Roberta Denti, scrittrice erotica

Ci conosciamo da un anno – introdotte da una comune amica  – e ci intercettiamo a intervalli regolari. 

Oltre alla sua incontenibile joie de vivre mi ha sempre stupito la sua capacità di guardare le persone, tutte le cose ed anche, arte ben più complessa, in filigrana. No, non è una dote assai comune (e non lo era neanche pre-social network e schermi di smart phone) e in ogni caso è una ricchezza che le ha permesso di fare il mestiere che fa: vivere in termini di scrittura collaborando con magazine e giornali, soprattutto maschili (Playboy incluso) e tradurre. 

Roberta pubblica un blog, Falli Felici (anche in inglese) che raccoglie le sue impressioni di viaggiatrice incallita ma soprattutto (è tutto lì, nel twist della parola ‘falli’) si occupa di sessualità ed erotismo da una prospettiva aperta, femminile, inclusiva.

Mi ha parlato in questi giorni di un libro che dovrei leggere (e me ne ha regalato uno di Amalia Guglieminetti da cui ho scelto di condividere con voi alcune poesie), scritto dalla statunitense Joan Didion: Play As It Lays memento che prendiamo a prestito per riassumere la sua filosofia di vita.

Iniziamo la nostra conversazione con l’elegia del pranzo in solitaria e mi racconta del suo ristorante veneziano preferito (Alle Antiche Carampane) dotato del social table più sfizioso dove l’altro giorno le è capitato di pranzare con un ricco veneziano flaneur. Certo, non è solo il NY Times a essersi accorto che il pranzo in solitaria è sempre più un piacere diffuso.

Dal pranzo in solitaria affrontiamo il vero argomento che ci sta a cuore.

‘Il piacere di stare da soli ti porta a incontrare l’altro, se prima di tutto stai bene da solo. 

Come si fa? Si fa che ti conosci, che ti accetti, che lavori sulla tua consapevolezza. Una volta che stai bene con te stesso, con il tuo te e con le tue paturnie, irradi una luce che fa da calamita per gli altri’. 


La tua vita in poche righe

Nasco – ed anche le mie origini sono la chiave per capirmi – e sono un essere binario. Provengo innanzitutto da due ‘laghi’. Mamma è del lago Maggiore – precisamente di Luino che ha dato i natali a Vittorio Sereni, Dario Fo, Piero Chiara…Papà è di Bellano sul lago di Como. Il paese degli artisti vanta i natali di Andrea e Giancarlo Vitali e di tanti altri. 

Sono poliamorosa, anche un pizzico bipolare (anche se io preferisco chiamarla trip-polarità!), sono bilingue. Chi conosce più lingue, conosce più mondi.

Nasco in un contesto dove tutti sono affabulatori, cantastorie e contrabbandieri. C’è questa vis ciarliera che è tipica della gente lacustre. 

Cresco a Milano, dove studio radicata in una borghesia milanese definita perfettamente da un colore (il greige, inventato da Re Giorgio) e grazie alla mia famiglia, con cui ho un rapporto meraviglioso e spero che loro l’abbiano con me, vado a studiare all’estero. La prima volta è stato a 14 anni. Così davvero impari che devi cavartela da sola.

Studio negli Stati Uniti, in Irlanda (dove sono stata 14 volte) e infine scelgo la scuola interpreti e traduttori di Milano.

Il mio diploma in traduzione si è concluso con una tesi sull’IRA, subito vado a lavorare un anno in Estée-Lauder e capisco che la vita d’azienda non fa per me. Quale escamotage migliore per tornare agli studi? Mi prendo una laurea in lingue e letteratura straniere – salutata assai felicemente da mia madre – nella sua famiglia nessuno si era laureato – allo IULM con una tesi sulla mia scrittrice d’elezione, Anaïs Nin. 110 e lode. Scrivilo per far felice i miei genitori!


Anche la mia scrittrice preferita, a lungo

Mi fa molto piacere che ti piaccia e secondo me andrebbe rivalutata. Anche qui c’è un sessismo imperante: è considerata solo per essere stata con Henry Miller che invece ha una scrittura piatta e maschile. La scrittura di Nin è piena, uterina – come lei stessa l’ha definita. 

Se vogliamo parlare di scrittura erotica la sua è quella che piace a noi donne. Quando scrisse Il Delta di Venere nel 1925, avere il coraggio di essere sé stesse era davvero qualcosa…

Negli ultimi 20 anni della sua vita è stata sposata e viveva a New York con il marito e contemporaneamente con l’amante, di venti anni più giovane di lei, (che poi sposa, diventando a tutti gli effetti bigama) all’altro capo del paese, Los Angeles. 

I due, che sapevano l’un dell’altro (pensa alla modernità di queste relazioni!), si incontreranno solo al funerale della loro amata.

Non era una libertina, ma una donna libera che ha sentito e seguito un anelito di libertà e di liberazione che ha poi forgiato i suoi scritti. Permettendole di indagare i temi a lei più cari.

Con ironia, con irriverenza, con cultura puoi veicolare qualsiasi messaggio, senza mai, ripeto mai, diventare volgare. 


La tua vita continua in Italia, alla fine ritorni sempre qui

La mia base è Milano, ma soprattutto viaggiando da sola a me piace tornare ripetutamente nei luoghi e sentirmi a casa – e parte di una comunità – proprio perché non viaggio da turista. 

Le mie capatine a New York – dove vado da 20 anni e dove ho vissuto una volta un anno, una volta tre mesi – continuano sempre…

La vita è andata così: ho un legame molto stretto con la mia famiglia e le mie origini e mi piace molto un posto come Milano dove posso coltivarle e dove posso spostarmi per andare ai miei amati laghi oppure partire frequentemente per Venezia ed altre città vicine. 

Mi piace parlare dei miei piccoli mondi in giro per il mondo e mi piace avere il mio quartiere d’elezione a Venezia come a Stromboli come a New York. Tornare, come a casa. E’ un po’ come avere più case. Più famiglie di selezione. Più amanti d’elezione, e anche erezione!

Ti manca il fattore dell’umanità quando vai, vedi e torni – io invece voglio ‘vivere’ un luogo.


Come è nato Falli Felici e perché?

Se penso che sono 10 anni che da più parti mi dicono fai un blog! Di secondo nome faccio procrastinazione e quindi ho rimandato così tanto che sono sbarcata sul web quando c’era un momento di massima esposizione….pertanto è stato più difficile distinguersi.

Il nome originario del blog era Robbie Does Blogging, ripreso da un film porno degli anni ’70 (Debbie Does Dallas, una cheer-leader che fa felice la squadra con i suoi …pon-pon). Il riferimento era però difficile e molte persone non sapevano del film, quindi abbiamo deciso di cambiarlo in Falli Felici.

Rendere le persone gioiose e i falli felici (non voglio ‘pene’ al plurale …) sono due manifestazioni del mio essere binario. 

La seconda parte deriva dalla mia collaborazione con tante riviste maschili, Playboy direi quella più leggendaria, dove ho sempre scritto di sesso. Ma anche con la bibbia del rock Rolling Stone. Con un modo divertente di affrontare – con assoluta e dissoluta leggerezza – tematiche che ancora fanno tremare. Il sesso lo facciamo tutti, ma se lo facessimo meglio sarebbe l’optimum


Ho sempre pensato che dovrebbe esserci un servizio di sanità pubblica che dispensi sesso a chi non sa cercarselo, chi non trova o chi è solo… Le guerre si annullerebbero e il mondo girerebbe perfettamente. Ben venga la prostituzione (legale).

Anche il sesso ai disabili, ci sono molti paesi dove è possibile. In Svizzera, in Olanda: stiamo parlando però di paesi non rovinati dal bigottismo cattolico e dalla assurda idea che nel XXI secolo il sesso sia il male assoluto quasi a oscurare i veri problemi – cataclismi, guerre, droga…

Ho avuto la fortuna di non avere ‘sesso di colpa’, ci gioco così tanto grazie al fatto che sono nata in una famiglia aperta e non cattolica. Pensa però a tutte le volte che ti proibiscono, ad esempio, di mangiare la marmellata: non ti ci fionderesti dentro?

Bisognerebbe riflettere su altro. Pensa invece a quel che succede in Vaticano, ottimamente raccontato da Sodoma del giornalista francese Frederic Martel un’indagine di quattro anni sulla pedofilia e la sessualità in Vaticano.

Il primo grosso scandalo capita in Irlanda, roccaforte della chiesa (infatti negli anni ’90 non vendevano i preservativi e l’aborto è stato legalizzato un anno fa), dove succedeva di tutto (raccontato bene nel famoso film The Magdelene Sisters). E’ endemico. Nella frase ‘ci sono mele marce’ a proposito dei colpevoli di reati così odiosi, c’è una profonda inesattezza. E’ proprio il melo ad essere marcio. Tutti i papi sapevano e qui stiamo parlando di orrore. Come si fa a farsi limitare nella propria sessualità dalle teorie di un gruppo così enorme di pedofili?

Io sono a favore della riapertura delle case chiuse. Non fosse altro perché potrei finalmente svolgere il mio mestiere d’elezione: la maitresse! Mi piace definirmi una Bocca di Rosa dalla magnifica e sensibile poesia musicata del grande Fabrizio de André. Perché Bocca di Rosa metteva l’amore sopra ogni cosa. 


Il tuo blog riesce a parlare di sessualità da un punto di vista colto ed estremamente femminile, mi ricorda – in versione scrittoria – i film di Erika Lust. Anche se tu hai trattato di sesso sempre per riviste maschili, io lo leggo in una chiave opposta. Sei d’accordo?

A me piace definirlo erotismo. E’ chiaro che quando scrivo dei racconti per una rivista maschile, li pulisco da tutti quegli alibi dell’amore che una donna deve sempre dare ad ogni scopata di una notte. Non è che io voglia veicolare il messaggio ‘datela’, ognuno faccia come si sente e come vuole. Io sto dicendo che si può avere libertà di costumi e di sessualità senza sentirsi condannati dagli altri e/o da sé stessi. Perché noi donne in generale abbiamo sempre bisogno di condanne e tutto viene da secoli di sottomissione e maschilismo perpetrato anche dalle donne verso le donne!

Lo scandalo è altrove. Ogni 72 ore una donna viene uccisa per possesso, violenza e soprattutto la maggior parte di questi assassinii accade nella sua famiglia: di fronte a questi dati impressionanti le donne dovrebbero fare cameratismo ma invece noi siamo le prime nemiche di noi stesse, guarda anche cosa è successo al movimento #metoo che si è spaccato già in tre monconi.

Gli uomini? Vanno compatti tutti insieme anche se non si sopportano. Si sostengono anche quando sono insostenibili. E così facendo perpetrano il loro dominio.


Si parla molto di educazione sessuale, che avviene e avviene male…per i ragazzi. Ma secondo me occorrerebbe educare i genitori…non esiste educazione sessuale per l’età adulta nel nostro paese!

Con l’accesso che questi ragazzi hanno facilmente alla pornografia su internet – ed è una droga! – tutto questo è allucinante! La pornografia agisce sul cervello, crea dipendenza e genera violenza. Anche qui non è l’uso della pornografia ma l’abuso a creare disastri emotivi. Incapaci poi di godere nel reale si rinchiudono in un dannato virtuale, inficiando così la possibilità di vivere una piena, sana e anche perversa sessualità. Lasciamo perdere i danni sessuali radicati nei nostri genitori. E’ un argomento a me molto caro perché so in prima persona e sulla mia pelle cosa significhi vivere male la propria sessualità.

Posto che il sesso è naturale altrimenti non saremmo venuti al mondo se non veicoli questo messaggio succede che il sesso diventa predatorio e non qualcosa che dona piacere.

Sarebbe bella questa idea, grazie della domanda: se a parlare di sesso è un sessuologo già possiamo pensare ad una patologia. 

Io chiaramente non mi sono mai sostituita al medico anzi te ne parlo perché io dalla sessuologa ci sono davvero andata. Ho fatto un lavoro con e su me stessa ancora prima di iniziare a scrivere di sesso. La mia prima volta è stata a 22 anni, ho dovuto lavorare su blocchi mentali che mi hanno resa incapace di fare sesso prima. Certo, ho recuperato in e di corsa nel corso degli anni!

Anche la mia tesi è stata parte di un lavoro su me stessa: davanti ad una parte fondamentale della mia esistenza (il sesso, che ho rischiato di perdere) ho deciso di lavorarci su per ristabilirlo. E riappropriarmene perché il diritto a una piena e appagante sessualità è fondamentale per il benessere, che amo storpiare in penessere, esistenziale.  

Come ho fatto? Oltre alla sessuologa, leggere letteratura, confrontarmi con realtà estere…deve essere comunque sempre quello il punto di partenza per aiutarci: ’non c’è niente di male’.

Mi ci vedo alla statua di Goldoni, o al ponte delle Tette qui a Venezia oppure al bacaro a fare dei piccoli tour senza dogmi: potrebbe fare al caso mio! Senza nessuna pretesa di insegnare niente a nessuno… parlare con leggerezza di sesso sarebbe perfetto!


Posto che tu sei anche poli-centrica, cosa ti da Milano e cosa pensi di darle indietro?

Beh, dato che è la mia città posso parlarne male, mentre non può chi ci è arrivato da tre mesi!

Scherzo, Milano ha fatto un balzo qualitativo, umano incredibile negli ultimi anni. E’ più internazionale, la gente sorride di più, te lo dice una che ha sempre sorriso io – sono sempre stata la milanese felice, contro quel luogo comune del milanese indaffarato e serioso. 

Amo i quartieri, vivo all’Arco della Pace, lo chiamiamo ‘quartierino’. E’ un luogo monumentale, centrale, pieno di vita notturna ma dove ancora resistono i piccoli negozi alimentari e dove ci parliamo tutti. 

Vivendo da sola e ancora amando vivere da sola ho la famiglia che mi vado cercando, oltre a quella di nascita. E ti fa davvero da supporto per qualsiasi cosa. 

Voglio dirlo a tutti: non stiamo in casa a perdere la vita di fronte a un device. Sarà pure utile, tutti li usiamo i telefoni e i social, ma per le interazioni io e voi dovremmo preferire sempre l’altro in carne ed ossa. 

Il mio quartiere me lo permette ogni giorno. Ho avuto conversazioni con chiunque, e quel chiunque può insegnarti ogni giorno qualcosa che non sai. 


A proposito della solitudine – i retaggi della nostra famiglia, l’italianità imperante che senza partner e figli non puoi essere felice – cosa pensi delle unioni civili fatte male da noi ed arrivate pure tardi ma pur sempre arrivate? Pensi possa essere utile per gestire il fine vita, se fatto con una persona amica?

Ben vengano le unioni civili! Quando ho lavorato a Gay.tv – canale satellitare pioniere agli inizi degli anni Duemila sulle tematiche LGTB – siamo stati a manifestare molte volte per i PACS che non ‘pacsarono’ per la pusillanimità dei nostri politici sodomizzati al Vatic-ANO. Ricordo due anni fa un momento di portentosa emozione in Piazza del Duomo quando, ottenuti finalmente le unioni civili, ci siamo sdraiati in silenzio abbracciando tutti i colori dell’arcobaleno e il diritto di tutti di scegliersi il proprio partner e legalizzare l’unione. Ho sempre manifestato per i diritti umani. Che si tratti di razzismo (non devo essere nera per farlo), di diritti delle donne (dove dovrebbero manifestare tutti gli uomini) e dei diritti LGTB (non devo essere gay per farlo). Si tratta di buonsenso e buon cuore. Punto.

I matrimoni ‘etero’ sono in calo, molto dipende dalla consapevolezza delle donne che capiscono che la loro indipendenza è preziosa di fronte alla prospettiva di fare la babysitter, la cuoca e la serva non pagate a vita o per quanto duri.

L’uomo è rimasto fermo al palo, infatti non ci capisce più nulla. Ma chi li alleva così questi uomini? Le donne!!!


E il corollario di questa follia è che diventano violenti, insopprimibilmente violenti. 

Sai cosa ho appreso recentemente da Radio Capital? Il 90% dei premi Nobel era orfano. Significa molto! Non voglio dar contro alle madri (non lo sono e ho scelto di non esserlo: diverso non vuol dire peggiore, vuol dire diverso) ma è evidente che ci sia una grande correlazione tra le storture della genitorialità e le conseguenze di esse sulla libertà, la promiscuità, l’interpretazione della solitudine.

Altra cosa che mi piace ricordare spesso: perché tre ore spese da una madre col figlio sono più importanti delle mie tre ore spese a leggere un libro mentre ascolto Debussy? Io rispetterei entrambe le scelte e non mi verrebbe mai in mente di aggredire quella diversa dalla mia. 

La natura ha dato alla donna un tale potere e quindi la società glielo ha tolto. E’ una frase di un filosofo, non è mia. 

Se gli uomini potessero partorire, l’aborto sarebbe un sacramento. Questa me la disse una tassista dublinese nel 1990. E poi ti pare che qualcuno che non ha mai partorito possa dire – ed essere credibile! –  ‘partorirete con dolore’ e poi io devo anche sopportare? Io non ci penso neanche! Se partorisco soffrendo sono la migliore madre? Sono puttanate dette da uomini e credute dalle donne. 

Oggi su internet non c’è solo il porno: c’è anche tanta informazione che ci permette di sapere e di migliorarci. Ci sono molti che hanno proprio scelto di non sapere, di non documentarsi. Di restare bigotti e ristretti. 

In rete, infatti, non amo polemizzare con questo tipo di persone. Amo far polemica con chi ne sa più di me e magari poi mi fa anche cambiare idea.

Con la pluralità di social, col tempo speso in sms e altre distrazioni, non leggiamo più nulla veramente e non ci concentriamo. Abbiamo quindi un tasso impressionante di analfabetismo funzionale. Se non usi ll cervello – che va allenato, come ogni muscolo – scattano incomprensioni emotive e si creano reazioni smodate e ingestibili. 

Su Maxim mi hanno appena chiesto un racconto sulle pulsioni che ho intitolato ‘tocchiamole, se vuoi, emozioni’. Parlo della consapevolezza di sé stessi, la nostra vera ‘cintura di sicurezza’. Se ne sei provvisto puoi lanciarti nell’otto-volante delle pulsioni. In mancanza ti spiaccichi. Molte delle persone che non si conoscono e che sono quelle che si spiaccicherebbero, di solito si accoppiano e figliano pure! Immagina il disastro – in un mondo dove ci vuole un patentino pure per guidare il cinquantino e dove ci sono queste premesse per la filiazione. 

Lasciami dire un’ultima cosa: non devo essere cattolica per avere instillato in me valori come la gentilezza e la misericordia. Non è una mia frase, l’ha detta Margherita Haack in toscanaccio stretto.


Volevo farti un’ultima domanda che è quella con cui di solito chiudiamo le nostre conversazioni…

Quale? Se sono vergine, no quello già lo sai…O il numero di telefono? (ride)


Cosa hai imparato dalla vita sin qui?

Mutuerei la risposta da Lust for Life, una canzone di Iggy Pop, amo la mia frenesia di vita anche perché ne ho solamente una: amo che sia imprevedibile, mi immergo in una scoperta costante degli altri e di me, Non starei nemmeno a rifletterci troppo: la devi vivere la vita!

Lentamente si muore, falsamente attribuita a Pablo Neruda, è un’altra ottima idea mutuata dalla poesia per risponderti e parafraserei così: lentamente si muore se non si vive.


Stiamo diventando degli automi, lo diceva già Chaplin quasi un secolo fa. Vivere, invece, è relazionarsi agli altri e se scoprissimo anche il potere inebriante della gentilezza – perché quello che dai fuori di te poi ti ritorna – sarebbe perfetto.

Provate ad essere gentili tutti i giorni della vostra vita. Anche io ho le mia grandi giornate nere, ma cerco di dare il mio contributo nel mio piccolo cortile di vita che mi sforzo di rendere più carino, gentile, garbato possibile. Ogni giorno. Aprendolo all’altro da me. Imparando ogni giorno a essere curiosa e buffa. Insomma, cara Diana, chiama pure la mia vita Il Favoloso Mondo di Robertie dal delizioso film su Amelie. 

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