Anita Sieff, Venezia e New York

 

La tua storia in 10 – o più – righe

 

Sono nata a Colle Isarco, un piccolo villaggio vicino al confine italo-austriaco. La mia famiglia viveva sul cocuzzolo di una collina – e io adoravo il posto. La casa era circondata da quattro giganteschi ippocastani che incorniciavano a perfezione l’area. Ricordo che mi piaceva rotolarmi giù per la collina sul lato sud. Ero la maggiore di tre sorelle ed ero brava a coinvolgere il gruppo di bambini attorno a noi per invitarli a giocare con noi a giochi che spesso inventavo, regole incluse!

 

Mia madre era solita invitare ogni giovedì i nostri vicini. Cinque o sei coppie con i loro figli che si univano a noi per ascoltare la radio locale che trasmetteva musica pop e tradizionale. Mio padre era sempre molto interessato alle ultime novità tecnologiche e aveva comprato una TV piuttosto grossa che finì per diventare l’attrazione principale del villaggio. Ci siamo trasferiti da lì quando avevo 11 anni per aprire un ristorante al Brennero, la cittadina proprio sul confine. Siccome gli affari andavano bene, ben presto noi dovemmo aiutare i miei al lavoro. Mi ricordo come mi sentissi a quei tempi spesso sopraffatta dal fatto che la mia unica esperienza in questo nuovo ambiente fosse il dare e l’avere dove la moneta rappresentava il valore. Per questo decisi di dedicarmi ad altro e mi focalizzai sullo studio. Mi spostai presto a Bressanone per la scuola superiore, da lì a Padova per l’università e finalmente a Venezia dove tuttora vivo.

 

 

Molti performer e poeti – che si definiscono artisti visivi come ad esempio Regina José Galindo che abbiamo intervistato – sembrano affidarsi ad argomenti decisamente politici.

Altri, come il più giovane (di lei) Alex Cecchetti, invece mischiano con levità (e con uno stile decisamente nuovo) sia la scrittura sia le arti performative sia la creazione di spazi in pesi e strutture differenti, mettendo sempre lo ‘spettatore’ al centro e non loro stessi, i performer.

La tua arte si nutre sia di fonti video che di altre fonti e di quella che io chiamo, e non solo io, ‘arte della relazione’ e per tua scelta tutto è centrato sull’amore.

Qual è stata la scintilla che ti ha spinta a lavorare in questo modo?

 

Sicuramente il desiderio di condividere con gli altri e di sentire che apparteniamo tutti alla stessa rete. Da bambina ho imparato che la partecipazione è semplice e divertente. La partecipazione descrive perfettamente l’evento della percezione perché coinvolge sempre al livello più intimo l’esperienza di un’influenza attiva tra il corpo che percepisce e quello che riceve.

Non ci sono vere divisioni fra i due, in molti modi la cosa percepita è un’a estensione di chi percepisce. Siamo in relazione sia con il mondo esterno che con quello interno. La comunicazione, la percezione e l’ambiente circostante non possono essere separati e le parole sono azione per noi umani. Sento che noi tutti dobbiamo esprimere il nostro potere in ogni cosa che diciamo o facciamo senza paura di essere mal interpretati come forse aggressivi od egoisti, perché ciò che ci impedisce di essere attori è questo credo di sottofondo che siamo separati e senza potere. Il raggiungimento del valore è la ragione dietro l’esistenza di tutti i sistemi e la Creatività è il suo strumento. La partecipazione conscia può veramente curare il nostro stato di disaffezione. La mia arte si basa su questa premessa e cerca principalmente di agire come stimolo per rendere gli altri in grado di vedere questa evidenza. Spesso i miei interventi non si notano neanche, altre volte invece le mie azioni sono considerate inappropriate perché la linea ufficiale della coscienza della nostra società si basa su assunti culturali così rigidi che è difficile abbatterli. Secondo me l’artista contemporaneo deve essere vigilante e pervasivo ma capace anche di riempire il cuore delle persone con la speranza. L’amore per me è la matrice di tutti gli accadimenti ed è sempre una protezione sia a livello biologico che elettromagnetico che chimico e psichico. Dobbiamo inammorarci della vita perché l’amore è la rete che ci contiene tutti.

 

 

Qual è stato il tuo primo lavoro d’arte e quale l’ultimo? Che segreti per rigenerare la tua energia?

 

La mia prima opera è stata invitare tutti i bambini del villaggio a vedere la cacca del mio adorato orsacchiotto. L’ultima è quella a cui sto lavorando adesso che si occupa del processo della creazione come manifestazione costante che porta al raggiungimento del valore e quindi alla bellezza. Mi rigenero quando passo del tempo in natura, camminando sulla spiaggia o nel bosco, ascoltando il suono del vento e dell’acqua, gli uccelli o della buona musica, quando chiacchiero con un amico gustando un bicchiere di buon vino, quando mangio del buon cibo e quando ballo!

 

 

Qual è la tua altra occupazione nella vita a parte l’arte?

 

Lavoro come manager di eventi, produttore e coordinatore specialmente durante la Biennale di Venezia.

 

 

Qual è la tua città dopo o con Venezia? Che cosa prendi da una e cosa dall’altra? Cosa pensi di restituire a queste due città?

 

Vivo tra Venezia e New York e penso che abbiano molto in comune, iniziando dal fatto che la loro Architettura si mescola nella Natura, che Venezia è costruita orizzontalmente e NY verticalmente, che entrambe sono costruite sull’acqua, che entrambe riflettono il radicalismo dei sentimenti. Sia Venezia che New York sono fondamentalmente romantiche nella loro attitudine, nella loro fragilità cercano e riflettono amore. La mia anima adora essere in questo tipo di ambiente e ama contraccambiare.

 

 

Che incontri fai nella tua routine quotidiana? Ci fai un piccolo ritratto di uno di essi?

 

Mi sveglio, bevo il mio succo di limone e faccio colazione. Ero solita avere una terrazza dove passavo un’ora circa ogni mattina a prendermi cura dei fiori e scrivere i miei sogni. Mi manca quel rituale ed al suo posto ascolto buona musica o leggo quel che avevo lasciato la sera prima. Esco intorno alle 11 per andare al mercato di Rialto per comprare pesce e verdure fresche. Quando sono a New York – di solito vivo vicino ad Union Square – vado al mercato dei contadini. In entrambe le città mi incontro con gli amici che vivono vicino per un caffè, se possibile. Di ritorno a casa, cucino il mio pranzo e lavoro fino alle 6/7 che è di solito l’ora in cui ci si incontra, specialmente ora che è primavera e si può stare di più fuori. Venezia ha così tante vinerie e bar, e contrariamente a New York è molto economica, dove puoi trattenerti a lungo in bevute e conversazioni. Mentre a New York tutto ha un appuntamento, a Venezia tutto risiede sul caso di imbattersi o meno in qualcuno e tutto suona ad orecchio. A New York sono spesso indaffarata a visitare gallerie, musei, teatri, etc mentre a Venezia il tempo è speso per affinare le relazioni, anche con se’ stessi.

 

 

Il traguardo più importante (o un premio) dopo così tanti anni di esperienze?

 

Quello di essere orgogliosa di me, in pace, e cerco di essere sempre allegra a dispetto della mia abilità a creare false aspettative. Forse il traguardo più importante è quello di essere stata capace di camuffare tutti i picchi emozionali per metabolizzarli. Spero che di conseguenza il meccanismo del subconscio mi autorizzi ad essere più costante a importare dati interiori nella realtà fisica.

 

 

Una cosa bella capitata di recente sul piano personale

 

Tutte le intuizioni arrivano nella mia vita attraverso i sogni. Ho pacchi di quaderni con le descrizioni dei miei sogni. Nel 1998 ho preso una lezione a proposito a New York e ho imparato che i sogni sono azioni. L’esperienza onirica di per sé è tanto reale quanto qualsiasi altra esperienza del proprio sé. Segue che le istruzioni possono essere date al sé e che diversi problemi si possono risolvere con i sogni. Sono andata in Messico un anno dopo aver fatto un workshop con uno studente di Carlos Castaneda e sognare era parte del nostro training. Quando sognavo di animali, ero immediatamente conscia dello sviluppo di qualità ed attitudini similari in me e le vedevo dipanarsi durante i giorni successivi.

 

 

La tua passione culinaria preferita?

 

Adoro cucinare ed adoro cambiare, imparare nuove ricette ma più di tutto mi piace creare le mie personali. Raramente so dall’inizio cosa cucinerò anche se devo preparare una cena formale. Guardo cosa mi ispira per i colori e per la freschezza, di solito mi capita spontaneamente quando decido di comprare una cosa invece che un’altra.

Inizio solitamente a comprare ciò che serve per il piatto principale, ad esempio pesce, e quindi poi decido qual è l’ingrediente giusto per il talento culinario di quella mattina.

Tra i miei preferiti, il polipo, a Venezia trovi quelli molto piccoli che cucino in acqua salata con un po’ di aceto, una foglia di alloro e un tappo di sughero per 45 minuti.

Poi li taglio in due e li mescolo a patate bollite, prezzemolo fresco, olive nere e li condisco come un’insalata, con buon olio di oliva, pepe macinato fresco e la buccia grattugiata di un quarto di limone.

 

 

E i tuoi vini o drink preferiti?

 

Adoro i vini bianchi ed il mio preferito è la Malvasia del Friuli. Tra i rossi, Refosco e Barbera. Non mi piace il vino affinato in barrique.

 

 

La musica o il libro (libri) con te ora?

 

Vorrei passare del tempo a Napoli e sto leggendo un libro favoloso, Il resto di niente scritto da Enzo Striano che parla della storia della poetessa Eleonora De Fonseca Pimentel e del suo ruolo durante la Rivoluzione Napoletana del 1799. Musica: mi piace il pop ed il rock.

 

 

In che modo cerchi di vivere lentamente, se ti piace farlo, in una città come le tue?

 

Facendo attenzione a cosa mangio, al mio sonno e generalmente alla mia salute psico-fisica. Ad esempio scegliendo a quale appuntamento andare per evitare di sprecare energia, e guardo il meno possibile la TV. A New York non ho ce l’ho e sento la differenza. Come diceva Marshall McLuhan, quel che vediamo attraverso gli occhi cambia la percezione che abbiamo della realtà.

 

 

Un talento che hai, uno che ti manca

 

Non sono una pittrice e non ne avrei il talento, penso. Non ho talento per gli sport, troppa attività fisica succhia la mia energia.

 

 

Cosa hai imparato sin qui dalla vita?

 

A lasciare andare quando non capisco la ragione dietro le cose. Causa ed effetto sono raramente tracciabili nella vita perché viviamo tutti insieme troppi strati di coscienza e non abbiamo ancora l’abilità a trattenere il significato dell’esperienza.

 

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La storia di Anita ci è stata suggerita da un’altra persona di questo mondo’: Susan Wise, poetessa e traduttrice che vive a Venezia.

Se ancora non avete letto questa altra bellissima storia, è il momento giusto!

Se volete incontrare Anita, il 10 maggio dalle ore 11 inaugura una mostra dove espone una sua nuova scultura. ‘Et in Terra’ è alla nuova Beatrice Burati Anderson Art Space & Gallery (Corte Petriana San Polo 1448, Venezia)

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