Luigi, editore e giornalista

Ad ovest un tramonto immane, il cielo talmente arancio che abbaglia; di fronte una gigantesca luna piena, rosa, che sorge – e una conversazione a bordo di un traghetto carico di umanità che transuma da Procida a Napoli.

C’è un gruppo molto eterogeneo di persone accomunate da una amicizia che sembra essere molto profonda. Qualcosa in più, di sicuro, che non va spiegata ma che trasuda da sorrisi veri e un po’ di malinconia.

Sono tutti del Sud, calabresi per lo più, e vivono a Roma.

Il gruppo che vi racconto ha girato l’isola in lungo e largo con i motorini, a piedi, di notte e di giorno, irrefrenabili. C’è qualcosa da festeggiare e qualcosa da ricordare tra salsedine e senso di evasione. A zonzo tra le strette strade bianche arrampicate su fino a Solchiaro, e ancora a Terra Murata, cercando di mangiare con gli occhi ogni dove. Da Ciraccio e, prima ancora, dall’esile spiaggia nera dopo la marina di Chiaiolella. Fino a Girone.

Musica, le cene a mezzanotte, una festa di compleanno in terrazza, un bagno dalle rocce del Faro e poi sulla spiaggia del Pozzo Vecchio.

Uno di quegli amici inseparabili fa un mestiere che ci piace, e tiene insieme i pezzi, i ricordi e le anime in modo ancora più tenace.

Mentre il sole chiude i battenti solo un momento, solo per questo oggi, e mentre la luna si prende la scena, sediamo – come gli altri chiassosi compagni di viaggio – sull’ultima terrazza della nave.

 

La tua storia in dieci righe. Dati salienti con un pizzico di romanzo…

Mi chiamo Luigi sono nato e vissuto per 19 anni in un piccolo paese del sud (Italia) che si chiama Fuscaldo, in Calabria. Viene dal latino fons calidus (aveva, infatti, una fonte calda situata ai suoi confini).

 

In che anno nasci?

1978, precisamente il 21 marzo.

 

Ariete?

Esatto, primo giorno dell’Ariete e primo giorno di primavera! Eh già…Vita familiare molto serena, siamo cresciuti un po’ come i Robinson. Secondo di quattro figli, tre maschi e una femmina, sono sempre stato quello un po’ sopra le righe. Molto curioso e con una strana predilezione per i guai e per qualche bella storia da ascoltare e raccontare. Il Sud è pieno di bellezza e non meno dannazione e violenza. Volenti o nolenti si cresce anche assieme a situazioni non sempre facili. Poi ovviamente c’è chi sceglie da che parte stare. Ho fatto un po’ impazzire i miei da teenager ma ho sempre coltivato le mie passioni che sono diventate, in buona parte, anche il mio lavoro.

 

Ti sei poi trasferito

Mi sono trasferito a Roma per studiare all’università a 19 anni, anche se non mi sono mai laureato. Non so quando ho capito che avrei voluto fare il giornalista, ma di sicuro sono sempre stato attratto dalle cose che accadono. La casa editrice, all’inizio, è stata il mezzo con il quale poter scrivere e documentare quello che volevamo senza bisogno di altro. Poi è anche vero che ho sempre amato leggere. I libri sono sempre stati anche un po’ un rifugio, nonostante l’indole a mettere assieme sempre un sacco di persone e la voglia di ascoltare, comunicare.

Ci sono libri che ti porti dentro. Come o più che alcune persone incontrate.

 

Cosa hai fatto dopo l’università? 

Ho cominciato quasi subito a fare il giornalista scrivendo per testate nazionali mainstream e online, (a Roma era anche abbastanza semplice), ma occupandomi per lo più di video. All’università sono diventato il direttore di un giornale universitario, dopo un po’ quel giornale non poteva più essere universitario – sostanzialmente perché l’università non riusciva a controllarlo – e quindi abbiamo deciso di continuare da soli aprendo una piccola casa editrice che lo editava online. Avevamo oltre 5000 contatti unici al giorno, era diventata una cosa seria. Non ci occupavamo quasi per nulla di vita universitaria. Su rivist@ si leggeva di inchieste, musica, cultura, arte. Dopo un anno avevamo più di 70 collaboratori che scrivevano da tutta Italia. Da Rivist@ e poi da Rivistaonline.com nasce l’idea di creare la Round Robin Editrice che oggi produce intorno ai 18/20 titoli l’anno: letteratura d’inchiesta giornalistica, un po’ di narrativa di giovani autori emergenti e negli ultimi anni molti graphic novel. Attualità italiana soprattutto, anche se molto incuriositi dall’estero. Negli ultimi anni abbiamo spostato l’attenzione oltre confini, non solo con le pubblicazioni. La casa editrice ha iniziato un dialogo con autori e realtà editoriali che lavorano in altre parti del mondo. Paesi in cui la letteratura ha un ruolo importante e città che ci affascinano e in cui torniamo spesso a presentare e proporre i nostri titoli: New York, Londra, Berlino, Francoforte, Bruxelles… per lo più non ci siamo mossi molto dall’Europa e dalla parte occidentale del mondo, ma non escludo di poter andare presto anche altrove.

 

Esiste anche una libreria che vi accompagna?

La Libreria Il Viaggiatore, in via del Pellegrino 165, a Roma. Siamo inciampati nella possibilità di far rinascere una storica, importantissima libreria della capitale che stava per chiudere definitivamente dopo la morte del suo fondatore e proprietario, Bruno Boschin. Forse uno dei più grandi librai che l’Italia ricordi. Era un po’ di tempo che cercavo una redazione, un ufficio che fosse anche la nostra libreria, in una zona centrale, da poter aprire alla gente. Abbiamo quindi deciso di riaprirla, assieme alla nostra amica Eleonora – anche Lei su questa nave stasera – in uno spazio più grande di fronte a quello vecchio. Oggi, in Via del Pellegrino, oltre alla libreria vive la redazione della Round Robin Editrice, la sede dell’associazione “Libreria in Viaggio” – che sta programmando un importante festival di letteratura del Mediterraneo da fare qui a Procida a giugno 2016 – e fra poco anche un piccolo caffè letterario.

 

Cosa ti da’ Roma, assumendo che ormai sia la tua città? E cosa dai a Roma tu?

Roma è tutto questo, mi ha dato tutto quello che ho e tutto quello che verrà, senza dubbio! Sono anni che ci vivo: più di metà della mia vita – ora ho 37 anni. Quello che restituisce è tantissimo, anche se devo dire che alle volte un po’ mi stanca.

Ogni tanto devo rifugiarmi in qualche posto per guardare il mare. Come oggi, a Procida. Siamo tutti quella parte di fanciullino che ci portiamo dietro. Io guardavo il mare anche dal tetto di casa mia in Calabria. Ciascuno di noi, non solo io, dà una parte importante alla città dove vive: con le persone che frequenta, con quello che fa. Non ti saprei rispondere meglio di così. Faccio anche parte dell’associazione daSud che si occupa di antimafia lavorando proprio con i quartieri spesso più complicati della città. Continuo a fare il giornalista e mi occupo di temi sociali e di inchieste. Forse, sì, restituisco quello: provo a fare delle domande alla mia città sperando di poter trovare delle risposte.

 

Una cosa bella che ti è capitata di recente?

Questa intervista!

 

Un talento che hai. E uno che non hai o che vorresti avere 

Non credo di avere particolari talenti, mi piacerebbe suonare bene. La chitarra magari, o il pianoforte. Ecco, mi piacerebbe diventare un grande pianista!

 

E non sei uno scrittore? 

Devi chiederlo a qualcun altro che mi legge, non a me. Non credi?

 

Difficile aprire e portare avanti un’attività imprenditoriale a Roma in questo momento storico e più in generale nel tuo paese?

Complicatissimo. Non c’è supporto o incentivo alla piccola impresa nella maniera più assoluta e non parlo solo d’istituzioni pubbliche ma anche di altre imprese o di associazioni di categoria. Quello che facciamo, lo facciamo per passione – in poco più di dieci anni siamo passati attraverso tre crisi enormi e siamo ancora in piedi. Ma questo non ci ha impedito di andare avanti e continuare, organizzare eventi – come il festival di cui ti parlavo prima che, se tutto va bene, faremo qui a Procida il prossimo anno – e continuare a viaggiare. A fine mese presenteremo a Londra una delle nostre ultime opere, un graphic novel che racconta un caso di corruzione tra delta del Niger e Istituzioni europee. E poi credo Parigi e Bruxelles per altri libri e un paio di cose che bollono in pentola…

 

La musica ed i libri con te in questo momento, quelli che ti ossessionano. E dove li hai?

Il libro che leggo ora è nella borsa che porto con me, è di Donato Carrisi, un giovane scrittore italiano. Talentuosissimo, per me è tra i migliori scrittori di thriller.

Sono un grande amante del noir, non riesco a farne a meno. Dal marsigliese Izzo, che considero un faro nella notte, al nordico Carlotto e poi Maurizio de Giovanni per citarne alcuni.

La musica: in questo ultimo mese e mezzo, per ragioni che non ti dirò, i Casino Royale.

 

Il tuo piatto preferito e il tuo rapporto con la cucina?

La cucina è il futuro a cui aspiro. Amo il cibo e per fortuna mi piace cucinare. La trovo una delle cose più gratificanti, assieme a poco altro in effetti. In questo momento mangerei dei paccheri come solo a Napoli li sanno fare, con un sugo di pomodorini pachino, olive nere calabre cotte al forno, capperi di Pantelleria, un po’ d’aglio e foglie di basilico a profusione. Il tutto cotto in padella a fuoco lento con olio d’oliva. Giusto per rendere giustizia a questa estate in arrivo.

 

Una bevanda preferita

La birra, weiss e bionda, in assoluto. Ma anche il vino bianco ghiacciato.

 

Cosa hai imparato sino a qui dalla vita?

Che bisogna stare attenti, rispettare quel che ti circonda. Che bisogna fidarsi delle persone ma senza mai abbassare la guardia. Che è tutto ora e adesso, e si vive giorno dopo giorno costruendo qualcosa che ci piace.

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