non arriva.<\/p>\n<p>Per noi la letteratura \u00e8 stata una delle prime cose: alcuni di noi, al liceo, aveva fatto parte del collettivo Spritz Letterario grazie al quale avevamo imparato come organizzare un evento, fare delle presentazioni, impostare dei reading. Abbiamo avuto anche la fortuna di collaborare come volontari al Festivaletteratura di Mantova.<\/p>\n<p>Sapevamo fare molto bene quello, ci \u00e8 venuto molto semplice. Federico e Leonardo fanno tuttora questo al festival e ci sentivamo sicuri di fare una cosa del genere.<\/p>\n<p>In pi\u00f9, il libro con cui abbiamo iniziato a fare le nostre attivit\u00e0 letterarie in carcere era particolarmente piaciuto l\u00ec, alla direttrice soprattutto: parlo del vincitore del Premio Campiello, Giorgio Fontana (<em>Slow Words ha intervistato <\/em><a href=\"http:\/\/www.slow-words.com\/it\/giorgio-fontana-scrittore\/\"><em>Giorgio Fontana<\/em><\/a><em> all\u2019indomani della sua vittoria per il Campiello nel 2014, con <\/em>Morte di un uomo Felice<em> per i tipi di Sellerio)<\/em>. Fatalit\u00e0, Giorgio ci ha poi detto che ne stava scrivendo un altro quindi abbiamo presentato anche il nuovo romanzo!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il lavoro principale con le donne recluse \u00e8 stato sul primo libro, dove ci sono riflessioni fondamentali sulla giustizia, a loro \u00e8 piaciuto tanto!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Giorgio \u00e8 una persona estremamente sociale, quindi sar\u00e0 stato facile fare un evento in cui si commentava il suo libro con lui dal vivo e si leggevano pagine (a cura di detenute ma anche con il pubblico esterno al carcere)<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Personalmente pensavo non sarebbe stato facile, perch\u00e9 le sue pagine sono veramente molto toste. A me piacerebbe portare Violetta Bellocchio in carcere, in quanto donna e in quanto donna che ha vissuto difficolt\u00e0 che potrebbero intersecarsi con quelle di alcune donne ristrette.<\/p>\n<p>Giorgio comunica in maniera diversa, \u00e8 sensibile ed attento alla realt\u00e0 che lo circonda e quindi l\u2019incontro \u00e8 stato apprezzato da tutti. La sensibilit\u00e0 si collega all\u2019enorme bagaglio culturale che si porta dietro.<\/p>\n<p>Con le donne abbiamo lavorato per quasi quattro mesi per prepararle all\u2019evento: oltre ai romanzi, abbiamo dato loro da leggere anche gli articoli di Giorgio, dove l\u2019autore esprime una personalit\u00e0 ancora diversa che, a pelle, non si vede. Ad esempio, un suo articolo sul femminismo \u00e8 piaciuto tantissimo alle nostre corsiste!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Quindi le donne recluse alla Giudecca leggono, non hanno gravi problemi di analfabetismo o di rifiuto della lettura?<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Quando si propone qualcosa in carcere, sai gi\u00e0 che l\u2019affluenza dell\u2019attivit\u00e0 non \u00e8 mai sopra la tua aspettativa, anzi! Noi siamo stati fortunati perch\u00e9 eravamo i pi\u00f9 giovani ad iniziare un lavoro con loro e siamo riusciti a creare un rapporto d\u2019\u2019amicizia\u2019. Loro hanno sentito meno distacco rispetto agli altri volontari che vanno a fare attivit\u00e0 l\u00ec. Ci sono tante realt\u00e0 magnifiche che operano all\u2019interno del carcere.<\/p>\n<p>So bene che alcune donne che hanno fatto il <em>reading <\/em>con Giorgio non hanno letto l\u2019intero libro ma solo quelle parti che sono molto piaciute. Liliana, la ragazza che aveva presentato l\u2019evento (ognuna aveva un ruolo), ci ha invece sorpresi perch\u00e9 \u00e8 riuscita a fare anche una buona sintesi e un\u2019analisi profonda.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Le domande allo scrittore sono state totalmente strutturate dalle detenute, abbiamo fatto delle prove dell\u2019evento prima ma senza ruoli imposti. Abbiamo cercato di spiegare loro che per creare un evento culturale occorrono tante figure, incluso il ruolo di <em>liason<\/em> ed assistenza al pubblico (io a Mantova ad esempio mi occupavo di staccare i biglietti, serve anche quello).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quello che \u00e8 importante per noi \u00e8 anche chi sta fuori la prigione: il reading con Giorgio \u2013 il primo evento letterario all\u2019interno di un carcere aperto al pubblico dove lo scrittore viene in contatto pi\u00f9 a lungo con le detenute e si opera un vero e proprio laboratorio \u2013 ha messo insieme recluse e non.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Esistono tanti scrittori che entrano, ad esempio anche Fabio Volo, che di solito hanno un contatto con un\u2019associazione e vengono a fare un incontro. Noi abbiamo lavorato diversamente.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il rapporto dentro-fuori esiste anche in altre carceri, ad esempio a Milano dove fanno attivit\u00e0 teatrali od un ristorante ma non laboratori letterari (<em>Slow Words ha recentemente intervistato <\/em><a href=\"http:\/\/www.slow-words.com\/it\/ristorante-galera-bollate\/\"><em>Silvia Polleri<\/em><\/a><em>, l\u2019ideatrice del primo ristorante italiano dentro un carcere, In Galera a Bollate<\/em>).<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>I libri con te in questo momento? E la musica?<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Ti confesso, non leggo quanto vorrei, anzi ultimamente ho pochissimo tempo per la lettura e me ne vergogno! Sono molto amante di McEwan, ad esempio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sul mio comodino c&#8217;\u00e8 un libro di poesie di Elisa Biagini, <em>Da una crepa<\/em> poi c&#8217;\u00e8 Carver con <em>Vuol star zitta, per favore?<\/em> che ho comprato la scorsa settimana e che devo ancora iniziare &#8211; ho la fortuna di avere degli amici che leggono di pi\u00f9 e che mi \u2018raccontano\u2019 quindi prendo ispirazione su cosa leggere.<\/p>\n<p>Ho un libro finito da poco di Annie Ernaux, <em>Gli anni<\/em> e poi il solito libro di Alice Munro, <em>In fuga<\/em>, perch\u00e9 qualche sera leggo un racconto.<\/p>\n<p>Seguo molto il sito \u2018Abbiamo le prove\u2019 fondato da Violetta Bellocchio ogni volta che posso leggo qualcosa. Anche quella \u00e8 letteratura.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Adoro gli Smiths. Mi sto preparando al prossimo concerto dei Radiohead, anche se sono sempre in macchina dove ho l\u2019autoradio rotta!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Cibo e bevande preferiti?<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>L\u2019acqua e menta l\u2019adoro. Quando ero a Marsiglia in stage, ho bevuto tantissimo il t\u00e8 marocchino con la menta.<\/p>\n<p>Adoro le pizzette di pasta sfoglia, oppure le polpette in umido.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Un talento che hai uno che ti manca<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Credo di essere capace di esprimere entusiasmo in quello che stiamo facendo. Credo tantissimo in Closer e ho avuto la dimostrazione che se c\u2019\u00e8 quello riesci a \u2018vendere\u2019 tutto quello che fai. Non fraintendere, vorrei dire proprio che se non c\u2019\u00e8 verit\u00e0 ed entusiasmo \u00e8 impossibile iniziare una nuova impresa!<\/p>\n<p>Forse sono brava a comunicare, ma semplicemente perch\u00e9 sono stra-convinta di quello che stiamo facendo.<\/p>\n<p>Come difetto, so che mi agito molto e ogni tanto ho dei cali di sicurezza.<\/p>\n<p>Ma sento tra i miei amici, e anche tra quelli della mia associazione, che talvolta accade a tutti forse perch\u00e9 abbiamo delle passioni, degli entusiasmi e vogliamo <em>performare<\/em> sempre molto alto su certe cose. Quando arriva la prima debolezza l\u2019accusi pi\u00f9 di quello che dovresti. Qualche giorno fa guardavo FB e vedevo qualcuno che faceva tante cose \u2013 una mostra, una pubblicazione \u2013 e mi dicevo: ho gi\u00e0 26 anni devo darmi ancora di pi\u00f9 da fare! So che quello che vedo su FB non \u00e8 la realt\u00e0, ma\u2026<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>La differenza tra i 44nni e i 26nni di oggi \u00e8 che noi FB non l\u2019avevamo e passavamo pi\u00f9 tempo gomito a gomito\u2026La nostra vita \u00e8 andata molto diversamente \u2013 non so se meglio o peggio \u2013 ma mi auguro che la vostra di questi anni si stacchi molto dalla realt\u00e0 virtuale in quanto a misurazione di risultati, che vada nella vita vera<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Ma parliamo d\u2019altro. Mi interessa il rapporto con la tua citt\u00e0, Venezia e provincia: a parte il tuo ruolo nel sociale, come cittadina cosa ti senti di dare alla tua terra e cosa ti senti di ricevere?<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Quello che sento di dare \u00e8 il fatto di rimanere. Di cercare di fare delle cose belle nella citt\u00e0 pi\u00f9 bella del mondo e di riconoscere cos\u00ec la sua bellezza con i pochi strumenti che abbiamo.<\/p>\n<p>Io dico sempre una cosa, e spesso i miei amici mi prendono sempre in giro perch\u00e9 \u00e8 una carta che mi gioco spesso: mia nonna quando ci portava a Venezia ci faceva sempre vestire bene, eleganti. Venezia \u00e8 bella e bisognava essere all\u2019altezza di questa citt\u00e0 anche mettendosi una gonnellina a pieghe.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Non sai quanto sono d\u2019accordo con tua nonna\u2026<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ecco, io non sono una persona di gran gusto o sofisticata in fatto di <em>mise<\/em> ma \u00e8 importante il rispetto per una citt\u00e0 che ci regala cos\u00ec tanto.<\/p>\n<p>Quello che invece Venezia non ci d\u00e0 non so neanche come descriverlo, \u00e8 tantissimo. Non c\u2019\u00e8 un\u2019offerta, di nessun tipo, neanche sull\u2019affitto. Un affitto qui costa sicuramente meno che a Milano, ma a Milano hai tutto (lavoro compreso) qui invece non hai nulla. Come posso darti tanti soldi per venire in questa citt\u00e0 che \u00e8 bella ma non \u00e8 e non d\u00e0 niente altro?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Perfettamente d\u2019accordo anche su questo. Parliamo di una cosa bella capitata di recente, magari sul piano personale\u2026<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Ci penso, non lo so: ti potrei dire una banalit\u00e0 &#8211; un nostro amico dell\u2019associazione, Leonardo Nadali, \u00e8 tornato oggi dall\u2019Erasmus dopo sei mesi e questa \u00e8 la cosa pi\u00f9 figa che \u00e8 successa oggi.<\/p>\n<p>Poi ci sono varie soddisfazioni che stiamo avendo con l\u2019associazione. Una delle cose di cui ultimamente vado pi\u00f9 fiera \u00e8 che registreremo una canzone dentro il carcere con la Universal Music. Con Jack Jaselli (musicista milanese) che l\u2019ha scritta con le donne detenute. Poi \u00e8 fantastico che i loro parenti e gli amici possano ascoltare le parole delle loro care ovunque nel mondo.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Cosa hai imparato sin qui dalla vita, anche se sei ancora molto giovane?<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ho imparato che \u00e8 bello vedere le altre persone felici, puoi essere felice insieme a loro ed \u00e8 quello ci\u00f2 che mi diverte. E che mi ripaga.<\/p>\n<p>Anche il fatto di non avere molti pregiudizi \u00e8 importante. L\u2019ho imparato in tutti questi anni e anche molto al lavoro.<\/p>\n<p>So che nell\u2019intimo \u00e8 sempre molto difficile e spesso quando torno a casa stanca mi accorgo di averne ancora quando rispondo male alla mia mamma o a chi mi sta vicino, ma non farsi legare dai pregiudizi \u00e8 una preziosa conquista.<\/p>\n<p>Ci sto lavorando da un po\u2019 di anni e continuer\u00f2.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Quest\u2019intervista ci \u00e8 stata suggerita da una cara amica \u2013 la scrittrice e giornalista Vera Mantengoli &#8211; che speriamo di intervistare presto per raccontare anche il suo progetto letterario-psicologico all\u2019interno del carcere. <\/em><\/p>\n<p><em>Per seguire da vicino l\u2019Associazione Closer anche se siete lontani dal loro raggio di azione: <\/em><a href=\"http:\/\/www.associazionecloser.org\/\"><em>http:\/\/www.associazionecloser.org\/<\/em><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; La tua storia in poche righe, anche se sei molto giovane essendo nata nel 1990 &nbsp; Sono Veneziana, finisco &hellip; <a href=\"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/giulia-venezia\/\">Continua<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":9471,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[12],"tags":[6452,6458,6467,6472,6039,6473,6456,6465,6264,6469,6457,6037,6449,6466,6460,6414,6464,6468,6415,6462,5944,6478,6454,6455,6471,6038,6413,6451,6453,3541,6448,6459],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/9470"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=9470"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/9470\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":9618,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/9470\/revisions\/9618"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/9471"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=9470"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=9470"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.slow-words.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=9470"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}