Marinella, psico-sessuologa

 

La sua storia in 10 righe

 

Nata a Napoli classe 1970, prima di tre figli (ho due fratelli maschi). Cocca di papà. Il mio rapporto con i maschi di casa mi ha permesso di conoscere il mondo degli uomini , di non temerli mai, di non sentirmi diversa, in alcun senso. Anzi, i maschi di casa hanno aiutato la mia femminilità, mi hanno fatta sentire sempre una principessa. Al liceo scopro la mia passione per le chiacchiere d’amore. Divento confidente, sostenitrice, punto di riferimento per la maggior parte delle mie compagne di scuola. So che da grande farò la psicologa e so anche che mi occuperò di sessuologia. Ho imparato presto, vivendo in un paese di provincia, l’importanza ed il valore della libertà. La possibilità di vivere, parlare, vestirsi, amare come si desidera, spesso in provincia non è contemplata. Il sesso è, per molti, ancora un tabù, qualcosa da evitare e nascondere, che però anche nell’assenza condiziona tutti gli altri aspetti della vita. A 18 anni per frequentare l’università lascio Napoli e mi trasferisco a Roma. L’impatto iniziale è felice ma nel tempo la lontananza dalla mia gente pesa. Me ne faccio una ragione, so di avere almeno due anime e le uso: Roma è la testa, la mia parte razionale, Napoli è il cuore, l’anima profonda la parte emotiva pura. E’ a Roma però che incontro l’amore. Lui, Avner, è più terrone di me, nato in Libia, di religione ebraica. Un diverso da me che più simile non si può. Le nostre diversità ci completano e ci arricchiscono, come i due meravigliosi figli che fortissimamente abbiamo voluto: Ginevra 12 anni e Victor 9. Siamo insieme da venti meravigliosi anni. Inimmaginabile per una come me che soffre di noia per deformazione genetica….

 

Che tipi di incontri fa quando lavora? E quando si occupa dell’associazione di psico-sessuologi che presiede (AISC)?

Chi mi conosce sa che sono solita ripetere che “ognuno fa, nella vita, gli incontri che si merita”… ed io se la gente non è “matta” neanche la guardo. Ovviamente scherzo ma per il lavoro che faccio di gente ne incontro parecchia, di tutti i ceti sociali, di tutte le età e con le richieste più varie. Le persone su cui mi soffermo però sono quelle che riescono a stimolare la mia curiosità, quelle lontane da me, quelle che convivono con emozioni che non mi appartengono. I sessuologi che lavorano con me sono colleghi che ho conosciuto ormai più di venticinque anni fa durante l’università o giovani laureati che io stessa ho formato e che dopo l’esperienza di tirocinio presso il mio centro hanno deciso di mettere radici lì e iniziare a lavorare con me. Devo ammetterlo: è la più grande tra le soddisfazioni possibili. Significa aver trasmesso passione ed entusiasmo. Significa che si fidano e si affidano. Forse significa anche che mi vogliono bene.

 

Quando cura se stessa dall’amore, crede a tutto quello che si dice? O è una lotta di fino tra la donna e la terapeuta?

E’ vero il contrario. Non dico mai agli altri frasi fatte che appartengono alla pura teoria. In genere i miei suggerimenti da psicologa passano sempre per esperienze provate sulla mia pelle e sulle soluzioni messe in atto. Credo di aver sofferto davvero per amore solo quando, intorno ai tredici anni, mi sono “innamorata” di un cantante che…ovviamente non corrispondeva … per il resto forse per la solidità dei miei affetti familiari non ho mai avuto paura di amare, di rischiare il tradimento o l’abbandono. Sono stata lasciata ma non è stato un grosso problema. Mi è sempre bastato il pensiero di non essere amata abbastanza per raffreddarmi e voltare pagina. Ho avuto più difficoltà a lasciare. Per pudore.

 

Cosa fa la società per lei?

Mi ponete questa domanda in un momento della mia vita in cui me lo chiedo tutti i giorni.. “Cosa fa la società per me?” ma non solo per me, per chiunque… cosa fa la società? Sostiene, alimenta, incoraggia, stimola o distrugge, deprime, critica, giudica. Dipende dagli occhi con cui la si guarda, dallo stato d’animo del momento e tanto, ahimè, dalle aspettative.

 

Cosa fa lei per la società e per la città che abita?

Abito a Roma da 26 anni ma faccio ancora fatica a definirla la mia città. Vengo da un paese di provincia e la grande città ancora mi spaventa. E’ dispersiva e disattenta. E’ difficile incontrarsi e frequentarsi e, anche per questo, i rapporti umani sono più discontinui meno profondi e potenti. Ma amo Roma, le sue contraddizioni mi somigliano. E’ una città spesso malinconica e nostalgica ma altrettanto spesso allegra, creativa, vivace. Cosa faccio io per la società e per la mia città? Cerco di essere onesta, presente e…saluto i vicini di casa quando li incontro per le scale! Molti sono parecchio resistenti ma tanti stanno imparando!!

 

Una cosa bella che le è capitata di recente?

Vivo di cose belle non so se mi capitano o un po’ me le costruisco ma faccio in modo che me ne capitino tante. Forse ho solo una memoria molto selettiva che riesce ad eliminare le brutture. Chi come me lavora con il dolore degli altri, riesce a costruire unità di misura potenti. So bene che la morte e la malattia sono l’unica cosa per cui soffrire, il resto ha sempre un lato positivo o semplicemente buffo. Il resto è vita. Di recente ero a cena con mio marito, in occasione dei nostri vent’anni insieme. Ci siamo divertiti a fare il punto della situazione: chi eravamo venti anni fa, chi siamo oggi, cosa sogniamo di essere tra vent’anni. Ci siamo detti che siamo diventati, l’uno grazie all’altro, delle persone migliori e che per i prossimi anni abbiamo ancora tanti desideri e progetti da realizzare. Avere un progetto ed avere l’entusiasmo necessario per combattere per realizzarlo è tra le cose più belle che mi possano capitare nella vita.

 

Una passione culinaria?

Sarò monotematica ma essendo una malinconica direi senza dubbio la pizza, quella napoletana ovviamente e poi il pane. Quello fatto in casa che lascia odore di buono e sa di mamma. Lo faccio anche tre volte a settimana… e si vede!!!

 

Che vino/bevanda preferisce e perché?

Non bevo, non sono astemia, ma non mi piace il sapore dell’alcol. Ho un unico vizio in fatto di liquidi, l’acqua con le bollicine.

 

La musica o un libro che l’accompagna ora?

La musica è stata la mia compagna per una vita e, spesso, lo è ancora. Credo che sia un eccitante naturale di grande potenza. Ascolto prevalentemente cantautori. Le melodie mi entrano nel sangue ma ho bisogno di comprendere bene il testo, ho bisogno, per emozionarmi, che mi appartenga e che vada ad alimentare, anche, la mia anima complessa. La musica è la mia terapia preferita: mi fa piangere o sorridere comunque mi aiuta a scaricare. I libri li adoro, sono la mia droga e un serio problema per il mio portafogli, ne leggo anche tre o quattro a settimana… Ora sto leggendo “La simmetria dei desideri” di Eshkol Nevo. E’ ambientato a Tel Aviv una città che amo molto e parla di amicizia, un tema che alimenta da sempre i miei studi ed i miei dubbi. Ancora non sono convinta del fatto che quella vera, possa davvero esistere.

 

Un talento che ha, uno che le manca

Non so se sia un talento ma sono un’entusiasta.

Mi piace fare, tante cose, senza mai occuparmi della perfezione. La perfezione mi mette ansia, rende le cose pesanti e mi inibisce.. come si dice…meglio fatto che perfetto. Mi piace buttarmi in nuove sfide. Ho scritto un libro senza saper scrivere, ho organizzato per beneficenza mercatini di vendita di prodotti artigianali fatti da me senza saper far bene davvero nulla eppure è andata e mi sono divertita da matti. Ecco sono ottimista, forse superficiale in alcune cose ma ottimista. Sono per la pratica, i fatti e non le teorie.

Mi manca… la capacità di aspettare. Mi sto allenando ma l’attesa mi rende davvero nervosa ed impaziente. In tutti i campi.

 

Quali sono i suoi metodi per vivere lentamente?

Ahi…domanda spinosa…. Non ho imparato ancora a vivere lentamente. Vivo, al contrario, come se ogni giorno fosse l’ultimo. E, anche per questo, ho sempre mille cose da fare e finire tutte vissute con estrema intensità, forse troppa. Ho tante passioni e cerco di dedicare ogni giorno qualche ora a ciò che mi piace e mi rilassa. Spesso e volentieri dormo solo tre ore a notte ma mi piace terribilmente vivere così… sarà dura cambiare. La lentezza non mi incuriosisce.

 

 

Cosa ha imparato sin qui dalla vita?

Ho la fortuna di aver vissuto tante vite, qualcuna mia altre dei miei pazienti e forse per questo ho imparato davvero tanto.

Ho imparato che la sofferenza dell’anima in qualsiasi forma si manifesti è sempre questione di disamore.

Ho imparato che soffriamo sempre per quello che noi stessi abbiamo costruito.

Ho imparato che la felicità esiste ma che è una strada strettissima e, spesso, va percorsa da soli.

Ho superato due tumori e grazie a questo ho imparato ad aver fiducia nei medici e nella medicina, ho imparato che si guarisce e che la positività e la gioia d’animo, l’amore e la capacità di ridere, sono medicine potentissime.

Ho imparato a ridimensionare le aspettative, fino al punto di eliminarle del tutto. Quando non ti aspetti nulla da nessuno è gioia pura tutto ciò che arriva.

Ho imparato a non avere mai troppa fiducia, solo il giusto necessario per non sentirmi sola.

E a questo proposito parafrasando Coelho ho imparato “che non importa quanto è buona una persona, prima o poi ti ferirà”. Basta saperlo.

 

 

3 risposte a “Marinella, psico-sessuologa”

  1. Alessandra

    Leggere la sua storia mi ha sorpreso, mi ritrovo esattamente nelle sue parole “Non so se sia un talento ma sono un’entusiasta.

    …………………………..Mi piace fare, tante cose, senza mai occuparmi della perfezione. La perfezione mi mette ansia, rende le cose pesanti e mi inibisce.. come si dice…meglio fatto che perfetto. Mi piace buttarmi in nuove sfide. Ho scritto un libro senza saper scrivere, ho organizzato per beneficenza mercatini di vendita di prodotti artigianali fatti da me senza saper far bene davvero nulla eppure è andata e mi sono divertita da matti. Ecco sono ottimista, forse superficiale in alcune cose ma ottimista. Sono per la pratica, i fatti e non le teorie.

    Mi manca… la capacità di aspettare. Mi sto allenando ma l’attesa mi rende davvero nervosa ed impaziente. In tutti i campi.”
    solo che per questo motivo mi hanno fatto sempre sentire sbagliata.

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  2. Alessandro

    Dottoressa mi scusi per la mia curiosità quando diceva nel suo racconto di avere due fratelli maschi per caso uno di loro si chiama Lorenzo?grazie del suo tempo deticatomi.

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