Marjorie, Venezia e New York

 

La tua storia in poche righe, dagli inizi ad oggi

Poche righe? Sono figlia di una coppia d’imprenditori che imbracciano molto presto le tecnologie, entrambi analisti economici che lasciarono Wall Street per fondare la propria compagnia quando ero ancora una neonata: quella certa fame d’avventura ed ottimismo deve essere, quindi, genetica. Sono stata allevata in una piccola città del Vermont, sulle montagne, dove i miei si trasferirono – erano i primi analisti professionisti che vivevano lontano dal business, ricordo i tormenti della direzione scolastica e le tante risate di tutti quelli che sapevano come usare attrezzi per l’agricoltura. Usavano i fax prima che diventassero apparecchi standard per gli uffici. Mentre l’educazione di noi bambini era sempre la priorità su tutto, la mia sete d’avventura era una qualità che i miei incoraggiarono virtualmente senza limiti (il giorno che mi avventurai fuori, durante un giorno d’asilo particolarmente noioso, ad esempio, l’insegnante ebbe molti più guai di me). Prima di compiere dieci anni, avevo già volato da sola ed ero già stata da sola a New York e Washington D.C. Da allora ad oggi, la vita è stata una grande avventura, inclusa la tutela di molti ricercatori di talento, l’uso massivo di mezzi di trasporto, diverse lingue straniere apprese ed un sacco di rischi personali e professionali intrapresi.

 

Essere un avvocato e lavorare anche per lo sviluppo imprenditoriale, in particolare le micro-imprese: il tuo destino assomiglia più a una vocazione e si sviluppa sin da subito in vari continenti. Come l’hai forgiato?

Mi domando spesso se ‘destini’ e ‘vocazioni’ siano forgiati oppure vengano predestinati. La verità è che, essendo uno spirito molto libero, mi è sempre piaciuto studiare, andare a scuola e ricercare. Anche se sembra l’equivalente di un riformatorio, o di un centro addestramento reclute, mi è sempre piaciuto anche studiare legge. Ed ero particolarmente interessata ai regolamenti che impattano la vita scientifica, lo sviluppo tecnologico e le startup – negli Stati Uniti tutto ciò si è sviluppato molto rapidamente quando studiavo. Tuttavia, ho sempre saputo che mi manca davvero la pazienza, e la competitività, per fare carriera in un ambiente d’avvocati. Quindi non appena finita la scuola mi sono unita ai Peace Corps, specificamente per lavorare sulle micro-imprese. E, anche avendo praticato per qualche anno i regolamenti di corporate securities, sono sempre stata motivata a lavorare con startup o con piccole imprese. Sono stata fortunata ad esser capace di costruire network di investitori e di imprenditori che avevano fiducia delle mie qualità legali e delle capacità di ricerche di mercato. E’ molto eccitante lavorare con tutto ciò che inizia, è un ambiente tutto sommato più positivo! Nel mentre, il bisogno di una ricerca costante e dell’approfondimento di diversi mercati per dare il miglior apporto ai fondatori, agli investitori ed agli imprenditori mi ha sempre solleticata. Mi ha fatto continuare ad imparare ed ha nutrito il mio bisogno di avventure.

 

Da New York a Venezia mi sembra un cambiamento radicale, ma anche il coronamento di un sogno, se non vado errata…

Sono entrambe delle isole! E’ questa la risposta che do di solito quando qualcuno mi chiede. Ci sono un sacco di similitudini tra il pubblico veneziano che cammina veloce e quello newyorchese. E, certo, molte differenze. Lo stile pedonale di Venezia, ed il layout della città, determina una comunità molto interattiva. Sin dalla mia prima visita qui, sono stata trasportata dalla socialità dei Veneziani! Dal lato fisico e geografico della vita, adoro l’accesso facile alla laguna, i prodotti locali che i Veneziani si godono. A me questo stile di vita colpisce molto di più per la sua naturalità che per la sua radicalità. Forse è New York la radicale. Di sicuro, anzi. Quando ho letto il libro di Salvatore Settis (Se Venezia muore), ho capito che sono sempre stata molto influenzata dalla differenza tra città costruite per la partecipazione sociale, come Venezia, che dalle città dove il progetto è molto più diretto alla produzione che alla costruzione della comunità, come New York.

Non posso veramente dire di essere venuta qui per perseguire un sogno. Non posso neanche pretendere di aver organizzato la mia vita di modo che un giorno di questi finissi a Venezia. Il caso ha guidato oltre la metà della mia vita. Anche la mia prima visita a questa città è accaduta totalmente per caso. 17 anni fa, scesi da un treno per capriccio e mi ritrovai a Venezia. Da quel momento in poi, non importa quanto fossi presa sia professionalmente che personalmente nel tempo che seguì, non facevo altro che immaginare un mio ritorno. Da allora ci sono venuta più di 37 volte in 17 anni. E ogni volta mi fermavo di più. Molte, molte volte mi sono trovata a telefono con le compagnie aeree per cercare di posticipare il volo di ritorno. E anche, devo dire, più della metà dei miei voli da Venezia in questi anni sono stati sia ritardati o cancellati. Mi è sempre sembrato il segno del destino. Certamente non m’infastidiva, non importa che tipo di impegni avessi dall’altra parte del mondo!

Il sogno di vivere a Venezia, come forse probabilmente molti di voi lettori avete già compreso, è un argomento molto più complicato. Il sogno al giorno d’oggi è molto più qualcosa come un’inversione di fortuna – chiamateli cambiamenti o adempimenti di contratti se volete – che farà di Venezia stessa una città ancora vivibile. In questi giorni, quel sogno è veramente in serio pericolo per i veneziani e per i sognatori di Venezia.

 

Il tuo traguardo più importante a livello professionale e quello, invece, della Marjorie più intima?

Sia professionalmente che personalmente, è una grande gioia vivere una vita di scoperte costanti. Venezia, di certo, offre opportunità senza fine per la scoperta, che sia di design urbano, arte, architettura, storia, ed anche la natura delle persone. Mi sento fortunata di essere stata capace fino ad ora di vivere entrambe le vite, quella personale e quella professionale, imparando costantemente cose nuove. Sia con ricerche sullo sviluppo imprenditoriale che sulle care vecchie passeggiate senza meta.

 

Il libro con te oggi e la musica che non dimenticheresti mai di portare con te?

Manca uno spillo per finire La Storia della bambina Perduta di Elena Ferrante.

Come per ogni buon libro, non voglio smettere di leggerlo e non voglio che finisca! Mi ha incuriosita particolarmente perché sulla copertina, proprio qui, dice che questo è il ‘quarto e ultimo romanzo napoletano’…Immagino che sia davvero così! Riguardo la musica, sono parziale, amo quella live e non mi faccio pregare per cercare dove suonano le mie band locali preferite. Tuttavia, la tecnologia ci ha fortunatamente messi in condizione di ascoltare virtualmente qualunque cosa desideriamo in un dato momento. Io viaggio sempre con la mia vecchia serie di dischi sull’Ipod che contiene tutti i CD che ho comprato da ragazza.

 

Il posto segreto dove trovi pace nella tua città attuale?

Mhhh…, e se non te lo dicessi? Davvero, questa particolare informazione a Venezia le persone preferiscono non darla. E se ti dicessi ‘ al mare ‘ non sarebbe poi tanto una vera risposta, ne’ qui ne’ a New York. Ma, da ultimo, la risposta è la stessa per entrambe le mie città: trovo la pace sui miei piedi, o su una barca, o in una macchina, o in un treno….Quando sono in movimento, mi viene naturale ripensare a vecchie cose, pulire la mente, trovare idee nuove e stabilire obiettivi. Sfortunatamente, spesso trovo anche necessario fermarmi per far sì che le cose vengano fatte.

 

Cibo e bevanda preferiti?

Adoro il cibo piccante e speziato. A parte la categoria in genere, non credo di avere un piatto preferito. Per esempio adoro il pollo Szechuan, lo stufato di mare Lao, i curry indiani o tailandesi, anche soltanto un po’ di wasabi. Sono così differenti e tutti così deliziosi! Qui è dove io e New York ci guardiamo negli occhi: la cucina internazionale.

Una bevanda? Ci vogliamo giocare la divisione alcolica e non a questo punto? Perché di sicuro caffè e acqua sono le due bevande che bevo ogni santo giorno e che amo parecchio.

Tuttavia, non posso dire no a un grande e rotondo vino italiano, magari un Taurasi, che è certamente qualcosa da festeggiare…con una seconda bottiglia dello stesso tipo!

 

 

Un talento che hai, uno che ti manca

Sebbene sia una fortunata per la capacità di osservazione e per la creatività, non sono così artisticamente dotata come mi piacerebbe. Quel che faccio a mano non si materializza mai esattamente come l’ho immaginato. Di converso, sono una grande ammiratrice e ‘cheerleader’ di tutti quelli che sono capaci sia di immaginare che di creare cose bellissime.

 

Cosa hai imparato, sin qui, dalla vita?

Un sacco! Penso che le tre cose più importanti siano: 1. La vita è una vera benedizione. Ogni giorno, anche il peggiore, mi fa apprezzare la mia esperienza del mondo. 2. Non dare ascolto al detto ‘meglio il diavolo che conosci (che quello che non conosci).’ Non ha alcun senso. Se conosci già il maligno, hai probabilità molto più alte che ciò che non conosci non sia maligno affatto. Annovero parecchi sconosciuti di un tempo tra i miei attuali migliori amici. 3. Torna sempre in sella. Alcune imprese riescono, altre falliscono. Ogni impresa è un’avventura.

 

Per seguire Marjorie quando è a Venezia, vi suggeriamo di salvare il suo blog tra i vostri preferiti: http://www.ogvenice.com/

 

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